Ago 23
Pane: nei supermercati arriva dai paesi dell’Est
Quasi un quarto del pane confezionato venduto nei supermercati italiani proviene dai paesi dell’Est. Qualcuno lo prepara in casa, altri si rivolgono al panettiere di fiducia, in tantissimi lo acquistano al supermercato. Nei punti vendita della grande distribuzione il prezzo del pane è infatti inferiore rispetto a quello dei panini artigianali che si trovano nelle panetterie.
Ma a cosa è dovuta questa differenza (in molti casi considerevole) di costo? Quasi un quarto del pane confezionato venduto nei supermercati italiani proviene dai Paesi dell’est ed in particolare dalla Romania.
Essendo preimpastati e surgelati, i panini rumeni costano meno della metà di quelli nostrani e durano di più, anche fino a due anni. È sufficiente una rapida cottura e il pane precotto è pronto per essere mangiato.
A far luce sul fenomeno dello sfilatino made in Romania è un’inchiesta realizzata da La Repubblica che rivela che il pane (soprattutto baguette) prodotto in Romania e altri paesi dell’Est (Bulgaria, Ungheria, Moldavia) non supera i due euro al chilo: meno della metà di quello in vendita nei nostri panifici (4-5 euro).Ogni anno vengono prodotti 4 milioni di chili di pane surgelato a lunghissima conservazione (24 mesi) nella sola Romania.
Qui il fabbisogno nazionale è basso e quindi più della metà del pane prodotto viene esportato, in particolare in Italia. E in tempi di crisi, il pane rumeno venduto a prezzi altamente concorrenziali viene acquistato da molti cittadini italiani.Quali sono però le conseguenze di questa tendenza?
Il problema è che in Italia non c’è l’obbligo di scrivere sull’etichetta la provenienza del prodotto pane; il consumatore non sa dunque che quello che compra non è un prodotto italiano.
A lanciare l’allarme è stato Luca Vecchiato, presidente nazionale di Federpanificatori, che sottolinea come l’ingiustizia stia nel fatto che il consumatore non sa cosa acquista: sull’etichetta della grande distribuzione viene indicato il luogo in cui pagnotte e sfilatini sono stati riscaldati, ma non dove sono stati sfornati. Secondo Vecchiato dunque è necessario controllare la filiera come accade per la carne o il latte.
Oggi spesso i consumatori masticano qualcosa che assomiglia ad un prodotto gommoso e privo di sapore. Spiega l’ Associazione per i diritti degli utenti e consumatori.
Secondo Aduc la bontà del pane è data dalla qualità del prodotto base, cioè la farina, dall’acqua e dal lievito, nonché dalla macinazione, dalla lievitazione e dalla cottura.
“Una farina con scarso glutine è di minore qualità, il lievito può essere chimico e può lasciare un sapore sgradevole al pane, l’acqua di pianura può contenere residui chimici che interferiscono con il gusto, il macinato dovrebbe essere lasciato maturare per un mese ma viene trattato con ‘maturanti’ chimici che ne diminuiscono la qualità, la lievitazione forzata dà luogo a odori sgradevoli, una cattiva cottura produce un pane di color chiaro decisamente meno saporito di uno scuro. Insomma tutti questi elementi contribuiscono o meno alla qualità del nostro ‘pane quotidiano’”.
Secondo l’associazione sarebbe indispensabile fornire al consumatore le informazioni per scegliere. Aduc spiega ad esempio che con W si indica la qualità della farina che per un buon pane dovrebbe essere superiore al numero 350.
“Per un Paese che mira alla valorizzazione dei prodotti tipici queste notizie dovrebbero essere del tutto normali. Purtroppo ancora non lo sono”.In mancanza di informazioni esaurienti e per chi vuole ridurre i consumi, un consiglio generale è quello di preparare in casa il pane che si porta in tavola: tutto ciò che si riesce ad auto-produrre in casa, infatti, costa di meno a fronte di una maggiore qualità e gusto.
Ago 23
Italia: il suo futuro è dei cinesi
Qualche giorno fa, sulla stampa viene annunciata la chiusura del cerchio: lo Stato cinese direttamente o per il tramite di proprie aziende sistemiche ha acquisito il 2% circa anche di Generali.
Ora possiamo ben dire che il sistema Cina ha dichiarato espressamente il proprio interesse ad entrare stabilmente nell’azionariato di tutte le aziende sistemiche italiane visto che la partecipazione del gigante asiatico è ormai più che percettibile – ed anzi rilevante, anche simbolicamente – nelle seguenti aziende: Fiat, ENI, Enel, Terna, SNAM, Finmeccanica (Ansaldo Energia), Prysmian ed ora appunto Generali. Chiaro che nelle municipalizzate non hanno messo il becco, io farei lo stesso, ma mai dire mai…
Si sgombri il campo da dubbi chi scrive è felicissimo di vedere investitori come quelli cinesi entrare in aziende sistemiche nazionali, come è felicissimo che le aziende dei paesi che hanno contribuito alla crisi dello spread (nominando il principale, la Germania: si ricordi che detta crisi fu innescata da enormi vendite di BTP da parte di Deutsche Bank nel luglio 2011 e dal fatto che l’Italia al contrario dello scaltrissimo paese di Goethe non poteva gestire l’inoptato nelle aste dei titoli di stato utilizzando la Banca d’Italia come cassa di compensazione temporanea, leggi diverse per paesi diversi, mah …) siano costrette a vedere l’interesse di un competitor temibilissimo che impedirà a competitors europei di comprare per molto meno del loro reale valore pezzi importanti del sistema industriale italiano (per altro aziende di spessore anche nel panorama europeo e mondiale).
Su tutte mi permetto una menzione particolare per ENI (anche grazie al gioiello tecnologico Saipem) ed Enel: queste due aziende sono ai vertici delle classifiche mondiali in termini di redditività e potenziale di settore.
D’altro canto resto dell’avviso che quanto abbiamo visto accadere ad Alitalia, dove il nuovo investitore Etihad – terzo incomodo per Air France e Lufthansa – ha rotto le uova nel paniere degli europei impedendo di acquisire le rotte italiane che passando oggi per l’Italia dovevano successivamente passare per altre capitali europee (…), rappresenti un sintomo di disagio europeo per l’intraprendenza italiana a non farsi colonizzare a basso prezzo.
Inoltre l’arrivo di un operatore cash rich come la compagnia di Abu Dhabi – notasi che un’altra azienda aerea della stessa area geografica ha sponsorizzato non a caso il Milan di Silvio Berlusconi – determinerà inevitabilmente la nascita di un temibile competitor per le compagnie di bandiera tedesche e francesi, ammetto di essere andato in visibilio quando vidi le news secondo cui Lufthansa avrebbe fatto pressione addirittura sull’Unione Europea per impedire l’acquisizione di Alitalia da parte della compagnia degli Emirati….
Chi la fa l’aspetti se qualcuno pensava in Europa di acquisire a saldo pezzi importanti italia ni questi ne uscirà con le ossa rotte e tanto mi basta per rallegrarmi: magari i cinesi compreranno tutte le aziende sopra citate ma se lo faranno sborseranno il dovuto, il caso dell’acquisizione cinese di Electricidad de Portugal privatizzata dal governo luso dietro pressioni europee disintegrando le ambizioni tedesche di acquisizione con un rilancio monstre del 57% dall’ultimo prezzo di borsa è emblematico.
Se proprio si dovrà vendere, spero capiti qualcosa di simile anche per le aziende italiane oggi oggetto di attenzione cinese. Unitamente al fatto che con un investitore cinese (ossia extra europeo) sarà molto difficile delocalizzare utili ed occupazione in altri Paesi (come invece si sarebbe agevolmente potuto fare in caso di acquirente intra EU, ndr).
Ed è questo a cui sono principalmente interessato. Tenete da conto la candela che la processione è lunga (cari tedeschi…). Ed un abbraccio affettuoso a tutti i gufi – penso e spero per semplice ignoranza – che remano contro agli interessi nazionali, e ve lo dico dall’estero…
Ago 23
Italia: Ecco dove l’inquinamento miete più vittime
Non ci sono solo Taranto con l’Ilva e la Terra dei fuochi, ma anche altre 16 aree secondo gli epidemiologi del Ministero della Salute.
L’inquinamento fa male, ma per contrastarlo bisogna capire esattamente quali sono le sostanze nocive. È quello che sta facendo lo studio Sentieri, un’analisi epidemiologica di alcune fra le zone più inquinate d’Italia allo scopo di chiarire quali sono stati – e quali sono ancora oggi – gli effetti sulla popolazione dell’inquinamento industriale.
Una ricerca di cui è stato pubblicato di recente un aggiornamento, che mostra come in diverse aree il rischio di ammalarsi, essere ricoverati e persino perdere la vita sia più alto della norma.
Due, in particolare, le aree calde: Taranto con la sua Ilva nonché la Terra dei fuochi, un’ampia zona nei dintorni di Napoli in cui vive quasi un milione e mezzo di persone e infestata da siti illegali per lo smaltimento di rifiuti pericolosi.
