Giu 01
Capodogli arenati avevano gli stomaci pieni di plastica
13 metri di rete da pesca e il coperchio di un motore sono solo alcuni dei contenuti sorprendenti trovate all’interno stomaci dei capodogli che negli ultimi tempi si sono spiaggiati sulla costa del Mare del Nord della Germania.
13 capodogli sono stati trovati arenati sulle coste del Mare del Nord, una zona che è troppo poco profonda per la fauna marina. Quello che è più inquietante è cosa è stato scoperto dentro di loro: gli scienziati sono stati profondamente disturbati da ciò che hanno trovato nello stomaco degli animali. Finora sono più di 30 i capodogli trovati spiaggiati dall’inizio dell’anno nel Regno Unito, Paesi Bassi, Francia, Danimarca e Germania.
Secondo un comunicato stampa dal Wadden Sea National Park in Schleswig-Holstein, molte delle balene avevano lo stomaco pieno di detriti di plastica, tra cui una rete da pesca di 13 metri di lunghezza, un pezzo di plastica di 70 centimetri da un auto e altri rifiuti di plastica.
Alcuni suggeriscono che gli animali hanno scambiato per cibo questi rifiuti, come i calamari, che è il loro alimento base. Altri, invece, ritengono che questo disastro è il risultato dello scioccante disprezzo dell’umanità per la vita marina, che ha portato ad una sovrabbondanza di plastica negli oceani. E’ infatti noto ad esempio che esistono dei veri e propri continenti di plastica negli oceani e che la plastica da noi nel Mediterraneo è aumentata del 5000% in soli 3 anni e la situazione peggiora sempre di più.
Hadetto Robert Habeck, ministro dell’ambiente per lo stato di Schleswig-Holstein:
Questi risultati ci mostrano i risultati della nostra società basata sul consumo di plastica. Gli animali inavvertitamente consumano plastica e rifiuti di plastica, che li induce a soffrire, e nel peggiore dei casi, li induce a morire di fame a stomaco pieno.
Nicola Hodgkins del gruppo Whale and Dolphin Conservation (trad. “Protezione di Balene e Delfini”) ha dichiarato:
“Anche se i rifiuti di grandi dimensioni possono causare problemi evidenti e bloccare l’intestino, non dobbiamo sottovalutare gli scarti più piccoli che possono causare invece problemi cronici per tutte le specie di cetacei. Non è quello il loro cibo”.

Robert Habeck mostra quello che hanno trovato nei capodogli
Questa non è la prima volta che un capodoglio è stato trovato morto con interiora piene di contenuti non commestibili. Nel 2011, una giovane balena è stata trovata morta galleggiante al largo dell’isola greca di Mykonos. Il suo stomaco era così dilatato che i biologi pensavano che l’animale avesse ingoiato un calamaro gigante. Tuttavia, quando i suoi quattro stomaci sono stati sezionati, sono stati trovati più di 100 sacchetti di plastica e altri pezzi di detriti.
Secondo il National Geographic, balene e delfini possono arenarsi per varie ragioni, come ad esempio un inquinamento acustico troppo elevato proveniente dalle barche e dalle trivellazioni o anche dai cambiamenti improvvisi del campo magnetico terrestre. In aggiunta le balene che si spiaggiano e muoiono hanno spesso un livello altissimo di tossine che assorbono dall’inquinamento del mare, come ad esempio piombo e mercurio, che creano danni cerebrali e quindi disorientamento che le porta a navigare su acque troppo basse. Vedi infatti l’articolo. Come il mercurio causa processi neurodegenerativi cerebrali
Il fatto che i loro stomaci siano pieni di rifiuti è un atto d’accusa orribile agli esseri umani. Come è stato riportato in passato, l’80% della plastica che viene gettata a terra finisce negli oceani, dove viene consumato da uccelli e pesci portando a morti sofferenti. Il fatto che l’umanità stia distruggendo tutti gli esseri viventi, essere umani inclusi, è tanto ironico quanto triste. Vedi questo commovente documentario MIDWAY: Il video che dovrebbe essere visto dal mondo intero.
Fino a quando gli esseri umani impareranno il valore del vivere in modo sostenibile rispettando tutte le forme di vita, avvenimenti come questo accadranno sempre più spesso.
Leggi anche:
Isole di plastica negli oceani
Isole di plastica nel Mediterraneo
Giu 01
Inizia la deforestazione dell’ultima selva vergine d’Europa
La Polonia ha avviato il piano di deforestazione nella foresta di Bialowieza, Patrimonio mondiale Unesco dal ’79 e dimora degli ultimi bisonti europei.
La deforestazione di Bialowieza, l’ultima selva primordiale d’Europa, è iniziata oggi. Nonostante le proteste della società civile, il nuovo governo della Polonia ha avviato le motoseghe. Il rumore dei camion e degli operai squarcia la quiete del sito, considerato Patrimonio mondiale dell’Unesco dal 1979. Qui, sotto 150 mila ettari di abeti e querce millenari, alti fino a 50 metri, vivono 20 mila specie animali, tra cui 250 specie uccelli e centinaia di bisonti europei, giganti sull’orlo dell’estinzione.
Un tempo la foresta di Bialowieza si estendeva in tutto il continente, oggi copre soltanto vaste zone della Polonia e della Bielorussia. Ma ora dovrebbe ridursi ulteriormente se andrà in porto il piano dell’esecutivo polacco. Ufficialmente, la ragione per radere al suolo 188 mila metri cubi di piante è il tentativo di «fermare il degrado delle foreste», ma dietro questa dichiarazione del Ministero dell’Ambiente si nasconde un motivo molto più pratico.
Il tetto di 63 mila metri cubi da disboscare per il periodo 2012-2021, infatti, è stato quasi raggiunto. Così, adesso arriva un decreto che triplica il volume di legno recuperabile da Bialowieza.
Il ministro dell’Ambiente polacco, Jan Szyszko, ha dato mandato di avviare la deforestazione a causa di una sospetta infestazione del Bostrifo, parassita dell’abete rosso. Ma gli ambientalisti avvertono che il taglio degli alberi distruggerà un ecosistema incontaminato per più di 10 mila anni.
«Stiamo invitando la Commissione europea a intervenire prima che il governo polacco consenta la distruzione irreversibile della foresta», ha detto Greenpeace Polonia.
Secondo gli attivisti, la presenza del coleottero non pone alcun pericolo per l’ecosistema del bosco.
Anche la ONG Client Earth ha sollevato le sue preoccupazioni: «La decisione di moltiplicare la deforestazione non è compatibile con il diritto comunitario, in quanto non è stata preceduta da uno studio di impatto ambientale sulle specie e i siti protetti», ha detto l’avvocato Agata Szafraniuk.
Per questo, «un ricorso davanti alla giustizia europea diventa sempre più probabile».
Intanto, le motoseghe continuano il loro lavoro.
Mag 31
Marra denuncia la Banca d’Italia per signoraggio
Marra denuncia contro il signoraggio. Marra annuncia una coraggiosa denuncia contro il Signoraggio, e chiede alla magistratura di intervenire.
Ovviamente i Media censurano…
La facciamo girare noi? Glielo facciamo sapere agli italiani cosa fa questo coraggioso avvocato?
L’avvocato Alfonso Luigi Marra, divenuto celebre in tutto il mondo per la sua lotta al signoraggio bancario e ai gruppi paramassonici come il “Gruppo Bilderberg”, annuncia che presenterà denuncia contro la Banca d’Italia, e tramite il suo profilo Facebook, ne divulga il testo. L’avvocato intende presentarla alla magistratura il 18 Giugno prossimo, in occasione di una manifestazione da lui stesso promossa.
