Truffa olio extra vergine – Ecco il nome di sette marche sotto inchiesta

olio extravergine taroccoL’accusa è pesante frode. Il pm Raffaele Guariniello accusa sette case produttrici di olio di aver venduto olio vergine di oliva, spacciandolo per olio extravergine di oliva.
La segnalazione era arrivata al pm da un periodico specializzato in informazione alimentare. A seguito della segnalazione si sono mobilitati i carabinieri del Nas che hanno scoperto, dopo. L’accusa è pesante: frode.
Il pm Raffaele Guariniello accusa sette case produttrici di olio di aver venduto olio vergine di oliva, spacciandolo per olio extravergine di oliva. La segnalazione era arrivata al pm da un periodico specializzato in informazione alimentare.
A seguito della segnalazione si sono mobilitati i carabinieri del Nas che hanno scoperto, dopo aver prelevato dei campioni, che l’olio in questione era “taroccato”: venduto al costo di un olio di qualità eccellente in realtà era olio di categoria 2, cioè appunto, semplice olio vergine di oliva.
Sette rappresentanti legali delle aziende coinvolte sono ora indagati. I marchi sotto inchiesta sono Carapelli, Santa Sabina, Bertolli, Coricelli, Sasso, Primadonna (confezionato per Lidl) e Antica Badia (per Eurospin). Tutti prodotti in Toscana, Abruzzo e Liguria.
Da il Corriere.it «Olio d’oliva venduto come extravergine»: inchiesta a Torino. Indagate 7 aziende italiane. Il pm Raffaele Guariniello ha aperto fascicolo su sette aziende italiane leader nel settore tra cui Carapelli e Bertolli. L’accusa: vendevano olio d’oliva come extravergine. Olio d’oliva spacciato come extravergine quando in realtà non lo era.
olio extravergine taroccatoÈ bufera su molte grandi aziende italiane, finite al centro di un’inchiesta dei Nas di Torino coordinata dal procuratore Raffaele Guariniello. Sul registro degli indagati sono stati iscritti per frode in commercio i rappresentanti legali di Carapelli, Bertolli, Santa Sabina, Coricelli, Sasso, Primadonna e Antica Badia.
Dai campionamenti effettuati dai Nas, che hanno prelevato bottiglie di tutte le marche, tra cui le più vendute, è emerso che le sette imprese avrebbero dichiarato al consumatore, scrivendolo sulle confezioni, che l’olio venduto era extravergine – o al cento per cento o comunque presente e miscelato con altri oli – quando in realtà sarebbe semplicemente stato «olio vergine», cioè appartenente a una categoria inferiore per qualità, con parametri fisico-chimici diversi dall’olio più costoso.

I campionamenti
Guariniello ha anche informato il ministero delle Politiche agricole illustrando il lavoro finora svolto dai Nas. I campionamenti sono stati fatti nei laboratori dell’Agenzia delle dogane, uno degli enti più autorevoli e affidabili per l’analisi dell’olio di oliva. Al termine delle verifiche, i risultati delle marche esaminate sarebbero risultati al di sotto dei valori definiti dall’Unione europea come necessari per dichiarare un olio «extra vergine».

Segnalazione da un mensile
L’inchiesta è nata nel giugno del 2015 con l’arrivo di una segnalazione, inviata al procuratore Guariniello in persona, dal mensile Il Test (ex Salvagente). Al magistrato era stato spedito anche un articolo, uscito la scorsa estate, in cui si descriveva l’esito di una mini-inchiesta svolta dalla redazione del periodico in un’annata particolarmente dura per la produzione di olio. Un anno con una produzione in forte calo, anche per via della xylella, e con il rischio per i produttori, per risparmiare, di rivolgersi all’estero o di vendere oli più scadenti.

olio extravergine taroccatoI test
Venti bottiglie di olio delle marche più vendute erano state analizzate dal laboratorio chimico di Roma dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Il Comitato di assaggio dell’ente, dopo i test organolettici, che sono considerati solitamente attendibili e sufficienti per la valutazione, aveva declassato nove degli oli provati e aveva sostenuto che fossero semplici «oli di oliva vergine» perché presentavano difetti. In seguito, erano stati fatti i controlli chimico-fisici sui principali parametri di acidità, perossidi e alchil esteri.

Potenziale inganno al consumatore
L’inchiesta di Guariniello non verte sulla potenziale nocività degli oli venduti. Nessuna delle sostanze analizzate infatti ha messo in commercio prodotti nocivi per la salute. L’unico problema è quello – secondo l’accusa – del potenziale inganno rivolto al consumatore, che avrebbe pagato circa il 30 per cento in più una bottiglia di olio pensando che fosse “extra vergine” quando in realtà non lo era. Gli oli “incriminati” sono stati giudicati dall’agenzia delle dogane «scarsi» non in assoluto, ma in rapporto alla dicitura che riportavano sull’etichetta.