In generale gli autori si sono concentrati su 18 aree, cercando di capire quanto l’inquinamento industriale ha pesato in termini di mortalità, incidenza di malattie oncologiche – cioè quanto spesso si verifica il cancro – e numero di ricoveri in ospedale. Il tutto attraverso un’analisi dei dati più aggiornati: 2003-2010 proprio per la mortalità, dal 1996 al 2005 per l’incidenza, e dal 2005 al 2010 nel caso dei ricoveri.
Proprio nella Terra dei fuochi, di cui sono stati analizzati i soli 19 comuni coperti dal registro tumori, le analisi mostrano un aumento della mortalità per cancro e in particolare di tumori allo stomaco e al fegato. Crescono anche i decessi per cirrosi e per malattie dell’apparato digerente, soprattutto nelle donne.
In questo studio non è stato possibile mostrare un’associazione fra alcuni di questi aumenti e l’inquinamento dell’area. Eppure analisi precedenti sembrano comunque suggerire l’esistenza di un legame fra esposizione a siti illegali di rifiuti e comparsa di diverse patologie.
A Taranto, invece, cresce soprattutto la mortalità per mesotelioma della pleura, nonché quella per tumori del polmone – leggermente più fra le donne. Sono invece gli uomini a essere più vittime di malattie respiratorie acute, ma anche le donne risultano sopra la norma.
In questa zona sono state riscontrate anche altre cause di preoccupazione per la salute – malattie infettive, per esempio – ma mesoteliomi, tumori al polmone e malattie respiratorie acute sono le principali per cui lo studio ha trovato una possibile associazione con l’inquinamento del territorio – almeno per il momento.
Perché poi analizzare anche i ricoveri? Roberta Pirastu, coordinatrice del progetto, spiega al Corriere della Sera che l’analisi di questo tipo di dati è cruciale: “Quando si ha a che fare con malattie ad alta sopravvivenza lo studio della sola mortalità porterebbe a sottovalutarne l’impatto effettivo”.
Precedenti studi SENTIERI avevano già mostrato gli effetti dell’inquinamento sulla popolazione, e in particolare in 44 siti fra cui la stessa Taranto o la terra dei fuochi.
In altri casi l’origine delle malattie è meno recente ma continua a manifestarsi anche a distanza di decenni, come per l’amianto di Casale Monferrato, o nella zona industriale di Porto Marghera.
Nota: nella mappa sono stati riassunti riassunti alcuni risultati dello studio da tutte e tre le casistiche esaminate (mortalità, incidenza delle malattie e ricoveri). Si tratta tuttavia di categorie diverse i cui risultati non possono essere confrontati direttamente fra loro.
Ago 22
Nevada (Stati Uniti): cosa si sta muovendo nella misteriosa Area 51?
Le immagini satellitari della famosa base americana del Nevada AREA 51, mostrano quello che sembra essere la costruzione di un enorme hangar. Le dimensioni, la posizione e la tempistica della costruzione di questa struttura porta molti lettori a chiedersi: che cosa si nasconde dentro?
Nell’agosto 2013, la CIA riconobbe l’esistenza della base militare Area 51 nel deserto del Nevada, utilizzata per programmi di test di volo segreti. Durante la guerra fredda il sito fu utilizzato per testare gli aerei spia in grado di coprire lunghe distanze e volare ad alta quota.
Fu costruita nel 1954 presumibilmente come base segreta in cui l’azienda aerospaziale Lockheed Aircraft Corporation potesse sviluppare gli aerei per la CIA. Da allora la base ha continuato a crescere. Infatti all’epoca il suo nome era Nevada Test Site – 51, ribattezzata successivamente Area 51 (S4).
Nel 2007 una struttura che, secondo alcuni esperti potrebbe contenere il drone-spia segreto RQ-180, fu costruita dalla Northrop-Grumman. Tuttavia, recenti foto satellitari mostrano quello che sembra essere la costruzione di un nuovo grande hangar suscitando grande interesse.
Le immagini possono essere visualizzate sul sito Terraserver
Si trova alla fine della pista, a sud della base, come il giornalista Tyler Rogoway, specialista nella difesa, ha pubblicato in un articolo su Jalopnik. Questa posizione potrebbe consentire l’accesso rapido alla pista degli aeromobili all’interno dell’hangar, aggiunge. Secondo l’esperto, i velivoli potrebbero nascondersi ed evitare di essere spiati dai satelliti.
Nuovo bombardiere strategico?
Alcuni esperti ritengono che si tratti di una base per le operazioni di Lockheed e Boeing per il nuovo prototipo del potente bombardiere strategico LRS-B, cosa logica dato che l’hangar costruito nel 2007 presumibilmente appartiene alla Northrop-Grumman. In alternativa, aggiunge Rogoway, la struttura ospiterebbe i nuovi prototipi delle aziende dell’industria degli armamenti.
Il fatto che tale struttura sia così lontana dal resto delle infrastrutture dell’Area 51, potrebbe indicare che vi sia un sistema d’ama che può eseguire attacchi complessi. Rogoway suggerisce che potrebbe anche essere un velivolo in grado di volare a velocità ipersonica, cioè un aeromobile che in pochi minuti potrebbe trasferirsi in un Paese lontano e attaccarlo. Ciò si adatterebbe all’idea dell’amministrazione Obama di impegnarsi in guerre a bassa intensità in cui droni e non forze militari sul terreno, eseguano gli attacchi.
Nell’hangar dei misteriosi droni-spia potrebbero esservi gli SR-72 Blackbird, che possono attraversare il territorio degli Stati Uniti in meno di un’ora e, come previsto, entreranno in servizio nelle forze armate statunitensi nel 2030. Secondo l’articolo su Jalopnik, per decenni s’è cercato di sviluppare un velivolo da trasporto furtivo a decollo e atterraggio corto, e qui potrebbe essere ospitato. Oppure, forse si tratterebbe di un velivolo da trasporto tattico furtivo. La struttura sarebbe perfetta per scaricare carichi segreti di dimensioni sproporzionate per tale tipo di trasporto. Tuttavia, secondo l’esperto, sulla base delle immagini satellitari appare più probabile che l’hangar ospiti il nuovo bombardiere strategico a lungo raggio. In realtà, il mese scorso l’USAF annunciava una concorso per sviluppare questo velivolo.
Non sono ancora noti i velivoli che in futuro saranno ospitati nell’enorme hangar, ma “una cosa è certa: l’Area 51 testa grandi e piccoli aeromobili segreti e sembra che gli affari vadano a gonfie vele“, dice Rogoway.
Ago 22
I benefici dell’acqua ossigenata
Il 90% delle persone non lo sa perché non sono notizie divulgate, trattandosi di un prodotto economico e non particolarmente redditizio.
Questi sono alcuni degli effetti benefici dell’acqua ossigenata:
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Uccide i germi del cavo orale.
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Schiarisce denti (usare un cucchiaino di acqua ossigenata diluita al 10% come un normale collutorio).
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Disinfetta lo spazzolino da denti evitando contaminazioni ad esempio di gengivite alle altre persone che vivono in casa e condividono lo stesso bagno dove, in genere, tutti gli spazzolini stanno “vicini vicini” (basta immergere lo spazzolino in un bicchiere contenete sufficiente acqua ossigenata).
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Disinfetta le superfici meglio di qualsiasi altro prodotto (ottima per bagni e cucine).
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Elimina i funghi che causano il cattivo odore dei piedi (usarla la sera, prima di andare a letto, impedisce lo sviluppo della tigna e d’altri funghi).
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Evita infezioni, disinfetta e uccide germi ed altri microrganismi nocivi.
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Aiutare nella guarigione (usata più volte al giorno, in alcuni casi può coadiuvare nella regressione di una cancrena della pelle).
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Allevia il raffreddore, influenza o sinusite (mescolare metà e metà con acqua pura, introdurre con un contagocce nelle narici alcune gocce e poi soffiarsi il naso).
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Aiuta a mantenere la salute della pelle (può essere utilizzato in caso di micosi).
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Disinfetta i vestiti macchiati di sangue o altre secrezioni corporee (mettere i capi in ammollo in una soluzione d’acqua ossigenata al 10% prima del lavaggio normale).
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Uccide i batteri in cucina, inclusa la salmonella (dopo l’uso di utensili, disinfettare con acqua ossigenata).
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Rimuove gradualmente il tartaro dai denti (inumidire lo spazzolino con alcune gocce d’acqua ossigenata ed usarlo normalmente, risciacquando la bocca alla fine).
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Schiarisce le macchie sul viso (bagnare la parte che si desidera schiarire usando un cotton-fioc prima di andare a dormire, ripetendo l’operazione fino al conseguimento del risultato desiderato).
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Sbianca le unghie (mettere in un pentolino d’acqua calda un cucchiaio di acqua ossigenata, lasciare le unghie immersi in questa soluzione per 10 minuti poi lavarsi le mani. Ovviamente le unghie devono essere pulite e senza smalto).
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Toglie l’acqua dal canale auditivo dell’orecchio (basta una goccia di acqua ossigenata per eliminare il fastidioso effetto che spesso capita quando si nuota in piscina o al mare).
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Elimina le macchie di vino dai tessuti bianchi (versare un pochino d’acqua ossigenata direttamente sulla macchia e poi lavare normalmente, preferibilmente con acqua fredda).
