Set 19
Matteo Renzi: il padre è indagato per bancarotta fraudolenta
Tiziano Renzi, il padre del presidente del Consiglio, è indagato a Genova. L’accusa per lui è quella di bancarotta fraudolenta nell’ambito dell’inchiesta (seguita dal PM Marco Ayroldi e dall’aggiunto Nicola Piacente) sul fallimento della società di distribuzione Chil Post, avvenuta nel 2013. “Non sono preoccupato, anzi, sono molto preoccupato. Così preoccupato che non ho ancora nominato un avvocato” dice Renzi senior.
È una richiesta di proroga indagini, presentata al giudice per le indagini preliminari di Genova che fa scoppiare l’ultima bufera giudiziaria sul Pd.
Anche se l’indagato non è un deputato o un candidato alle primarie, ma il padre del presidente del Consiglio. Tiziano Renzi è iscritto nel registro degli indagati per bancarotta fraudolenta.
Un’indagine nata, dopo la dichiarazione di fallimento della società Chil Post srl il 7 novembre 2013, e seguita dal pm Marco Ayroldi e dall’aggiunto Nicola Piacente.
L’impresa si occupava distribuzione di giornali e volantini. Secondo quanto riportato da La Repubblica e Il Secolo XIX, il curatore avrebbe rilevato passaggi sospetti dei rami d’impresa, e comunque delle uscite di denaro non giustificate e per questa ha trasmesso la relazione alla Procura della Repubblica. L’accusa nei confronti di Tiziano Renzi è la stessa rivolta contro altri due amministratori Antonello Gabelli e Gian Franco Massone.
È a quest’ultimo, 75 anni, in passato proprietario di una piccola impresa che si occupava di commercio ambulante, che Renzi senior cede la società. Chil Srl però non paga i creditori, anche se si tratta di poche migliaia di euro.
Renzi senior ha ricevuto l’avviso di garanzia dei PM genovesi tre giorni fa nel momento in cui è stata chiesta la proroga delle indagini al gip lunedì 15 settembre, un giorno prima della presentazione del premier alla Camera del piano Millegiorni durante la quale ha sferrato un vero e proprio attacco alla magistratura. ”Chiamatela svolta per un Paese civile, ma noi non permettiamo a un avviso di garanzia citofonato sui giornali o a uno scoop di cambiare la politica industriale nazionale.
L’avviso di garanzia non sia un vulnus della carriera politica”, le parole del presidente del Consiglio poi duramente criticate dall’Anm. Quando quindi il primo ministro attacca i PM, con il plauso del centrodestra, probabilmente già sapeva che il padre era indagato.
“Sono un indagato, non posso parlare” dice Tiziano Renzi rispondendo al telefono. È preoccupato? “No – ha risposto dopo una breve risata – anzi, sono molto preoccupato. Così preoccupato che non ho ancora nominato un avvocato”. Poi arriva una nota: “Alla veneranda età di 63 anni e dopo 45 anni di attività professionale ricevo per la prima volta nella mia vita un avviso di garanzia. I fatti si riferiscono al fallimento nel novembre 2013 di una azienda che io ho venduto nell’ottobre 2010. Sono certo che le indagini faranno chiarezza ed esprimo il mio rispetto non formale per la magistratura inquirente ma nel dubbio, per evitare facili strumentalizzazioni, ho rassegnato le dimissioni da segretario del circolo del Pd di Rignano sull’Arno”.
Prima di diventare Chil Post la società si chiamava Chil e il Fatto Quotidiano ne aveva scritto per le polemiche che avevano coinvolto l’allora sindaco di Firenze.
Il futuro candidato alle primarie risultava assunto come dirigente dalla società di famiglia, la Chil Srl appunto, undici giorni prima che l’Ulivo lo candidasse a presidente della Provincia di Firenze nel 2004. Grazie a quella assunzione da dirigente (messo in aspettativa dopo l’elezione) i contributi della pensione del dirigente-sindaco venivano versati, di fatto, dalla collettività.
La Chil era stata creata da papà Tiziano. Dal 1999 al 2004 era stata intestata a Matteo e alla sorella, poi subentra il genitore. Nel 2006 Renzi senior vende il suo 50 per cento alle figlie Matilde e Benedetta. Chil arriva a fatturare 7 milioni di euro nel 2007. Poi cambia nome in Chil Post Srl e nell’ottobre del 2010 cede il suo ramo d’azienda a un’altra società creata dalla famiglia: la Eventi 6 Srl.
La vecchia Chil, ormai svuotata, finisce a un imprenditore genovese e fallisce. Mentre la Eventi 6 decolla dai 2,7 milioni di fatturato del 2009 ai 4 milioni di euro del 2011. Dopo il suo collocamento in aspettativa, il dirigente Matteo Renzi segue il destino del ramo d’azienda.
Allo stato gli iscritti nel registro degli indagati sono tre, ma il numero potrebbe salire. “Le indagini – ha detto il procuratore capo di Genova, Michele di Lecce – sono ancora in corso. Tant’è vero che è stata chiesta una proroga. Non è escluso che in futuro ci possano essere altri indagati“.
Set 18
Monsanto ammette: sementi trattate con veleno sconsigliato il consumo umano
Le immagini che sono girate nei mesi scorsi su internet illustrano i veri pericoli connessi con i semi geneticamente modificati (OGM), così come ammesso dagli stessi produttori dei semi.
La Food Warrior Network ha recentemente pubblicato una foto di un pacchetto di semi distribuito dalla Monsanto India Limited, per esempio, che avverte gli utenti di non consumare i semi o di non usarli come cibo, olio o mangime per animali, perché sono velenosi…
Questa foto scioccante ha fatto scaturire molte polemiche, in particolar modo ha acceso i riflettori su come il settore delle biotecnologie continui ad alimentare la macchina della propaganda per convincere l’opinione pubblica che gli OGM sono sicuri e non sono diversi dai semi naturali.
Al contrario, le sementi OGM sono certamente pericolose e non sicure per il consumo umano, il che significa che la diffusa affermazione da parte dell’industria biotecnologica che sostiene che sono sostanzialmente identici ai semi naturali è del tutto falsa. Sulla confezione che accompagna i semi si legge “Attenzione: I semi sono trattati con il veleno. Non usare come alimento, mangime o come olio”. – (Vedi immagine in alto a sinistra)
Le sementi trattate con veleni stanno distruggendo la salute. Come si è visto, tutti i tipi di sementi commerciali, tra cui alcuni semi convenzionali non-OGM, portano avvisi di tossicità simili che il consumatore non vedrà mai.
Un trattamento delle sementi noto come Axcess, prodotto dal gigante chimico BASF, viene fornito con un avvertimento che proibisce chiaramente l’uso di sementi trattate, e persino piante generate da semi trattati, come qualsiasi tipo di cibo, sia per gli esseri umani o animali. “Piante e semi di colza trattate con Axcess non devono essere utilizzati per i mangimi o per alimentazione umana”, recita l’opuscolo informativo per Axcess, che delinea le procedure di emergenza su come gestire il consumo accidentale.
“La colza coltivata e raccolta da semi trattati con Axcess è solo per uso industriale e non può essere utilizzata per olio commestibile o per qualsiasi altro consumo umano o animale”. Come si può notare, la stessa etichetta di avvertimento contiene restrizioni concernenti il pascolo di animali su campi coltivati con colture trattate con Axcess.