Per leggere o scaricare la denuncia, clicca qui – vedi l’evento FB
La denuncia di Marra
Nella denuncia, “contro l’articolata fenomenologia criminale detta signoraggio“, l’avvocato Marra chiede “il sequestro, la confisca, l’esproprio, delle quote illecitamente private della Banca d’Italia e della BCE, nonché dei proventi illeciti realizzati, e la punizione dei rei”. Secondo la tesi di Marra, che ci sentiamo di sostenere a spada tratta, il fatto che le Banche private gestiscano il 95% delle quote della Banca d’Italia, che a sua volta controlla il 12,3% delle quote della Banca Centrale Europea, costituirebbe un illecito, e chiede alla magistratura di intervenire, “restituendo ai cittadini la sovranità monetaria”.
La manifestazione davanti alla Procura della Repubblica – Vedi evento FB
Marra denuncia. L’avvocato ha annunciato che presenterà la denuncia alle autorità il 18 Giugno, data in cui avrà luogo una manifestazione, organizzata dallo stesso avvocato, davanti agli uffici della Procura della Repubblica, a Roma, per chiedere ai magistrati di dare seguito alla sua denuncia.
L’adesione di Vittorio Sgarbi, Elio Lannutti, avv. Carlo Taormina, Giulietto Chiesa e avv. Marco Della Luna
L’istrionico politico e critico d’arte Vittorio Sgarbi, che già in passato aveva preso parte ad alcune iniziative promosse dall’avvocato Marra, sempre su tematiche simili, ha annunciato tramite la sua pagina Facebook di sostenere l’iniziativa di Marra: “aderisco alla manifestazione promossa dall’avvocato Luigi Marra in programma il 18 giugno.” ha reso noto Sgarbi. A favore dell’iniziativa si è schierato fin da subito anche l’avvocato e scrittore Marco Della Luna, che in un articolo pubblicato sul suo blog, dove esprime sostegno nei confronti dell’iniziativa, definisce “fondate” le argomentazioni giuridiche proposte dall’avv. Marra.
Marra ha inoltre reso noto, tramite Facebook, di avere incassato il sostegno di Elio Lannutti, avv. Carlo Taormina e Giulietto Chiesa. Di alcuni ne avevamo parlato nel precedente articolo Della Luna, Lannutti, Sgarbi, Taormina a sostegno di MARRA contro il signoraggio!
Ovviamente, la coraggiosa iniziativa di Marra è stata censurata, fatela girare sui social!
Mag 24
Sfere di pietra: Intervista al Dottor Sam Semir Osmanagich

Dr. Sam Osmanagich, Ph.D. – Scopritore delle piramidi Bosniache – Membro straniero dell’Accademia Russa delle Scienze Naturali – Direttore della Fondadazione Parco archeologico bosniaco della piramide del Sole.
Sfere di pietra – Recentemente il Dottor Sam Samir Osmanagich ha fatto una nuova e incredibile scoperta nei Boschi della Bosnia presso la città di Zavidović a nord di Visoko.
La scoperta riguarda il ritrovamento di quella che pare essere la sfera di pietra più grande del mondo.
A tale proposito ho chiesto al Dottor Sam Samir Osmanagich di rispondere ad alcune domande in merito alla sua scoperta. Qui di seguito l’intervista completa.
1) Novità sulla tua scoperta.
La notizia della tua scoperta di una sfera gigante in un boschetto vicino ad un paesino nei pressi di Visoko sta facendo il giro del web e suscitando tantissima curiosità e tanti pareri molto contrastanti. Quando hai trovato esattamente questa sfera e quale è stato il tuo primo pensiero appena l’hai vista?
Nel marzo 2016 sono state scoperte nel villaggio di Podubravlje vicino alla città centrale bosniaca di Zavidovici le più grandi sfere di pietra in Europa. La nostra Fondazione del Parco Archeologico delle piramidi bosniache del Sole ha indagato sulle palle di pietra in Bosnia dagli ultimi 12 anni. Ne abbiamo scoperte in più di 20 località. Ci sono un certo numero di palle di pietra intorno alla città di Zavidovici, ma questa in particolare è più grande di tutte le altre. Era coperta dal terreno e dalla vegetazione. E’ stato veramente molto emozionante vederla venire fuori lentamente allo scoperto. E’ semplicemente riconfermata la mia ipotesi che una civiltà avanzata ha vissuto nella zona in un lontano passato.

Palla di pietra di Podubravlje vicino alla città di Zavidovici, Bosnia – Erzegovina centrale ( Dr. Sam Osmanagich con il suo cane soleggiato )
2) Dove hai trovato esattamente la sfera?
La palla di pietra è stata scoperta a 3 km dal centro della città di Zavidovici nella piccola valle proprio accanto alla sorgente d’acqua. E’ stata sotto un grande albero (50 anni), sotto il suolo (diverse centinaia di anni), sotto lo strato di argilla (migliaia di anni) e, infine, sotto lo strato di lastre di arenaria. Ci vogliono decine di migliaia di anni per formare l’arenaria. Indirettamente, sappiamo che questa palla è estremamente vecchia.
3) E’ stato un caso la scoperta della sfera o stavi proprio cercando in quella zona?
In realtà, una piccola sezione della palla di pietra sporgeva da decenni. Gli anziani erano a conoscenza della sua esistenza, ma nessuno sapeva che era arrotondata e così grande. I primi scavi sono stati effettuati nel marzo 2016, e ora siamo in presenza di una scoperta sensazionale.
4) Quanto è grande e quanto pesa la sfera?
La palla di pietra ha un diametro di 1,5 metri. Sembra molto densa e pesante. Se la densità (peso specifico), fosse di circa cinque kg / m3, la massa sarebbe più di 30 tonnellate!
5) Tu e il tuo team state pensando di effettuare dei test prossimamente per studiare il composto e stabilire la datazione della sfera (per esempio con il metodo del carbonio 14)?
Abbiamo preso dei campioni delle palle di pietra e ora aspettiamo i risultati delle analisi fisico / chimiche. Ci dovrebbero dare alcune informazioni importanti in un prossimo futuro.
6) Quando pensi che farete i test? Da chi saranno fatti i test e per quando pensi potremo averne i primi risultati?
I primi test saranno effettuati in Croazia e in Serbia. Mi aspetto i risultati per l’estate del 2016.
7) Ovviamente non ti chiedo se per te si tratta di una sfera naturale o artificiale perché credo sia chiara la tua posizione in merito. Puoi dirmi che idea ti sei fatto, qual è la tua teoria su questa scoperta, chi può averla costruita, a quale scopo e quali implicazioni può avere sulla storia dell’uomo?
In Bosnia, abbiamo trovato sfere di pietra (perfettamente sferiche), realizzate con diversi materiali: granito, pietra vulcanica, arenaria e calcare. Madre natura non forma pietre perfettamente sferiche, con materiali diversi, con massa di diverse tonnellate o di alcune decine di tonnellate. E’ frutto di mani intelligenti. Il nostro pianeta ha miliardi di anni, e non c’è dubbio che negli ultimi milioni di anni abbiamo avuto diversi esseri intelligenti sulla superficie della Terra. Alcuni di loro conoscevano il nostro pianeta meglio noi, conoscevano le proprietà energetiche dei diversi minerali, i flussi d’acqua e i campi di energia. La sfera è una forma molto potente quando si tratta di energia. Un’alta concentrazione nelle palle di pietra potrebbe dare campi energetici molto forti.

Piramide del Sole – Visoko – Bosnia-Herzegovina
8) In passato sono state trovate molte altre di queste sfere. Ne sono state trovate in Costa Rica, in Messico, in Croazia, Antartide e in altre parti del mondo ancora. Secondo te, c’è un legame fra esse? E’ possibile che queste sfere, così lontane tra loro, siano state tutte costruite per gli stessi scopi? Quali? E da chi?