Ago 22
Arriva Targa System: Prepariamoci Ad Un’Ondata Di Multe!
Arriva Targa System: Prepariamoci Ad Un’Ondata Di Multe! – Lo strumento a disposizione dei vigili urbani permette di controllare in tempo reale se i veicoli sono in regola con assicurazione e revisione. Ecco come funziona.
Ha appena debuttato a Ciampino il Targa System, lo strumento a disposizione dei vigili urbani che in pochi secondi – a partire dalla targa – è in grado di individuare le automobili senza assicurazione, con la revisione scaduta o rubate.
Nelle prime 2 ore di attività, alle porte di Roma, sono state notificate oltre 100 multe tra i circa 600 veicoli controllati: tra questi, 36 infrazioni sono state per circolazione con assicurazione scaduta e altre 48 per la mancata revisione del veicolo. E dal mese di settembre il sistema verrà integrato con le telecamere installate per le vie di Ciampino.
Il suo funzionamento è elementare: alcune telecamere leggono la targa delle automobili che si stanno avvicinando all’area in cui si trova la pattuglia, di solito qualche centinaio di metri più avanti. A quel punto il Targa System interroga i database collegati (ad esempio del Ministero dell’interno e della motorizzazione), i quali in meno di 3 secondi – di solito ne basta 1 – inviano agli agenti le informazioni sui veicoli irregolari che stanno per raggiungerli, dando loro modo di estrarre la paletta e fermare l’automobile.
I vigili possono anche controllare direttamente sul proprio portatile tutte le informazioni sul veicolo, e a chi riuscisse a evitare il controllo verrebbe comunque recapitata la multa direttamente a casa, visto che il sistema archivia tutti i veicoli che transitano davanti alla telecamera.
Il Targa System, costruito dall’azienda bolognese Europa Azzaroni, cattura le immagini dei veicoli che viaggiano anche oltre i 90 chilometri orari, e può funzionare anche di notte, con la pioggia e in condizioni di visibilità scarsa. Oltre ai controlli su assicurazioni, revisioni e furti, il sistema segnala anche i veicoli inseriti nelle black-list o sottoposti a fermo amministrativo.
Anche in questo caso non mancano però le polemiche, soprattutto legate al fatto che spesso gli autovelox sono ancora preferiti rispetto a sistemi di questo tipo. Secondo quanto dichiarato dal segretario Stefano Giannini del sindacato Sulpl, il motivo per cui si continuano a impiegare gli agenti per gli autovelox è che questi rispondono meglio all’esigenza di “fare cassa”. Anche con il Targa System però non si scherza: sono previsti 841 euro di multa per chi circola con assicurazione scaduta, 168 euro per chi non ha fatto la revisione entro i tempi previsti e 1998 euro per chi circola su veicoli sottoposti a sequestro.
Ago 22
Mc Donald’s costretta a pubblicare la lista degli additivi tossici
Mc Donald’s ha svelato (è stata costretta a farlo), la lista integrale degli ingredienti contenuti nelle sue preparazioni in Svizzera. Una lista in cui figurano ingredienti chimici cancerogeni, allergici, reprotossici e neurotossici. A causa delle diverse legislazioni alimentari, i prodotti McDonald’s non sono fabbricati allo stesso modo in ogni paese. La situazione peggiore è in Canada e negli Stati Uniti, dove la legislazione alimentare permette l’utilizzo di additivi proibiti in Europa. Malgrado norme europee più restrittive, basta guardare la lista dei prodotti tossici usati nei McDonald’s in Svizzera per rendersi conto che molto dovrebbe ancora essere migliorato.
Polydimethylsiloxane (E900)
Questo additivo è presente nei croccanti filetti di pollo, nelle porzioni di filetto di pesce, nel MacPoulet, junior al pollo, nelle McCrocchette di carne bianca, nelle patate fritte, nella Coca cola light.Tossicità : Il E900 è un additivo la cui tossicità è stata dimostrata e che ha dato luogo a una DGA (dose giornaliera autorizzata). La prolungata assunzione provoca reazioni ipersensibili, immediate o ritardate, allergie ed è cancerogeno a causa di potenziali residui di formaldeide e amianto. Esiste il rischio di problemi epatici e renali e di problemi del sistema nervoso. Il polydimethylsiloxane puro, quale sostanza chimica, corrode numerosi metalli, irrita la pelle, gli occhi e le vie respiratorie. Se ingerito causa nausea, diarrea e vomito.
Diossido di titanio (E171) – Topping M&M’s choco
Tossicità : Malgrado questo additivo sia comunemente usato nell’alimentazione, nei cosmetici e nei prodotti farmaceutici, la non pericolosità del diossido di titanio è sempre più dibattuta. Il prodotto è classificato come cancerogeno (gruppo 2B) presso il Centro internazionale di ricerche sul cancro (CIRC) ed effetti genotossici sono stati dimostrati. La possibile fabbricazione del diossido di titanio sottoforma di nanoparticelle complica il suo trattamento da parte dell’organismo, con rischio di accumulazione. Il prodotto finale contiene residui a rischio : ossido di alluminio e/o diossido di silicio (≤ 2%), materie solubili in HCl (≤ 0,5% / 1,5%), materie idrosolubili (≤ 0,5%), tracce di metalli pesanti, di piombo, di antimoniom di cadmio, di arsenico e mercurio.
Ester glycerol, acido diacetyltartrico, acidi grassi (E472e)
Pane Big Mac, Big Tasty, Big Tasty Bacon, Cheeseburger, Double Cheeseburger, Cheeseburger Royal, Bacon & Egg McMuffin. Tossicità : Prodotti chimici che contrastano la digestione e l’azione dei succhi digestivi. Studi degli elementi della famiglia dei gliceridi condotti su animali hanno mostrato un blocco della crescita, aumento del volume del fegato e dei reni, cattiva assimilazione degli acidi grassi essenziali, riduzione delle dimensioni dei testicoli, problemi all’utero.
Blu brillante (E133) – Topping M&M’s choco
Come la maggior parte dei coloranti, il E133 è sospettato di causare iperattività nei bambini. Tossicità : L’assenza di pericolo cancerogeno e genotossico della sostanza non è provata. Alcuni test sui topi hanno permesso di osservare l’apparizione di sarcoma localizzati. Può provocare o amplificare orticaria, asma, sintomi cutanei e respiratori, eccezionalmente anafilassi. E’ un potenziale neurotossico, può bloccare la respirazione mitocodriale, provocare sintomi gastro-intestinali. La sostanza pura è classificata Xn (nociva e R33 (rischio di effetti cumulativi).
Ago 11
Chiuso il Parco Nazionale di Yellowstone. Autorizzati ad entrare nel parco, vulcanologi e militari!
Nel nostro precedente articolo avevamo parlato dello schianto di un drone nella grande sorgente termale del parco di Yellowstone. Inoltre vi avevamo messo in guardia su qualcosa di sospetto ed allarmante che starebbe accadendo in quell’area.
In merito sono arrivate puntuali le dichiarazioni da parte dell’YVO (l’osservatorio del vulcano del parco Yellowstone) che tende a sminuire il caso, a scongiurare qualsiasi allarme e soprattutto a fare chiarezza. L’accesso al parco, da qualche decina di giorni, è vietato a tutti i turisti, ma sono autorizzati ad entrare solo vulcanologi e militari.
Secondo l’agenzia Associated Press (AP), il portavoce del parco di Yellowstone Al Nash avrebbe dichiarato: “Ci sono un sacco di altri posti per vedere le caratteristiche termiche nel parco. Non vorrei rischiare di essere denunciato per lesioni personali, quindi ho immediatamente provveduto ad una chiusura temporanea, per eseguire alcuni lavori di rifacimento del manto stradale e tenere sott’occhio l’area dei parcheggi, che sappiamo sono stati danneggiati dalle alte temperature. Tuttavia, il danno considerevole si è avuto a Firehole Lake Drive, il che potrebbe richiedere diversi giorni per risolvere il problema, ma abbiamo circa 3,3 delle sei miglia a nord di Great Fountain Geyser, White Dome Geyser and Firehole Lake che sono per ora chiusi ai turisti. Speriamo presto di risolvere il problema, che non si verificava dagli anni ’80“.
Cosa succede realmente nel parco di Yellowstone?
I ricercatori del parco tengono a precisare che le loro ricerche si basano sui temi geologici e non su alcune voci infondate. Dopo aver ricevuto diverse email ed alcune telefonate hanno deciso di fare chiarezza su alcune anomalie che si sarebbero verificate all’interno del parco:
1. In primo luogo tutti dovrebbero sapere che l’attività geologica, tra cui i terremoti ed il sollevamento/abbassamento della terra, sono nella norma. La sismicità al momento sarebbe in realtà un po bassa.
2. Il clamore per la chiusura della strada è stato eccessivo. Effettivamente c’è stata una chiusura di una piccola strada laterale ed è stata chiusa per 2 giorni. Il motivo? Come si può immaginare le strade a Yellowstone hanno spesso bisogno di riparazioni a causa di alcuni danni creati dalle caratteristiche termiche della zona e dalle condizioni invernali estreme.
