Mentre in Islanda c’è apprensione per il vulcano Bardarbunga, dall’altra parte del mondo nell’isola della Nuova Britannia, in Papua Nuova Guinea, è entrato in eruzione il Tavurvur.
L’eruzione è cominciata nella notte tra il 28-29 Agosto, quando un boato ha dato seguito ad una potente eruzione del vulcano Tavurvur, in Papua Nuova Guinea, con la cenere che è arrivata fino a 10.000 metri di altezza.
L’eruzione è iniziata esattamente tra le 1:30 e le 03.30 e poco prima della grande esplosione si udivano nell’area, dei forti e continui brontolii.
Le comunità locali vicino al vulcano sono state evacuate, mentre tutti i voli aerei internazionali e nazionali sono stai cancellati o deviati.
Chiuse anche scuole e uffici pubblici, mentre le evacuazioni sono iniziate anche dalla città di Rabaul.
UFO sul cielo a Francavilla di Sicilia – Nella serata di domenica 17 agosto, diversi residenti hanno contemporaneamente avvistato, da differenti punti d’osservazione, due sfere luminose che, per alcuni secondi, hanno effettuato strane evoluzioni nello spazio sovrastante contrada Contura.
La cittadina dell’Alcantara non è nuova a tali presunti fenomeni ufologici. I cieli di Francavilla di Sicilia tornano ad essere solcati da strane luci, avvistate nella serata di domenica scorsa, intorno alle ore 22.00, da più persone simultaneamente e da diversi punti del paese.
Il fenomeno ha avuto per protagoniste due sfere luminose, poco più grandi di una normale stella, che per alcuni secondi hanno effettuato repentini movimenti oscillatori in orizzontale ed in verticale, non certamente possibili per dei velivoli di creazione umana.
I presunti Ufo hanno volteggiato, in particolare, all’altezza della contrada francavillese denominata “Contura”, e sono stati notati da diversi angoli d’osservazione (tra cui da Piazza Wojtyla e dal quartiere Matrice) da più cittadini che si trovavano a passeggio o affacciati al balcone di casa.
Il rapporto tra Francavilla di Sicilia ed i cosiddetti “Et” è una vecchia storia. Rovistando negli archivi del “Centro Italiano Studi Ufologici” (C.I.S.U.), si apprende che già a metà degli Anni Settanta proprio da questo Comune della Valle dell’Alcantara vennero segnalati numerosi avvistamenti Ufo soprattutto da parte di giovani, come gli allora adolescenti francavillesi Franco Guidotto e Salvatore Puglisi, che erano soliti trascorrere le loro serate nella cosiddetta “passeggiata” di Via Regina Margherita; in quei casi si fa, in particolare, riferimento a sfere luminose nonché ad oggetti volanti di forma allungata sfreccianti nel cielo a velocità stratosferica, ma pure in grado di stazionare immobili alcuni secondi per poi improvvisamente “schizzare via” dileguandosi nelle tenebre: tutti movimenti, evoluzioni ed acrobazie che nessun velivolo terrestre sarebbe a tutt’oggi in grado di effettuare.
Tali fenomeni si sono ripresentati con notevole frequenza nell’autunno di cinque anni fa, quando diversi cittadini di Francavilla di Sicilia, tutti di assoluta attendibilità (insegnanti, pubblici impiegati, operatori economici, ecc.), avvistarono nei cieli luci in movimento e dall’inusitata intensità nonché oggetti strani, simili ad astronavi, nelle campagne.
La maggior parte degli avvistamenti del 2009 ed un altro paio registrati sempre a Francavilla all’inizio della scorsa estate hanno avuto come “location” i terreni ed i cieli tra le adiacenti contrade Cappuccini e Contura, ovvero la stessa area del recente avvistamento di domenica scorsa; ciò induce molti appassionati della materia a ritenere che il lembo di territorio francavillese in questione possa addirittura ospitare una base extraterrestre.
Autorevoli studiosi locali sostengono, altresì, che la cittadina dell’Alcantara potrebbe addirittura costituire una “meta prediletta” dagli “Et”. Si è spesso discusso, infatti, dei rapporti tra gli esseri di altri mondi e le misteriose ed evolutissime antiche civiltà degli egizi e degli aztechi; trattasi di questioni che si dipanano da ere lontanissime.
Ebbene: così come l’Egitto, con le sue piramidi ed i suoi geroglifici, ed il territorio messicano, un tempo abitato dai progreditissimi Maya, pure il territorio francavillese presenterebbe specifiche testimonianze di rapporti millenari con creature “superiori”, come i numerosi megaliti (ossia i macigni di roccia) disseminati nelle campagne, le cui conformazioni evocano i volti di esseri umanoidi.
La questione ufologica è, indubbiamente, affascinante e va affrontata con le dovute cautele, senza facili “entusiasmi”, ma nemmeno pregiudizi: si può essere scettici su determinati fenomeni o avvistamenti, ma ritenere che, in un Universo dalle dimensioni incommensurabili, il “dono” della vita sia prerogativa esclusiva del pianeta Terra, ci sembra francamente un atteggiamento di eccessiva presunzione.
Il giornalista Ishaan Tharoor, in un recente articolo pubblicato sul Washington Post e tradotto in italiano dal sito web il Post, ha affermato che sulla Siria Putin aveva ragione.
Nell’articolo, Tharoor fa riferimento alla lettera che il presidente russo aveva scritto sul New York Times, in cui sconsigliò agli States di intervenire nel paese.
In tale lettera Putin afferma che:
“Un attacco (in Siria) aumenterebbe gli episodi di violenza e provocherebbe una nuova ondata di atti terroristici. Potrebbe danneggiare gli sforzi comuni intrapresi per risolvere il problema del nucleare iraniano e la questione israelo-palestinese, e destabilizzare ancora di più il Medio Oriente e il Nord Africa. Potrebbe sbilanciare l’intero sistema dei contrappesi internazionali.”
Sempre nella stessa lettera, Putin scrisse che “In Siria non c’è una battaglia in favore della democrazia, ma un conflitto armato fra il governo e l’opposizione in un paese multireligioso”, e denunciando l’avanzata dei gruppi fondamentalisti islamici e terroristi tra le fila dei ribelli:
“I militanti che combattono laggiù che arrivano dai paesi arabi, dall’Occidente e persino dalla Russia, sono un fatto che ci preoccupa molto. Chi ci dice che non torneranno nei nostri paesi forti delle cose che hanno imparato in Siria?”
Tharoor ricorda che al giorno d’oggi questa preoccupazione è ufficialmente condivisa dai governi europei e da quello statunitense, mentre si può ben affermare che ai tempi era pressochè inesistente.
Nell’articolo viene ricordato anche che già nel novembre del 2011 il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov criticò le maggiori potenze mondiali – Stati Uniti compresi – perché non stavano contribuendo a fare pressione sull’ opposizione siriana invitandola a discutere con Assad”.
Inoltre, il giornalista cita un incontro avvenuto alle Hawaii fra i ministri degli Esteri dei paesi dell’Asia-Pacific Economic Cooperation, in cui lo stesso Lavrov disse: “sentiamo la responsabilità di fare tutto il possibile affinché in Siria inizi un dialogo interno”.
L’articolo di Tharoor si conclude ricordando che l’appello dei russi al dialogo poteva benissimo essere un bluff, ma col senno di poi, costituiva effettivamente un’opportunità di una precoce rappacificazione, che oggi appare molto lontana, ma il governo statunitense in tal periodo non voleva compromessi e credeva che un cambio di regime in Siria sarebbe stato un «inevitabile» dato di fatto.
Facendo alcune considerazioni sulla tematica trattata nell’articolo, si può sostenere che l’atteggiamento russo nei confronti della Siria sia stato indubbiamente prudente e responsabile, al contrario dell’irresponsabile e sfrontata presa di posizione di USA e alleati, intenzionati a procedere per un’intervento militare contro Assad, intervento che avrebbe portato la Siria a diventare una colonia del fondamentalismo e del terrorismo islamista.
Situazione, che grazie al veto della stessa Russia e della Cina, è stata scongiurata.
Dopo aver interrotto le importazioni di mais ogm americano, a sorpresa la Cina ferma anche le contestate produzioni interne. Così pure il governo russo, che in questo modo risponde alle sanzioni e allo stesso tempo si fa bello davanti ai suoi elettori, sempre più fervidi appassionati di biologico.
Si chiama geopolitica del biologico, quella strategia di ribellione all’Occidente basata sulle fondamenta dello sviluppo di una nazione: il cibo. Il ministro dell’Agricoltura cinese qualche giorno fa ha definitivamente chiuso il programma di coltivazione di riso e mais ogm, ufficialmente in risposta alle crescenti proteste di una popolazione sempre più allarmata sulle conseguenze per la salute e l’ambiente del cibo geneticamente modificato.