Il ministro Martina: «Rafforzati i controlli»
«Seguiamo con attenzione l’evoluzione delle indagini della Procura di Torino, perché è fondamentale tutelare un settore strategico come quello dell’olio d’oliva italiano», scrive in una nota il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina. «Da mesi abbiamo rafforzato i controlli, soprattutto in considerazione della scorsa annata olearia che è stata tra le più complicate degli ultimi anni. Nel 2014 il nostro Ispettorato repressione frodi ha portato avanti oltre 6 mila controlli sul comparto, con sequestri per 10 milioni di euro. È importante ora fare chiarezza per tutelare i consumatori e migliaia di aziende oneste impegnate oggi nella nuova campagna di produzione».

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Vergognoso – Ecco l’elenco delle accise sui carburanti

accise caburantiAccise – Non passa giorno che il prezzo del petrolio segni nuovi record.
Tali notizie non possono che farci preoccupare ed arrabbiare un pò.
Ma ormai sappiamo tutti che i rincari sono legati prevalentemente alle elevate quotazioni del greggio.
Quello che forse non sappiamo – molto bene – è che sul prezzo in Italia pesano “tasse misteriose” che resistono da oltre 70 anni e che il nostro caro Paese continua a farci pagare.
Vediamo quali sono questi costi che gravano sugli automobilisti. Il prezzo complessivo è composto da varie voci: dal costo del prodotto raffinato, il trasporto primario, il costo di stoccaggio, le varie spese di ufficio e punto vendita, fino al margine per il gestore.
Sembrerebbero molte, ma tutte queste voci – che contemplano spese e guadagni per divesi soggetti – ammontano solo al 30% del costo del carburante.
La vera vergogna arriva dalle famose accise che pesano per il 52% sul costo totale. Pensate, la prima fù introdotta da Mussolini nel lontano 1935 – 1,90 lire al litro sulla benzina per finanziare la guerra di conquista dell’Abissinia.
Poi nel corso degli anni ogni Governo ha deciso di imporre “balzelli” per ogni emergenza: dalla crisi di Suez (1956), al disastro del Vajont (1963), fino alle guerre in Libano e Bosnia.

 

  • Guerra in Abissinia del 1935 (1,90 lire)
  • Crisi di Suez del 1956 (14 lire) 
  • Disastro del Vajont del 1963 (10 lire) 
  • Alluvione di Firenze del 1966 (10 lire) 
  • Terremoto del Belice del 1968 (10 lire)
  • Terremoto del Friuli del 1976 (99 lire)
  • Terremoto in Irpinia del 1980 (75 lire)
  • Missione in Libano del 1983 (205 lire)
  • Missione in Bosnia del 1996 (22 lire)
  • Rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004 (0,020 euro, ossia 39 lire)
  • Decreto Legge 34/11 per il finanziamento della manutenzione e la conservazione dei beni culturali, di enti ed istituzioni culturali (0,0073 Euro) 
  • Per fare fronte all’emergenza immigrati dovuta alla crisi libica del 2011 Euro ,040 
  • Ai sensi della Legge 225/92 Euro 0,0089 per far fronte all’alluvione in Liguria ed in Toscana del novembre 2011 
  • Euro 0,112 sul diesel e 0,082 Euro per la benzina in seguito al Decreto Legge 6 dicembre 2011 n. 201 «Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici» del governo Monti.

Ma non finisce qui: perché come spesso accade in Italia, abbiamo una tassa sulla tassa. Su questi 25 centesimi di euro infatti, sommati alla vera e propria imposta di fabbricazione (definita per decreti ministeriali), viene aggiunta pure l’Iva del 20%.
Ma quanto guadagna lo Stato?: i conti sono facili, ogni centesimo di aumento sul carburante comporta un maggiore introito di circa 20 milioni di euro al mese per le casse dello Stato.
Secondo i dati dell’Unione petrolifera nel 2007, le entrate fiscali alimentate dai prodotti petroliferi sono state superiori ai 35 miliardi (24,7 derivanti dalle accise e 10,5 dall’Iva).

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Enorme crepaccio compare improvvisamente nella catena montuosa vicino Yellowstone