3. Il parco non è stato evacuato e questo può essere tranquillamente verificato da tutti. Le webcam dimostrano la presenza di persone all’interno del parco e chiaramente lo schianto del drone lascia certamente intendere che il parco è aperto.
4. Nessun vulcanologo ha dichiarato che il vulcano di Yellowstone sta per esplodere, nè questa settimana, nè la prossima e nemmeno durante l’anno 2014. L’articolo recente, scritto teoricamente da un vulcanologo anziano, era un falso. La persona che avrebbe scritto quell’articolo sembra non esistere.
5. Le previsioni sulle eruzioni previste a Yellowstone non si sono mai verificate. Da anni si parla continuamente di un imminente esplosione catastrofica che puntualmente non si è mai verificata.
I ricercatori precisano inoltre che continueranno a fornire aggiornamenti di rito sull’attività geologica presente nel parco, con i materiali educativi per aiutare a capire la scienza intorno al parco di Yellowstone. Tutto quello che sappiamo sullo spettacolare passato vulcanico del parco lo dobbiamo ai nostri scienziati che lavorano in questo osservatorio da tantissimi anni, alcuni di loro lo fanno da oltre 40 anni. Continueremo dunque il nostro operato per aiutare a capire cosa succede nel parco e cosa accadrà.
Ago 09
Stromboli ed Etna, vulcani in eruzione e terremoti
Stromboli ed Etna, vulcani in eruzione e terremoti – Le reti di monitoraggio hanno registrato un’attività molto intensa con esplosioni di gas dai crateri di Nord Est e Sud Ovest: confermato lo stato di criticità elevata.
Il vulcano Etna ormai da qualche tempo è in eruzione, poi si è risvegliato anche lo Stromboli.
Per il vulcano delle Eolie, secondo gli esperti Ingv, si tratta del fenomeno più imponente dopo quello del 2001, che devastò il lungomare di Ficogrande causando uno tsunami.
Esteso il flusso di lava sceso lungo la sciara del fuoco, monitorato dalle telecamere. Massimo lo stato d’allerta.
Bloccate le escursioni ai crateri, praticabile lo specchio di mare antistante il vulcano a bordo di motonavi e sotto la supervisione della guardia costiera. Sull’isola sono state piazzate sirene di allarme e segnaletica che invita ad allontanarsi dalla costa in caso di un evento eruttivo.
Varie scosse di terremoto di cui una di magnitudo 3.1 sono state rilevate dai sismografi del centro nazionale terremoti sulle isole Lipari.
Il Video
Ago 09
Clima: l’Italia è in pericolo! Alcune coste rischiano l’allagamento e l’abbassamento verticale dei fondali
Come abbiamo potuto constatare sulla nostra pelle il clima sembra essere letteralmente impazzito, 8 mila italiani a letto con la polmonite sono un numero impressionante. La causa? Il clima “ballerino” che ha costretto gli italiani a posticipare o ad annullare le vacanze. Purtroppo però non è tutto: i cambiamenti climatici che stanno imperversando sulla nostra penisola stanno allarmando alcuni ricercatori. Di cosa si tratta? Quali sono i rischi che corre l’Italia?
Il cambiamento climatico rappresenta una delle maggiori sfide che l’Italia dovrà affrontare nei prossimi anni.
Questo mutamento ambientale sarebbe gia in atto ed i rischi per il pianeta e per le generazioni future sono elevati. Nello specifico e per quanto ci riguarda le coste del Mediterraneo starebbero variando con una conseguente trasformazione delle linee di costa. Quali sono le cause?
I motivi sono diversi:
- cambiamenti climatici, con il conseguente scioglimento dei ghiacci polari.
- I movimenti delle placche tettoniche.
- I terremoti e le attività vulcaniche.
Questi 3 fenomeni sono le principali insidie e cause della variazione delle coste del Mediterraneo.
Uno studio condotto dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ( Ingv ), attraverso una ricerca finanziata da alcuni enti nazionali, ha confermato che le acque del Mediterraneo salgono di 1.8 millimetri all’anno, prevedendo un aumento del livello del mare di circa 1 metro entro la fine del secolo e di oltre 2 entro il 2020. Inoltre il fatto che alcune regioni subiscono un naturale abbassamento del terreno, per cause appunto naturali, creano un mix dannoso che porterà alla variazione delle linee di costa.
Marco Anzidei, il primo ricercatore dell’Ingv e coordinatore di questo studio, ha affermato che dopo 10 anni di duro lavoro è stato possibile identificare le reali problematiche delle coste del Mediterraneo. L’obiettivo è quello di impedire il restringimento delle spiagge grazie all’individuazione delle zone costiere soggette ad un abbassamento verticale del fondale.
Quali sono le zone più a rischio in Italia?
- Alto Adriatico.
- Campi Flegrei ( nord ovest della città di Napoli )
- Le piane costiere del Tirreno
- La Sardegna
- La Calabria
- Le isole Eolie
Il team di ricerca è riuscito ad individuare i tassi di deformazione della fascia costiera (vedi foto sotto) grazie ad alcuni dati storici e strumentali di geologia, archeologia e geofisica ed in particolare dopo aver studiato circa 6000 terremoti di magnitudo superiore a 4.5. Inoltre questo team di ricercatori si è servito di alcuni dati geodetici di circa 850 stazioni GPS di alta precisione e di 57 stazioni mareografiche distribuite lungo le coste.
L’Ingv afferma che questo fenomeno porterebbe un maggior rischio di allagamenti in queste aree con conseguente esposizione di valore economico, particolarmente nelle zone con elevato valore industriale, commerciale, turistico e culturale.
Il clima impazzito dunque minaccia l’Italia che è seriamente in pericolo con conseguenti rischi per le nostre splendide coste. Saremo pronti per affrontare i forti cambiamenti climatici ai quali saremo sottoposti? Saremo pronti a raccogliere la sfida?
Ago 09
Scienziati riscoprono uno scheletro di 6500 anni fa sopravvissuto a un diluvio universale
Gli scienziati del Penn Museum di Philadelphia hanno ri-scoperto un reperto raro e importante nei loro magazzini – lo scheletro completo di un uomo vissuto circa 6500 anni fa nella città-stato sumera di Ur. Chiamato appropriatamente Noah è stato trovato all’interno di uno strato di limo profondo, fatto che indicava avesse vissuto dopo un diluvio epico.
La prima nota storia registrata di una grande inondazione viene da Sumer, oggi Iraq meridionale, che si crede essere il precursore storico del racconto biblico del diluvio scritto millenni più tardi.
Lo scheletro appartiene a un uomo di mezza età, che era stato catalogato e messo in un loculo per 85 anni, ogni traccia della sua documentazione e identificazione è andata perduta. Tuttavia, un recente progetto gestito dal museo archeologico di Philadelphia per digitalizzare vecchi documenti ha riportato alla luce la documentazione e la storia dello scheletro, permettendone una adeguata identificazione, e realizzandone l’importanza per la prima volta.
Secondo una notizia in Past Horizons , lo scheletro è stato originariamente trovato dall’archeologo inglese Sir Leonard Woolley tra il 1929 e il 1930 nel corso di uno scavo congiunto della antica città di Ur del Penn e del British Museum, nei pressi della attuale Nassiriya in Iraq.
Lo scheletro si trovava ad una profondità incredibile di 15 metri, in uno strato di limo profondo sotto il cimitero reale della città risalente a 4500 anni fa. I test hanno rivelato che lo strato è di 2000 anni più vecchio del cimitero, risalente al periodo Ubaid (dal 5500 al 4000 a.C.). In questo strato sono strati trovati un totale di 48 resti umani, ma Noah è stato l’unico scheletro abbastanza in buono stato per essere rimosso. In realtà, Noah è l’unico scheletro completo mai recuperato da questa regione e di quel periodo.
Sir Leonard Woolley si è riferito allo strato di limo, che era spesso 3 metri in alcuni punti, come al ‘livello del diluvio’, perché, circa 12 metri più in basso, si raggiunge un livello pulito dal limo. Noah è noto per essere sopravvissuto o vissuto dopo il diluvio, dato che fu sepolto nei suoi depositi di limo. Woolley ha stabilito che il sito originale di Ur era stata una piccola isola in una palude circostante. Poi un grande diluvio coprì il paese durante l’era Ubaid.
La gente ha continuato a vivere e prosperare a Ur, ma molti studiosi ritengono che fosse questo diluvio descritto nelle antiche tavolette cuneiformi sumere e raccontato da molte culture in tutto il mondo.
Ago 09
Andrea Castelfranato: Il Nuovo Singolo “Kiitos” È In Radio
Come colonna sonora del buon risveglio e dei momenti di serenità, Andrea Castelfranato presenta Kiitos, disponibile dal 5 agosto 2014 per la diffusione radiofonica!
Dal 5 agosto 2014 è diramata alle radio la canzone strumentale per chitarra acustica Kiitos di Andrea Castelfranato, inclusa nel suo ultimo album-DVD In Concert, uscito in primavera per la Galli Records. Kiitos è una dolcissima melodia strumentale per dire grazie in modo elegante e superando ogni barriera linguistica, proprio per mezzo della musica suonata di fronte e tra la gente.