I campi coltivati con grano, orzo, avena, segale, triticale, sorgo e miglio trattate con Axcess sono così pericolose che devono essere messi in sicurezza dall’accesso di animali per almeno 45 giorni dopo la semina.
OGM: certamente una minaccia per l’ambiente e per le specie in via di estinzione. Se il consumatore avesse la possibilità di leggere questi o simili avvertimenti sui foglietti illustrativi delle sementi commerciali, potrebbe certo compiere una scelta più consapevole prima di consumare tutti questi derivati transgenici che le aziende chimiche insistono a proporre come sicuri.
L’etichettatura degli OGM improvvisamente diventa “più prudente” alla luce di queste rivelazioni.
Ancora peggio è il fatto che l’utilizzo di questi sementi chimiche trattate minaccia l’ambiente e le specie autoctone, comprese le specie in via di estinzione protette.
Un foglietto illustrativo per le sementi trattate con SIGNET 480 FS, per esempio, che è prodotto da una società chiamata Nufarm, spiega che il trattamento è nocivo per i pesci, gli uccelli, le specie in via di estinzione e l’ambiente.
“Questo prodotto chimico è tossico per i pesci, invertebrati acquatici, uccelli, ostriche e gamberi”, recita l’inserto, e fa riferimento a una sostanza chimica nota come “Thiram: Tetramethylthiuram Disulfide”. Quindi, tutto ciò che i sostenitori della salute e dell’ambiente hanno detto per anni circa la tossicità degli OGM e colture di sementi convenzionali trattate chimicamente sembra essere vero, sulla base di questi avvertimenti. (N.d.t. e dei tanti studi che testimoniano tutti i danni già causati alla salute ed all’ambiente.
Gli esseri umani, gli animali e l’ambiente sono tutti minacciati dall’uso di sementi geneticamente modificate che comportano deliberatamente la manomissione delle strutture dei semi che, in questo caso, coinvolge il rivestimento trattato con prodotti chimici nocivi che distruggono tutto ciò con cui entrano in contatto.
Set 18
Celle solari stampabili: nuova frontiera per l’energia
Le celle solari stampabili sono state inventate in Australia. Al progetto hanno lavorato 50 ricercatori fra chimici, fisici e ingegneri. Potranno produrre energia per la casa ma anche per accessori più piccoli come smartphone e laptop.
Sono le nuove celle solari frutto del lavoro di un gruppo di ricercatori australiani che hanno inventato un “inchiostro solare” stampabile su una superficie e in grado di generare energia rinnovabile.
Tutto ciò è vicino alla commercializzazione dopo i risultati positivi di una serie di sperimentazioni.
L’ “inchiostro” è capace di catturare la luce solare e di convertirla in elettricità. La tecnologia è stata sviluppata da un consorzio comprendente l’Ente nazionale di ricerca Csiro e due università di Melbourne, in cui hanno lavorato 50 ricercatori fra chimici, fisici e ingegneri.
Usando una stampante commerciale adeguatamente modificata, un sottilissimo strato viene depositato su una superficie di materia plastica. Questo permette di applicare le celle solari su finestre creando uno strato semitrasparente, come una tinteggiatura.
Possono anche essere stampate su superfici più piccole per ricarica e alimentazione di smartphone e di laptop.
La scienziata del Csiro Fiona Scholes, che coordina il progetto, scrive sul sito dell’Ente che compagnie di diversi paesi hanno espresso interesse nel commercializzare la tecnologia. “È un grande passo avanti perché queste celle si possono applicare ovunque e funzionano anche in condizioni di nuvolosità.
Inoltre la consistenza è migliore di quella utilizzata per i tradizionali pannelli solari. La squadra è ora al lavoro per produrre una versione spray dell’”inchiostro solare”, aggiunge.
Set 18
Ex ufficiale USA: “Lo stato islamico? Colpa nostra!”
Se qualcuno aveva ancora dei dubbi sul come siano nati e su chi abbia armato e fornito supporto ai gruppi dei miliziani islamici presenti in Siria ed in Iraq, questi dubbi sono stati fugati dalla confessione fatta da Kenneth O’ Keefe, un ex ufficiale delle forze armate USA, il quale conosce il reticolo di trame dove è nato il gruppo jihadista dello Stato Islamico.
Lo Stato Islamico è “la creazione di un mostro, di un Frankenstein creato da noi statunitensi”. Un ex ufficiale della Marina degli USA, Kenneth O’ Keefe, rivela in una intervista questi ed altri fatti scioccanti circa il ruolo degli Stati Uniti nella creazione del gruppo terrorista.
L’ex ufficiale (con molti anni di servizio) non mette in alcun dubbio il fatto che gli estremisti dell’EL, che operano in Iraq ed in Siria, siano stati finanziati dagli USA attraverso i suoi rappresentanti come il Qatar, gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita. “In realtà tutti questi miliziani sono una nuova veste ribattezzata di Al Qaeda, che di sicuro non è niente più che una creazione della CIA”, afferma O’Keefe.
O’Keefe riferisce in una intervista alla ” Press TV” che gli jihadisti non soltanto hanno ricevuto dagli Stati Uniti “il miglior equipaggiamento nordamericano” come il sistema di blindatura personale, i blindati da trasporto truppe e l’addestramento, ma gli è stato anche permesso di diffondersi attraverso le frontiere in molti altri paesi del Medio Oriente. “Tutto questo è stato fatto sotto l’auspicio di rovesciare il regime di Bashar al-Assad in Siria”, afferma O’ Keefe.
L’esperto militare si trova anche d’accordo con l’opinione di alcuni analisti i quali ritengono che gli USA stanno utilizzando tutta questa situazione come una “porta di servizio”, perseguendo il loro obiettivo fondamentale di eliminare il Governo di Al Assad.
“Lo stesso padrone si vede in Iraq ed in Afghanistàn”, aggiunge l’ex ufficiale.
Il popolo statunitense, secondo O’Keefe, non può vedere la situazione vera per gli effetti della propaganda. “Sarebbe assurdo pensare che il popolo statunitense sia tanto sintonizzato nella comprensione di quello che realmente sta accadendo come per non essere abbindolato in un’altra guerra che non farà niente più che distruggere chiunque partecipi in questa”, conclude.
Set 17
Nello stato indiano di Chhattisgarh le prove di un contatto tra umani ed extraterrestri
Nello stato indiano di Chhattisgarh sono state trovate le immagini scolpite nella roccia che risalgono ad almeno 10 mila anni fa. Secondo l’affermazione dell’archeologo JR Bhagat, i disegni trovati in una caverna a distanza di 130 chilometri dalla città di Rajpur, raffigurano gli esseri extraterrestri che gli esseri umani hanno incontrato nei tempi preistorici.
I disegni sono talmente straordinari che il Dipartimento dell’archeologia e della cultura indiano intende rivolgersi, chiedendo aiuto, alla NASA e all’Isro (Agenzia indiana di ricerche spaziali).
Le ipotesi che sul territorio dell’India si erano sbarcate civiltà extraterrestri sono state avanzate anche in passato. I disegno sulla roccia scoperti – non è per niente l’unica testimonianza. Esistono fenomeni la cui natura tuttora non è stata spiegata dagli scienziati.