Le palle di pietra si trovano ovunque sul Pianeta, in tutti i continenti. Purtroppo, molte di loro sono state distrutte, altre trascurate dai geologi e dagli archeologi. Abbiamo bisogno di indagare sulle loro proprietà energetiche, sui siti originali e gli effetti sulla aura umana, la salute, lo sviluppo dei sensi spirituali, l’immunità, ecc.
La domanda “chi” richiede delle speculazioni in questo momento. Come scienziato non speculo. Tuttavia, se qualcuno potesse modellare materiali molto duri (usiamo utensili di diamantati oggi), ottenendo una forma sferica (usiamo la tecnologia laser) e la manipolazione di tonnellate (abbiamo bisogno di gru e carrelli elevatori), questa civiltà, ovviamente, era sviluppata tecnologicamente.

Labirinto preistorico sotterraneo di Ravne
9) E’ vero che il governo Bosniaco, molto interessato alla tua scoperta, ti ha offerto finanziamenti per proseguire gli scavi in questa area? Quando pensi che inizierete i lavori di scavo?
Alcuni politici, locali e nazionali, sono interessati alla scoperta. Noi stiamo continuando gli scavi, e a seconda del denaro, si provvederà a controllare un’area di ricerca più ampia delle palle di pietra.
10) Pensi che si potrebbero trovare altre palle di pietra in questa area?
Sono certo che in giro ce ne sono ancora.
11) Sei stato molto criticato da parte di alcuni ricercatori e archeologi della comunità scientifica internazionale quando avevi annunciato nel 2005 la scoperta delle piramidi di Visoko, è cambiato qualcosa da allora?
Il Progetto delle Piramidi bosniache è diventato il sito archeologico più attivo del mondo negli ultimi 11 anni. Ogni anno riceviamo centinaia di volontari e decine di esperti provenienti da diversi settori scientifici, attirando decine di migliaia di visitatori provenienti da tutti i continenti. Abbiamo avuto cinque conferenze scientifiche internazionali con oltre 100 ricercatori. Abbiamo confermato in Europa, l’esistenza delle prime, più grandi e antiche piramidi del mondo, situato nel cuore della Bosnia.

Blocco di cemento sulla piramide bosniaca del Sole
12) A che punto sono gli scavi e le ricerche nelle piramidi?
Abbiamo confermato l’esistenza di cinque piramidi (Sole, Luna, Drago, Madre Terra e Amore), con una rete di tunnel sotterranei preistorici che si estende per decine di chilometri. Il Progetto non si ferma mai: siamo attivi 12 mesi l’anno.
13) Le piramidi bosniache verranno, prima o poi, riconosciute da tutto il mondo come avvenuto per altre piramidi o saranno sempre ignorate?
Le piramidi bosniache sono state riconosciute da centinaia di migliaia di persone che le hanno visitate. Dal momento di questa scoperta, la storia cambia ma ci vorrà del tempo per modificare i libri di storia.
Sabrina Stoppa
Articolo pubblicato sul sito della Nexus Edizioni
Mag 19
La Sicilia pianta il grano antico e batte le multinazionali
“Ho convertito 100 ettari dell’azienda familiare a grano locale” confessa Giuseppe Li Rosi, un agricoltore siciliano che davanti alle pressioni internazionali e ai grani francesi o canadesi che ci vengono dati come unica scelta possibile, ha trovato insieme ad altri una via alternativa che salva qualità ed economia. I cosiddetti “grani antichi”, riscoperti dopo quasi un secolo di dimenticatoio.
Timilia, Maiorca e Strazzavisazz… grani che gli antichi Greci conoscevano e i Romani coltivavano, usati fino ai primi del Novecento, poi perduti nella nebbia della memoria.
Sono tornati in auge di recente, anche perché ottimi sostituti del grano normale per le persone che soffrono di celiachia a altre intolleranze. Ma non è solo una questione medica.
I grani antichi, coltivati con metodi noti solo in Sicilia, riportano lavoro e movimento economico del commercio locale… salvando l’isola dalla crisi. Vi pare poco? Molti contadini siciliani stanno passando al biologico, la Sicilia è tra le prime regioni produttrici di prodotti Bio, e questi grani sono la novità del secolo.
Chi si impegna a gestire campi di grano antico, deve dedicare almeno 10 ettari a ogni coltura, mantenendo la purezza del seme. Li Rosi, presidente dell’associazione “Simenza, cumpagnia siciliana sementi contadine”, ha raccolto intorno a sé 70 produttori ma alle porte premono almeno un centinaio di altri agricoltori, entusiasti dell’idea.
Contrariamente alle rigide regole dei grani multinazionali, che sono sempre gli stessi, i grani antichi si seminano con miscugli di sementi, sono insomma variegati e questo rende la qualità della spiga più resistente e anche la terra più produttiva. Sono tecniche che risalgono a mille anni fa e richiedono pazienza.
Il primo anno si semina e raccoglie discretamente, il secondo e il quarto anno la produzione subisce incrementi significativi.
La domanda ora è una sola: quanto scommettiamo che tra poco qualche mega organismo mondiale dirà che i grani locali sono pericolosi e cancerogeni… allo scopo di fermare questa ventata di novità salva-crisi che fa paura ai grandi?
G. MUSUMECI
Mag 13
Perù: l’80% della tribù dei Nahua è avvelenata
Gli alti livelli di mercurio riscontrati nell’area possono essere correlati all’espansione del progetto Camisea gas, uno dei più grandi progetti di energia del Perù.
L’80 per cento della tribù peruviana dei Nahua ha manifestato dei sintomi di avvelenamento da mercurio.
La maggioranza della comunità indigena che vive nell’Amazzonia peruviana ha mostrato chiari sintomi di intossicazione o gravi problemi di salute, come infezioni respiratorie, anemie e insufficienza renale acuta, riconducibili a una contaminazione da mercurio.
La denuncia è arrivata dall’Asociación interétnica de desarrollo de la selva peruana (Aidesep), la principale organizzazione per la difesa dei diritti umani in Amazzonia. “La contaminazione da mercurio è estremamente dannosa per la salute umana perché i suoi effetti sono irreversibili” ha affermato il leader indigeno Nery Zapata. “Il dipartimento della salute deve indagare sulla questione, e fermare la contaminazione che sta colpendo la popolazione indigena.”
Gli alti livelli di mercurio riscontrati nell’area possono essere correlati alla continua espansione del progetto Camisea gas, uno dei più grandi progetti di energia del Perù.
Il primo giacimento di gas naturale fu scoperto nel cuore della foresta amazzonica negli anni Ottanta e si trovava a pochi passi dalla riserva Nahua-Nanti, all’interno della quale vivono ancora oggi diverse tribù indigene: gli indiani Nahua, i Nanti, i Matsigenka e i Mashco Piro.
In quanto tribù isolate, ossia che non hanno mai avuto contatti con altre persone al di fuori della riserva, la loro sopravvivenza dipende totalmente da ciò che la foresta offre.
Già a quell’epoca, alcuni membri della tribù dei Nahua iniziarono a manifestare dei sintomi ricollegabili a contaminazione da mercurio, causati dallo sfruttamento intensivo delle loro terre per la ricerca di gas e petrolio, di cui pioniere è stato il colosso petrolifero Shell.
Gli indiani non avevano difese immunitarie per contrastare i virus portati dall’esterno e molti morirono di malattie comuni. Metà dalla tribù fu spazzata via. La situazione non mutò nel corso degli anni. Dal 2004 si sono registrate almeno cinque importanti fuoriuscite di gas, che hanno contaminato la terra e i corsi d’acqua e ciò ha inciso sulle condizioni di salute delle comunità locali che traggono sostentamento dalle loro terre.