Il linguaggio emozionale e universale della musica di Andrea Castelfranato si presenta in questa occasione con un titolo in finlandese, Kiitos, nome appurato da Andrea durante il suo viaggio nel nord Europa.
È soprattutto attraverso i concerti, attraverso l’incontro autentico con le persone che ascoltano il linguaggio musicale e partecipano dal vivo alle emozioni evocate da essa, che il chitarrista acustico Andrea Castelfranato esprime il suo profondo ringraziamento verso la musica e verso chi la ama e la sostiene, perché è in virtù di essa se l’esistenza è più viva, emozionante e intensa.
L’album
Il chitarrista abruzzese Andrea Castelfranato è noto da anni per il suo virtuoso talento di mani e di cuore che si manifesta sulle corde e sul legno della sua compagna di viaggi e concerti, la chitarra.
Il suo talento è un dono da ascoltare ma anche mostrare e condividere dal vivo, per emozionare il pubblico con un ricco repertorio di composizioni per chitarra acustica e classica.
Dopo quattro classici dischi, è arrivato a marzo l’ultimo speciale video-album In Concert (Galli Records), un DVD del live in teatro a Bisceglie, registrato a inizio anno 2014, per ammirare con gli occhi e con le orecchie la musica di Andrea Castelfranato.
Riconosciuto maestro internazionale della chitarra, Andrea è stilisticamente unico e si pone come modello di riferimento per allievi di tutto il mondo, grazie alla sua partecipazione ai più importanti festival di chitarra, ma soprattutto grazie al web. Tantissimi sono i video sparsi nella rete che mostrano ragazzi o bravi chitarristi alle prese con l’interpretazione delle musiche di Andrea Castelfranato.
Andrea Castelfranato – Bio
Andrea Castelfranato nasce come chitarrista classico, dotato di grande tecnica, passione e sensibilità, per poi specializzarsi come un autentico maestro della chitarra acustica. Riesce con la sua musica ad avvolgere chi lo ascolta in una sensazione profondamente rasserenante o emozionante. È di grande effetto assistere, infatti, alle sue esibizioni, non solo ascoltarle, proprio per il suo modo unico e particolare di suonare, pizzicando le corde e percuotendo il legno della chitarra.
Indicato come uno dei più promettenti talenti della chitarra acustica italiana, svolge da anni concerti in tutta Europa, rappresentando l’Italia in diversi festival in Francia, Germania, Spagna, Repubblica Ceca, Ungheria e Croazia.
Il riconoscimento ottenuto con la vittoria dell’Open Strings ad Osnabruck (Germania), il prestigioso concorso bandito dall’Acoustic Music Records di Peter Finger, gli è valso la realizzazione del suo secondo disco dal titolo If… con la prestigiosa casa discografica tedesca. Con questo disco il chitarrista si conquista di diritto un posto di rilievo nel panorama musicale nazionale e internazionale.
È diplomato in chitarra acustica con il massimo dei voti più la lode e una menzione speciale per la composizione presso l’Accademia Lizard di Fiesole (FI). Ha conseguito un attestato in chitarra flamenca presso il Conservatorio dell’Aquila e ha il 5° di chitarra classica.
Nell’estate del 2009 il brano Appassionata, da lui composto e contenuto negli album If… e Jagoda, è stato inserito nella compilation My love my guitar vol. 2 pubblicata in Korea, in cui figurano i più grandi esponenti della chitarra acustica, nomi importanti della scena chitarristica mondiale come ad esempio Dominic Miller (chitarrista di Sting), Pierre Bensusan, Tommy Emmanuel, Martin Taylor e Peter Finger.
Le sue musiche hanno fatto da colonna sonora per documentari trasmessi su Rai Uno Linea Verde e cortometraggi cinematografici.
Andrea ha pure partecipato in vari programmi televisivi sulla Rai e Mediaset quali:
Alle Falde del Kilimangiaro, Uno Mattina, Maurizio Costanzo Show, Cominciamo bene, Scalo 76.
Nel 2010 è stato inserito nel calendario pubblicato dal Mario Negri Sud, in cui figurano rilevanti musicisti abruzzesi come Piero Mazzocchetti, Donato Renzetti, Simona Molinari.
Nello stesso anno le sue musiche sono state inserite all’interno di un DVD con le opere fotografiche del Dott. Danilo Susi per il 150° dell’Unità d’Italia, presentato a Pescara, Termoli, Milano e New York.
Nel settembre 2011 è uscito il disco Two Worlds in collaborazione con il bassista Giuliano De Leonardis.
Andrea ha tenuto concerti e seminari in Finlandia, Spagna, Francia, Germania, Repubblica Ceca, Ungheria e molti dei suoi brani sono suonati in rete da ragazzi di tutto il mondo.
Nel 2013 ha prodotto il primo disco della giovane promessa francese Illona Bolou, The guitar Power. A marzo del 2014 la Galli Records ha pubblicato la sua ultima opera musicale ibrida: un DVD invece del solito album, per invitare il pubblico ad ascoltare e contemplare il talento di Andrea Castelfranato In Concert nel Teatro di Bisceglie.
Il Video
Per saperne di più
Ago 08
Russia: la torre di Tesla abbandonata tra i boschi
In una foresta nei pressi di Mosca si nota la Tesla Tower. Questa “macchina per i fulmini” di epoca sovietica ha una capacità pari probabilmente a tutta la produzione di energia elettrica della Russia. Curiosi si affollano per vedere questa meraviglia tecnica, che è stata ribattezzata la “High Voltage Marx and Tesla Generators Research Facility.” la macchina è un ramo del Russian Electrical Engineering Institute, è si trova nella isolata cittadina di Istra, 40 km a ovest di Mosca.
E’ situato in una zona della foresta vicino al monastero di Nuova Gerusalemme ai margini della città. Il dispositivo di prova segreta ad alta tensione è stato costruito alla fine del 1970 per isolatori di prova, per proteggere i veicoli, aeromobili e apparecchiature elettroniche contro i fulmini.
La struttura è assolutamente unica; nulla di simile esiste in tutto il mondo, principalmente a causa della sua capacità di carica eccezionale.
Alla sua capacità operativa di picco il generatore (chiamato Marx), quando un fulmine si scarica su una piattaforma isolata, ha il potere uguale a tutti gli impianti di generazione di energia in Russia, tra termoelettrico, idroelettrico, nucleare, solare e centrali eoliche combinati. Ma solo per circa 100 microsecondi.
Il generatore è stato chiamato Marx dopo che l’ingegnere elettrico tedesco Erwin Otto Marx, la descrisse nel 1924. In Russia è conosciuto come il generatore Arkadyev-Marx, come il fisico russo Vladimir Arkadyev e il suo collaboratore, rinomato scienziato Nikolay Baklin.La “macchina fulmine,” Istra senza precedenti nella sua capacità di scarico, composto da 3 Megawatt trasformatore capacità cascata; un Megawatt impulsi di tensione del generatore 9 (PVG), che misura 39,3 metri di altezza, in grado di creare 150 metri di illuminazione artificiale, che si ritiene essere il più grande al mondo; ed una unità di tensione costante 2,25 Megawatt. “Dio solo sa come questo ragazzo rimase vivo e non è stato colpito da una scarica”, ha detto Vladimir Sysoev, un operaio di ricerca leader presso la struttura.
Il banco prova emette un lampo di capacità su una speciale piattaforma fortemente isolata, su cui è posto un dispositivo o un materiale in prova.
La piattaforma è piena di sensori che mostrano come esattamente la scarica elettrica ha colpito l’oggetto testato.
Quando l’impianto è in funzione, la carica statica nella “zona calda” è così grande che i capelli di chiunque si rizzano. Il fulmine è ancora oggetto di esplorazione profonda, e che diversi alberi bruciati intorno al banco di prova serve a ricordarci che il fulmine è molto difficile da controllare.
Il centro di ricerca Istra ha condotto numerosi test sin dai tempi sovietici.
Gli ultimi test erano volti alla protezione contro i fulmini per l’aereo Sukhoi, il Superjet russo.Poiché la struttura è molto costosa , è attivata solo per le occasioni speciali. A differenza del celebre High Frequency Auroral Research Program (HAARP), impianto attivo negli Stati Uniti, il generatore di Marx in Istra non è mai stato pensato per modulare il tempo, ma come HAARP è stato coinvolto nella progettazione di armi per il futuro.
Accanto alla struttura di ricerca c’è un altro centro di test, chiamato “Allure.” E ‘un simulatore stazionario dell’impulso elettromagnetico (EMP) necessario per testare la robustezza dell’hardware dell’aviazione militare e civile con impulsi elettromagnetici di carattere naturale e artificiale.
Un EMP creato da una esplosione nucleare è capace di creare danni alle apparecchiature elettroniche terminali, così la capacità di creare un EMP artificiale, soprattutto senza far esplodere un dispositivo nucleare, è utile in ambito militare. Ecco perché un’arma EMP è il sogno di un generale in qualsiasi paese.
Il complesso Allure era destinato a diventare la parte di un edificio scientifico grandioso, con una cupola alta 118,4 metri e larga 236,5 metri, ma quando la costruzione era quasi pronta, la struttura implose, crollando la mattina presto del 25 GENNAIO 1985.