Ma la Cina non è certo famosa per la sensibilità dei governi all’opinione pubblica, e infatti la mossa sembra essere legata (anche) al fatto che il Paese sta raggiungendo l’auto-sufficienza nella produzione di riso e adesso può permettersi di lasciar perdere i poco amati ogm ma soprattutto di dire di no alle importazioni Usa (che utilizzano ogm e non hanno l’obbligo di segnalarlo in etichetta), cosa che è costata agli Stati Uniti quasi 3 miliardi di dollari.
Anche l’opinione pubblica che pretende bio, del resto, sembra mossa più da un sentimento anti-occidentale che da una convinzione scientifica. La produzione biologica è associata sempre di più all’auto-produzione locale e indipendente (indipendente dalle multinazionali occidentali, come la Monsanto), e in più sana e amica dell’ambiente. Qualcosa di simile ha fatto, qualche mese prima, la Russia, che ha detto basta alle importazioni di cibo ogm dagli Usa. Il premier Dmitry Medvedev ha spiegato che il Paese ha abbastanza spazio e mezzi per produrre cibo biologico – non semplice cibo – per tutti i suoi cittadini: sano, bello e russo. E ha aggiunto che se proprio gli americani vogliono coltivare prodotti ogm, se li mangino pure. Tiè.
Per spiegare meglio la dinamica si cita spesso l’Afghanistan: dove una volta fiorivano papaveri da oppio, oggi crescono colture di soia ogm, la cui semina dipenderebbe strettamente dal compatto gruppo di multinazionali occidentali che ne detiene il monopolio.
A pensar male si fa presto, e la cosa assume spettrali ombre imperialiste: fino a che punto gli ogm possono minare la sovranità di un Paese e la sua (magari futura) indipendenza?
Sarebbe insomma per convenienza politica che Paesi come la Russia (sottoposta a sanzioni dopo la crisi ucraina, ma capacissima di rispondere a sua volta con altrettante sanzioni, guarda un po’ proprio nel settore agro-alimentare) e la Cina cavalcano l’onda della paura-ogm tra la popolazione, a favore della voglia di km-zero e biologico auto-prodotto. Stessa cosa sta facendo l’Iran, dove l’80% della produzione è biologica, e le sanzioni sembrano finora aver penalizzato di più l’Occidente.
Le aziende farmaceutiche che stanno lavorando ad un farmaco per combattere il virus che colpisce l’Africa riportano i loro risultati a Fort Detrick, un enclave del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti accusato di sviluppare armi biologiche.
Nella trionfante e appena inaugurata serie televisiva nordamericana “Helix” una squadra dell’elite dei biologi del Centro di Controllo per le malattie infettive, organismo appartenente al Pentagono, atterra in una base militare dell’Artico per evitare che il grado zero di un virus mortale scoperto in quel luogo si espanda al resto del mondo.
Equipaggiati con uniformi totalmente “blindate” per evitare di essere contagiati gli specialisti iniziano una misera lotta con i capi militari che rifiutano di fornire informazioni sulle rischiose ricerche riguardo i “mutageni” e “transgenici” sviluppate dalle unità militari su ordine della Casa Bianca.
Finalmente un uomo del Pentagono, schietto con i medici, sputa loro un ordine indiscutibile: “Qui comandiamo noi”. La medicina al servizio del potere, è chiaro. Ora ci siamo, così Helix potrà mettere la parola fine all’ultima notizia venuta dalla lotta contro il mortale Ebola.
Ufficialmente il direttivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità discute circa la possibilità di utilizzare in Africa occidentale un medicamento sperimentale, un farmaco antivirale denominato Zmapp, che avrebbe dato risultati positivi negli Stati Uniti su persone infettate dal virus. Però, i sottotitoli non scritti sono altri.
Secondo diverse inchieste dei media che studiano l’intricato legame esistente tra il Pentagono e alcune evoluzioni medicinali avvenute tra i giganti farmaceutici come Mapp Biopharmaceutica o l’azienda canadese Tekmira Pharmaceuticals, che lavorano per brevettare la pillola magica contro Ebola, siamo ben lontani dall’essere filantropi umanitari, questi potrebbero monopolizzare un mercato multimilionario e, nel peggiore dei casi, sviluppare un arma biologica letale.
Potrebbe sembrare una teoria cospirativa però è un dato di fatto, e non un evento della serie Helix, che un vice presidente come il duro Dick Cheney è riuscito ad approfittare della crisi sanitaria dovuta all’influenza A nel 2008 per vendere il brevetto dell’antivirale Tamiflu, efficace tanto quanto un placebo, alla multinazionale svizzera Roche.
Il virus di Ebola non è soltanto un problema che affligge il sistema sanitario pubblico africano. Dieci giorni fa i dirigenti della OMS hanno dichiarato la massima allerta prevista dai loro protocolli e hanno decretato una “emergenza sanitaria globale”. Inoltre con la morte del sacerdote Miguel Pajares all’Ospedale Carlos III di Madrid i certificati di morte di Ebola hanno avuto il primo caso nel territorio europeo. Secondo una fonte ospedaliera sentita dal portale web dello spagnolo El Periòdico il decesso di Pajares è stato macabro. “Il paziente ha avuto grosse complicazioni renali, di fatto non urinava, è stato anche affetto dal tifo, ha sofferto di problemi cardiaci e aveva perso tutte le difese, non è stato più possibile salvare la sua vita. Ebola se l’è mangiato in tutto e per tutto”, ha detto una persona dell’equipe medica che ha cercato di salvare la vita del parroco infettato in Liberia. Ovviamente la morte di Pajares ha fatto precipitare il dibattito nella comunità internazionale sulla necessità di accelerare un intervento sanitario efficace nei paesi infettati dell’Africa occidentale. Per questo motivo la “cupola” dell’OMS ha cominciato a discutere questa settimana a Ginevra la possibilità di utilizzare un farmaco sperimentale, chiamato ZMapp, che presumibilmente ha salvato la vita a due americani membri di una ONG, operante in Guinea, rimpatriati negli Stati Uniti quando i sintomi di Ebola cominciavano ad intaccare il loro sistema immunologico.
“Sappiamo che il medicinale è stato somministrato a due americani che hanno contratto la malattia qui e pertanto saremmo favorevoli al suo invio nel nostro stato” ha detto il Capo di Stato della Liberia Ellen Johnson-Sirleaf. L’ordine è musica per le orecchie del presidente Barack Obama, bisognoso di recuperare posizioni geopolitiche in Africa, dove la presenza cinese è cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni.
Ricapitolando, una holding farmaceutica legata al Pentagono avrebbe il know-how necessario per sviluppare un antivirale efficace contro Ebola. Però secondo gli esperti la complicità del complesso militare americano con lo sviluppo di armi biologiche potrebbe portare ad un’altra conclusione: la cura del virus può significare averne il controllo per riutilizzarlo in un secondo momento per infettare popolazioni in territorio nemico. “E’ risaputo a livello internazionale che da molti anni il governo degli Stati Uniti, in modo particolare il Pentagono, utilizza le installazioni di Fort Detrick come laboratorio per lo sviluppo di armi chimiche e biologiche, per il controllo di tutti i tipi di virus, i cosiddetti agenti patogeni esotici e di tutto ciò che può essere utilizzato contro ciò che viene considerato un pericolo al regime stabilito”, avverte il giornalista del portale El Periòdico, Nèstor Gàrcia Iturbe, in un pezzo intitolato “Ebola e il Pentagono”.
Altre reti d’informazione, come la canadese Global Research o l’agenzia moscovita RT, sono d’accordo nel segnalare Fort Detrick come un oscuro enclave dove lavorano ricercatori farmaceutici intenti a trovare una cura a Ebola. “La medicina che curerà l’infezione da Ebola sta per essere sviluppata da una compagnia biotecnologica con sede a San Diego chiamata Mapp Biopharmaceutica la cui squadra scientifica lavora con l’esercito americano a Fort Detrick.
Questa unità è un centro di ricerche biologiche e sviluppo di armi chimiche che è accusata di inoculare il virus come l’HIV, Ebola, la peste bubbonica, l’antrax o il virus del Nilo Occidentale. L’intervento di Washington per alleviare gli effetti di Ebola in Africa è preoccupante. Dobbiamo ricordare che il governo degli Stati Uniti è stato denunciato per numerosi casi di bioterrorismo in Guatemala, Portorico, Cuba e Corea del Nord” ha riassunto la giornalista di RT Karen Mèndez.