crepaccio Monti BighornUn gigantesco crepaccio è apparso ai piedi dei Monti Bighorn nel nord del Wyoming. Questo crepaccio, come mosrtano le immagini, non è molto ampio, si tratta di pochi metri, e misura circa 685 metri in lunghezza e 45 metri di larghezza.
La gente del posto hanno dato alla cosa il soprannome di”squarcio”, come riportato dall’Huffington Post.
Improvvisi movimenti tettonici della crosta terrestre provocano terremoti, che spostano grandi quantità di materiale in periodi di tempo molto brevi, e spesso producono grandi fratture a livello superficiale. Misteriosamente, nessuna attività sismica di qualsiasi genere è stata segnalata nella zona, il che significa che questo canyon in miniatura è stato generato da altre cause.
crepaccio Monti BighornPotrebbe essersi formata in un modo simile a come le doline vengono generate in tutto il mondo.
Queste enormi depressioni, che si formano spesso in modo estremamente rapido e senza preavviso, compaiono quando lo strato superficiale di terreno crolla in una cavità creata da un processo geologico.
crepaccio Monti BighornLa dissoluzione delle rocce carbonatiche tramite la pioggia acida o l’acqua del sottosuolo sono un possibile meccanismo; le variazioni nel flusso di acqua sotterranea possono anche servire a rendere instabili i sedimenti di supporto dello strato superficiale.
E‘ possibile che questo divario sia stato creato in modo molto simile.
Un ingegnere dell’azienda SNS Outfitter e alcune guide pensano che si tratti effettivamente di un qualcosa causato da un meccanismo simile: una “primavera piovosa potrebbe aver sciolto la roccia di copertura”.
crepaccio Monti BighornUna roccia di copertura è una forte roccia normalmente resistente agli agenti atmosferici.
Esse, tuttavia, si sovrappongono a rocce più deboli inclini a diventare instabili quando vengono infiltrate da un significativo volume di acqua. Sembra come se una primavera particolarmente piovosa nel Wyoming possa davvero aver causato lo scivolamento della roccia di copertura, esponendo la roccia più debole alla pioggia.
crepaccio Monti BighornQuesta frattura non sarebbe normalmente motivo di preoccupazione, ma questa catena montuosa è situata abbastanza vicino alla caldera di Yellowstone, un supervulcano dormiente che ha recentemente mostrato alcuni segnali di compressione nella sua camera magmatica.
Tuttavia, l’aumento del magma causerebbe attività sismica se si facesse strada attraverso la crosta, cosa che come abbiamo detto, non è stata osservata al momento della formazione del crepaccio.

crepaccio Monti Bighorncrepaccio Monti Bighorn

 

 

 

 

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Vedi anche 

Salame di cioccolato

salame di cioccolato



Il salame di cioccolato è un dolce molto semplice da preparare che piace molto sia ad adulti che a bambini.
Adatto come merenda, spuntino o dolcetto dopo pranzo o dopo cena.



INGREDIENTI:

  • gr. 250 di biscotti secchi
  • gr. 150/170 di zucchero
  • gr. 200 burro
  • n° 2 uova
  • cacao amaro fino a scurire bene
  • liquore a scelta

PROCEDIMENTO:

  • Amalgamare bene uova e zucchero.
  • Aggiungere poi il burro e il cacao amalgamando bene.
  • Sbriciolare i biscotti e inserirli nell’impasto.
  • Con le mani lavorare il composto formando una forma di salame.
  • Avvolgere il nostro salame nella carta stagnola e riporlo un paio di ore nel frigorifero prima di servirlo tagliato a fette.

Sabrina Stoppa

La catastrofe del secolo: l’inferno quotidiano di Sumatra e Borneo

deforestazioni IndonesiaE’ stata definita la catastrofe del secolo. Le foreste bruciano.
In Sumatra, Borneo e perfino nei paesi confinanti come Malesia e Singapore, il fumo è una densa nebbia che oscura il cielo.
Le scuole sono chiuse, oltre 43 milioni di persone sono state esposte al fumo degli incendi
, con oltre mezzo milione di casi di infezioni acute delle vie respiratorie, che hanno ucciso finora 19 persone.
Intere comunità sfollate, i bambini evacuati su navi da guerra per portarli all’aria pura. La National Disaster Mitigation Agency ha definito la situazione “un crimine contro l’umanità di proporzioni straordinarie.”
È un inferno. In questo inferno preziose foreste pluviali, che ospitano specie uniche, come l’orango, stanno bruciando, mentre milioni di tonnellate di carbonio vengono rilasciate in atmosfera.
deforestazioni IndonesiaGli incendi forestali dell’Indonesia hanno oramai rilasciato più più gas serra che gli Stati Uniti in un intero anno.
La maggior parte degli incendi sono alimentati da torba essiccata, che brucia come carbonella. Quando foreste torbiere vengono drenate per convertirle in piantagioni, la torba diventa carburante per il fuoco. Nel suolo torboso, il fuoco può espandersi per chilometri nel sottosuolo, ed è molto difficile da domare.
Questi incendi sono il risultato della drammatica espansione delle piantagioni di acacia per la produzione di carta e di alma da olio: milioni di ettari di foreste torbiere sono state convertite in piantagioni, con i risultati che vediamo.
L’associazione indonesiana Eyes on the Forest ha recentemente rilasciato mappe e analisi che mostrano in dettaglio i fuochi nelle concessioni del gigante cartario Asia Pulp & Paper (APP).
deforestazioni IndonesiaQuattro fornitori della APP hanno ricevuto un un avviso di garanzia da parte del governo di Singapore per violazione del trattato transfrontaliero sul fumo e sull’inquinamento, mentre alcuni di essi sono oggetto di investigazioni da parte delle autorità indonesiane.
Una coalizione di associazioni ambientaliste e per i diritti umani indonesiane ha inviato una lettera aperta al governo e agli acquirenti internazionali di cellulosa, carta e olio di palma provenienti dall’Indonesia. “Sono ormai più di 100 giorni che le popolazioni di Sumatra e Kalimantan soffrono del fumo“, dice la lettera.
Le associazioni chiamano tutti i consumatori, acquirenti e investitori delle imprese coinvolte in incendi boschivi, come la APP, la APRIL, WILMAR, e Cargil di fermare ogni forma di cooperazione e o smettere di acquisire i loro prodotti, finché non ci sarà un miglioramento verificato da terza parte.
E’ importante per aiutare queste aziende a mantenere davvero il loro impegno verso “deforestazione zero“, e proteggere in futuro le comunità forestali indonesiane dai pericoli degli incendi forestali e delle torbiere.