Anche se la cupola crollò a causa di errori nella sua costruzione, il crollo ha avuto conseguenze storiche impreviste.
L’alto funzionario del Partito comunista sovietico di Mosca sovrintendere alla costruzione della cupola Istra è stato licenziato dal suo lavoro e inviato a un distaccamento remoto come punizione. Egli è stato sostituito con il collega comunista Boris Eltsin, che è stato invitato a lavorare a Mosca e divenne il primo presidente della Russia.
Il Video
Ago 08
L’antica via di Santiago di Compostela: gli incredibili misteri del “Cammino delle Stelle”
Quando si affrontano temi legati alla fede, lo si deve fare necessariamente con molto tatto per evitare di urtare la sensibilità di chi in quella fede crede e vi si riconosce. Noi cercheremo di approfondire un argomento non molto noto, ma sicuramente non poco intrigante che trascina immancabilmente in una doppia spirale dove si intersecano cristianità ed occulto, storia e pseudo-archeologia: Santiago di Compostela, quello che molti considerano “il cammino delle stelle”.
Tutti oggi abbiamo una visione del pellegrinaggio molto “vacanziera”, un’esperienza piacevole e aggregativa che presenta molte somiglianze con una normale gita e lo avvicina al turismo religioso: viaggi comodi, sistemazioni accoglienti, cibo di buona qualità ad ogni pasto… Ma nell’Alto Medioevo, periodo in cui si diffuse in Europa, il pellegrinaggio era tutta un’altra storia. Il termine “pellegrino” deriva dal latino peregrinus (per = attraverso e ager = campo) ed indicava anticamente colui il quale non abitava in città, quindi lo straniero, ovvero qualcuno costretto a condizioni di ridotta civilizzazione.
Il suo uso successivo invece, analogamente al nostro, implica una scelta: chi parte in pellegrinaggio non è, ma si fa straniero e di questa condizione si assume le fatiche ed i rischi, sia interiori e sia materiali, in vista di vantaggi spirituali.
Le prime notizie di pellegrinaggi penitenziali o espiatori, compiuti quindi per emendare la propria anima da peccati più o meno gravi, divennero una pratica consueta verso la metà del VIII secolo ed erano indirizzati verso una meta specifica, un luogo fondamentale e cruciale per la storia della cristianità.
I pellegrini avevano alcuni segni non infamanti che li contraddistinguevano: il bastone, detto bordone; la schiavina, soprabito lungo e ruvido; la bisaccia in pelle per il denaro e il cibo; i segni del santuario verso il quale si era diretti o dal quale si tornava, ben in vista sul copricapo o sul Sanrocchino ovvero un mantello di tela cerata ispirato, come forma, a quello nell’iconografia di San Rocco.
Oltre ai pellegrinaggi più conosciuti, quelli che fanno parte ormai del nostro immaginario classico, verso Roma e la Terrasanta, nel corso dell’XI secolo la potente abbazia di Cluny si fece promotrice di un’altra destinazione: la città di Santiago di Compostela in Galizia. I fedeli attraversavano a piedi la Francia e la Spagna per raggiungerla e per venerare la tomba di San Giacomo, uno degli apostoli, che lì si trova.
C’era ovviamente più di una via che portava a Santiago di Compostela, ma la più antica che si conosca partiva ufficialmente da Roncisvalle, situata all’inizio del percorso e prima tappa del cammino, chiamato “Camino Francés”, che parte da Saint-Jean-Pied-de-Port. Ma ben altro cammino, costellato di numerosi e affascinanti enigmi, unisce Santiago di Compostela alle leggende su Atlantide, ad antichi siti megalitici europei, fino persino all’Antico Egitto, in viaggio a ritroso che ci porta indietro di secoli e di millenni.
Partiamo, di logica, dall’origine della misticità di questo luogo unico, legata alla storia appunto di San Giacomo. La tradizione racconta che San Giacomo Maggiore, chiamato così per distinguerlo dall’omonimo apostolo detto il Minore, nel Vangelo secondo Luca fu soprannominato da Gesù, insieme al fratello, “Boànerghesè” , ovvero “Figlio del Tuono” (Mc 3,17; Lc 9,52-56) e fu, insieme a Giovanni, uno degli apostoli più vicini a Gesù.
Nei dodici anni successivi alla crocifissione di quest’ultimo, San Giacomo iniziò la sua opera di evangelizzazione della Spagna, spingendosi fino in Galizia, remota regione di cultura celtica all’estremo ovest della penisola iberica. Terminata la sua missione, San Giacomo tornò in Palestina dove andò incontro al martirio con la decapitazione in Gerusalemme verso l’anno 43/44 per ordine di Erode Agrippa.
Due dei suoi discepoli, Attanasio e Teodoro, con una barca guidata da un angelo, ne trasportarono il corpo dal suo sepolcro, nuovamente in Galizia, dove approdarono dopo sette giorni di navigazione, per seppellirlo in un bosco vicino ad Iria Flavia, il porto romano più importante della zona, vicino all’attuale paese di Padròn.
Nei secoli successivi, le persecuzioni e le proibizioni di visitare il luogo fecero sì che della tomba dell’apostolo si perdettero memoria e tracce, ma, secondo ciò che tramandano le cronache, nell’anno 813 l’eremita Pelagio (o Pelayo che significa “uomo del mare”), preavvertito da un angelo, vide delle strane luci simili a stelle danzare sulla vegetazione sul monte Libredòn, dove esistevano antiche fortificazioni probabilmente di un antico villaggio celtico.
Pelayo, impressionato dalle visioni, si presentò a Teodomiro, vescovo della diocesi di Iria Flavia, per comunicargli il ritrovamento; questi, di fronte alle insistenze di Pelayo, riunì un piccolo seguito e si diresse immediatamente al Libredòn. Nel mezzo del bosco egli stesso fu testimone del miracoloso fenomeno descritto dall’eremita ed il vescovo, interessato dallo strano fenomeno, scoprì in quel luogo un mausoleo, probabilmente di epoca romana, che conteneva tre corpi, uno dei tre aveva la testa mozzata ed una scritta: «Qui giace Jacobus, figlio di Zebedeo e Salomé».
Dopo questo evento miracoloso, il luogo del prodigioso ritrovamento venne denominato “Campus Stellae”, Campo delle Stelle in latino, dal quale deriva l’attuale nome di Campostela. Il primo documento che descrive con dovizia di particolari il ritrovamento è la Concordia de Antealtares, del 1077.
Ben presto si apre una via di pellegrinaggio, come riportato già sopra, ed è qui che la storia e la leggenda cominciano ad intrecciarsi con fili sempre più stretti; uno di questi fili, quello della leggenda, ha il nome dello stesso Pelayo, l’uomo che viene dal mare e che ci ricorda i misteriosi “portatori di civiltà” di cui parlano i miti di molti ed antichissimi popoli. L’altro, più legato alla storia, è rappresentato da Carlo Magno.
Anche se con tutta probabilità il famoso sovrano non mise mai piede a Compostela e non si interessò più di tanto alla vicenda, la sua figura e la sua popolarità furono sfruttate per promuovere il nuovo cammino di fede, legando in eterno il suo nome a quello del luogo santo; la connessione con questo pellegrinaggio era talmente assodata già all’epoca che sul sarcofago di Carlo Magno venne rappresentata con due scie di stelle la direzione del cammino di Santiago di Compostela. Il fatto sorprendente è che, secondo una recente teoria, queste incisioni sul sarcofago non sarebbero solo allegoriche e simboleggianti il cammino di pellegrinaggi, ma avrebbero delle attinenze nelle realtà; attinenze legate ad implicazioni geografiche a dir poco sorprendenti.
Tracciando delle linee ripercorrenti le vie battute per arrivare a Santiago di Compostela, ci accorgiamo, mappa alla mano, che la prima, quella più a sud, parte dalla Catalogna francese e tocca il picco Stella; dopo 23 chilometri tocca il monte Stella; dopo 20 chilometri il monte Tre Stelle ed infine, a 400 chilometri di distanza, la città di Estella; ancora più ad ovest troviamo Aster o Astray.
Tutte queste località sono situate tra i 42 gradi e 30 primi ed i 42 gradi e 36 primi di latitudine.La seconda linea, quella più a nord, parte dalla Catalogna, a Les Esteilles, passa per Estillon, per Lizarra, per Lizarraga e per Liceilla e queste località sono situate tra i 42 gradi e 46 primi ed i 42 gradi e 50 primi di latitudine.
Tutte queste zone geografiche hanno nomenclatura derivante da termini che significano stella nelle varie lingue del luogo. Inoltre porre tutti questi punti quasi sul medesimo parallelo non può essere considerata una coincidenza, al contrario, richiede strumenti molto sofisticati. Troviamo così in terra “due scie di stelle” che terminano sull’oceano.