Il bioterrorismo è la nuova tendenza delle penne di Hollywood però siamo lontani dalla fantascienza. Inoltre il presidente Obama nel 2010 ha riconosciuto ufficialmente il fatto che il Servizio di Sanità Pubblica del suo paese abbia infettato intenzionalmente negli anni ’40, e senza preavviso, malati di mente e detenuti rinchiusi in Guatemala con sifilide e gonorrea per studiare gli sviluppi delle malattie sessuali. Inoltre, recentemente, l’organismo Serpaj, del Paraguay, ha denunciato che durante una presunta missione umanitaria del Comando Sud nel Chaco paraguayano, trascorso nel governo di Fernando Lugo, i marines si “nascosero” dietro l’esercito Medrete per sterilizzare forzatamente donne povere di campagna. “L’11 febbraio di quest’anno una virologa nordamericana che stava lavorando col virus di Ebola ha avuto un incidente quando una ago infetto gli punse un dito, è stata ristretta in una speciale area d’isolamento per trenta giorni. A quanto pare il trattamento è stato efficace e la virologa, il cui nome non è stato fatto conoscere, è stata reintegrata al suo lavoro. Inoltre, in questo momento, si trova in fase sperimentale un siero segreto denominato Zmapp dal Pentagono.
Questo siero è prodotto dall’azienda farmaceutica Mapp Biopharmaceutical, con sede a San Diego, impresa quasi del tutto sconosciuta, fortemente vincolata però al Dipartimento della Difesa, quindi non c’è da stupirsi che sia un’impresa di facciata che il Pentagono e la CIA utilizzano per realizzare esperimenti che legalmente non potrebbero fare e a cui il Congresso si opporrebbe fortemente”, maneggia e collega l’oscuro prontuario sanitario del Pentagono l’editorialista Garcìa Iturbe.
La medicina può anche essere vista come un intervento del potere sul corpo dice nei suoi famosi saggi il semiologo francese Michel Foucault. Ebola, per ora, sembra essere un fantasma atroce e invisibile. Il dispositivo sanitario militare che lo maneggia può contare su un sapere strategico.
Indubbiamente, in questa gara, il Pentagono è partito prima.
Se non rallentano, gli effetti dei cambiamenti climatici potrebbero portare la febbre dengue anche in Europa, in particolare nelle più popolari mete turistiche, compresa l’Italia.
Lo ha scoperto uno studio della University of East Anglia, pubblicato sulla rivista ‘BMC Public Health’. I ricercatori hanno utilizzato i dati provenienti dal Messico, dove la dengue è presente, e una serie di informazioni sui paesi dell’Unione Europea. Dall’analisi dei dati è emerso che le regioni costiere nel Mediterraneo e nell’Adriatico, la pianura Padana e il Nord-Est Italia sono più a rischio.
La dengue è una malattia tropicale causata da un virus che si diffonde attraverso le zanzare, con sintomi quali febbre, mal di testa, dolori muscolari e articolari. Ogni anno, la dengue infetta 50 milioni di persone in tutto il mondo e causa circa 12.000 morti, soprattutto nel Sud-Est Asiatico e nel Pacifico occidentale. Questo perché le zanzare che trasmettono il virus prosperano in condizioni di caldo e umido.
Casi locali come quelli riportati in Francia e in Croazia nel 2010, mostrano chiaramente che la dengue può essere trasmessa in Europa. I ricercatori hanno così deciso di valutare le probabilità che il virus possa stabilirsi nel Vecchio Continente a causa dei cambiamenti climatici. Dai risultati è emerso che l’Europa corre questo rischio.
Il tasso d’incidenza potrebbe passare dai 2 ogni 100mila abitanti ai 10 ogni 100mila abitanti entro il periodo 2071-2100. Le aree considerate più a rischio sono: la Pianura Padana in Italia, il Mediterraneo spagnolo e in generale il Sud della Spagna.
“Il nostro studio – ha detto Paul Hunter, scienziato che ha coordinato lo studio – ha dimostrato che il rischio di febbre Dengue è destinato ad aumentare in Europa per il cambiamento climatico, ma che quasi tutto il rischio in eccesso cadrà sulle zone costiere del mar Mediterraneo e Adriatico e nella parte nord-orientale d’Italia, in particolare la pianura Padana”.
EBOLA-Periodo di incubazione: tra i 2 e i 21 giorni
Contaminazione: attraverso i fluidi corporei
Sintomi: in una prima fase forti febbri, debolezza, dolori muscolari, mal di testa, infiammazione alla gola. In una fase più avanzata vomito, diarrea, infiammazioni cutanee, emorragie interne ed esterne. In una fase finale arresto delle funzioni renali, epatiche e conseguente morte.
Rimedi: nessun vaccino ne trattamento conosciuti. (Qualcuno sostiene che possano aiutare pratiche della medicina complementare come l’uso di argento colloidale, cloruro di magnesio e la vitamina C ad alte dosi).
Ecco la carta d’identità del virus dell’Ebola, ufficialmente scoperto nel 1976 in Congo (ex Zaire), nella valle Ebola.
Si tratta del virus perfetto dal punto di vista della sua pericolosità. L’unico difetto? Non si trasmette per vie aeree e quindi il contagio è più difficile. Almeno per ora.
Il Dott. Gary Kobinger della Public Health Agency of Canada sta oggi lavorando su un cocktail di farmaci che potrebbe rappresentare un valido trattamento contro l’Ebola, la notizia è dei primi di agosto.
Il Dottor Kobinger è lo stesso che due anni fa aveva pubblicato un articolo e rilasciato diverse interviste circa la possibilità di trasmissione dell’Ebola per via aerea. Sebbene il virus sopravviva per poco tempo fuori dai fluidi corporei si è dimostrato come attraverso goccioline di aerosol questo si possa trasmettere nelle immediate vicinanze al contagiato. Studio tra l’altro che si trova su Nature, una delle più prestigiose riviste scientifiche al mondo.
Fonti:
L’Ebola quindi potenzialmente può rappresentare il più letale virus in circolazione. Il virus perfetto per la più grave pandemia della storia. Se esistesse un ceppo di Ebola-virus trasmissibile per via aerea questo rappresenterebbe un’arma biologica perfetta.Il contagio è partito in Africa: Sierra Leone, Guinea, Liberia e Nigeria sono gli Stati finora colpiti. Sembra che il primo focolaio si sia acceso in Sierra Leone dove tra l’altro ha sede l’ospedale meglio attrezzato per trattare i casi di Ebola, il Kenema Hospital. Fonte: Africa.
Questo centro ha anche un laboratorio di ricerca attivo da anni nello studio dei virus dell’Ebola e della febbre di Lassa, una grave forma di febbre emorragica. E’ proprio da qui che partono i primi fili che ci portano nel dietro le quinte. Da anni infatti il Kenema Lab della Sierra Leone è stato il punto di riferimento per gli studi sull’Ebola: numerose sono le pubblicazioni scientifiche a tal proposito. Prendiamo ad esempio questa pubblicazione scientifica LassaFever.
Senza entrare nel merito dei suoi contenuti possiamo leggere in prima pagina i nomi dei ricercatori e delle istituzioni che lavorano al Kenema Lab in Sierra Leone:
WHO World Health Organization – Geneva Switzerland
In poche parole l’esercito americano e l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità – in inglese WHO – World Health Organization) stanno lavorando, da almeno 10 anni, sull’Ebola proprio là dove è scoppiata l’epidemia. La coincidenza vuole che dal 2009, il magnate della finanza, George Soros, abbia attivato, tramite la sua fondazione Open Society Foundations, progetti di finanziamento in Sierra Leone e Liberia nei quali sono anche previsti fondi per sostenere il sistema sanitario e la ricerca contro le malattie mortali presenti.
Fonte Reuters.
Fonte: Sito ufficiale Open Society
E’ molto probabile che qualche soldo sarà arrivato anche al Kenema Center, dove lavorano ricercatori dell’esercito americano e della WHO. Ed è sempre in questa stretta cerchia che si sta lavorando anche al vaccino per l’Ebola e la Febbre di Lassa. Del resto è proprio un ricercatore dell’USAMRIID, Tom Kzaisek ad aver messo a punto il sistema per diagnosticare l’Ebola.La giornalista austriaca Jane Burgermeister, famosa per aver denunciato nel 2009 la connivenza tra interessi farmaceutici e la WHO, spiegando come l’influenza suina fosse solo uno spauracchio agitato dalla WHO per permettere di vendere vaccini, nell’aprile del 2014 scrisse al responsabile della comunicazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Glenn Thomas, per chiedere informazioni e chiarimenti circa l’epidemia di Ebola.
Qui potete trovare pubbliche le mail che la Burgermeister ha inviato alla WHO.
Glenn Thomas, in quanto responsabile della comunicazione della WHO, era la persona più indicata e molto probabilmente a conoscenza di tutte le attività della WHO in Africa circa l’Ebola. Purtroppo Glenn Thomas è una delle vittime dell’incidente del volo Malese MH17 abbattuto in Ucraina.