Nell’aprile del 2012, il ministero dell’Energia del Perù ha approvato nuove esplorazioni di gas all’interno delLotto 88 – con il quale si identifica l’area dove sorge il giacimento di gas naturale – che hanno portato alla costruzione di nuovi pozzi, di nuovi test sismici e ulteriori sconvolgimenti per le tribù.
Recentemente il Perù ha annunciato l’acquisizione da parte del governo di un altro lotto nell’area in cui sorge il giacimento di gas naturale. Esso penetrerà fino al cuore della riserva, tagliando in due il territorio degli indigeni. La compagnia petrolifera statale PetroPerù ha finora tenuto segreto il piano dei lavori, non informando la popolazione locale del progetto.
Il progetto Camisea è gestito da un consorzio di compagnie del gas fra le quali figurano la statunitense Hunt Oil e la spagnola Repsol, sotto la guida dell’argentina Pluspetrol. Il loro obiettivo a lungo termine è quello di trasformare il paese nel principale produttore di gas naturale. Un recente rapporto ha reso noto che dall’estrazione del gas le multinazionali del petrolio ricavano dei guadagni che si aggirano intorno ai 230 milioni di dollari all’anno e 90 milioni di entrate fiscali.
La battaglia in difesa dei popoli indigeni della foresta amazzonica è proseguita negli anni. Nel mese di febbraio 2016 l’Aidesep ha presentato una petizione al ministero della Cultura in cui chiedeva di pubblicare lo studio condotto nel marzo del 2015, dove si valutava il livello di mercurio nella zona e i suoi effetti.
“Le autorità peruviane sono sempre state piuttosto indifferenti ai problemi delle loro comunità indigene, e lo dimostra la loro totale negligenza in questo caso” ha dichiarato il direttore generale di Survival International, Stephen Corry. “Se questo avvelenamento fosse avvenuto a Lima non penso che sarebbero stati così superficiali nel rispondere, o così lenti a pubblicare i risultati delle loro ricerche. È scandaloso che non facciano di più per risolvere questa crisi. E il fatto che stiano nascondendo informazioni al pubblico la dice lunga”.
Mag 10
Olio di palma tossico, le multinazionali lo sapevano dal 2009
L’Efsa ha stabilito di recente che l’olio di palma è dannoso per la salute, soprattutto per quella dei bambini.
Ed è arrivata a questo risultato dopo uno studio decennale e molto accurato. È triste però scoprire che le grandi multinazionali dell’alimentazione lo sapevano già dal 2009.
Lo testimonia il report di un convegno tenutosi appunto il 21-22 aprile del 2009 a Praga che aveva per tema proprio i “contaminanti” frutto dei processi di trasformazione dei cibi e le strategie per ridurli al minimo.
Tra le varie sostanze tossiche trattate nel congresso c’era anche il 3-Mcpd, ossia il 3-monocloropropandiolo e suoi esteri degli acidi grassi. Una sostanza tossica che si sprigiona quando gli oli vegetali – e soprattutto quello di palma – sono sottoposti a raffinazione ad alte temperature (200°C).
In particolare sia l’Efsa nel suo studio che i colossi dell’industria alimentare presenti al convegno praghese sottolineano che nel trattamento degli oli di semi in genere “vengono prodotti livelli notevolmente inferiori di esteri Mcpd che dai grassi di palma”. Quindi il grasso tropicale anche all’ora era considerato come il principale imputato.
Amare poi le conclusioni del congresso, perché purtroppo ancora attuali anche se riferite al 2009: “Al momento non è possibile la produzione di grassi a base di palma a basso contenuto di esteri Mcpd”.
L’Efsa nel suo studio, infatti, ha sottolineato che “i livelli di 3-Mcpd e dei suoi esteri degli acidi grassi negli oli vegetali” e in particolare nel palma “sono rimasti in gran parte invariati nel corso degli ultimi cinque anni”. E per questo ha dimezzato la dose giornaliera tollerabile (DGT), portandola a 0,8 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno.
Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha chiesto al Commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare, Vytenis Povilas Andriukaitis, di avviare con urgenza l’esame della questione all’interno dei gruppi tecnici.
La palla passa dunque all’Ue e si spera che intervenga a regolare per legge i parametri per un uso non pericoloso per la salute dell’olio di palma in campo alimentare.
Intanto in Italia si allunga la lista di aziende dai propri prodotti.
L’ultima è la Coop, che già aveva tolto il grasso tropicale da oltre 100 prodotti a marchio. Ma che, dopo la pubblicazione del dossier dell’Efsa, ha decisio di abolirlo del tutto anche nei 120 prodotti restanti. La sostituzione avverrà gradualmente nei prossimi mesi.
Mag 01
Artificial Sky: mappa che mostra le Scie Chimiche in tempo reale
Artificial Sky – Finalmente è nata la mappa interattiva (su Google Maps, chiamata Artificial Sky) per monitorare le scie chimiche (rilasciate da aerei e altri oggetti non identificati) in tutto il mondo.
Lo scopo della mappa è raccogliere testimonianze, far vedere il materiale agli amici scettici e diffondere questo inquietante fenomeno nocivo per tutti gli esseri viventi.
Strane scie rilasciati da mezzi volanti non ben identificati.
Il guaio è che le sostanze rilasciate sono nocive.
Prova ogni tanto a guardare il cielo, e mandaci una foto se noti qualcosa di strano.
Per le segnalazioni contattare chemtrailsmap@gmail.com inviando foto e luogo dell’avvistamento, la mappa con oltre 400.000 visualizzazioni è in continuo aggiornamento, si possono lasciare le proprie testimonianze anche dall’estero.
In alternativa puoi postare le foto sulla pagina facebook
Chemtrails Map Artificial Sky ☰☰☰☰☰✈
Per cambiare la visuale della mappa usa lo zoom, clicca sui segnalibri e sugli aerei per vedere foto e info.
Diffondiamo e sensibilizziamo tutti al problema.
Ecco il link diretto della mappa: Artificial Sky
Come erroneamente si può pensare guardando la mappa, il fenomeno NON è solo in Italia, la mappa interattiva visualizza le segnalazioni fotografiche degli utenti. Il problema “scie chimiche e controllo clima” persiste in tutto il mondo.
Per approfondire l’argomento scie chimiche
Apr 29
Scoperta una sfera gigante in Bosnia
Una sfera gigante, dalle dimensioni di un vero e proprio masso è stata scoperta pochi giorni fa in una foresta della Bosnia.
La qualità della sfera, di cui ancora non si capisce se si tratti di un manufatto o di un singolare prodigio della natura, è diventato in men che non si dica argomento di discussione tra gli archeologi del piccolo paese balcanico, espandendosi presto al mondo scientifico internazionale.
Per l’archeologo Osmanagic si tratta del più antico manufatto mai scoperto
La scoperta è opera dell’archeologo bosniaco Semir Osmanagic, il quale dice di averla trovata in uno dei boschi che circondano la piccola cittadine di Zavidovici. Zadovidici si trova in una regione remota della Bosnia, costellata di sparuti villaggi, separati gli uni dagli altri da ampi e profondi boschi, si tratta di una zona molto evocativa, dove ancora la natura sopravvive in buona parte incontaminata.
Eppure secondo l’archeologo – che non ci va tanto per il sottile – si potrebbe trattare addirittura della più antica opera in pietra, scolpita da mani umane. La sfera ha un’altissimo contenuto di ferro e un raggio che si aggira tra i 120/150 cm, il che significa che il diametro sfiora i 3 metri netti..