Queste considerazioni fin qui esposte risulterebbe già stupefacenti, ma diventano addirittura straordinarie ipotizzando in maniera concreta che di vie analoghe, in Europa, ce ne sarebbero tre in tutto e, cercando con acutezza, se ne troverebbe addirittura una quarta. Un cammino simile a quello di Carlo Magno è situato in Inghilterra, poco sopra al 51esimo parallelo; una linea retta che unirebbe la costa est a quella ovest, passando per luoghi come Canterbury, Stonehenge, Avebury e molti altri siti dopo furono collocati in passato complessi megalitici.
Un’altra strada, situata in Francia poco sopra il 48esimo parallelo, unirebbe Sainte-Odile, altro luogo meta di pellegrinaggi, alla punta estrema dell’Armorica, creando un’altra linea retta sulla quale giacciono come Chartres ed alcuni siti megalitici. Incredibilmente questi cammini presentano una sconvolgente particolarità: quello in Spagna è sul 42esimo parallelo, quello in Francia sul 48esimo e quello in Inghilterra sul 51esimo.
Se ce ne fosse uno sfiorante il 45esimo parallelo, queste strade sarebbero esattamente tracciate in linea retta a 3 gradi di distanza l’uno dall’altro. Con le opportune osservazioni, è possibile supporre che il quarto cammino passasse per Lascaux giungendo fino a Lugon-Libourne. In questo modo avremmo quattro vie parallele ed equidistanti, passanti per luoghi sacri e mistici ed antichissime mete di pellegrinaggio; tutte che vanno verso l’oceano Atlantico e sboccano in golfi ampi e profondi, in zone dai rilievi scoscesi.
Ma è a questo punto che alcuni appassionati studiosi, come l’oramai popolare Louis Charpentier, si sono posti una domanda cruciale: è plausibile che anticamente questi cammini, invece di essere percorsi dalla terraferma verso l’oceano, fossero stati tracciati per indicare il percorso opposto? E se i golfi, così particolarmente adatti ad offrire un punto di approdo, fossero stati la meta di navigatori provenienti dal mare in possesso di conoscenze tali da creare percorsi così precisi da ricalcare paralleli terrestri? Il fatto che il mare di cui si parli sia in effetti l’Oceano Atlantico apre scenari nuovi e sorprendenti che nulla sembrano avere a che fare con le vicende qui espresse: dei collegamenti con la mitica Atlantide di Platone.
Naturalmente gli studiosi della storia ufficiale e gli affezionati dei cari libri di testo, storceranno il naso e grideranno alla blasfemia, ma il cammino di Santiago di Compostela e quelli analoghi che abbiamo esaminato sopra sembrerebbero l’ennesima prova di un’antichissima quanto progredita civiltà ancestrale andata fatalmente perduta ed i cui ultimi retaggi siano stati alla base della cultura e della civilizzazione occidentale.
Le tradizioni legate al diluvio universale, alla distruzione da questo portata di popoli ed arrivi marittimi post-diluviani sono presenti sia nelle leggende delle civiltà europee, sia di quelle americane. Agli occhi dei primitivi abitanti di queste terre, queste figure profughe arrivate dal mare parvero addirittura degli esseri divini; il nostro Noè sarebbe l’incarnazione più familiare alla nostra cultura di questi antichi incontri. I personaggi simili a Noè sono numerosi; solo per fare alcuni esempi, quello Maya sbarcò in America-Centrale, quello berbero approdò sull’Atlante, senza scordare il Deucalione greco ed il Gilgamesh mesopotamico. Casualmente, anche la Galizia ha una sua antica leggenda similare riguardante un Noè approdato nell’insenatura che ancora oggi porta il suo nome: il Golfo di Noia (o Noya).
Ed ecco come le leggende su Atlantide ed il diluvio universale tornano a ricollegarsi ed arricchirsi di nuovi pezzi come per formare un illuminante mosaico. Volendo trovare in breve altri elementi, essendo questa un’analisi tra i collegamenti tra Compostela ed antiche conoscenze perdute e non su Atlantide nello specifico, possiamo evidenziare come un particolare simbolo, diffuso in tutto il mondo sia pure in diverse fogge e varianti, sia da sempre emblema di conoscenza, percorso iniziatico e misteri che hanno origine nella notte dei tempi: il labirinto, ricorrente anche nella cattedrale di Santiago di Compostela.
Ed ecco che “stranamente”, prendendo per buona la descrizione che ne fa Platone, il labirinto ricorda incredibilmente la forma della pianta della città capitale di Atlantide; città dagli ingressi sfalsati, con le mura ed i canali concentrici, praticamente imprendibile per potenziali nemici che avessero voluto raggiungerne il centro, sede del potere.Ma anche la basilica cattedrale di Santiago di Compostela ha qualcosa di misterioso, qualcosa che l’occhio non può cogliere e che alcuni vogliono sia legato ad una civiltà dimenticata.
Una prima chiesa intitolata a San Giacomo venne costruita all’inizio del IX secolo, per volere di Alfonso II delle Asturie sul luogo dove tradizionalmente venne ritrovata la tomba di del santo. Successivamente, nell’899, sotto re Alfonso III, la prima chiesa fu rimpiazzata da un’altra più grande, in stile proto romanico. Nel 997, durante il saccheggio della città di Santiago de Compostela da parte dei berberi la chiesa proto romanica venne incendiata e le sue porte e campane fatte trasportare, dagli schiavi cristiani, alla grande moschea di Cordoba.
Nel 1095 il papa Urbano II decreta il trasferimento della sede vescovile di Iria Flavia, l’attuale Padrón, a Santiago de Compostela. L’inizio dei lavori dell’attuale cattedrale risale al 1075. Il tempio, in stile romanico, venne completato nel XIII secolo e consacrato nel 1211, alla presenza del re Alfonso IX di León.Come la maggior parte delle chiese medievali, anche la cattedrale di Compostela non è costruita su una linea retta; il coro, infatti, è inclinato sulla sinistra, verso nord, rispetto alla navata centrale. Il portale occidentale non è perpendicolare alla navata e la facciata è leggermente inclinata verso nord.
Il motivo di questa caratteristica architettonica è sconosciuto. Non può essere dovuto ad errori di costruzione, chi era in grado di realizzare capolavori di perfezione come le cattedrali, di sicuro non cadeva in grossolane imprecisioni di questo genere. E’ invece un fatto che questa inclinazione particolare la si ritrovi anche in molti siti megalitici, nonché in antico Egitto, nel Tempio dell’Uomo che si trova a Luxor.Inoltre la basilica di Santiago è sorta sopra resti di templi di epoche e culti precedenti, come quasi la maggior parte delle chiese medievali, in cui gli scavi archeologici hanno messo in luce antichi “pozzi sacri”, ricordiamo per esempio il pozzo dei “Santi Forti” nella cattedrale di Chartres, grotte o strutture megalitiche.
Studi recenti del sottosuolo hanno rivelato non solo i resti dell’antica cattedrale di Compostela, distrutta dai Mori, ma anche quelli di un tempio romano e di un più antico pozzo celtico.
E’ dunque ipotizzabile che il sito fosse noto alla cultura celtica come un luogo di risalita di una potente corrente di energia vitale della terra e che il “Cammino delle Stelle” diventasse una vera e propria esperienza iniziatica, costellata da enormi prove e difficoltà da superare. Siamo ancora una volta di fronte a una conoscenza trasmessa segretamente, una tradizione che si perde nei millenni? In genere la costruzione delle chiese è attribuita a sovrani o a vescovi ma, ovviamente, erano i capi mastro a realizzarle, persone che di solito facevano parte di confraternite e custodivano gelosamente misteri occulti.
Erano forse loro a inserire nelle costruzioni misteriose simbologie iniziatiche, come i matracci alchemici che questi personaggi del portale tengono in mano? Gli stessi simboli li ritroviamo in altri capolavori dell’architettura come, solo per fare un esempio, nella cattedrale di Chartres.
Come abbiamo visto, partendo dai cammini di Santiago di Compostela, c’è molto su cui riflettere; testimonianze di viaggi di fede risalenti al Medioevo e luoghi intrisi di inafferrabili conoscenze perdute fanno riemergere enigmi che potrebbero forse portarci a riscrivere un lontano passato. Vogliamo concludere con un dettaglio: un’antichissima leggenda, di molto anteriore al cristianesimo, chiamava il percorso che porta al luogo di San Giacomo, il “cammino delle stelle” sulla Terra, ovvero una riproduzione della Via Lattea nel cielo.
Ai piedi della Bisalta, montagna delle Alpi Liguri in provincia di Cuneo, la Via Lattea viene ancora chiamata “la via ‘d Sén Giacu ‘d l’Argalisia” (la via di San Giacomo di Galizia ). Presso Bellino, sempre nel Cuneese, la Via Lattea veniva chiamata “Viò de Son Jacou” ( via di San Giacomo ) a causa del suo approssimativo orientamento sul Santuario di Santiago di Compostela.Nonostante ci si riferisca al “Camino de Santiago” come ad un preciso percorso, il celebre alchimista francese Fulcanelli afferma: «Il cammino di San Giacomo, viene anche detto Via Lattea.
I mitologisti greci ci dicono che gli dei seguivano questa via per andare al palazzo di Zeus ed anche gli eroi la seguivano per entrare nell’Olimpo.