Il cordoglio ufficiale della WHO La notizia alla BBC
Riassumiamo quanto emerso:
L’epidemia di Ebola è scoppiata in Africa tra le Sierra Leone e la Guinea
In Sierra Leone è presente il Kenema Center: l’ospedale ed il laboratorio di ricerca più avanzati in Africa per lo studio sull’Ebola e la febbre di Lassa
George Soros finanzia progetti di ricerca in Sierra Leone e Liberia
Al Kenema Center in Sierra Leone lavorano ricercatori della WHO e dell’esercito americano (USAMRIID)
Il responsabile della comunicazione della WHO è morto nell’incidente aereo del volo Malese MH17 abbattuto in Ucraina
A proposito di Ucraina: Soros tra l’altro sostiene apertamente (ed economicamente) la rivoluzione Ucraina.
Trascrizione ufficiale di una video intervista rilasciata da Soros alla CNN
Tra le varie attività Soros ha istituito una fondazione che sostiene lo spirito della rivoluzione ucraina.
Dal sito ufficiale della fondazione di Soros – Open Society Foundation
http://www.opensocietyfoundations.org/about/offices-foundations/international-renaissance-foundation http://en.wikipedia.org/wiki/International_Renaissance_Foundation Certamente non è possibile correlare direttamente Soros a tutti questi fatti, si tratta tuttavia di un interessante esempio concreto su come si muova il mondo delle “eminenze grigie” della finanza: tessere fili ovunque e all’occorrenza unirne alcuni. Si farebbe un errore a centralizzare su di lui ogni cosa, lo abbiamo preso solo come esempio.
Sempre Soros ha da poco attivato un progetto di centri di solidarietà in Grecia, spazi multi funzionali per prendersi cura della salute delle persone ed aiutarli a far fronte alla crisi.
Notizia dal The Guardian
Dal sito della Open Society Foundations:
Giochiamo alla fantapolitica, se scoppiasse in Grecia un’epidemia di Ebola questi centri sarebbero perfetti per ospitare i contagiati. Quando poi verranno messi a punto la cura ed il vaccino contro l’Ebola probabilmente scopriremo che è lo stesso Soros (ed i suoi affiliati) a possedere quote delle aziende che vendono questi prodotti. Speriamo che almeno non sia una vaccinazione imposta con la forza!
– Siamo nella fantapolitica, ne siamo consapevoli –
Non è quindi difficile immaginare come dietro certi avvenimenti ci possano essere delle regie di uomini di potere che usano fondazioni, istituzioni ed aziende come burattini a loro disposizione.
A proposito di regia, nel 1995 è uscito un film con Dustin Hoffman: “Outbreak”
La storia di come un ceppo molto forte del virus Ebola, nel film chiamato Motaba, partito dall’Africa sia arrivato fino in America dando origine ad un’epidemia. Il governo americano decide di istituire la legge marziale (militarizzazione del territorio) per contenere l’epidemia. E nelle primissime scene del film si vede come il virus veniva studiato già da tempo presso i laboratori dell’esercito americano, puta caso la USAMRIID, proprio lei! Guardatelo coi vostri occhi dalle scene iniziali del film.
Ultrapak – Sul mercato non ha eguali e permette di dire addio una volta per tutte ai dispositivi scarichi.
Altro che Twilight, i vampiri siamo noi. Non chiediamo sangue, ma energia e stiamo diventando così ingordi di elettroni che non ci bastano mai.
Tra smartphone, tablet, computer e macchinette fotografiche, basta muoversi un attimo da casa per andare in panico. Se dieci anni fa ci avessero detto che i telefoni del futuro sarebbero stati costantemente scarichi avremmo riso. E invece è ciò che accade ogni giorno.
La soluzione però c’è e si chiama batteria supplementare.
Sul mercato ne esistono centinaia di modelli più o meno capienti o costosi ma hanno tutti un difetto: sono lenti. La velocità di ricarica è snervante e così siamo costretti ad andare in giro con il cellulare sempre attaccato alla batteria come fosse un catetere.
In realtà però una cura alla nostra ingordigia elettronica è arrivata. Non costa poca ma promette di eliminare tutti i problemi alla radice. Si chiama Ultrapak ed è una batteria che ricarica smartphone e tablet otto volte più velocemente delle concorrenti.
Tradotto in soldoni significa che potrai caricare completamente un iPhone 5S in 15 minuti, quando con lo stesso ammontare di tempo raggiungeresti solo il 9 per cento della carica usando il caricatore a muro. Questo grazie a una tecnologia proprietaria chiamata Ultra-X che elargisce 31,25 watt contro i 5 del caricatore a muro dell’iPhone, i 10 di quello del Galaxy S5 e i 12 watt dell’iPad, il dispositivo che ha uno dei caricatori più potenti sul mercato.
La batteria delle meraviglie al momento è disponibile in due taglie. La prima, chiamata Go, ha una capacità di 3mila mAh, abbastanza per caricare due volte un iPhone 5S, una volta il Galaxy S5 e un terzo dell’iPad Air.
Il prezzo è di 59,99 dollari, circa 45 euro, e si può acquistare sul sito della casa produttrice, Unu. La seconda, chiamata Tour, è più grande, 13,6 x 7 x 1,7 centimetri (contro 10 x 5,2 x 1,7), ma è anche più capiente. Raggiunge infatti i 10mila mAh, abbastanza per ricaricare più volte qualsiasi smartphone e per raddoppiare l’autonomia dei tablet e si carica completamente in 95 minuti. Il prezzo qui sale a 99,99 dollari, circa 74 euro. Il bello poi è che Ultrapak è ultraveloce anche nella ricarica di se stessa. A seconda del modello infatti ci mette 30 o 95 minuti. Che dire, davvero stupefacente.
Pazza idea…è la prima frase che ho pensato guardando la collezione accessori Moschino autunno/inverno 2014/15!!
Si perché sono tutti esclusivi e non ricordano nulla che abbiamo già visto!
Quando si parla di moda, l’ispirazione per le tendenze può arrivare dagli elementi più disparati.
La nuova chiave estetica sembra essere il fumetto e lo stile divertente e ironico dei Cartoon. Se anche voi vi sentite ancora un pò bambine, è il momento di giocare con lo stile.
Moschino è da sempre sinonimo di originalità, grinta, colore e fantasia, elementi che non mancano nella nuova collezione di borse pensata per l’autunno/inverno 2014/15.
I colori sono abbastanza forti da farsi notare, pronti a dare vita a splendidi modelli che ricordano i mitici anni ’80. Il motivo Spongebob e la fantasia ispirata al famoso fast-food tappezzano zaini, shopping bag e borse di piccola grandezza, tra cui gli esclusivi modelli a tracolla, con logo M in giallo su sfondo rosso.
Tutte le borse firmate Moschino sono impreziosite da dettagli fashion quali catene in metallo gold in pendant con il logo impresso sulla zona del pannello inferiore.
Fanno parte della nuova collezione targata Moschino, le bellissime shoppers, comode e capienti, perfette per inserire al loro interno tutto il necessario, le tote, le simpaticissime tracolle gusto rock per i modelli che imitano il giubbotto da biker, dotati di zip e logo dorati, disponibili in versione mini bag e in formato zaino.
Messaggi subliminali Biancaneve e i sette nani – Se in passato vi foste interessati a questa vicenda, molto probabilmente avreste già abbastanza presenti gli elementi che fin ora vi abbiamo sottoposto, che sono, in pratica, quelli maggiormente passati agli onori della cronaca, diffusi dai mass-media e facilmente reperibili sul web.
Ci sono però ulteriori prove e collegamenti occulti che non sono molto conosciuti e che invece in questo articolo vorremmo elencare e discutere, in modo da approfondire in maniera plenaria questo argomento.
Ma prima di esaminare ulteriori immagini, ci soffermeremo sull’analisi dei contenuti e dei personaggi di alcuni lungometraggi animati tra i più cari allo stesso Walt Disney.
“Biancaneve e i sette nani”, basato sull’omonima fiaba dei fratelli Grimm, è stato il primo film d’animazione realizzato da Walt Disney, nel 1937.
Un docente di storia della televisione della “New York University”, Mitchell Stephens, afferma che ad ogni “piccolo uomo” corrisponda un disagio provocato dalla cocaina; ricordiamo che l’istigazione all’uso della cocaina è uno dei capi d’accusa del processo del 2004.