Il ricercatore Sam Osmanagich, nonché collega di Osmanagic, è a sostegno di tali tesi, e infatti sostiene che sfere come questa erano già conosciute nella regione nel XX secolo, soltanto che la credenza che il loro nucleo fosse composto da oro puro portò alla distruzione della maggior parte di esse intorno agli anni ’70, senza lasciare alcuna possibilità al mondo scientifico di studiarne l’esatta origine. Ma ora questa nuova sfera potrebbe darci maggiori informazioni.
Anche se le affermazioni de due ricercatori sono state oggetto di pesanti critiche da parte del mondo accademico e non, il governo bosniaco si è dimostrato sorprendentemente parecchio interessato alla scoperta e ha fornito il sostegno finanziario necessario per mettere su progetto di scavi a Zavidovici.
Le critiche alla sfera di Radovidici da parte del mondo accademico
Dall’altra parte presidente dell’Associazione Europea degli Archeologi, Anthony Harding, ha aspramente criticato lo scavo definendolo una “totale assurdità”. Secondo un rapporto fornito dal The Telegraph, Anthony Harding ha dichiarato che “c’è un pò di vera e propria archeologia sulla collina e mi hanno detto che è medioevale, possibilmente dell’età del Bronzo o romana. Ma la speculazione che ci potrebbe essere una struttura di 12.000 anni sotto è una fantasia completa e chiunque con conoscenze di base di archeologia o di storia dovrebbe riconoscere ciò“.
E ancora dal mondo della geologia arriva un altro commento, questa volta da parte di Mandy Edwards professore presso laUniversity of Manchester’s School of Earth, Atmospheric and Environmental Sciences. Il professore, interrogato sull’argomento ha affermato che la sfera in realtà non può essere il prodotto del lavoro dell’uomo. Descrivendo il processo di ‘concrezione’, spiega che la sfera avrebbe potuto formarsi a causa delle precipitazione di cemento minerale naturale all’interno degli spazi tra i granelli di sedimento.
Fatto sta che nonostante gli avvertimenti del mondo scientifico, l’origine della roccia sferica resta ancora in dubbio e nondimeno continua ad affascinare per il suo aspetto tanto singolare – sebbene non sembri molto più strana e inspiegabile di certi aspetti della natura. Disaccordi a parte, sarà davvero affascinante capire il ‘mistero’ che ha portato alla formazione di questo masso; se si tratta del concepimento tutto umano, o solo di una normalissima formazione naturale.
Apr 28
Oli minerali tossici negli alimenti: le famose marche coinvolte
Uno studio della ONG Foodwatch ha scoperto che gli imballaggi di cartone che contengono lenticchie, cacao in polvere, cuscus, popcorn, polenta, o alcuni tipi di pasta, possono contenere degli idrocarburi.
Centinaia di prodotti in Germania, Francia e nei Paesi Bassi, sono stati analizzati da questo studio per verificare se gli alimenti sono contaminati: il 43% lo è con idrocarburi aromatici di olio minerale (MOAH), particolarmente pericolosi per la salute. Oltre ad essere cancerogeni, sarebbero mutageni (che alterano il patrimonio genetico) e conterrebbero dei perturbatori endocrini. Mentre gli idrocarburi saturi (NOSH) che si accumulano negli organi, sono stati ritrovati nella maggior parte dei prodotti (83%).
L’ONG no ha problemi a comunicare i nomi delle aziende o delle marche: “Tra questi si trovano prodotti di largo consumo, come delle paste per bambini con marchio Carrefour, del cacao prodotto dalla Nestlé o da Van Houten, delle lenticchie Auchan, dei popcorn Intermarché o Monoprix, del cuscus bio, o del riso E.Leclerce”. Produzione stoccaggio, trasporto, la contaminazione può accadere in qualunque momento, nota Foodwatch. “Ma lo studio mostra che la maggior parte degli oli minerali sono trasferiti negli alimenti soprattutto dagli imballaggi di carta o cartone riciclati”.
Quello che sarebbe un bene per il nostro ambiente non lo sarebbe per la nostra salute. Tutti i prodotti ne sembrano coinvolti, anche quelli destinati ai bambini e che provengono dall’agricoltura biologica. Gli idrocarburi deriverebbero essenzialmente da inchiostri, solventi o lubrificanti utilizzati nella creazione degli imballaggi alimentari. Foodwatch sottolinea che delle soluzioni esistono: “Solo l’uso di una barriera adeguata (sacchetto interiore separato o barriera integrata all’imballaggio del cartone) potrebbe proteggere efficacemente dalle sostanze tossiche che si spostano verso gli alimenti”.
La ONG è impegnata perché siano stabili dei valori limite di MOSH e MOAH nell’alimentazione stessa, e non solo negli imballaggi. Rispetto al MOAH, Foodwatch sostiene la tolleranza zero. Una petizione online è già operativa in merito verso la Commissione Europea, invitandola ad agire con urgenza. Il fenomeno della migrazione dell’olio minerale non è un problema nuovo. Scoperto negli anni ’90, è stato già condannato nel 2011 dall’Unione federale dei Consumatori (Que Choisir), che ha testato 20 prodotti, di cui 14 sono stati trovati contenere, a livelli preoccupanti, olio minerale da inchiostri da imballaggi di cartone.
L’UFC-Que Choisir poi ha chiesto l’applicazione senza indugio delle norme a tutela della salute dei consumatori a fronte di sostanze controllate da parte dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) come “potenzialmente cancerogeni e mutageni” . Ma fino ad oggi, non vi è ancora alcuna raccomandazione ufficiale diffusa in Francia e più ampiamente in Europa. Per evitare questo rischio, l’EFSA raccomanda di utilizzare una barriera funzionale nella confezione alimentare fatta di cartone riciclato. Una misura per prevenire uno stress ambientale per rendere il prodotto non riciclabile. Il Network ambiente salute (RES) e la Foodwatch in una dichiarazione congiunta hanno diffuso: ” Il riciclaggio della carta è, ovviamente, importante per l’ambiente, ma la confezione in fibre riciclate presentano un reale pericolo per la salute se il cibo non è non adeguatamente protetto “.
In alternativa, l’uso di inchiostri vegetali sulle confezioni alimentari in luogo di inchiostri minerali. Ma ancora una volta, questa alternativa non è perfetta perché “il contatto con gli alimenti di cartone resta di per sé una possibile fonte di contaminazione”, ha inoltre dichiarato Chloe Stevenson di Foodwatch. Il 15 aprile, per la mancanza di una risposta esaustiva da parte di Auchan, Foodwatch e RES hanno presentato un esposto chiedendo l’immediato richiamo delle lenticchie Auchan. In una dichiarazione visibile sul sito dell’azienda, Auchan Vendita al dettaglio Francia ha dichiarato che “un nuovo pacchetto di fibra vergine, non riciclata, è stata introdotta a partire dalle consegne nel mese di febbraio 2016” .
Contattata dall’associazione consumatori, Auchan ha riferito che le lenticchie “Coral” a marchio Auchan non sono più distribuite nei suoi negozi con il loro ex imballaggio, così come il couscous Pollice, ha sottolineato Foodwatch.