L’altopiano di Ladakh un faro per gli extraterrestri
Sul territorio dell’altipiano di Ladakh, ad esempio, si trova il cosiddetto Colle Magnetico, situata a distanza di 30 chilometri dalla città di Lekh.
Secondo le ipotesi avanzate da alcuni scienziati, in particolare da quelli della NASA, questo colle può fungere da un singolare “faro” per le civiltà extraterrestre. Vi si rileva radiazione elettromagnetica molto potente.
Sul Colle Magnetico non funzionano le leggi della gravità: le sperimentazioni condotte per più di una volta hanno dimostrato che su questo colle un’automobile con il motore spento può muoversi in salita su una strada inclinata alla velocità fino a 20 chilometri orari.
I piloti invece, sorvolando il Colle Magnetico, sono costretti a prendere quota poiché la radiazione elettromagnetica è così potente che può spegnere impianti di navigazione.
“Praticamente tutto ciò che sappiamo dello spazio, ci è pervenuto grazie alla radiazione elettromagnetica che si diffonde perfino nel vacuum alla velocità della luce”, – ritiene Vasilij Voscinnikov, astrofisico russo, dottore in scienze fisico-matematiche.
Le radiazioni elettromagnetiche sono capaci di diffondersi senza spegnimento a distanze infinitamente grandi per una frazione di un secondo. Per quanto ne so io, sul nostro pianeta esistono delle aree che emanano radiazioni visibili dallo spazio a distanza di miliardi anni luce. Non escludo che Ladakh potrebbe del tutto essere una di tali aree.
Il deserto glaciale di Ladakh è una riflessione a specchio della Valle della Morte in California, USA. Sia l’altipiano di Ladakh sia la Valle della Morte californiana si trovano sulla stessa linea dritta parallela all’equatore della Terra.
Mentre la Valle della Morte si trova in una cavità tra le montagne situata a 86 metri sotto il livello del mare, viceversa Ladakh, essendo l’altissimo altipiano dell’India è situato ad altezza di 2750 metri sopra il livello del mare.
Sono diametralmente opposti anche gli indici delle temperature in questi due luoghi. Mentre nella Valle della Morte nel 1913 è stata registrata la più alta temperatura nel mondo — +56,7 °С, a Ladakh viceversa ogni anni in inverno la temperatura scende fino a -40 °С, e questo in un clima tropicale indiano!
Tutt’e due i deserti, trovandosi sulla stessa latitudine e avendo le proprietà elettromagnetiche uguali, ma con diversi indicatori naturali, formano una specie di una calamita gigante che emette un segnale nello spazio, con polarità positiva in California e polarità negativa nei pressi della città di Lekh vicino all’altipiano di Ladakh.
L’ipotesi avanzata dagli scienziati che questi luoghi sono “fari” per le civiltà extraterrestri si basa principalmente sulle testimonianze degli abitanti locali. Oltre alle leggende antiche ci sono anche quelle più moderne. Gli abitanti di vecchia data di Ladakh raccontano una storia sull’atterraggio di un UFO nei pressi del monastero di Lamajuru alla fine della Seconda guerra mondiale.
Si dice che da un velivolo sconosciuto agli esseri umani sono sbarcati alcuni nani e non hanno permesso agli uomini di avvicinarsi a loro, colpendo i più curiosi con raggi dai tubi che tenevano nelle mani. La cosa più curiosa: questa descrizione corrisponde alle immagini scolpite nella roccia scoperte a Chhattisgarh.
Il Video
Set 17
India: nasce un vitello con 3 occhi, proprio come Shiva, divinità Hindu

Stanno facendo il giro del mondo le prima immagini del vitello nato con tre occhi. La comunità indiana locale di Kolathur crede che il vitello sia una incarnazione divina, in quanto dotato del “terzo occhio” proprio come Shiva, divinità Hindu.
Numerosi visitatori sono accorsi a Kolathur, nel sud dell’India, per vedere coi propri occhi il vitello che, secondo gli abitanti, sarà portatore di miracoli e di fortuna per il piccolo villaggio.
Set 17
La Russia taglia il gas anche all’Austria
Dopo la Polonia anche l’Austria e la Slovacchia hanno constatato cali del volume del gas proveniene dalla Russia. La settimana scorsa il monopolio del gas polacco PGNiG aveva indicato che la compagnia russa Gazprom aveva ridotto del 20% i flussi di gas consegnati lunedì e del 24% quelli consegnati martedì.
In Austria, l’operatore energetico E-Control afferma che l’11 settembre la fornitura di gas è stata ridotta del 15%.
In Slovacchia la riduzione è del 10%. Gazprom non ha rilasciato commenti e al momento non si può dire con certezza se si tratti di cali dovuti a motivi tecnici o politici. Secondo politici austriaci e polacchi, le motivazioni di Gazprom sono politiche.
Secondo loro il presidente russo Putin usa le forniture di gas verso i paesi dell’Europa centrale e orientale come un mezzo di pressione. In particolare, le consegne di gas russo all’Ucraina sono state sospese da giugno, a causa del conflitto regionale con i separatisti pro-russi nell’est del paese e una serie di fatture non pagate.
Per compensare il gas che non riceve più dalla Russia, l’Ucraina ha cercato rifornimenti fra i paesi dell’UE, facendosi anche consegnare parte del gas russo acquistato dalla Polonia, dall’Ungheria e dalla Slovacchia. Una manovra contro la quale Gazprom ha protestato, qualificandola di “meccanismo semi-fraudolento” e minacciando di ridurre i volumi di gas forniti a questi tre paesi.
Quando ha constatato che dalla Russia stava ricevendo meno gas del previsto, la Polonia ha interrotto le consegne all’Ucraina.
La Commissione europea ha invitato per settimana prossima a Berlino i ministri russi e ucraini dell’energia, per un incontro atto a risolvere la questione. La Russia non ha ancora accettato di partecipare.
Set 17
Eruzione del vulcano Holuhraun: emissioni di diossido di zolfo rischiose per la salute e il clima
Tra i vulcani Bardarbunga e Askya in Islanda, si è aperta una fessura nella terra da cui esce lava e gas. Secondo l’Università di Islanda, il 9 Settembre 2014, il flusso di lava era lungo 16 km e copriva 20 kmq.
Era dal 19° secolo che un vulcano Islandese non espelleva così tanta lava come Holuhraun.
La nebbia blu di Diossido di Zolfo è stata osservata sottovento da diverse città e villaggi dell’Islanda orientale. A causa del pericoloso livello di emissione di gas, gli scienziati hanno evacuato l’area di Holuhraun svariate volte dall’inizio dell’eruzione e hanno spronato all’uso di maschere antigas per evitare ripercussioni dei gas e venti nocivi.
Le anomalie riscontrate nei venti locali possono verificarsi in prossimità delle zone colpite dall’eruzione a causa della convenzione termica proveniente dalla lava incandescente. Nell’ atmosfera, il Diossido di zolfo viene convertito in acido solforico quando viene a contatto con l’acqua.
Il fumo emesso da Holuhraun è ricco di diossido di zolfo, un gas che può causare problemi respiratori nelle persone e negli animali. Si tratta di un gas dall’odore pungente che provoca irritazioni alla pelle e ai tessuti e alle membrane degli occhi, del naso e della gola. Principalmente, colpisce il tratto respiratorio alto e i bronchi.