Secondo il professore “se il nome della protagonista, in lingua originale “Snow White” (n.d.r.), è già un chiaro riferimento alla polvere bianca, quelli dei nani rappresentano i principali effetti dannosi derivanti dall’assunzione di cocaina”. Assegna così, prendendo spunto dal significato letterale del loro nome, un “ruolo” ad ogni piccolo amico di Biancaneve:
Cucciolo (Doopey = sfatto); rappresenta il primo sintomo della dipendenza da cocaina, cioè il repentino cambiamento d’umore;
Dotto (Doc = dottore); è simbolo dell’onniscienza ed onnipotenza che si prova soprattutto dopo la prima assunzione;
Brontolo (Grumpy = irritabile); sottolinea il nervosismo e l’istabilità psichica causati dall’astinenza;
Gongolo (Happy = allegro); ritrae l’euforia momentanea che si verifica appena dopo l’assunzione della sostanza stupefacente;
Mammolo (Bashful = schivo); incarna gli stadi “post-trip”, in cui il soggetto evita rapporti umani e sociali;
Eolo (Sneezy = che starnutisce); indica i danni che questa droga produce all’apparato respiratorio, nello specifico, orofaringeo e nasale;
Pisolo (Sleepy = assonnato); è l’ultimo sintomo dell’assunzione di cocaina, ovvero stanchezza patologica, sonnolenza e dolori articolari.
Islanda: massima allerta per il vulcano Bardarbunga – Le prime immagini girate poco fa e divulgate da Youreporter, mostrano l’area a nord del vulcano, quella indicata dagli esperti come la più pericolosa.
Qui infatti, in caso di inizio di un’eruzione, giungerebbe un’enorme massa d’acqua dovuta allo scioglimenti dei ghiacci.
Per questo è stata evacuata un’area enorme e le evacuazioni sono state ulteriormente estese nelle ultime 48 ore, comprendendo anche la cascata di Dettifoss.
Scosse di terremoto
Circa 500 scosse di terremoto, fra cui due di magnitudo superiore a 5.0, hanno scosso da mezzanotte la zona del vulcano Bardarbunga, in Islanda, facendo aumentare le preoccupazioni che gli spostamenti del magma possano scatenare un’eruzione.
Lo riferisce l’ufficio meteorologico islandese, che domenica aveva abbassato da rosso ad arancione il livello di allerta per l’aviazione.
Nel 2010 l’eruzione di un altro vulcano islandese, l’Eyjafjallajokul, aveva provocato il caos nel traffico aereo internazionale per una settimana, con la cancellazione di oltre 100mila voli. Allora lo spazio aereo europeo era stato chiuso per cinque giorni per timore che le ceneri vulcaniche potessero danneggiare i motori degli aerei.
La “strana” simbiosi tra gli interessi dell’ISIS e la politica estera USA – A seguito dei tremendi crimini commessi dalle forze terroristiche dell’ISIS in Iraq, il presidente statunitense Barack Hussein Obama ha fatto intendere che non ci sarà nessuna tolleranza verso il terrorismo islamista.
Chi segue le vicende mediorientali sicuramente si sarà accorto del paradosso con cui lo stesso Obama e la maggior parte dei mass media occidentali hanno trattato e trattano l’avanzata dell’islamismo radicale in tale area.
Difatti i terroristi oggi deprecati, sono gli stessi che ieri erano lodati, armati e finanziati in Siria.
La stessa ISIS ha iniziato la propria avanzata proprio dalla Siria, dove, insieme al Fronte Al Nusra (legione di Al Qaeda in Siria), costituiva uno dei gruppi islamisti più combattivi conto il governo di Assad.
In questo paese, tali gruppi si sono macchiati di enormi crimini, ma ciò non è mai stato un problema per Obama e gli strateghi che guidano la politica estera statunitense. Anzi, Obama aveva anche preparato un’intervento militare a sostegno di tali gruppi, che se non fosse stato per il veto di Russia e Cina, sarebbe andato in porto, e la Siria sarebbe stata interamente conquistata dal terrorismo islamista.
Tra l’altro, lo stesso Obama aveva armato, finanziato e sostenuto, gli stessi terroristi di Al-Qaeda in Libia, e difatti dopo l’intervento degli USA, il paese è diventato ed è ancora una “Woodstock del terrorismo”.
Di terrorismo islamista, della presenza di Al Qaeda, ISIS e gruppi del genere in Siria, nella cosiddetta “informazione alternativa” (compreso questo blog) se ne parlava da anni, mentre i mass media solo raramente hanno accennato a tali fatti, facendo passare la cosiddetta “rivoluzione siriana” come un’idilliaca rivolta per libertà e democrazia, invece di un’insurrezione armata, perlopiù eterodiretta dall’estero, monopolizzata da gruppi islamisti e terroristi.
Essenzialmente si può ben dire che gli interessi dell’ISIS risultano “paradossalmente” in simbiosi con gli obiettivi della politica estera statunitense.
Infatti, entrambi hanno in comune il fine di rovesciare il governo di Assad, scomodo per gli uni in quanto accusato di essere “infedele”, e per gli altri in quanto a capo di uno stato fondato su una solida sovranità popolare e nazionale.
D’altronde, la stessa ISIS e l’avanzata dell’islamismo radicale in Siria, faceva fortemente comodo agli strateghi della politica estera statunitense. Il senatore John Mc Cain, durante la sua visita in Siria di maggio 2013, si fece pure una foto con esponenti di tali gruppi.
Tra gli altri, in tale foto è presente il terrorista dell’ISIS Abu Moussa, che stando a quanto riportato da diversi giornali esteri, tra cui l’Independent e il Daily Mail, sembra che sia stato ucciso da un’attacco aereo siriano il 20 agosto.
Le pose di Mc Cain con i “nemici” terroristi non sono certo una novità: difatti è nota la memorabile foto che quello che era all’epoca il consigliere di sicurezza nazionale degli USA, Zbigniew Brzezinski, si fece con un giovane Osama Bin Laden, in Afghanistan nel 1979.
Recentemente anche l’ex segretario di Stato statunitense Hillary Clinton, ha affermato in un’intervista concessa a Jeffrey Goldberg del giornale web “The Atlantic”, che sulla crescita e l’avanzata dell’ISIS, la politica estera statunitense ha delle grosse responsabilità. Riferendosi al sostegno dato dagli USA alla rivolta siriana, la Clinton ha precisamente affermato che:
“È stato un fallimento. Abbiamo fallito nel voler creare una guerriglia anti Assad credibile. Era formata da islamisti, da secolaristi, da gente nel mezzo. Il fallimento di questo progetto ha portato all’orrore a cui stiamo assistendo oggi in Iraq”.
Ultimamente nel web si è anche parlato molto di una notizia lanciata dal sito statunitense “Veterans Today” secondo cui lo stesso leader di ISIS, Abu Bakr al-Baghdadi, non sarebbe altro che un’agente del Mossad, e il suo vero nome sarebbe Shimon Elliot.
Naturalmente tale teoria, non avendo oggettive prove, rimane solo un’ipotesi che a prima vista per molti potrebbe apparire assurda, anche se si rivelasse plausibile, non sarebbe poi una grande sorpresa, contando anche il fatto che si è scoperto che buona parte dei terroristi dell’ISIS sono di origine straniera, compreso il killer responsabile dell’omicidio del giornalista statunitense James Foley.
L’unica cosa certa di questa questione al momento, è che i terroristi dell’Isis che stanno destabilizzando la Siria e l’Iraq, fanno indubbiamente il gioco delle monarchie del Golfo (specializzate nel finanziare sovversioni islamiste), degli strateghi della politica estera statunitense e ad Obama, che in tal modo vorrebbe consolidare il suo consenso presso il popolo statunitense, ergendosi come “liberatore” e “distruttore” del terrorismo, da lui stesso ben tollerato e armato in Libia e Siria.
Naturalmente a perderci in tutto questo sono i popoli siriano e iracheno, e sopratutto i gruppi religiosi e etnici (cristiani,drusi,Yazidi,curdi ecc), che risultano da ostacolo alla politica genocida dell’ISIS.
Ebola: il siero sperimentale arriva dal tabacco – Per anni gli scienziati hanno cercato un modo poco costoso e rapido per fabbricare vaccini, anche facendo esperimenti su quella che appariva come una fonte improbabile: le piante di tabacco.
Il siero sperimentale iniettato ai due pazienti americani colpiti dal virus dell’Ebola è stato prodotto con questa nuova tecnica.
L’idea di base è trasformare le piante di tabacco in fabbrica di proteine. Ovviamente queste piante, malgrado le loro molteplici qualità, non sono naturalmente inclini a produrre proteine umane e dunque è a questo punto che interviene la genetica.
Il siero sperimentale destinato a curare il virus Ebola, ZMapp, è stato sviluppato da una piccola società americana, la Mapp Biopharmaceutical, e prodotto in una fabbrica del Kentucky di proprietà della società Reynolds American. Reynolds American è specializzata nella coltivazione del tabacco perchè fabbrica e distribuisce diversi marchi di sigarette, fra i quali Camel, Lucky Strike, Pall Mall e Winston. Il siero è una combinazione di tre anticorpi, proteine che permettono al sistema immunitario di neutralizzare gli agenti patogeni invadenti.