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Rivoluzione anti UE in Moldavia censurata dai media europei


Rivoluzione MoldaviaLa notizia dell’ANSA è di 6 gg fa ma nessuno l’ha data.
Da questo ennesimo esempio possiamo meglio comprendere l’immenso potere che oggi ha la censura in Europa.

Cade il governo filo UE in Moldavia. Il parlamento di Chisinau ha sfiduciato l’esecutivo guidato da Valeriu Strelet, accusato di corruzione, con 65 voti a favore su 101. Oltre a comunisti e socialisti si sono espressi per la sfiducia anche i deputati del partito democratico, un movimento filo-occidentale. Strelet era premier dal 30 luglio. Il parlamento e governo moldavo filo UE
è caduto democraticamente grazie alla voto di sfiducia, ma con i voti indispensabili del partito socialista di Igor Dodon, che è dichiaratamente anti UE, anti nato e pro cristiano ortodosso.
All’interno della coalizione filo UE sono sorte tensioni in seguito all’arresto dell’ex premier Vlad Filat (2009-2013), accusato di aver intascato mazzette per 260 milioni di dollari in un caso legato alla sparizione, l’anno scorso, di 1,5 miliardi di dollari da tre delle principali banche della Moldavia: uno scandalo che ha sollevato ampie proteste a Chisinau. Filat si è dimesso da leader del partito liberal-democratico, che lo aveva difeso, e gli è subentrato l’ormai ex premier Valeriu Strelet.

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Alexis Carrel: La cellula è immortale

cellula immortaleNon esiste la morte naturale. Tutti i casi così definiti sono soltanto il punto finale di una Progressiva Acidificazione dell’Organismo
Il Dr. George W. Crile, uno dei più famosi chirurghi al mondo.

In passato è stato dimostrato che una cellula potrebbe vivere per un tempo indeterminato in perfetta salute.
E’ stato dimostrato realmente in laboratorio da un famoso premio Nobel.
Un famoso fisiologo francese, Alexis Carrel, al Rockefeller Institute for Medical Research, mantenne in vita il cuore di un pollo per circa 30 anni in una soluzione salina (che conteneva minerali nelle stesse proporzioni di quelle del sangue del pollo) che egli rinnovava tutti i giorni.
Carrel giunse alla conclusione che il tempo di vita di una cellula è indefinito fintanto che viene fornito il nutrimento e viene ripulita dalle sue escrezioni.

La pubblicazione ufficiale di tale studio.