Gli effetti del Diossido di Zolfo sulle persone e sull’ambiente variano largamente in base alla quantità di gas che emette un vulcano nell’atmosfera e al modo in cui vengono dispensati dai venti locali o globali. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sconsiglia l’esposizione maggiore di 0.5 ppm in un massimo di 24 ore. La concentrazione di 6-12 ppm può causare immediata irritazione al naso e alla gola; 20 ppm causano irritazione agli occhi; 100,000 ppm provocano irritazione alla pelle nel giro di pochi minuti. Una più alta concentrazione può portare all’aumento della mortalità e a seri problemi di salute.
I vulcani Bardarbunga e Holugraun sono attivi da metà agosto. L’attività vulcanica si presenta come eruzione di lava con un aumento di attività sismica ma priva di rilascio di cenere. Ad ogni modo, ci sono state continue emissioni di Diossido di Zolfo, e fino ad ora sono state visibili dal nord dell’atlantico, dalla Grecia alla Scandinavia e Irlanda.
Il terreno roccioso intorno all’Holuhraun si presenta di una tonalità di verde o marrone. Mentre la lava è di un arancione e rosso intenso. (Credit: NASA/Landsat)
L’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente in Islanda ha monitorato l’aumento di gas nelle aree non abitate dell’Islanda dell’est. Il comitato scientifico consultivo, il 9 settembre 2014, ha affermato che la qualità dell’aria nelle aree urbane dell’Est dell’Islanda potrebbe causare alla popolazione problemi respiratori sebbene altri potrebbero non subire significanti disturbi.
La protezione civile islandese ha riferito di un’alta concentrazione di diossido di Zolfo a Reyðarfjordur, nei fiordi dell’est, il 10 settembre 2014, con un picco di 2600 µg/m3. L’allarme è stato lanciato a membri di categorie a rischio, tra i quali anche individui sani che soffrono di asma lieve. La maggior parte degli asmatici attivi all’aria aperta possono andare incontro a problemi di respirazione.
Secondo Manuel Sintubin, professore in Geodinamica presso l’Università di Leuven, i gas tossici emessi da Holuhraun possono essere paragonati all’eruzione di Laki, durata per 8 mesi, dal 1783 al 1784, e che rilasciò una grande quantità di gas solforici tossici. La foschia provocata dall’eruzione è stata avvertita dall’Islanda alla Siria. Le stime sostengono che è stato rilasciato 80 mt di acido solforico.
Studi sulle recenti eruzioni, come quella del monte Saint Helen nel 1980, di El Chichon (Messico) nel 1982, e del monte Pinatubo (Filippine) nel 1991, mostrano chiaramente l’importanza che ha il solfuro nei cambiamenti climatici, nel riscaldamento della stratosfera e nel raffreddamento della troposfera. Il diossido di zolfo che si trasforma in acido solforico, blocca le radiazioni solari in entrata e contribuisce alla distruzione dell’ozono. Gli effetti provocati dai vulcani sono di breve durata e dopo due o tre anni, le particelle vulcaniche si depositano nell’atmosfera.
In una scala globale, i gas vulcanici hanno creato l’atmosfera e gli oceani. Quando un vulcano erutta, i gas vengono emessi e rilasciati nell’atmosfera. Durante grandi eruzioni, i gas hanno causato il cambiamento climatico globale.
In altri sistemi, i gas vengono emessi continuamente nell’atmosfera dalla terra, sfiati vulcanici, e depositi idrotermali. Il rilascio graduale di gas agisce come irritante e può comportare rischi a lungo termine per la salute.
Il Video
Tradotto da Montevecchi Valentina
Set 17
L’ingrediente segreto della birra? La plastica!
La birra contiene plastica? Non dovrebbe, ma le analisi su 24 birre tedesche hanno riservato qualche sorpresa.
La plastica è ovunque e già lo sapevamo. La crescente consapevolezza del problema della contaminazione da microplastica ha portato molti studiosi a fare analisi su acqua, bevande, animali acquatici e alimenti (per esempio il miele). L’ultimo contributo arriva da Gerd Liebezeit e Elisabeth Liebezeit, due chimici dell’Università di Oldenburg, che hanno pubblicato sulla rivista Food Additives and Contaminants gli allarmanti risultati di una ricerca condotta sulla birra.
Le microplastiche sono residui di plastica derivanti dalla frammentazione di pezzi più grossi, oppure contenuti in cosmetici e dentifrici, che si disperdono nelle acque o per via aerea.
L’ingrediente inatteso
Le 24 marche scelte per l’indagine sono tutte tedesche e comprendono le dieci più diffuse in Germania. I campioni, acquistati al supermercato, si suddividono in 12 birre chiare, 5 birre di frumento e 7 birre analcoliche. I ricercatori hanno filtrato accuratamente i campioni, trovando in ogni singola bottiglia frammenti (da 12 a 109 al litro), fibre (da 2 a 79 al litro) e granuli (da 2 a 66 al litro) di plastica, per la maggior parte trasparenti, ma anche blu, neri, verdi e gialli.
Come ci sono finiti lì?
Le ragioni della presenza di microplastiche nella birra possono essere tre. La prima è di ordine atmosferico: l’aria del luogo in cui viene prodotta, dei mezzi di trasporto utilizzati e addirittura gli indumenti indossati dai produttori possono contenere e rilasciare microplastiche. La seconda ragione riguarda la materia prima: è probabile infatti che acqua, malto e luppolo già contengano microplastiche. La terza è legata alla tecnologia e Ai materiali usati nella produzione: il fatto che tra i vari campioni sia stato trovato un insetto quasi integro dimostra che gli strumenti di produzione e filtraggio non sono adeguati.
Retrogusto amaro
La notizia interessa certamente gli amanti delle bionde, ma deve fare riflettere anche gli astemi. Anche se le limitate quantità di microplastiche osservate nella birra non sono allarmanti di per sé, il fatto che siano presenti in una bevanda così comune è indice che il nostro ambiente è contaminato. Non è ancora stato appurato l’effetto che hanno sull’uomo l’inalazione e l’ingerimento della plastica, ma qualcosa ci dice che non è positivo.
Set 17
Terza guerra mondiale: la Russia chiede aiuto ai social per evitarla +Video
Storicamente quando l’economia è al collasso, l’unico modo per fare un reset e far ripartire l’economia è sempre stata una guerra. E questa è la prima generazione che non ha conosciuto guerre in prima persona… almeno per ora!
Questo articolo non vuole mettere paura, ma vuole solo porre l’attenzione su qualcosa da cui i Media cercano di distrarci.
Quello che sta accadendo in Ucraina è molto simile a ciò che è accaduto in altre nazioni prima per creare un pretesto affinchè l’opinione pubblica sia favorevole ad una guerra. Peccato che questa volta gli Americani non hanno di fronte dei ribelli da quattro soldi, ma la più grande potenza nucleare del pianeta… e forse è proprio questo ciò che vogliono.
Sembra che nei piani storici degli “illuminati” ci sia la riduzione della popolazione mondiale a meno di 500 milioni, in modo che siano tutti più facilmente controllabili e che le risorse naturali, sempre più in esaurimento, bastino per tutti.
E quale mezzo migliore di una guerra nucleare? Ma la Russia non ci sta a questo gioco di potere delle grandi famiglie dei potenti che vogliono controllare il mondo e ha capito che l’unico modo per fermarle è evitare a tutti i costi una guerra, che gioverebbe solo agli Stati Uniti.