La sostanza attiva di un vaccino è destinata a stimolare le difese naturali dell’organismo. Per ottenere anticorpi contro il virus Ebola, gli scienziati hanno infettato dei topi da laboratorio e raccolto i loro anticorpi. Tuttavia gli anticorpi dei topi devono essere “umanizzati” sostituendo gli elementi dei topi con l’equivalente umano.
E’ un lavoro difficile. E’ a quaesto punto che arrivano le piante di tabacco. I geni capaci di generare gli anticorpi sono stati inseriti in un virus che infetta in maniera specifica le piante di tabacco. I virus sono un eccellente mezzo nello studio della biologia molecolare e cellulare. Permettono la manipolazione di funzioni cellulari e in questo caso obbligano la pianta a fabbricare anticorpi.
L’ultima tappa è la raccolta e l’estrazione delle proteine.
Il vaccino è sperimentale ma per i due pazienti americani si è rivelato efficace. Allora perchè non mandarne un carico in Africa per curare le centinaia di persone colpite dal virus? Perchè – spiegano gli scienziati – ottenere proteine a sufficienza per una dose di siero è una cosa, vaccinare un’intera popolazione è un’altra cosa.
Nel caso dei paesi africani, dove si conta poco meno di un migliaio di persone contagiate, ci vorrebbero mesi.
Allarme Globale: le risorse biologiche del pianeta si stanno esaurendo! – Il World Wide Fund for Nature (Fondo Mondiale per la Natura) ha lanciato l’allarme globale: “dal 19 agosto 2014 abbiamo superato le risorse biologiche del pianeta ed abbiamo consumato tutte le risorse rinnovabili che la Terra riproduce in un anno.” Cosa significa? Che abbiamo consumato più di quello che il pianeta ci offre in un anno..
Le previsioni degli esperti non sono positive: si calcola che nel 2025 la popolazione mondiale ammonterà a circa 8 miliardi di abitanti. Calcolando che è dall’anno 2000 che il nostro pianeta ha cominciato a vivere a “credito” il futuro dei nostri figli non sarà dei più rosei. Chiaramente stiamo parlando di più abitanti e più consumi delle risorse biologiche annuali.
In una intervista a Christophe Roturier, il direttore scientifico della sezione francese del WWF, ci aiuterà a schiarirci bene le idee. L’intervista è stata concessa al network di comunicazione “La Voce della Russia”.
Roturier esordisce ammonendo l’umanità contro lo sperpero delle risorse biologiche del pianeta: foreste, acqua, pesce e terreni agricoli, per creare in un anno tutte queste risorse avremmo bisogno di un pianeta e mezzo, dunque in parole povere le risorse del nostro pianeta non sono sufficienti per tutti.
Roturier ha affermato che anno dopo anno la data nella quale il pianeta esaurisce le risorse si anticipa, per esempio nel 2000 si parlava del 1 ottobre mentre nel 2014 la data del termine delle risorse è stata il 19 agosto.
Roturier inoltre ha affermato che naturalmente le quantità di queste risorse variano da paese a paese, chiaramente Stati Uniti, Giappone e Cina hanno bisogno attualmente di risorse quasi infinite. Fra 50 anni, di questo passo, avremo bisogno di due pianeti in grado di soddisfare le esigenze di tutti. Quindi Roturier ammonisce l’umanità spingendola a fare diversi passi indietro, cercando di aver cura di quello che abbiamo e soprattutto senza sperperi. Quali sono le possibili soluzioni a questo problema?
Secondo Roturier è necessario vivere secondo alcune “leggi non scritte”, guardando con coscienza dentro di noi e cercando di fare più attenzione. Le foreste per esempio devono essere salvate, il taglio dei boschi porta all’impoverimento della fauna, alla desertificazione ed al conseguente abbassamento del livello dei laghi e dei fiumi. Bisogna porre fine allo sfruttamento esagerato dei mari, degli oceani e della pesca eccessiva.
Concludendo Roturier si dichiara comunque ottimista a patto che l’atteggiamento egoistico nei confronti del pianeta venga messo da parte.
Bisogna sviluppare l’uso dell’energia solare costruendo centrali elettriche solari, usare il combustibile biologico ed altre tecnologie moderne di conservazione. Solo cosi potremmo garantire un futuro migliore alla generazioni future.
Un video ci fa vedere come l’alcool avvelena il nostro cervello – L’etanolo ha effetti micidiali sul sistema nervoso centrale dell’uomo, soprattutto nei casi di intossicazione acuta.
Che azione compie l’alcol sul nostro cervello?
L’etanolo, spiegano gli scienziati, ha conseguenze depressive sul sistema nervoso centrale dell’uomo, provocando un effetto ansiolitico e di disibinizione comportamentale.
A lungo termine, però, i danni possono essere gravi, risultando in una intossicazione acuta che danneggia il cervello.
Il meccanismo di interazione tra etanolo e recettori GABA in casi di intossicazione acuta da alcol è illustrato in questo interessante video di animazione, realizzato dall’illustratore e graphic designer australiano Sam Scopelliti.
L’ISIS, il terrorismo islamista e i mercenari esteri che stanno distruggendo la Siria e l’Iraq – Ultimamente nei mass media si è parlato molto dell’ISIS, il tremendo gruppo fondamentalista islamico che sta terrorizzando l’Iraq e la Siria.
L’organizzazione terroristica si sta rendendo responsabile di molti crimini e violenze nell’area.
Il 16 agosto, l’Osservatorio dei diritti umani siriano ha reso noto che i jihadisti hanno ucciso nelle ultime due settimane oltre 700 persone, e in Iraq è in corso da tempo una forte persecuzione verso Yazidi,curdi e cristiani.
Dal 29 giugno 2014 l’ISIS forma anche uno stato non riconosciuto al confine tra la Siria e l’Iraq, retto dal califfato guidato da Abu Bakr al-Baghdadi.
Secondo molti ricercatori, l’avanzata dell’ISIS non è un’evento completamente frutto del caso, ma rientra in un’orchestrata campagna di destabilizzazione della Siria e dell’Iraq, e una buona parte di combattenti presenti in essa non sono altro che mercenari di origine straniera.
Se questa ipotesi può apparire di primo acchito un pò assurda, approfondendo un pò la questione si scopre che in realtà corrisponde al vero.
Passiamo ai fatti: il 22 aprile scorso il terrorista e mercenario dell’ISIS Denis Mamadou Cuspert, rapper di origine ghanese (padre ghanese e madre tedesca) residente in Germania e conosciuto come Deso Dogg, in Siria perde la vita a seguito di un doppio attentato kamikaze eseguito dai terroristi del Fronte Al Nusra (“legione” di Al-Quaida in Siria), con cui l’ISIS è da molto tempo in cattivi rapporti, nonostante l’obiettivo comune di abbattere il governo di Assad e instaurare un regime retto dall’Islam fondamentalista.
Deso Dogg non è un caso isolato: secondo il rapporto annuale dei servizi segreti tedeschi sono più di 2000, perlopiù migranti di seconda generazione, i mercenari che dall’Europa sono andati a combattere in Siria nelle fila dei terroristi islamici (ISIS e Al-Quaida), e circa 320 di questi, compreso “Deso Dogg”, provengono dalla Germania.
Inoltre, secondo una lista recentemente consegnata dai servizi segreti occidentali alle autorità turche, sarebbero circa 5000 gli aspiranti jihadisti che dall’Europa e dagli USA premono per andare a combattere contro il governo siriano.
Hanno causato scalpore le immagini che il 23enne terrorista e mercenario dell’ISIS Abdel-Majed Abdel Bary, anch’egli un rapper abbastanza conosciuto e di successo nell’ambiente come Deso Dogg, ha pubblicato sul suo profilo Twitter e che lo raffigurano mentre tiene in mano una testa mozzata. Come Deso Dogg, anche Abdel è uno dei tanti mercenari provenienti dall’estero e andati a combattere per il terrorismo internazionale.
Precisamente questo terrorista e rapper di origini arabe proveniva dalla Gran Bretagna, in cui risiedeva e in cui riscuoteva un discreto successo musicale, tanto che le sue canzoni venivano trasmesse regolarmente anche dalla nota emittente radiofonica di proprietà della BBC, BBC Radio 1.
Come riportato in un articolo del Daily Mail datato 9 marzo, in passato Abdel era stato torturato da parte di altri terroristi islamici, durante una faida tra l’ISIS a cui apparteneva e altri gruppi.