Il sentiero di San Giacomo è la strada stellata accessibile agli eletti, ai mortali valorosi, sapienti e perseveranti».Inoltre, al termine della Via Lattea, c’è la costellazione del Cane Maggiore e la leggenda riferisce di un cane che accompagnava sempre San Giacomo, riscontro che osserviamo anche nell’iconografia classica.
Il “Camino de Santiago”, “Chemin de St. Jacques o Cammino Reale Francese” è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO ed “Itinerario Culturale Europeo” dal Consiglio d’Europa dal 1987.
Ago 08
Lo Scienziato Robert Lanza: “dopo la morte l’energia della coscienza viene riciclata in un corpo diverso in un altro Universo”
Il Dr Robert Lanza, il famosissimo scienziato che ha presentato la sua teoria dove prova a spiegare come la vita dopo la morte, va avanti per sempre, tramite un piccolo contenitore quantico chiamato “coscienza”. Tutta la nostra vita materiale viene registrata per cosi dire, dal nostro DNA dove è insita la coscienza umana, poi ciò che è stato seminato, vissuto, verrà raccolto successivamente. Poi dopo aver abbandonato il corpo, attraverso un viaggio su altri Univeri o Dimensioni, la cosicenza andrà a materializzarsi in altra forma di vita, pronta per una nuova esperienza. La vita non finisce quando il corpo muore, ma può durare per sempre.
Il libro dal titolo abbastanza complesso: “Biocentrism: How Life and Consciousness Are the Keys to Understanding the Nature of the Universe” (Biocentrismo: come la vita e la coscienza sono le chiavi per comprendere la natura dell’Universo) che sta destando un forte clamore nel mondo del web, Robert ci parla appunto che la vita non finisce quando il corpo muore, ma può durare per sempre.
Quindi in sintesi il concetto di fondo, prova a spiegare come la vita non finisce quando il nostro corpo muore, ma invece può andare avanti per sempre, tramite la nostra coscienza.
Il dottor Robert Lanza è stato votato come il terzo miglior scienziato in vita dal New York Times, stando a quanto riportato su Spirit Science and Metaphysics. Lanza, esperto in medicina rigenerativa e direttore del Advanced Cell Technology Company negli Stati Uniti, è anche conosciuto per la sua approfondita ricerca sulle cellule staminali e per l’aver clonato diverse specie di animali in via d’estinzione.
Il dottor Robert Lanza è stato votato come il terzo miglior scienziato in vita dal New York Times, stando a quanto riportato su Spirit Science and Metaphysics. Lanza, esperto in medicina rigenerativa e direttore del Advanced Cell Technology Company negli Stati Uniti
Ma da un po’ di tempo ha deciso di dedicarsi anche alla fisica, meccanica quantistica e astrofisica. Questa miscela esplosiva di conoscenze ha dato vita ad una sua nuova teoria, quella del biocentrismo.
Essa insegna che la vita e la coscienza sono fondamentali per l’universo e praticamente è la coscienza stessa che crea l’universo materiale in cui viviamo e non il contrario. Prendendo la struttura dell’universo, le sue leggi, forze e costanti, queste sembrano essere ottimizzate per la vita, il che implica che l’intelligenza esisteva prima alla materia. Lanza sostiene inoltre che spazio e tempo non siano oggetti o cose, ma piuttosto strumenti della nostra comprensione: “portiamo lo spazio e il tempo in giro con noi, come le tartarughe con i propri gusci”.
Nel senso che quando il guscio si stacca (spazio e tempo), noi esistiamo ancora. La teoria implica che la morte della coscienza semplicemente non esista. Esiste solo sotto forma di pensiero, perché le persone si identificano con il loro corpo credendo che questo prima o poi morirà e che la coscienza a sua volta scomparirà.
Se il corpo genera coscienza, allora questa muore quando il corpo muore, ma se invece il corpo la riceve nello stesso modo in cui un decoder riceve dei segnali satellitari, allora questo vuol dire non finirà con la morte fisica. In realtà, la coscienza esiste al di fuori dei vincoli di tempo e spazio. È in grado di essere ovunque: nel corpo umano e fuori da esso.
Lanza ritiene inoltre che universi multipli possano esistere simultaneamente
In un Universo, il corpo può essere morto mentre in un altro può continuare ad esistere, una sorta di effetto chiamato “non località quantistica”. Assorbendo la coscienza che migra in questo Universo o altro Universo e Dimensione, essa continua a vivere, in relazione alla risposta quantica delle vita vissuta precedentemente.
Ciò significa che una persona morta, durante il viaggio attraverso un tunnel quantico, non finisce all’inferno o in paradiso, ma in un mondo simile, a lui o a lei, una volta abitato, ma questa volta vivo…e così via, all’infinito. Senza ricorrere a ideologie religiose, Robert Lanza che sarà ospite a Roma tra non molto in un convegno dedicato alla vita dopo la morte, cerca quindi di spiegare la coscienza quantistica con esperienze precedenti alla morte, proiezione astrale, esperienze fuori del corpo e anche reincarnazione. Secondo la sua teoria, l’energia della coscienza a un certo punto viene riciclata in un corpo diverso e nel frattempo esiste al di fuori del corpo fisico ad un altro livello di realtà e forse, anche, in un altro Universo.
Ago 08
Alcuni dei siti archeologici più belli al mondo
In questo momento di crisi, dove anche viaggiare diventa difficile, è bello qualche volta poter sognare. Sarebbe impossibile poter riassumere in questa sede tutti i siti archeologici unici e meravigliosi del nostro pianeta, ma qui di seguito sono elencati alcuni dei luoghi che molti sognano di visitare almeno una volta nella vita.
1. Machu Picchu (Perù): tra la vegetazione lussureggiante e le eccezionali formazioni geologiche sorgono le interessantissime rovine Inca. Oltre alla grandiosa Machu-Picchu il parco archeologico comprende altri 34 siti collegati tra loro attraverso il Cammino Reale. È impossibile non lasciarsi conquistare dal fascino di questa città.
2. Il Cairo (Egitto): A pochi km dai confini meridionali della capitale sorge la più maestosa e affascinante necropoli egizia: è la piana di Giza, con le tre grandi piramidi (Cheope, Chefren e Micerino). Poco distante la Grande Singe, la più maestosa statua monolitica della storia.
3. Atene (Grecia): quando si parla di Atene non si può non nominare la sua Acropoli, considerata uno dei monumenti più importanti del mondo occidentale e visibile da qualunque punto della capitale greca. Il Partenone, simbolo dell’arte greca, è tutt’ora un opera insuperabile. Da ricordare anche il tempio di Efeso, la bellezza delle Cariatidi e dell’Agorà, il Tempio di Zeus Olimpo e quello di Dioniso.
4. Angkor Wat (Cambogia): sito religioso più vasto al mondo, con bassorilievi e scene tratte da poemi classici indù. Sommerso per secoli nella foresta pluviale fu scoperto grazie a un esploratore francese.
5. Samarcanda (Ubekistan): terza città in Uzbekistan per dimensioni. La città è conosciuta soprattutto per essere nel centro della Via della seta nel percorso tra la Cina e l’Europa. Città leggendaria dei minareti blu e delle medresse. Non distante dalla più bella piazza storica della città, il Registan, c’è Gur- e Amir, il mausoleo ricco di splendidi mosaici che ospita la tomba di Tamerlano.
6. Tulum (Messico): uno di siti archeologici più affascinanti al mondo soprattutto grazie alla sua posizione a picco sull’Oceano, si affaccia sulla Riviera Maya. Tulum è circondato da una spiaggia di sabbia bianca. I resti dei templi, gli stucchi e le statue si ergono non lontane dalla costa.
7. Luxor (Egitto): le sfingi sono le protagoniste assolute di un altro sorprendente sito archeologico dell’antico Egitto. Al tempio di Luxor queste sculture criocefale introducono all’ingresso del tempio.
8. Gerusalemme (Israele): una delle città più antiche e affascinanti del pianeta. Da non perdere la dorata moschea della Cupola della Roccia, costruita, secondo il corano, sul luogo da cui il profeta Maometto ascese al Cielo. Poco lontano la basilica cristiana del Santo Sepolcro eretta sulla tomba di Cristo. Non meno importante il Muro del Pianto, luogo sacro agli ebrei, resto dell’antico Tempio di Salomone.
9. Pompei (Italia): l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C è stata una delle cose migliori che potessero accadere per l’archeologia romana. Nell’area degli scavi archeologici è stata portata alla luce l’antica città romana sommersa dall’eruzione. I reperti delle città di Pompei, Ercolano e delle città limitrofe costituiscono una delle più importanti testimonianze di conservazione.
10. L’antica Stonehenge (Gran Bretagna): Stonehenge è un sito neolitico che si trova vicino ad Amesbury nello Wiltshire, Inghilterra. Circa cinquemila anni fa sono stati trasportati dal Galles alcuni grossi blocchi di pietra e posizionati a formare un insieme circolare. Chi abbia costruito questo cerchio di pietre e perchè non si sa con esattezza. Le teorie abbondano: un antico modo per misurare il tempo? un luogo di culto? Sicuramente Stonehenge ha mantenuto intatto il suo fascino.
Elisa Giulia Chiesa
Ago 08