Un cambiamento è finalmente stato preso in considerazione di un terzo prodotto citato dall’associazione, il cereale per la colazione “Sugarflakes” a marchio Auchan. Tuttavia, l’azienda ha riferito di non aver effettuato un richiamo volontario dei prodotti contestati. In una dichiarazione di Venerdì, 21 aprile Foodwatch è rammaricata di questa risposta poco brillante. I consumatori hanno interpellano direttamente l’amministratore delegato di Auchan Francia, per chiedere il ritiro dei prodotti incriminati. Ma anche per impegni più efficaci per prevenire la contaminazione degli alimenti da oli minerali. Alla luce di tale notizia, Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti” ritiene utile da parte delle autorità sanitarie ma anche dei NAS dei carabinieri, un’indagine a campione sul territorio al fine di verificare l’utilizzo corretto di cartoni di cellulosa vergine e non di materiale riciclato. Sul tema, la nostra normativa è tra le più severe in Europa e vieta l’impiego di materiale riciclato e anche la presenza di scritte all’interno dei contenitori che trasportano questo tipo di alimenti. La necessità di questo genere di precauzioni scaturisce dall’esigenza di evitare qualsiasi contaminazione di un alimento che è in grado di estrarre dal cartone sostanze sgradite. Nel cartone riciclato, infatti, non è raro trovare tracce anche di piombo, ftalati e altre sostanze tossiche.
Apr 01
Danimarca: chiesto referendum per uscire dall’Ue
Danimarca – L’Express dà voce al Movimento danese per il “no” all’UE, che sta chiedendo di indire un referendum sulla permanenza nell’Unione sullo stampo di quello britannico. Anche se non ancora maggioranza, la percentuale di popolazione danese che secondo i sondaggi è favorevole all’uscita, è cresciuta in modo importante.
Un dato al 33 percento rappresenta un importante cambiamento, che indica una crescente ostilità verso l’Unione Europea, se si fa il confronto con il 25 percento di coloro che volevano uscire nel 2013.
La richiesta di indipendenza dai burocrati europei viene dal Movimento Popolare Contro l’UE, che preme sul governo affinché si tenga un referendum nel paese.
La piattaforma del movimento, politicamente trasversale, sostiene che dopo 40 anni di appartenenza al blocco dei 28 paesi, è tempo di dare alla nuova generazione di danesi la possibilità di esprimere un voto.
Il movimento ha dunque lanciato una petizione per costringere il governo a discutere la questione.
L’eurodeputata Rina Ronja Kari, iscritta al movimento, ha detto: “Se fate il confronto tra l’Europa di oggi e quella a cui i danesi aderirono 40 anni fa, c’è stato un drastico cambiamento. Siamo passati da un’unione per la cooperazione commerciale a una Unione Europea che interferisce in quasi qualsiasi aspetto della nostra società.
“Pensiamo quindi che sia giusto chiedersi: ‘è davvero questo ciò che volevamo? o vogliamo piuttosto lasciare l’Unione Europea?‘”.
L’ultimo sondaggio mostra che quelli che manifestano una volontà di rimanere sono al 56 percento, con l’11 percento di indecisi; c’è dunque ancora una maggioranza, risicata, che intende restare.
Ma il professor Kasper Møller Hansen dice: “Per quanto ci sia ancora una maggioranza favorevole alla permanenza nell’UE, la voce degli euroscettici ha il vento in poppa“.
Il movimento, che ha visto il suo sostegno crescere dello 0,9 percento nelle scorse elezioni per il Parlamento Europeo del maggio 2014, ha guadagnato oltre 1.200 nuovi membri e questo fine settimana terrà il suo più importante congresso di partito da 20 anni a questa parte.
Il movimento ha anche visto crescere i propri consensi dopo che lo scorso dicembre è riuscito a far prevalere il “no” in un referendum sull’abolizione delle speciali riserve legali verso l’Unione Europea.
Il “no” che ha prevalso in quel referendum ha significato che la Danimarca continuerà a partecipare alle riunioni europee per le politiche di cooperazione solo quando ci sarà un ministro danese dotato di diritto di veto.
La europarlamentare Kari ha detto: “Ci siamo arrampicati sui lampioni e abbiamo distribuito volantini in tutta la Danimarca. Siamo stati nei media e nei social media come non era mai avvenuto prima, e il nostro furgone pubblicitario ha viaggiato da Bornholm a Skagen.
“Il risultato di dicembre ha mostrato che quando lavoriamo assieme possiamo opporre resistenza all’UE“.
Nonostante goda di crescente sostegno, il partito anti-Bruxelles sta trovando opposizione da parte della classe dirigente del paese.
Secondo il portavoce europeo Kenneth Kristensen Berth del Partito Popolare Danese, la richiesta di un referendum sulla permanenza nell’UE arriva al momento sbagliato.
Dice: “Avremo un referendum in Gran Bretagna tra qualche mese, che determinerà in modo molto importante quale direzione la cooperazione UE debba prendere. Dobbiamo aspettare e vedere [come va il voto]“.
Mentre si alzano queste richieste per un voto in Danimarca, un sondaggio ha indicato che se la Turchia dovesse entrare nell’Unione Europea, un terzo dei britannici sarebbe più propenso a votare per l’uscita dall’Unione.
Anche tra coloro che dicono di voler votare affinché la Gran Bretagna rimanga parte dell’UE, più di un quarto (25,6 percento) dice che l’entrata della Turchia li renderebbe più propensi a cambiare idea e a votare per l’uscita.
Mar 31
Serena Shim la reporter uccisa perché aveva smascherato la truffa dell’ISIS
Serena Shim – Se ne parla troppo poco. Anzi, non se ne parla affatto. Perché non se ne deve parlare.
Il motivo stesso per cui Serena Shim è morta è questo: stava per rivelare la verità al mondo: l’Isis è un’invenzione degli Stati Uniti e dell’ONU (oggi ormai lo sappiamo, ma un anno fa…).
L’ordine è questo: non se ne deve parlare !! I media devono mantenere l’omertà !! Questa eroina deve essere dimenticata!!
No…
Noi non la dimentichiamo !!
Noi non dimentichiamo chi è morto per la verità, dimentichiamo invece le pecore complici, la loro vita di zombie vale zero.
L’hanno uccisa appena dopo che aveva annunciato al suo TG di avere quel filmato sensazionale con sé (l’ultimo suo servizio in cui lo dice è visionabile, il filmato dei miliziani ISIS che fuoriescono dai camion ONU invece no perché l’hanno uccisa e derubata poco dopo per evitare che venisse trasmesso).
Fonti di tutto il mondo:
- http://www.today.it/mondo/morta-giornalista-turchia.html
- http://www.dailymail.co.uk/news/article-2799924/mystery-american-journalist-killed-car-crash-turkey-just-days-claimed-intelligence-services-threatened-coverage-siege-kobane.html
- http://www.theguardian.com/media/greenslade/2014/oct/20/journalist-safety-turkey
- http://www.globalresearch.ca/the-suspicious-death-of-serena-shim-journalists-under-attack-hypocritical-western-media-remains-silent/5409714
- http://www.corriere.it/foto-gallery/esteri/14_ottobre_20/serena-shim-reporter-uccisa-un-incidente-turchia-89e93e92-5841-11e4-9d12-161d65536dad.shtml
- http://www.rt.com/news/207563-serena-shim-killed-mystery
- http://www.huffingtonpost.it/2014/10/20/serena-shim_n_6013770.html
- http://www.rt.com/news/197512-serena-shim-iran-turkey
- http://www.imolaoggi.it/2014/11/01/scopre-miliziani-isis-che-entrano-in-siria-nascosti-in-camion-onu-uccisa-giornalista
- http://jedasupport.altervista.org/blog/cronaca/giornalista-assassinata-milizie-isis-onu
- https://www.youtube.com/watch?v=q2mUFr29eA8
…un articolo tra i tanti:
Scopre miliziani ISIS che entrano in Siria nascosti in camion ONU. Uccisa giornalista.
Serena Shim era una giornalista americana di origini libanesi. Lavorava per Press Tv Istanbul. E’ morta, ufficialmente, in un drammatico incidente stradale. 30 anni e madre di 2 figli, dalla Turchia la giornalista realizzava servizi sui combattimenti a Kobani, terza città per grandezza della Siria, che da giorni è teatro di scontri tra le forze militari curde e i djihadisti dello Stato islamico.