Difatti, in Siria la cosiddetta “area ribelle” è fortemente spaccata al suo interno, e a parte l’obiettivo comune di far cadere il governo di Assad, in essa vi sono fortissimi conflitti tra i vari gruppi, che spesso hanno portato a stragi e faide interne (per intendersi, un pò come i clan mafiosi o le gang criminali in lotta tra di loro).
Purtroppo le barbari e disumane “gesta” di Abdel non sono le uniche.
Pochi giorni fa su Twitter un’altro mercenario dell’ISIS combattente in Siria, il terrorista di origini arabe ma residente in Australia Khaled Sharrouf, aveva postato una foto in cui raffigurava il figlio di sette anni (vestito all’americana, con capellino da baseball e orologio di plastica al polso), con in mano la testa mozzata di un’individuo che il criminale aveva appena ucciso.
Questi atti barbari sono la “normalità” per i terroristi dell’ISIS e degli altri gruppi criminali che stanno destabilizzando la Siria da ben tre anni, e recentemente si sono spinti anche sull’Iraq.
Pochi giorni fa, a Raqqua i miliziani ISIS hanno occupato una base dell’esercito siriano situata nella periferia della città, decapitandone gli occupanti e diffondendo le immagini sui social network.
Come se non bastasse, i mercenari hanno infilzato le teste delle loro vittime in un cancello come “trofei di guerra”.
Un’altro metodo usato da questi criminali è quello di crocifiggere gli avversari, specie se cristiani.
Difatti ISIS,Al-Quaida e gli altri gruppi terroristi che stanno massacrando la Siria e l’Iraq da tempo, si pongono come obiettivo principale quello di sterminare cristiani, drusi, islamici non fondamentalisti e chiunque si opponga alla loro visione totalitaria e mondialista del “grande califfato”.
Come si può ben dimostrare facendo qualche buona ricerca sul web o sui quotidiani, una buona parte dei mercenari dell’ISIS e dei terroristi islamisti che stanno combattendo in Siria provengono dall’estero. Su questo fatto si potrebbero avanzare molte ipotesi, ma l’unica cosa certa è che la destabilizzazione in Siria e Iraq è stata ampiamente programmata e si può ben sostenere che, per molti versi, faccia comodo a certi paesi, come l’Arabia Saudita e gli altri paesi del Golfo (tra i maggiori finanziatori della sovversione islamista in Siria) e alle élite occidentali di stampo mondialista, le quali vedono negli stati sovrani, laici e nazionalisti un forte pericolo per i loro progetti di dominio e controllo nell’area.
Come già detto, sono molte le storie di mercenari che si sono arruolati per combattere in Siria e in Iraq nelle fila dell’ISIS o di altri gruppi terroristi, tanto che si può pensare che lo stesso ISIS in realtà non sia altro che un mero gruppo di mercenari, e ciò vale anche per altri gruppi terroristi in Siria, del tutto odiati dalla popolazione siriana ma “stranamente” lodati, finanziati e armati da Arabia Saudita, Quatar, Turchia e dalla classe dirigente USA, tanto che mr Obama ha sostenuto più volte la necessità di preparare un’intervento militare a loro fianco.
Tra le tante storie che si possono leggere nei quotidiani o ricercando nel web, vale la pena di segnalare quella del 23 enne Mohamed Merah, il serial killer di origini algerine ma residente in Francia, che nel marzo 2012 compì una tremenda strage in una scuola ebraica di Tolosa, uccidendo quattro civili, tra cui tre bambini, e quattro militari.
Poco tempo prima della strage, Merah aveva combattuto tra le fila degli islamisti in Siria contro il governo di Assad.
O quella del 26enne famoso calciatore tedesco di origine siriana Burak Karan, andato a combattere nelle fila dei terroristi islamici (probabilmente Al-Quaida) nella sua patria di origine, e rimasto ucciso O ancora, quella del rapper di origine marocchina ma residente in Italia Anas El Abboubi, andato a combattere nelle fila del terrorismo islamista con il nome di Anas Al Italy l’anno scorso, e a cui il Corriere della Sera ha dedicato un articolo (datato 22/11/2013) che risulta per molti versi “elogiativo”, tanto che l’avanzata dei terroristi viene definita come “una nuova «guerra di Spagna» per la liberazione” (sic). Nell’articolo viene ripreso anche un’estratto dei testi di Anas”:
«Il martirio mi seduce, voglio morire a mano armata, tengo il bersaglio sulla Crociata…».
Il rapper e terrorista aveva una discreta notorietà nel panorama hip hop bresciano, tanto che era stato anche intervistato da Mtv, quando si faceva chiamare “Mc Khalifh”.
Se si ricerca storie di mercenari esteri arruolatisi nelle fila del terrorismo islamico, risulta che una certa aderenza ai dogmi propagandati da una parte della sottocultura dell’hip hop, sia stata fondamentale.
Difatti, oltre ai già citati Deso Dogg e Abdel Bary, non è raro imbattersi in storie di terroristi islamici legati a tale tipo di sottocultura, come Omar Hammami, anch’egli rapper e legato ai terroristi somali di Al-Shabaab (il quale tra l’altro, ha una bandiera molto simile a ISIS).
durante una battaglia.
Sembra proprio che di “islamico” questi mercenari non sanno e/o non hanno poi granché, ma pare che il loro “ideale” sia più che altro di stampo chiaramente nichilista e distruttivo, prodotto perfetto dell’ideologia mondialista tutt’ora dominante, e che il richiamo all’Islam sia più che altro una mera giustificazione per legittimare le loro azioni criminali, antisociali e perverse.
In questo senso il fatto che una buona parte di appartenenti a tali gruppi terroristi siano legati (o fortemente appassionati, come è stato il caso di Merah) al mondo di un certo filone dell’hip hop può Infatti una buona parte di tale genere, simbolo perfetto del colonialismo culturale statunitense e che deve il suo enorme successo alla continua propaganda fatta da Mtv e dalle gigantesche corporations dell’industria musicale e non, e precisamente buona parte del cosiddetto “hip hop mainstream” e sopratutto del moderno “gangsta rap” , ha dei richiami perfettamente compatibili con l’ideologia portata avanti dai terroristi dell’ISIS o di altri gruppi del genere, in quanto porta avanti una visione del mondo chiaramente distruttiva, basata sul più becero e violento sessismo,su dogmatismo,misoginia, omofobia,incitamento alla discriminazione e all’odio, e dove la maggioranza dei testi sono un’elogio all’ignoranza, alla violenza gratuita e sono basati sull’attitudine distruttiva e estremamente nichilista che anima anche i mercenari dell’ISIS e altri gruppi del genere apparire meno bizzarro. Non c’è molto da stupirsi se Deso Dogg, uno degli esponenti più importanti del gangsta rap in Germania, sia finito a tagliare teste in Siria, visto che tutta la storia di questo sottogenere è costellata da crimini, omicidi e stragi, e addirittura molti “artisti” importanti del giro si sono macchiati di svariati omicidi (una cosa del tutto impensabile in altri generi musicali, sia mainstream che underground), tanto che negli USA ormai il fatto di appartenere a quest’ambiente (come rapper o fan) è diventata un’attenuante per crimini.
Secondo molti opinionisti, tra cui la famosa cantante Alicia Keys, tale genere non fu altro che un’invenzione dei poteri forti che controllano gli USA a scopi di controllo sociale, e certamente si può ben dire che costituisca un’ampia manovalanza perlomeno ideologica, da parte delle élite mondialiste.
Sembra proprio che buona parte dei terroristi dell’ISIS o di altri gruppi di mercenari specializzati nel sovvertire e destabilizzare i paesi sovrani per precisi interessi di potere, non siano altro che il braccio armato del progetto mondialista, degli utili servi (e idioti) a servizio di tale ideologia dell’odio, della morte e della violenza.
Questi risultano sicuramente più dei drogati dalla “cultura” di Mtv e dai videogame (dove sembra che vivano questi zombie), ben addestrati militarmente e manipolati totalmente, che giocano a fare la “rivoluzione”, piuttosto che dei reali seguaci di qualche credo religioso e/o spirituale come affermano di essere.
E su questo punto, storicamente c’è da ricordare che il fondamentalismo islamico tanto diffuso al giorno d’oggi ha ben poco di religioso, ma è stato creato come manovalanza sovversiva da parte dell’élite mondialista, utile per destabilizzare e distruggere gli stati che rappresentano un’ostacolo alla megalomania di tale élite.
Difatti Osama Bin Laden non era altro che un rampollo saudita (la sua famiglia com’è noto era anche in affari con quella Bush), un tempo considerato “ribelle” quando combatteva coi soldi della CIA in Afghanistan, tanto che uno dei principali e moderni ideologi mondialisti, Zbigniew Brzezinski (tra l’altro forte ispiratore anche delle politiche di Obama e al tempo consigliere di sicurezza nazionale sotto Carter), si fece pure una foto con il futuro “sceicco del terrore”.