Purtroppo i mass media sono controllati e diffondono le notizie che servono a manipolare l’opinione pubblica e per questo la Russia chiede un aiuto al mondo dei Social Media e del web per la diffusione di informazioni che normalmente vengono censurate.
Per questo ha realizzato questi due video, sottotitolati in italiano, in cui in modo chiaro spiega perché l’America vuole trascinare la Russia in un conflitto e come sta usando l’Ucraina per crearne il pretesto.
La Russia non vuole il conflitto e spera che l’Europa si svegli e smetta di essere un burattino americano.
E qui viene la nostra parte: se non vogliamo trovarci protagonisti di una Terza Guerra Mondiale, diffondiamo questi video in modo che la gente possa sentire un “altra campana” diversa da quella propinata dalla Televisione. Siamo l’unica generazione che non ha vissuto una guerra e se, anche tu non ci tieni a viverla, guarda questi video, rifletti e falli girare il più possibile.
Facciamo sentire la nostra voce o potremmo pentircene!
Video 1
Video 2
Set 16
Russia: UFO vola a bassa quota sulla città di Kazan – il video
Il video che vi presentiamo oggi, riguarda un avvistamento spettacolare, avvenuto nella città di Kazan, capitale della Repubblica del Tatarstan, una Repubblica autonoma della Federazione Russa. L’ultimo giorno del mese di luglio, alle ore 22,00 circa, sulla strada di Kazan Mavlyutova, nell parte centrale della città, è stato avvistato un oggetto non identificato dal signor Ramil Gainullin che è riuscito a girare un video.
“Il misterioso velivolo era luminoso, si muoveva lentamente – ha detto Ramil – e in un primo momento ho pensato che fosse una lanterna cinese, ma vedendo il movimento strano che faceva, ho subito capito che non lo fosse. Non poteva essere un aereo, volava troppo lentamente”
Il testimone sostiene inoltre di aver notato delle luci di posizione della nave che erano chiaramente visibili, ma lampeggiavano periodicamente, non come i classici aerei. Guardate il filmato!
Il Video
Set 16
L’acqua della Libia
Riproponiamo un articolo comparso il 25 marzo 2011 scritto da Paolo della Sala sul sito lapulcedivoltaire.blogosfere.it dove viene spiegata la presenza di acqua sotto il deserto della Libia.
Ma in realtà in tutto il deserto del Sahara ritroviamo bacini di acqua nel suo sottosuolo.
Argomento di cui si conosce molto poco.
L’ignoranza genera mostri e produce miseria. L’Italia dei reality show non è diversa da quella che spediva agricoltori nel deserto libico ai tempi della colonizzazione. Abbiamo partecipato con successo all’estrazione dell’oro nero della Libia, ma abbiamo ignorato l’uranio che si trova nel suo deserto, vicino al Ciad, mentre i francesi ci stavano lavorando, prima di pensare -forse- di prendersi tutta la miniera (del resto la Francia già controlla l’uranio del Ciad).
Inoltre i nostri politici, imprenditori, scienziati ignorano o non hanno saputo comunicare che la Libia è ricchissima di acqua, l’oro blu, un tesoro prezioso quanto il petrolio. Invece -mentre lo studio della storia e della geografia nelle nostre scuole è giunto al grado zero- altrove il sistema scientifico-industriale-militare funziona anche troppo bene.
Nessuno può immaginare quanta acqua ci sia nel sottosuolo libico. Un mare grande quanto la Germania, a una profondità tra i 600 e 100 metri, una riserva di oro blu grande almeno 35.000 chilometri cubici. Il tesoro fu scoperto negli anni ’50, nel corso di esplorazioni petrolifere. In seguito Gheddafi diede vita all’ambizioso e -va detto- riuscito Libya Great Man Made River Project, il fiume artificiale sotterraneo più grande del mondo. In quegli anni in Libia si beveva acqua dissalata, e le lagune salmastre di Bengasi e a nord di Tripoli si erano saldate con le falde dolci, lasciando a secco le coltivazioni della Cirenaica, che al tempo di Erodoto (450 a.C.) erano fertili quanto la Mesopotamia, con ben tre raccolti annui.
Nel 1983 Gheddafi ha creato un Ente con la missione di realizzare il “più grande fiume sotterraneo”, prelevando l’acqua nelle falde del deserto per immetterla in grandi condutture sotterranea e portarla verso la costa. Anni dopo l’acqua dolce è arrivata a Bengasi e Tripoli, e la Libia (con l’aiuto di giapponesi e coreani) è diventata un’autorità nel campo dell’ingegneria idraulica.
Questa immensa riserva -se sfruttata con le tecniche israeliane del Negev- potrebbe rendere fertili 130.000 ettari della Cirenaica, trasformandola in una pianura padana in grado di esportare prodotti agricoli in Africa ed Europa. La Libia può anche vendere acqua. Non dimentichiamo che il Sahara avanza verso nord a una velocità impressionante, tanto che l’Algeria ha creato una “diga verde” grande 300.000 ettari per fermare l’avanzata della sabbia. Intanto negli ultimi dieci anni si sono desertificati 70.000 ettari di terreno, con altri 3 milioni a rischio.
Il tesoro blu della Libia si è formato allo stesso modo del petrolio: il Mediterraneo si è più volte esteso fino al massiccio del Tibesti, e si è ritirato quando si chiuse Gibilterra, lasciando uno strato di rocce e sabbia impermeabile dove sono rimasti acqua e petrolio. La Libia era piovosa ancora in epoca romana, e il suo sottosuolo ha conservato “acqua fossile” di eccellente qualità, vecchia 38.000 anni. Erodoto parla del lago Tritonide, forse un residuo di quando il Mediterraneo ricopriva il deserto del Fezzan (sarebbe questa la mitica sede di Atlantide?). Lo scrittore greco ricorda che le giovani donne di “Cirani” andavano in un lago per trarne delle pagliuzze d’oro immergendovi dei bastoncini intrisi di pece (petrolio), che si trovava ovunque. Se Mussolini avesse letto Erodoto la storia sarebbe cambiata… Come si diceva, l’ignoranza genera mostri e produce miseria.
Set 15
Carri armati tedeschi hanno attraversato il confine dell’ Ucraina e si stanno spostando ad est del paese
I residenti dell’Ucraina occidentale sono stati in grado di riprendere le immagini dei carri armati che avevano attraversato il confine polacco-ucraino il 12 settembre. Queste foto sono state scattate sulla circonvallazione della città di Lvov.
Oggi la colonna di tank era già vicino a Ternopil. Blogger locali, commentando quello che hanno visto, presumono che i “Leopard” tedeschi si muovano verso la Novorossija.
E aggiungono i dettagli: «Davanti sembravano due grandi dragamine. Ma da dietro carri armati. I tedeschi hanno trasferito parte del loro parco armato spazzatura. Sembra un vecchio carro armato russo alla fine».
In totale il blogger ne ha contati 34 di carri armati.