Difatti le cellule crescevano e prosperavano fintanto che le loro evacuazioni venivano rimosse.
Condizioni non igieniche procuravano una minore vitalità, deterioramento e morte.
Carrel mantenne in vita cellule di un cuore di pollo fino a quando qualcuno si dimenticò (dimenticò?) di eliminare le loro escrezioni.
Riuscì quasi a decuplicare la media durata di vita di quelle cellule.
La chiave per mantenere in perfetta salute una cellula è quella di liberarla dai residui dentro e intorno ad essa.
Anche Arnold Ehret arrivò ad una conclusione pressoché identica: nel suo libro “Il Sistema di Guarigione della Dieta Senza Muco” afferma che con un’alimentazione sana, dopo anni di cibi errati, inizialmente l’organismo libera gli intestini dei residui accumulati e poi va sempre più a fondo ripulendo tutti i tessuti del corpo e dopo che questo è avvenuto si acquisisce la salute perfetta.
Ma torniamo all’esperimento di Alexis Carrel e alle sue conclusioni che possiamo trovare in ogni testo universitario di Biologia.
Il dott. Alexis Carrel, a questo proposito, diceva: “La cellula è immortale. E’ semplicemente il fluido nella quale galleggia che si degrada. Sostituendo questo fluido ad intervalli regolari, daremo alla cellula ciò che le necessita per nutrirsi e, per quanto ne sappiamo, il pulsare della vita potrà continuare indefinitamente”.
Immaginate una casa da cui non si eliminano i rifiuti e si nascondono sotto il tappeto. Nel giro di pochi mesi, accumulando dei rifiuti ogni giorno, la casa avrebbe un odore orribile. Nel nostro corpo succede la stessa cosa.
Solo che nel nostro corpo “nascondere sotto il tappeto i rifiuti” equivale a ritenzione idrica, gonfiori intestinali, tossiemia ematica, infezioni e infiammazioni dei tessuti.
Il processo d’invecchiamento comincia dal primo momento della nostra vita, consiste nell’accumulazione dei prodotti di rifiuto non espulsi.
Le cellule si deteriorano a causa dell’accumulo di tossine.
Inconsapevolmente, ci intossichiamo da soli e nessuno ce lo dice.
Il nostro organismo è la macchina più perfetta e meravigliosa che possa esistere.
Per questo ha la bellissima capacità di autoguarigione e disintossicazione che la società “evoluta” di oggi tampona continuamente con i farmaci.
Un raffreddore o una tosse che indicano l’eliminazione in corso di muco dal nostro corpo spaventano le mamme… e si inizia fin da piccoli (inconsapevoli e innocenti) con i farmaci, quando in realtà basterebbe lasciare lavorare e riposare il nostro corpo affinché completi l’eliminazione di scorie e smettere di imbottirlo di cibo e farmaci proprio quando è in fase di eliminazione.
I consigli dei nostri avi vengono messi da parte… un aerosol di acqua e sale, una siringa di fisiologica nelle cavità nasali, fumenti, non vengono più considerati.
Molti, presi dalla paura e dalla mancanza di pazienza preferiscono agire immediatamente con antibiotici, sciroppi e farmaci di ogni tipo, seguendo i consigli più “sinceri” delle Aziende Farmaceutiche. Dopotutto come contraddirle? Stanno facendo il loro lavoro: non a caso si chiamano Aziende!
E’ solo l’inconsapevolezza di certe famiglie che permette a “certi” Fast Food di continuare a far soldi. In un mondo sano certe propagande sarebbero valse il fallimento di un’industria, ma probabilmente qui le cose vanno diversamente.
Forse l’uomo sano, libero (da farmaci e debiti) e consapevole mette paura ai poteri forti, che ultimamente iniziano a perder colpi grazie alla presa di coscienza in atto e al rapido passaparola della rete.
Fortunatamente qualcuno sta aprendo gli occhi.
Sarà per i tempi che stiamo vivendo, ma la massa critica si sta svegliando e in molti iniziano a comprendere che (quando è possibile) la natura può essere assecondata e aiutata nel suo lavoro con metodi naturali.
Ottimi risultati possono nascere da un’alimentazione equilibrata, una sana attività fisica e da un atteggiamento mentale positivo.

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Compravendita senatori, Silvio Berlusconi condannato a tre anni

Vediamo di non dimenticarci questa vergogna!

La sentenza di condanna in primo grado è dell’ 8 luglio 2015 e andrà in prescrizione il 6 novembre 2015.

condanna BerlusconiSilvio Berlusconi è stato condannato a tre anni di carcere per corruzione in concorso con Valter Lavitola, condannato alla stessa pena dell’ex premier.
Lo hanno deciso i giudici della I sezione penale del Tribunale di Napoli, nell’ambito del processo sulla presunta compravendita di senatori che causò la caduta del Governo Prodi nel 2008.
I difensori, Coppi, Longo e Ghedini, avevano chiesto l’assoluzione. Ieri l’ex Cavaliere aveva ritirato l’istanza di insindacabilità presentata presso la Giunta delle autorizzazioni della Camera in cui chiedeva di dichiarare la vicenda coperta da immunità parlamentare.
Il leader di Forza Italia è stato anche condannato a risarcire i danni al Senato della Repubblica, che si era costituito parte civile attraverso l’avvocatura dello Stato.
Prendo atto di una assurda sentenza politica al termine di un processo solo politico costruito su un teorema accusatorio risibile. Resto sereno, certo di aver sempre agito nell’interesse del mio Paese e nel pieno rispetto delle regole e delle leggi, così come continuerò a fare”, è il commento a caldo di Berlusconi, appena condannato in primo grado.
L’ex premier rispolvera l’antica autodifesa tirando in ballo una “persecuzione giudiziaria” messa in atto per ledere la sua “immagine di protagonista della politica”.
E’ una sentenza che riteniamo clamorosamente ingiusta e ingiustificata”, è stato il commento a caldo dell’avvocato Ghedini.
Lo storico legale dell’ex cavaliere ha sottolineato che il processo si prescriverà il 6 novembre 2015. Considerati i 90 giorni previsti per il deposito delle motivazioni e i 45 per l’impugnazione in appello, il secondo grado partirà col reato già prescritto. In ogni caso, però, il reato contestato all’ex presidente del consiglio è importante a livello storico politico.

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Il diserbante più usato al mondo è cancerogeno ed è nel 47% delle falde in Italia

diserbante glifosatoLo afferma uno studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Gli interessi in gioco sono enormi. Milioni di agricoltori sono esposti direttamente all’uso del glifosato insieme alle centinaia di milioni di cittadini che consumano prodotti trattati con questo pesticida.
Cancro e malattie degenerative sono correlate proprio al glifosato che distrugge i recettori endocrini.