Dopo aver terminato un reportage a Suruc, una località turca vicino alla frontiera siriana che accoglie migliaia di rifugiati, la giornalista si era messa in viaggio. Un camion aveva centrato frontalmente la sua vettura e la donna era morta sul colpo. Il cameraman che l’accompagnava è rimasto ferito.
Press TV ha diffuso un messaggio della giornalista, dove questa aveva espresso, pochi giorni prima di morire, il timore di essere arrestata dai servizi segreti turchi, che l’avevano accusata di essere una spia, in quanto sosteneva che il governo di Ankara avesse legami con lo Stato islamico.
Aveva parlato dell’infiltrazione di guerriglieri in Siria attraverso la frontiera turca e in diretta televisiva aveva affermato di avere le immagini di questimiliziani che entravano in territorio siriano, nascosti nei camion di organizzazioni umanitarie e del programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite.
Riguardo all’accusa di spionaggio, la giornalista si era difesa : “Sono molto sorpresa di questa accusa. Ho pensato di parlare ai servizi segreti turchi per dir loro che mi limito a fare il mio lavoro. Sono abbastanza preoccupata, perchè in Turchia i giornalisti rischiano facilmente la prigione.”
Il direttore delle informazioni di Press TV, Hamid Reza Emadi, lunedì ha respinto la teoria dell’incidente d’auto: “Pensiamo che il governo turco debba essere considerato responsabile di fronte alla comunità internazionale. Si deve far luce su quanto è davvero accaduto.”
Mar 30
Disastro ambientale in Tunisia: il video
Non solo Brasile, non solo Golfo del Messico e California. L’ennesimo disastro ambientale si sta consumando a due passi dalle nostre coste e sta passando ancora una volta sotto silenzio.
Mentre in Italia ci si interroga ancora sulla necessità o meno di votare al referendum sulle trivellazioni in mare, la Tunisia sta facendo i conti con una nuova marea nera a 120 km da Lampedusa.
Una fuoriuscita di petrolio è stata confermata a largo delle isole Kerkennah, uno degli habitat della Tunisia più ricchi di fauna selvatica.
Le Kerkenna sono un gruppo di isole situato al largo di Sfax, sulla costa orientale della Tunisia, nel Golfo di Gabès. La perdita ha avuto origine nelle condotte sottomarine appartenenti alle Thyna Petroleum Services (TPS).
Parlando a MosaiqueFM, Ridha Ammar, amministratore delegato della New Society of Transport in Kerkennah ha confermato la fuoriuscita, dicendo che la spiaggia più colpita è quella di Sidi Fraj.
A scoprire la marea nera sulla spiaggia qualche giorno fa sono stati gli stessi isolani, che hanno poi avvertito le alle autorità locali.
Le immagini e i video del danno ambientale subito da uno dei più spettacolari habitat naturali della Tunisia hanno fatto il giro del web ma purtroppo sui media non se n’è parlato quasi per niente.
Ammar ha dichiarato che la fuoriuscita arriva dalla piattaforma di una delle società tunisine.
Taoufik Gargouri, della National Agency for Environmental Protection, ha confermato che un gruppo di esperti sta indagando sull’origine e le possibili conseguenze.
Ma qualcosa non torna. Morched Garbouj, ingegnere che si occupa di difesa ambientale, ha espresso sorpresa per i commenti di Gargouuri, raccontando invece che i residenti non avevano notato alcuna attività ufficiale nel luogo della fuoriuscita, prima della loro denuncia. Garbouj ha spiegato che la perdita avrà un effetto dannoso sulla vita dell’isola: “Questa è una crisi nazionale e deve essere considerata come tale dalle autorità”.
Il Ministro dell’ambiente Nejib Derouiche ha visitato la zona e ha chiesto al governatore dell’isola di organizzare una riunione d’emergenza della Commissione ambiente regionale per cercare di contrastare la perdita.
Tutto questo accade a meno di un mese dalla nostra chiamata alla urne, per il referendum sulle trivelle. Gli incidenti legati al petrolio e le loro conseguenze non sono poi così rari e lontani da noi.
Il Coordinamento Nazionale NoTriv ha ribadito che non esistono progetti petroliferi immuni dal rischio di incidenti rilevanti.
“Anche se le dinamiche non sono ancora chiare, questo incidente ci dimostra non solo che è importante andare a votare ma che occorre portare la questione nelle reti europee, aprendo un tavolo di confronto con i Paesi del Mediterraneo.” Ha detto il costituzionalista Enzo Di Salvatore.
“Un incidente scomodo a pochi giorni dal referendum del 17 aprile sulle trivellazioni in mare nel nostro Paese e passato in sordina: una marea nera che si è riversata domenica 13 marzo sulle coste delle isole Kerkennah, nella regione di Sfax in Tunisia. Legambiente chiede al Governo di intervenire affinché si faccia chiarezza sull’entità dei danni e sulle responsabilità”. Ha detto Legambiente.
Per la presidente Rossella Muroni:
“Non occorrono incidenti del genere per dimostrare che le attività di ricerca e di estrazione di idrocarburi possono avere un impatto rilevante sull’ecosistema marino – commenta- ma questi episodi drammatici fanno purtroppo da ulteriore monito sulle possibili conseguenze delle attività delle piattaforme”.
E c’è ancora chi si ostina a dire che trivellare è un bene, che non bisogna andare alle urne e che occorre votare No per salvare posti di lavoro. A che prezzo? E a favore di chi? Di certo non dei cittadini e del nostro mare…
Mar 29
17 aprile: referendum sulle trivelle
Il 17 aprile gli italiani sono convocati alle urne per un referendum abrogativo: il motivo? Consentire o meno la continuazione delle trivellazioni in mare per l’estrazione di petrolio e gas. Più precisamente l’intenzione dei promotori del referendum (nove regioni: Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise) è la seguente: “Fermare le trivellazioni e mettere fine alla ricerca e all’estrazione di petrolio e gas nei mari italiani, almeno entro il limite di 12 miglia nautiche che definisce le acque territoriali”.
Il referendum è – evidentemente – da considerare sotto una prospettiva più ampia della sola e mera tutela delle acque territoriali italiane.
Il 30 novembre delle scorso anno si è tenuta la Cop21, durante la quale 195 Paesi (tra cui il nostro) hanno cercato di trovare un accordo per ridurre le immissioni inquinanti del pianeta e contenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2 gradi.
Il Governo italiano, dopo essersi “impegnato” a rispettare quanto stabilito durante il “Summit della Terra”, ha però seguito tutt’altra strada. Infatti, secondo un rapporto di Greenpeace, l’Italia sta investendo nella ricerca di combustibili fossili (petrolio, gas) e, quindi, nell’energia non rinnovabile. Insomma, la solita differenza tra quello che si dice e promette e quello che, poi, effettivamente si fa.
Come riporta “Blasting News Italia”, attualmente a 120 km di distanza dalle coste italiane di Lampedusa, si sta formando un’estesa macchia di petrolio verso le isoleKerkennah di 3 km circa di ampiezza che, da quanto si apprende da alcune denunce di ambientalisti, sta già producendo i primi effetti dannosi all’ambiente marino. Si pensi che gli scogli della spiaggia costiere non lontana dalla location delle trivellazioni sono diventati praticamente neri.
Tornando al referendum il testo sarà del seguente tenore: “Volete voi che sia abrogato l’articolo tale, comma tale, della legge tale, limitatamente alla tale frase?”. La frase in questione è la seguente: “Per la durata di vita utile del giacimento”, intendendosi la durata delle concessioni per estrarre idrocarburi.