Oltre alla fornitura della versione tedesca del “Leopard” alle forze ATO in zone di prima linea della Nuova Russia esiste un’altra spiegazione logica. In precedenza è stato riferito che tra il 15 e il 26 settembre in Ucraina si terranno le manovre «Rapid Trident 2014″ (tridente rapido). A queste parteciperanno truppe di 15 paesi, tra cui l’Ucraina. Le manovre si terranno presso un sito vicino alla città di Javorov. Tuttavia non è chiaro il motivo per cui il “Leopard” tedesco è stato visto vicino a Lvov e Ternopil che sono molto più a est di Javorov.
Set 15
Campi Flegrei ad alto rischio eruzione. Ma la Protezione Civile non lo dice
La storia geologica ce lo insegna, ma a provarlo scientificamente è pure un rapporto Ingv di due anni fa che la Protezione Civile ha finora tenuto sotto chiave perché non esiste un piano di fuga.
NAPOLI – Un’eruzione nei Campi Flegrei produrrebbe molti più danni del Vesuvio e il rischio che accada è il più alto d’Europa, più dell’Etna e di Stromboli. La storia geologica ce lo insegna, ma a provarlo scientificamente è pure un rapporto Ingv di due anni fa che la Protezione Civile ha finora tenuto sotto chiave perché non esiste un piano di fuga.
A rivelarlo è Franco Mancusi sul quotidiano Il Mattino. La ricerca parla di un livello stabile di probabilità di eruzione nei Campi Flegrei pari al 10 per cento: il più alto dell’Europa Continentale. Secondo gli esperti è inutile creale allarmismi, ma prevenire sarebbe quantomeno auspicabile. Eppure il piano di messa in sicurezza non è ancora pronto e non c’è mai stato l’allargamento della zona rossa alla periferia Ovest di Napoli.
Il rapporto, scrive Mancusi, si basa sul metodo chiamato “Operational Eruption Forecasting” che valuta i possibili scenari sui tempi di ristagno dei magmi e dunque l’evoluzione dell’attività vulcanica nei comprensori a più alto rischio.
“Per i Campi Flegrei la probabilità dell’eruzione ha superato la quota del 10 per cento. Tutto nasce dallo studio di quattro ricercatori dell’Istituto: Paolo Papale (responsabile della sezione Vulcanologia), Warner Marzocchi, Jacopo Selva, Laura Sandri. Il rapporto è stato pubblicato sul «Journal of Applied Volcanology» nel 2012. La Protezione Civile, però, non ha mai diffuso il testo del lavoro, perché ancora non è stato aggiornato il piano di sicurezza dei Campi Flegrei con l’allargamento della zona rossa”.
Il membro dell’esecutivo nazionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli, denuncia:
“La cittadinanza ha il diritto di sapere la verità. Se la Protezione Civile non ha diffuso il testo pur non avendo realizzato da anni su richiesta di tanti amministratori locali e cittadini il piano di fuga ci troviamo dinnanzi ad una scelta ingiustificabile e a nostro avviso inqualificabile forse anche ai limiti dell’incoscienza.
Chiediamo che il parlamento ed il Ministro competente convochi subito il capo della Protezione Civile nazionale per avere chiarificazioni su tale comportamento, sul perchè non si riesce a realizzare il piano di emergenza pur avendolo annunciato in diverse occasioni. A Noi non risulta nessun piano sui Campi Flegrei e tantomeno su Ischia che pure è a rischio vulcanico.
Altro che aggiornamento qui bisogna partire da zero. Non si può scherzare con la vita di centinaia di migliaia di persone. Negli anni passati diversi esperti, scienziati e riviste di fama internazionale avevano lanciato allarmi sul mancato aggiornamento del piano di evacuazione del Vesuvio e sulla non esistenza dei piani di emergenza dei Campi Flegrei ed Ischia eppure sono stati spesso ridimensionati o tacciati di catastrofismo.
Non si scherza con i vulcani nella speranza che la fortuna eviti le tragedie. Bisogna preparare i piani di fuga, monitorare il territorio, educare la popolazione locale, interagire con le amministrazioni locali. Questo la Protezione Civile nazionale e anche quella regionale dovrebbero saperlo”
Set 15
La deforestazione illegale è contro la Vita
È acclarato che l’essere umano sia ignorante, e che sulla base di questo compia azioni che vanno a proprio danno nell’illusione di migliorare la propria posizione economica e sociale, senza rendersi conto che in questo modo mina le sue radici sino a sradicarle, radici rappresentate dalla propria umanità.
L’essere umano è seduto su dei tesori di cui non si rende conto, contando sul fatto che la Terra sia una fonte inesauribile di risorse che devono essere utilizzate a scapito dei propri simili, infatti l’antico adagio che rimanda al segare il ramo sul quale si è seduti rende molto bene il momento che stiamo vivendo.
La natura viene continuamente violentata e la deforestazione che sta avvenendo nei paesi tropicali ne è una testimonianza, dove l’illegalità regna sovrana. Per la prima volta, come riportato dal quotidiano francese Le Monde, un grande studio pubblicato lo scorso 11 Settembre da Forest Trends, comunica che quasi la metà della deforestazione nei paesi tropicali è dovuto alla conversione illegale delle terre in aziende agricole a favore del soddisfacimento dei principali paesi industrializzati, come Stati Uniti, Unione europea, compresi quelli emergenti come la Cina e l’India.
Circa il 25% della deforestazione illegale nei tropici serve a ricavare materie prime agricole, come olio di palma, soia, carne di manzo, legname e tanto altro, al punto tale che, come affermato da Michael Jenkins di Forest Trends, quasi nessun prodotto sugli scaffali dei nostri supermercati è immune, dall’essere potenzialmente interessato a questo scempio, dove Brasile e Indonesia, sono i due principali paesi coinvolti in questo commercio illegale.
In Brasile la legge vigente è stata ignorata senza scrupoli, visto che il 90% della deforestazione avvenuta tra il 2000 e il 2012 era illegale, mentre l’80% della deforestazione sarebbe avvenuto in violazione della legge per la produzione dell’olio di palma, di cui circa tre quarti indirizzati verso i mercati d’esportazione. Possiamo dire comunque, che questo fenomeno è latente nella maggior parte dei paesi, monopolizzando illegalmente le aree protette e violando i diritti dei popoli indigeni.
In Papua Nuova Guinea, milioni di ettari di foreste, sono state convertite recentemente in terreni agricoli grazie a funzionari corrotti. Nel Congo, dove la produzione di olio di palma sta aumentando, la devastazione del territorio è all’ordine del giorno, in Camerun, il progetto di piantare le palme da olio chiamato Eracle è viziato da illegalità comprovata. In Colombia e Perù, la distruzione delle foreste sta dilagando, mentre in Bolivia, la soia esportata per il 75%, rappresenta il principale fattore di disboscamento illegale del paese.
In definitiva, i 20 paesi tropicali che sono stati presi in esame, rappresentano una minaccia per l’ecosistema di questo pianeta, sia dal punto di vista della natura, sia da quello economico. Questa deriva è comune a tutto il mondo, semplicemente in questi luoghi avviene maggiormente perché vi sono i polmoni verdi della Terra a cui sta venendo meno il respiro, e di conseguenza la vita su questo pianeta. Questo studio ha calcolato che questo disboscamento illegale rappresenta un giro di affari di oltre 60 miliardi di dollari.