Un prodotto usato dagli anni 70 è cancerogeno
L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), organo dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) che coordina gli studi in campo oncologico, ha classificato fra i probabili cancerogeni il glifosato: il diserbante più usato nel mondo.
Scoperto negli anni Settanta e messo in commercio dalla Monsanto con il nome di Roundup, oggi – scaduto il brevetto – è usato nella preparazione di almeno 750 erbicidi destinati all’agricoltura, ma anche al giardinaggio e alla cura del verde pubblico.

L’Italia è il maggior consumatore di pesticidi
Il nostro Paese è – secondo un rapporto dell’Ispra del febbraio 2015 – è il maggiore consumatore tra quelli dell’Europa occidentale di pesticidi per unità di superficie coltivata, con valori doppi rispetto a quelli della Francia e della Germania.
Molto alto anche il numero delle sostanze di cui si trovano importanti tracce nelle acque: 175 tipologie di pesticidi nel 2012 a fronte dei 166 del 2010 e di 118 del biennio 2007-2008. E le sostanze che più spesso hanno determinato il superamento sono il glifosato e i suoi metaboliti, il metolaclor, il triciclazolo, l’oxadiazon, la terbutilazina.

L’erbicida più usato al mondo
Il glifosato è l’erbicida più utilizzato al mondo. Dal 1992 al 2012 il suo uso è aumentato di 140 volte solo negli Stati Uniti. Oggi, inoltre, è il fitofarmaco più collegato alle coltivazioni OGM.
Per questo Monsanto, la multinazionale che lo produce sotto il marchio commerciale di RoundUp, ha definito il rapporto dello IARC (che fa parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità) “scienza spazzatura” e pochi giorni fa ha chiesto all’Organizzazione mondiale per la sanità il ritiro del rapporto.

La situazione in Italia
Il contatto con il pesticida può avvenire con l’aria, nelle zone in cui viene usato, o con il cibo, su cui possono rimanere residui. Il più recente Rapporto nazionale pesticidi nelle acque dell’ISPRA ha messo in evidenza inoltre il problema dei residui nelle acque italiane, sia superficiali che sotterranee. Su 1.469 punti di monitoraggio delle acque superficiali, il 17,2% ha mostrato concentrazioni superiori ai limiti e presente nel 47% dei campioni.
Togliamo questo veleno dai nostri supermercati. Lo IARC non ha potere normativo, ora sta agli enti nazionali ed europei disporre le limitazioni ritenute necessarie per proteggere la salute di tutti. Alcuni nazioni si stanno già muovendo. Diffondiamo la notizia: i nostri produttori devono saperlo, per il loro e nostro bene.

E’ attiva questa petizione contro il glifosato, con più di un milione e mezzo di firme.

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Il parlamento di Strasburgo vieta il blocco dei mangimi geneticamente modificati per animali da allevamento