Bisognerà rispondere Si, se si vuole abrogare questa frase e far si che le piattaforme attive continueranno a lavorare solo fino alla normale scadenza della concessione, per poi essere smantellate, oppure No se si vuol consentire la continuazione senza limiti delle trivellazioni, mantenendo la frase di cui sopra.
Per la validità del referendum sarà necessario – ai sensi dell’articolo 75 della Costituzione italiana – raggiungere il quorum del 50 per cento più uno degli aventi diritto.
Il 17 aprile si avvicina e in un periodo in cui gli effetti devastanti dell’inquinamento sono sotto gli occhi di chiunque, è di fondamentale importanza cambiare “rotta” e iniziare – veramente – a investire sulle risorse rinnovabili.
Questo referendum è – insieme a quello che si terrà a ottobre 2016 – l’ultimo respiro di una democrazia perduta. Da italiano; da cittadino del mondo, fai valere il tuo voto.
Gen 15
NaturalNews Lab: “Il cibo è progettato per toglierci la capacità di pensare”
“Le forniture di cibo sembrano intenzionalmente progettate per porre fine alla vita umana anziché nutrirla.
Dopo aver analizzato più di 1000 cibi nel mio laboratorio devo annunciare che la battaglia per l’umanità è quasi persa.
Il mio laboratorio ha scoperto che le sostanze sono intenzionalmente formulate e messe nei prodotti alimentari per causare nei consumatori disturbi mentali, infertilità a largo raggio, danni a gli organi e perdita di ogni abilità di poter pensare in modo razionale e consapevole.”
Mike Adams, di Natural News.
Dietro le quinte di #EXPO un progetto intenzionale di distruzione di massa è già in atto, mentre a Milano sfilano i criminali e i loro camerieri in livrea. Le scoperte di Mike Adams nel Natural News Forensic Food Labs, un ricercatore indipendente, sul cibo immesso nella grande distribuzione alimentare.
Questo breve il video cambierà il tuo modo di vedere il cibo. Buona visione.
Gen 15
Io non sto con Telethon – Prima di buttare i vostri soldi, leggete un po’ questo
Telethon destina solo il 35,5% alla voce ‘delibere per ricerca’ tutto il resto ed esattamente il 64,5% è destinato ad altre voci : personale, servizi, spese materiale e di struttura, acquisti, ammortamenti, oneri commerciali oneri finanziari, altri oneri. La voce ‘Personale’ comprende compensi, stipendi, emolumenti dei dirigenti e dello staff di segreteria e non dei medici, ricercatori o scienziati.
Circa 8 milioni di euro in un anno da spartire tra poche persone; mentre la voce ‘Servizi” e ‘Spese materiali e di struttura’ comprende i costi di locazione, utenze, noleggio auto, viaggi aerei in business class, lussuosi hotel e ristoranti, ecc. sempre riferito ai dirigenti ed allo staff di segreteria. Circa 9 milioni di euro, il tutto vergognosamente esagerato.”
Leggi qui: I fondi Telethon
“… Telethon o meglio Truffathon che mentre da una parte chiede attraverso i suoi vip Montezemolo e Passeri consistenti donazioni utilizzando testimonianze e immagini strappalacrime di bimbi sfortunati, dall’altra stringe nel 2010 un alleanza con un partner piuttosto discutibile come la Glaxosmithkline, condannata da una sentenza USA a risarcire 3 miliardi di dollari per vaccini non controllati ed ultimamente accusata da un Tribunale di Milano per essere responsabile attraverso assunzione di un suo vaccino, Infarex Heka, di un bambino autistico… ”
“Leggete la cronaca vergognosa di Memento Naturae su quanto è successo”.
“E scandaloso. Il Telethon raccoglie annualmente tanti euro quanto il bilancio di funzionamento di tutto l’Inserm. La gente pensa di donare soldi per la cura. Ma la terapia genica non è efficace.
Se i donatori sapessero che il loro denaro, prima di tutto è utilizzato per finanziare le pubblicazioni scientifiche, ma anche i brevetti di poche imprese, o per eliminare gli embrioni dai geni deficienti, cambierebbero di parere.
Il professor Marc Peschanski, uno dei architetti di questa terapia genica, ha dichiarato che abbiamo intrapreso un strada sbagliata. Si stanno facendo progressi nella diagnosi, ma non per guarire. Inoltre, anche se progrediamo tecnicamente, noi non comprendiamo molto di più la complessità della vita.
Poichè non possiamo guarire le malattie, sarebbe preferibile cercare di scoprirne l’origine, prima che si verifichino. Ciò consentirebbe l’assoluta comprensione dell’uomo, di una certa definizione di uomo”.
Gen 15
Uganda, “bambini al lavoro nei campi della Chiesa cattolica”
La denuncia arriva da un’inchiesta della Bbc, che ha intervistato anche un ex bambino soldato dell’Uganda.
Interpellato dai giornalisti della tv britannica, il portavoce vaticano padre Federico Lombardi ha negato ogni addebito: “Se c’è un problema con la chiesa locale non sono io il responsabile”
KAMPALA – La Chiesa cattolica e quei legami con il lavoro minorile in Uganda: si intitola così un’inchiesta firmata da Vinnie O’Dowd e Danny Vincent della Bbc che indaga il rapporto tra il Paese africano, la Chiesa e i bambini sfruttati. Durante la sua visita dello scorso novembre in Africa, continente in cui vivono quasi 200 milioni di cattolici, papa Francesco ha detto che i bambini sono le maggiori vittime dello sfruttamento occidentale in Africa.
Allo stesso tempo ha invitato con forza i giovani africani a resistere alla corruzione.
Eppure, si chiedono i cronisti della Bbc, il Vaticano potrebbe forse fare qualcosa di più?
Alex Turyaritunga, ex bambino soldato dell’Uganda che oggi ha 32 anni, ha raccontato la propria esperienza alla Bbc: “Ero un bambino soldato, nulla me lo farà mai dimenticare. Ricordo la guerra nel 1994. Portavo un fucile in spalla”. Oggi Turyaritunga è un infermiere presso l’Agenzia Onu per i rifugiati in Uganda.
Da bambino, però, rimase orfano del padre. Ad aiutare lui, sua madre e i suoi fratelli, ha detto alla Bbc, fu la Chiesa cattolica, che nel suo paese, Kabale, gli pagò gli studi.
“Mi aiutarono a diventare quello che sono”, dice oggi.
Allo stesso tempo, però, non risparmia le accuse. Turyaritunga sostiene infatti che la Chiesa tolleri nelle sue terre di Kabale il lavoro minorile: ci sono anche bambini di 10 anni che lavorano nelle piantagioni di tè, ha detto il giovane ugandese alla Bbc. Secondo le stime dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, in Uganda ci sono tre milioni di bambini lavoratori.
Circa il 30% dei piccoli tra i cinque e i 14 anni lavorano, nonostante quella dei 14 anni sia l’età minima legale per qualunque tipo di lavoro.
I bambini vengono pagati tra i mille e i duemila shillings ugandesi al giorno, ovvero tra i 30 e i 60 centesimi di dollaro.
I cronisti della Bbc sono andati in Uganda e hanno verificato di persona la situazione. Hanno provato a contattare il vescovo locale, monsignor Callistus Rubaramira, che però era irreperibile.
A quel punto hanno cercato di chiedere delucidazioni al suo segretario, padre Luciano, che però ha negato che nella piantagione venisse utilizzata manodopera minorile.
Alla fine i giornalisti della Bbc hanno contattato direttamente il Vaticano.
Il portavoce, padre Federico Lombardi, ha però negato qualunque responsabilità: “Se c’è un problema con la chiesa locale non sono io il responsabile”, ha detto alla Bbc.
Gen 15