Ci dovrebbe essere maggiore attenzione, in modo tale da accertarsi che i prodotti che vengono consumati, non vadano ad incentivare la distruzione illegale delle foreste, a causa di personaggi corrotti ormai alieni a questa umanità, ma l’avidità prorompente non tiene conto dei ritmi e delle possibilità di una vita che sarebbe in grado di soddisfare ogni abitante del pianeta azzurro. È un problema di ridistribuzione della ricchezza, ma ognuno sta cercando di tirare la coperta, che è notoriamente corta, dalla propria parte, lasciando sempre scoperta l’umanità di cui abbiamo bisogno per colmare la distanza fra i cuori.
I paesi che hanno sempre “mangiato” vogliono continuare a farlo sempre di più, quelli emergenti che si stanno sedendo alla tavola imbandita pretendono a loro volta di mangiare, tutti vogliono i pezzi migliori così da divenire satolli come otri… ma continuare a segare il ramo sul quale si è seduti, è scontato che si faccia un bel capitombolo, e prima o poi Madre Terra, valuterà che sia il caso di scrollarsi di dosso queste zecche succhiatrici di sangue.
Set 15
Allarme per il Virus Ebola che sta mutando. Potrebbe diventare trasmissibile attraverso l’aria
L’epidemia di Ebola in Africa occidentale ha il potenziale di alterare la storia, più di quanto qualsiasi altra piaga abbia mai fatto.Inizia così, un terribile articolo del quotidiano New York Times.
Ed è un articolo che, dopo un mese, conferma la denuncia del sito web voxnews.info: Ebola si trasmette attraverso starnuti, e sta per mutare, e divenire trasmissibile anche per via aerea. (traduco ndr. si sta tentando di renderlo pandemico attraverso mutazioni. L’Ebola è stato prodotto in laboratorio per arricchire ancora di pù la Big Pharma e per adesso è stato sperimentato solo in Africa).
Scrive un importante virologo sul NYT:
I virologi sono riluttanti a discuterne apertamente, ma ne parlano tra loro, in privato: l’Ebola potrebbe mutare per diventare trasmissibile attraverso l’aria. Oggi è possibile prendere Ebola solo attraverso il contatto diretto con i fluidi corporei (compresi starnuti).
Ebola però muta ad ogni contagio. Solitamente il virus non si diffondeva in modo troppo ampio. Ma l’attuale iper-accelerata evoluzione del virus Ebola è senza precedenti; c’è stata più trasmissione da uomo a uomo negli ultimi quattro mesi, di quante se ne siano verificate negli ultimi 500 / 1.000 anni. Ogni nuova infezione rappresenta trilioni di lanci di “dadi genetici”.
Se certe mutazioni avverranno (o sono già avvenute ma ancora non lo sappiamo), vorrebbe dire che solo respirare metterebbe a rischio di contrarre Ebola. A questo punto, l’infezione potrebbe diffondersi rapidamente in ogni parte del globo, come il virus dell’influenza H1N1 ha fatto nel 2009, dopo la sua comparsa in Messico.
Perché i funzionari pubblici hanno paura di discutere di questo in pubblico? Perché non vogliono essere accusati di urlare “al fuoco!”, come sono sicuro qualcuno accuserà me di fare. Ma il rischio è reale, e fino a quando non lo consideriamo, il mondo non sarà disposto a fare ciò che è necessario per porre fine all’epidemia.
In tutto questo, noi continuiamo a non porre alcun freno all’arrivo di migliaia di africani con aerei e barconi. Tutti possibili vettori del virus, che, come scrive il virologo: più muta, più è possibile che si diffonda come una normale influenza. Ma con la differenza, che Ebola uccide nel 90% dei casi.
Nel 2012, un team di ricercatori canadesi aveva dimostrato che Ebola Zaire, lo stesso virus dietro lo scoppio in Africa occidentale, potrebbe essere trasmesso per via respiratoria da suini a scimmie.
In entrambi i due animali, i polmoni sono molto simili a quelli degli esseri umani.
Ricorda poi la cronaca della diffusione e contagio nel 1989 di un ceppo diverso del virus, Ebola Reston, tra le scimmie in una stazione di quarantena nei pressi di Washington. Il virus veniva trasmesso attraverso la respirazione, e l’epidemia terminò solo quando vennero uccise tutte le scimmie. Dobbiamo considerare che tali trasmissioni possono accadere tra gli esseri umani, se il virus muta. Altri articoli sull’ebola
Set 14
Malles, il primo comune a dire NO ai pesticidi
Alto Adige, un comune chiamato Malles, attività principale? Coltivazione e raccolta delle mele. Cosa c’è di straordinario? Semplice con un referendum, dal risultato per nulla scontato, è emerso che il 75% dei votanti non vuole più l’uso dei pesticidi sui suoi prodotti. Un dato estremamente significativo se si pensa che l’economia del comune è legata alla coltivazione delle mele nella vallata.
A promuovere il referendum anche Johannes Fragner, il farmacista del paese che si batte contro l’uso dei pesticidi, e che ha spiegato che la cosa non è stata così pacifica:
“Sono cominciate le aggressioni verbali, poi sono arrivati i danni ai giardini e alle tombe di famiglia e le diffamazioni. Tutto è stato segnalato ai carabinieri, che ci hanno tutelato anche con pattuglie notturne”.
“Chi dice che non è possibile coltivare senza utilizzare queste sostanze nocive è un criminale. L’agricoltura biologica è possibile e potenziabile”
Se poi si pensa che in Alto Adige, ogni anno, vengono prodotte il 10% delle mele di tutta l’Europa, è di riflesso immaginare che l’uso di pesticidi per garantire questa produttività sia cosa comune, e invece Malles vuole essere diverso, vuole dire no ai pesticidi, anche perché dopo che è stato analizzato del fieno prelevato vicino ad una scuola elementare e sono stati trovati residui di nove sostanze fungicide e insetticide velenose. Molte aziende biologiche hanno avuto seri problemi proprio per la contaminazione del fieno dei pesticidi che vengono utilizzati nei frutteti.
La coldiretti altoatesina, il Bauernbund, però mette dei paletti alla votazione e a parlare sono il presidente Leo Tiefenthaler e il responsabile venostano Raimund Prugger:
«Quello di Malles è un voto che va collocato a livello locale. La difesa fitosanitaria è uno di quei settori maggiormente soggetti a severe disposizioni di legge a livello europeo, nazionale e provinciale che regolamentano l’intera materia, dalla produzione alla licenza, dalla somministrazione ai controlli. Di fatto non ci sono margini giuridici che consentano regolamentazioni speciali a livello comunale».
Anche l’associazione “Alta val di Non – futuro sostenibile” crede nella coltura senza pesticidi ed ha infatti messo in atto una raccolta di firme da consegnare alla Comunità della Valle e a parlare è Luciano Covi:
«Vogliamo un futuro fatto di un ambiente senza reti, senza pali e senza pesticidi chimici, perché è assodato che diserbanti e fitofarmaci sono dannosi per la nostra salute e per quella dei nostri figli».
Il Video
Set 14
Esperti al lavoro per autopsia sui capodogli : gas nel sangue, la causa gli air-gun del petrolio
Sessanta persone impegnate da questa mattina negli esami ai tre cetacei morti. Si tratta di tre femmine tra i 7 e i 9 metri di lunghezza. Uno degli esemplari era in attesa di un piccolo.
La necroscopia è coordinata, nella zona interdetta dalla notte, da Sandro Mazzariol del Cert di Padova, affiancato da esperti della stessa università, dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale d’Abruzzo e Molise Giuseppe Caporalè e del Centro studi Cetacei onlus.