Dovrebbe risultare ormai chiaro che la Siria e l’Iraq sono sotto attacco del terrorismo internazionale, ben sponsorizzato dall’élite mondialista, la quale usa l’imperialismo statunitense come suo massimo strumento di perpetuazione e controllo, e che mira alla costruzione di un mondo retto dalla dittatura di un’unico mercato e stato centralizzato globale, del tutto disfunzionale per i popoli della terra ma ben utile ai pochi oligarchi fautori del totalitarismo mondialista, che purtroppo, economicamente, culturalmente e politicamente risultano il gruppo di potere dominante nel mondo.
Obama e il terrorismo islamista: alcuni interessanti particolari da conoscere su questo “strano legame” – In Siria il reporter d’inchiesta statunitense James Foley è stato ucciso da parte di terroristi islamisti dell’ISIS, che da tre anni stanno destabilizzando il paese nel loro tentativo di rovesciare il governo di Assad.
Dopo questa tremenda esecuzione, il presidente statunitense Barack Hussein Obama ha sostenuto che l’Isis e il terrorismo rappresentano un cancro da estirpare e che non abbiano posto nel XXI secolo.
Indubbiamente parole condivisibili, ma chi segue la questione siriana si sarà accorto di un certo paradosso.
Difatti, i terroristi responsabili del tremendo omicidio, fanno parte degli stessi “ribelli” che Obama ha sostenuto, finanziato e armato, in quanto considerati dallo stesso come “combattenti per la libertà” contro il “regime di Assad”.
Interessante è anche che il killer islamista incaricato per l’omicidio del giornalista proviene dalla Gran Bretagna, e difatti buna parte dei terroristi islamisti in Siria e Iraq, sono mercenari di origine straniera. Per spianare la strada agli islamisti (compresi quelli di ISIS e Al-Qaeda) Obama aveva preparato anche un’intervento militare, ma grazie al veto di Russia e Cina non si è fatto niente, e la Siria non è stata completamente conquistata dal terrorismo islamico.
D’altronde lo stesso Obama ha armato, finanziato e sostenuto, i terroristi di Al-Qaeda in Libia, e difatti dopo l’intervento degli USA, la nazione è diventata ed è ancora una “Woodstock del terrorismo”. C’è da segnalare anche una piccola curiosità a questo punto che riguarda l’attuale presidente USA.
Il fratello keniano di Barack, Malik Obama, è un fondamentalista islamico membro della Fratellanza Musulmana (gruppo islamista radicale che promuove la Sharia e la cui ideologia ha ispirato Al-Qaeda e ISIS), e grande supporter della stessa Al-Qaeda, tanto che ha partecipato a diverse conferenze che promuovevano l’ideologia del gruppo in Africa, ed è stato vicino anche a un’organizzazione terroristica in Sudan.
Inoltre ha usato diversi fondi della Barack Obama Foundation, l’organizzazione “filantropica” di cui è presidente, verso il sostegno alla poligamia e la divulgazione dei precetti dell’islamismo più radicale.
Questo strano legame è stato fatto notare da alcuni ricercatori, e anche dalla vice presidente della Corte Costituzionale Suprema d’Egitto, Tahani al-Gebali.
Inoltre, Obama durante il suo mandato ha consolidato fortemente i rapporti tra gli Stati Uniti, l’Arabia Saudita, il Quatar e gli altri paesi del Golfo, notoriamente finanziatori del terrorismo islamista mondiale.
Come segno del suo supporto e della riconoscenza portata verso tali regimi, al G-20 del 2011 Obama si era pure distinto in un “baciamano” (con tanto di inchino) al tiranno saudita Re Abdullah, capo di una monarchia assoluta e fondamentalista dove le donne non possono nemmeno guidare l’auto.
Insomma, un curriculum niente male per chi si proclama come il più grande “nemico” del terrorismo internazionale.
Il Mar Morto si aggiunge alla lista per quanto riguarda il fenomeno Sinkhole, ovvero i misteriosi crateri che stanno allarmando il globo. Nelle aree secche del Mar Morto ne sono state rinvenute 3000, un numero incredibile per un fenomeno purtroppo all’ordine del giorno.
Le aree prosciugate del Mar Morto sono fin dal 1980 teatro di enormi Sinkhole; il primo cratere si è formato appunto nel 1980 fino ad arrivare ai 3000 dei giorni d’oggi. Il mare si sta prosciugando con una velocità inaudita, si parla di un metro all’anno e naturalmente le nuove aree secche lasciano lo spazio a questi enormi crateri.
Gli esperti parlano di una media di un cratere al giorno e le immagini dall’alto parlano chiaro. La causa? Probabilmente stiamo parlando di depressioni sotterranee dovute alla reazione tra acqua dolce ed il sale proveniente dalle profondità. Chiaramente l’acqua dolce dissolve il sale causando queste voragini molto grandi. Attualmente il livello dell’acqua del bacino superiore è di circa 394 metri; livello che sembra destinato a scendere di molto con il rischio concreto della possibile scomparsa, nel medio-lungo termine, del mare.
Rimedi naturali contro il meteorismo e addio pancia gonfia – E’ capitato più o meno a tutti, nella vita, di sentirsi gonfi, con quella fastidiosa sensazione di avere tanta aria all’interno della pancia.
Può essere accaduto per colpa di una cena troppo abbondate, di alcuni cibi poco tollerati, in definitiva per eccessi alimentari ben noti. Ma se la cosa si ripete con insistenza e regolarità, fino al punto di condizionare la vita quotidianamente?
Proviamo a scoprire alcuni rimedi naturali contro il meteorismo e la pancia gonfia.
All’interno del colon si produce una certa quantità di gas in proporzione all’aria inghiottita, soprattutto durante la masticazione, che varia da individuo a individuo.
Il gas creato è formato da idrogeno e anidride carbonica, derivanti rispettivamente dalle sostanze fermentabili che ingeriamo con il cibo e dalla flora microbica intestinale.
Come possiamo tenere sotto controllo il meteorismo e troppa aria nella pancia?
Alimentazione corretta
Masticazione lenta
non bere bibite gasate
non fumare
controllare la presenza di eventuali malocclusioni dentarie
Rimedi naturali contro il meteorismo
Alcuni rimedi naturali vengono vengono consigliati in aggiunta ad una corretta alimentazione e ad alcuni cibi da evitare contro il meteorismo che vedremo nel prossimo articolo. Il carbone vegetale è un rimedio naturale molto comune per assorbire i gas intestinali.
Molto importanti sono i fermenti lattici, che aiutano a riequilibrare la flora batterica intestinale mantenendo il giusto grado di acidità (pH).
Tra i prodotti di erboristeria, ricordiamo vari tipi di decotti, preferibilmente a base di finocchio e anice, o tisane digestive a base di cumino, melissa e camomilla. Anche gli oli essenziali, nelle diverse formulazioni, vantano proprietà digestive e antifermentative.
Una delle terapie più efficaci nei confronti degli spasmi della muscolatura intestinale prevede l’assunzione di una capsula di olio essenziale di menta piperita un’ora prima dei pasti principali, per almeno un mese.
Se desideri conoscere altri Rimedi naturali contro il meteorismo e la pancia gonfia che il tuo intestino sia sempre regolare. Scarica la guida all’intestino sano, troverai tantissime informazioni utili al tuo benessere.
Si chiama Legal ed è stata creata dalla azienda ‘Mirth Provisions’. Disponibili solo nello Stato di Washington, le bevande sarebbero le prime ‘soda’ con una ‘spruzzata’ di cannabis.
“Così rilassanti… Diventerete un tutt’uno con i vostri divani“. E’ lo slogan che accompagna la messa in commercio nello stato di Washington di una nuova bibita frizzante.
Il gusto? Alla marjiuana. Emblematico il nome: “Legal“, creata dalla azienda ‘Mirth Provisions‘ fondata da Adam Stites a Longview. Le bevande sarebbero le prime ‘soda’ con una ‘spruzzata’ di cannabis.
La promessa, secondo la pubblicità sul sito dell’azienda, promette appunto relax, eppure la vendita delle bibite, ai sapori vari di frutta, dalla ciliegia al limone o al ginseng, è autorizzata solo nei negozi che hanno già il disco verde alla commercializzazione di marijuana. Ossia circa una ventina.
La difficoltà – ha raccontato Stites – è stata trovare l’ammontare giusto di erba che rilassasse senza ‘stonare’ troppo. Ma il suo sogno – quello di poter vendere caffè alla marijuanà, peraltro già messo a punto – é ancora in attesa di approvazione.
Il Liquor Control Board dello Stato sta esaminando la richiesta.