mangimi animali ogmLa Commissione europea ha subito ieri a Strasburgo una sonora bocciatura (579 voti contro 106 e 5 astensioni) dalla plenaria del Parlamento europeo sulla proposta di direttiva che mirava, teoricamente, a concedere agli Stati membri il diritto di vietare, a livello nazionale, l’uso di alimenti e mangimi geneticamente modificati (OGM), già approvati a livello comunitario.
L’Assemblea, seguendo il parere del relatore Giovanni La Via (Ncd, Ppe), presidente della commissione Ambiente, ha giudicato pressoché impossibile da attuare la direttiva, che avrebbe scaricato sugli Stati membri la responsabilità di motivare gli eventuali “divieti o restrizioni d’uso” nazionali e di effettuare i controlli necessari a farli rispettare, senza violare i principi del mercato unico UE e gli accordi sul commercio internazionale, su cui vegliano rispettivamente la Corte di Giustizia europea e l’Organizzazione mondiale del Commercio (Wto). Quindi, l’Italia non potrà vietare mangimi OGM.
La Commissione, tuttavia, rappresentata in Aula dal responsabile per l’Ambiente Carmenu Vella, ha rifiutato di ritirare la proposta, come gli chiedeva il Parlamento europeo, e annunciato di mantenerla in attesa del pronunciamento del Consiglio UE, nonostante il fatto che dai primi giri di tavola informali sia già emersa una fortissima opposizione anche da parte dei governi.
Si tratta di uno dei rarissimi casi in cui una proposta della Commissione viene respinta in blocco (senza nemmeno provare a emendarla) dal Parlamento europeo in prima lettura, e in cui la bocciatura da parte delle forze politiche, di destra, centro e sinistra, è quasi unanime, così com’è stato da parte di tutti i portatori d’interesse (settore biotech, industria alimentare, organizzazioni agricole, associazioni dei consumatori e ONG ambientaliste) e, con tutta probabilità, anche dai ministri dei Ventotto, che devono ancora esprimersi formalmente.
Il Parlamento europeo, dopo il rifiuto della Commissione di fare marcia indietro, ha approvato con 577 voti contro 75 e 38 astensioni una risoluzione legislativa in cui insiste formalmente per il ritiro della proposta e chiede all’Esecutivo UE (con un emendamento approvato con 377 voti contro 293 e 6 astensioni) di presentarne una nuova.
La proposta della Commissione, in sostanza, voleva riprodurre anche per l’uso di alimenti e mangimi la riforma del meccanismo decisionale comunitario (autorizzazione a livello UE ma possibilità di divieti nazionali nel territorio di un paese membro o di alcune sue regioni) che è stata recentemente approvata dal Consiglio UE e dall’Europarlamento per quanto riguarda la coltivazione di OGM, e che è entrata in vigore nell’aprile scorso.
La Commissione aveva individuato nel “divieto d’utilizzo” un escamotage al problema di dover comunque assicurare la libera circolazione dei prodotti fra le frontiere interne dell’UE. In pratica, secondo quanto proponeva l’Esecutivo comunitario, i prodotti OGM autorizzati a livello UE non avrebbero potuto subire restrizioni alla circolazione e alla commercializzazione, ma solo all’ “uso”, ovvero al consumo alimentare e nei mangimi per il bestiame: una sorta di quadratura del cerchio.
Durante i negoziati con l’Europarlamento, la Commissione non ha voluto intendere ragioni, argomentando che si può fare con alimenti e mangimi OGM quello che si sta già facendo con le coltivazioni e che esistono altri casi di prodotti per i quali gli Stati membri possono vietare l’uso a livello nazionale: ad esempio i farmaci.
Da parte degli oppositori alla direttiva si è fatto notare, invece, che è molto più facile controllare ed eventualmente vietare la messa in coltura di sementi OGM, o la vendita di medicine nelle farmacie, che non l’uso negli allevamenti e il consumo umano di ingredienti alimentari OGM che dovrebbero restare liberamente disponibili sul mercato.
In realtà, l’Esecutivo di Jean-Claude Juncker ha utilizzato la proposta di direttiva soprattutto per sbloccare le procedure di autorizzazione di alimenti e mangimi OGM, che si erano arenate nel limbo dell’attuale procedura decisionale comunitaria. Una procedura che lasciava interamente alla Commissione – restia a farsene carico – la responsabilità di approvare un nuovo prodotto quando non ci sia in Consiglio UE una maggioranza qualificata di Stati membri contraria (non basta la maggioranza semplice). E infatti, appena presentata la proposta di direttiva nell’aprile scorso, la Commissione ha proceduto immediatamente all’approvazione dei 13 prodotti OGM fino a quel momento bloccati, rispondendo ai paesi contrari che avrebbero potuto comunque vietarne l’uso sul loro territorio.
Un argomento, questo, che l’Esecutivo UE potrà usare anche dopo che il Consiglio avrà bocciato definitivamente la proposta di direttiva, aggiungendo semplicemente che ricade sui governi la responsabilità di non aver voluto usare l’arma dei divieti nazionali che avevano a disposizione.
Il voto di oggi mette anche fine al timore di una crisi nel settore dell’allevamento, se fossero state approvate le nuove norme. L’UE importa ogni anno, in particolare, 32 milioni di tonnellate di soia per i mangimi dei propri allevamenti, e il 90% di questa soia (proveniente soprattutto da Brasile, Argentina e Usa) è geneticamente modificata.
Buona fortuna, consumatori di carne di animali allevati facendo loro mangiare solo mangimi geneticamente modificati.

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La destra anti-Ue vince le elezioni in Polonia

Elezioni PoloniaPolonia: Boom dei nazionalisti: hanno la maggioranza assoluta e potranno governare da soli. Nessuna forza di sinistra entra in Parlamento.
La destra anti-UE trionfa in Polonia e governa da sola: l’ex primo ministro Kaczynski stravince le politiche, con la premier designata Szydlo che potrà formare un esecutivo senza alleati. È il risultato delle elezioni con cui la Polonia svolta a destra. Per la prima volta nella storia post-comunista del Paese nessuna forza di sinistra ha i numeri per entrare in parlamento. E ora l’Europa teme una svolta “alla Orban”, soprattutto sul tema caldo dei migranti.
Il Diritto e Giustizia (PiS), partito ultranazionalista, populista ed euroscettico è il grande vincitore. Quando i dati non sono ancora definitivi la candidata di PiS, la 52enne antropologa Beata Szydlo, avrebbe conquistato il 39,1 % dei voti, mentre l’attuale premier, la centrista di Piattaforma Civica Ewa Kopacz, che ha preso il posto ai vertici del partito e del governo quando il carismatico Donald Tusk è volato a Bruxelles da presidente del Consiglio europeo, si sarebbe fermata a 23,4%. Il PiS avrebbe dunque la maggioranza assoluta e quindi potrebbe governare senza bisogno di alcuna alleanza.
La rock-star anti-sistema Kukiz avrebbe il 9%, e diventerebbe la terza forza del Paese, mentre non ce l’ha fatta il gruppo di Sinistra Unita di Barbara Nowacka ferma al 6,6% (la soglia di sbarramento per i gruppi è l’8%)

La svolta a destra
Ma l’unico dato certo, mentre nella notte iniziavano ad arrivare le prime proiezioni, è l’affluenza, molto alta rispetto alla media degli appuntamenti elettorali polacchi: alle 17 aveva votato il 38,97 per cento degli aventi diritto. Ancora una volta, come successe nel 2011 e soprattutto la scorsa primavera, quando venne eletto presidente l’esponente di PiS Duda, il voto fotografa un Paese spaccato letteralmente in due: a Est e nelle regioni più povere e rurali hanno scelto in massa il PiS (e hanno votato di più), mentre Piattaforma civica ha raccolto consensi soprattutto nelle città e nelle aree a ovest della Vistola, verso la Germania.