La presenza di gas nel sangue dei capodogli è stata messa in correlazione con le attività di ricerca petrolifera. “Tecniche come l’air-gun producono un rumore fortissimo che spaventa e disorienta i capodogli. Questo trauma porta i cetacei a una riemersione troppo rapida, la cui conseguenza è la permanenza di gas nei vasi sanguigni. È simile a ciò che accade ai sub colpiti da embolia in seguito a una mancata decompressione”.
Vasto – Importanti novità si attendono nelle prossime ore dall’esame necroscopico sulle carcasse dei capodogli morti a Punta Penna. Un primo colpo di scena ribalta le notizie diffuse nella giornata di venerdì 12 settembre: gli esemplari morti sarebbero 3 femmine, di cui una avrebbe raggiunto la maturità sessuale e sarebbe in attesa di un piccolo.
Lo ha rivelato Vincenzo Olivieri, presidente del Centro nazionale Studi Cetacei onlus. «È una notizia sensazionale anche dal punto di vista della ricerca scientifica. L’equipe che è al lavoro ha estratto da una delle tre femmine, un feto che si stima di 4 o 5 mesi. Sarà destinato al Museo del Mare di Pescara».
«È un lungo lavoro e complesso ma siamo nelle condizioni – spiega il professor Mazzariol, incaricato di eseguire gli accertamenti – di poter operare a poche ore dal loro decesso. Potremmo così anche verificare l’orecchio dei capodogli per capire se hanno subito delle lesioni ai timpani. Sicuramente ci sono stati elementi di disturbo che hanno prodotto il disorientamento dei cetacei».
Dalle prime risultanze, arrivate nel pomeriggio dopo ore di lavoro, si apprende della presenza di gas nei vasi sanguigni dei tre capodogli, probabile conseguenza di una riemersione troppo rapida, la cui causa potrebbe essere un trauma improvviso come quelli provocati dalle attività di prospezione con tecnica air-gun.
Vincenzo Olivieri del Centro studi cetacei onlus spiega che «la presenza di gas vuol dire che quanto accaduto potrebbe essere messo in correlazione con le attività di ricerca petrolifera. Tecniche come l’air-gun producono un rumore fortissimo che spaventa e disorienta i capodogli. Questo trauma porta i cetacei a una riemersione troppo rapida, la cui conseguenza è la permanenza di gas nei vasi sanguigni. È simile a ciò che accade ai sub colpiti da embolia in seguito a una mancata decompressione».
Biologi marini e patologi da tutto il mondo sono arrivati a Punta Penna per capire cosa sia successo venerdì – 12 settembre 2014 – nella spiaggia che proprio quest’anno si era fregiata del vessillo di terza migliore d’Italia. La passione e la dedizione di centinaia di volontari è riuscita a salvare ben 4 capodogli dei 7 spiaggiatisi: risultato insperato, sia per i precedenti molto meno fortunati, sia per per le premesse ad inizio giornata, quando sembravano spacciati tutti gli esemplari di cetacei ritrovati a riva.
Mazzariol, direttore del Centro per la necroscopia dei cetacei dell’università di Padova, sta eseguendo da questa mattina le indagini necroscopiche sui corpi dei mammiferi.
La Protezione Civile e i mezzi inviati dal Comune di Vasto hanno lavorato per tutta la notte per il recupero dei 3 corpi dalla battigia (erano arenati a circa 10 metri da riva).
Solo all’alba si è riusciti a concludere le operazioni col trasferimento sulla spiaggia dell’ultimo animale.
Poco dopo sono arrivati gli esperti per gli esami scientifici: oltre al team di Padova, partecipa la Fondazione Cetacei di Riccione, i responsabili dell’Istituto Zooprofilattico di Abruzzo e Molise, esperti delle facoltà di Veterinaria da Teramo e da altre università italiane e, intorno alle 12, sono giunti anche patologi dall’università di Gran Canaria, dalla Spagna. Sono stati ammessi anche molti studenti delle facoltà di veterinaria e biologia, debitamente muniti di tutine sterili, guanti e occhiali di protezione: questo dramma ha delle ragioni precise e diventa anche un’occasione formativa per chi sta compiendo questo percorso di studi.
Già venerdì sono finiti sotto accusa le fonti di inquinamento acustico nei mari: i capodogli, come tutti i cetacei, utilizzano un raffinato sistema di trasmissione e ricezione di onde sonore per scandagliare il fondale e per orientarsi per i propri spostamenti.
È noto che molte specie appartenenti all’Ordine Cetacea sono particolarmente sensibili a forti emissioni acustiche, quali quelle generate dai sonar militari e dagli air-gun, le quali vanno sommate al rumore di fondo sottomarino e a quello generato dal normale traffico marittimo. Zifii (Ziphius cavirostris) e Capodogli (Physeter macrocephalus) sono tra le specie più sensibili e possono subire effetti negativi che vanno da disagio e stress, fino al danno acustico vero e proprio, con perdita di sensibilità uditiva che può manifestarsi come temporanea o permanente.
Se fosse accaduto questo ai 7 esemplari spiaggiati ieri (ma anche ad uno solo di essi, in quanto si tratta di animali sociali che non abbandonano i componenti del branco in difficoltà), il team del professor Mazzariol si troverebbe ancora in condizione di poterlo verificare perché i processi putrefattivi, a meno di 24 ore dal decesso, non ancora si innescano.
Questo tipo di emissione acustica può far impaurire e stordire gli animali sino ad indurli a un’emersione rapida ed improvvisa senza adeguata decompressione, con conseguente morte per la “gas and fat embolic syndrome”, ossia morte per embolia. L’esposizione a rumori molto forti inoltre può produrre anche danni fisiologici (emorragie) ad altri apparati, oltre a quelli uditivi, fino a provocare effetti letali. Anche queste lesioni potrebbero essere ravvisate dal team di esperti con ragionevole chiarezza, attraverso l’esame interno delle carcasse.
Molte specie di Cetacei presenti nel Mediterraneo ogni anno subiscono un impatto notevole per le collisioni con le navi, che costituiscono una minaccia costante tra le principali cause di morte di origine antropica. La balenottera comune (Balaenoptera physalus) e il Capodoglio (Physeter macrocephalus) sono tra le specie inserite nella Red List dell’IUCN (International Union for Conservation of Nature), rispettivamente come In pericolo (Endangered) e Vulnerabile (Vulnerable). Questo dato sottolinea ancora una volta quanto preziosa e straordinaria sia stata l’attività dei 150 volontari che sono intervenuti per salvare questi animali da morte certa.
La zona, su disposizione del sindaco Lapenna, è stata messa in sicurezza: la spiaggia è inaccessibile dalla serata di ieri, ma sulla collina alle spalle del litorale centinaia di persone stanno stazionando per assistere ad una delle più delicate indagini mai realizzate in Italia. Sembra il set di una puntata di CSI, ma l’aria che si respira è di grande tensione: tra chi assiepa la staccionata in legno che separa dalla spiaggia c’è gente che venerdì era “guancia a guancia” con questi immensi animali, che ha fatto di tutto per salvarli e che ha gioito per quelli liberati e sofferto per l’unica che ha smesso di respirare davanti a tutti.
Set 14