La retorica anti migranti
Gran parte dell’elettorato, stufo dopo otto anni di governo di Po, cui rimproverava di non aver ridistribuito ai cittadini i benefici del boom economico e di aver lasciato indietro le fasce più deboli, ha deciso quindi di virare a destra e lasciarsi sedurre dalle promesse di PiS che difende l’importanza del ruolo dei cattolici e dei valori patriottici, rilancia la crescita attraverso gli investimenti statali e vuole sottrarre il Paese allo «strapotere di Bruxelles» e alle sue direttive anti-polacche, soprattutto quelle energetiche. Grande peso nella campagna elettorale è stato dato al «problema» dei flussi di migranti, secondo la destra «portatori di malattie e minaccia alla sicurezza del Paese, e la scelta di dare un «voto religioso» e non politico. E nelle prossime ore si saprà con certezza se il partito Diritto e giustizia (PiS), potrà governare da solo o sarà costretto a stringere alleanze. Impresa non facile, dal momento che per ora l’unica formazione che sembra essere disponibile a entrare in un governo PiS potrebbe essere il Psl, il partito del Popolo polacco, di centrodestra.

Il futuro nell’Europa
Secondo gli analisti il voto di ieri cambierà il ruolo della Polonia in Europa e la sua posizione sulla crisi dei rifugiati. I polacchi hanno ricevuto il sostegno dell’Unione (che dal 2007 al 2020 ha garantito finanziamenti per 180 miliardi di euro) e la quasi totalità dei suoi cittadini (91%) si dichiara europeista, ma nonostante tutto l’idea di essere costretti ad accettare le quote di rifugiati imposte da Bruxelles non deve essergli andato giù: il presidente del PiS, Jarosław Kaczynski, ha «avvertito» il Paese che i 7.000 richiedenti asilo che la Polonia ha accettato di accogliere «porteranno malattie», e il suo soldato, la futura premier Beata Szydło, spesso paragonata a Marine Le Pen, ha detto di ispirarsi alle politiche dell’ungherese Orban. E paradossalmente l’ultranazionalismo del PiS potrebbe favorire Putin, anziché indebolirlo, perché rafforzerebbe ulteriormente le fila di quelle forze che vorrebbero un’Unione europea più debole e un’Europa ancora più divisa.

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Nell’assordante silenzio dei media italiani, si è consumata la fine della democrazia in Europa

Elezioni PortogalloIn Portogallo si è consumato il dramma definitivo della morte della democrazia europea.
Nelle ultime elezioni parlamentari, su 230 seggi, 122 sono stati conquistati dal Partito Socialista, Partito comunista e dal Blocco di Sinistra. I due ultimi partiti hanno condotto una forte campagna contro l’Unione Europea e contro l’Euro, campagna che li ha portati ad avere una maggioranza di coalizione relativa.
Tutto bene allora, tutto sistemato, nasce il primo governo anti-euro d’Europa ?
NO, nulla di tutto questo accadrà.
Il presidente ANIBAL CAVACO SILVA ha deciso di non dare l’incarico a nessun membro della coalizione di sinistra, in quanto “Inconsistente”, “Chiaramente incoerente”, e come sempre accade quando la democrazia viene dimessa, ha affermato che “Questo è il momento peggiore per cambiare in modo radicale la nostra democrazia in modo n on corrispondente alla volontà degli elettori.Elettori che, però, si erano appena espressi in modo diverso.
Con il solito tono paternalista tipico dei regimi dittatoriali il Capo di Stato lusitano quindi si è arrogato il diritto di dare il mandato a Pedro Passos Coelho, leader della coalizione di centrodestra PSD/CDS che ha governando negli ultimi quattro anni imponendo una politica di austerità così come voluta a Bruxelles e Berlino, ma che alle elezioni non è riuscito a convincere la maggioranza degli elettori, fermandosi al 38,5%.
Quindi con una mossa nel peggior stile sudamericano il Portogallo si allontana dal cammino delle democrazie e conferma il fatto che l’Euro e l’Europa sono il frutto di politiche autoritarie ed antidemocratiche, che con il tempo non possono essere compatibili con l’approvazione popolare, ma che possono reggersi solo con forzature istituzionali.
Il precedente leader socialista Josè Socrates, appena assolto da accuse di corruzione che lo hanno portato in carcere per 11 mesi, ha affermato che il presidente ha violato la costituzione ed ha detto : “Io sono favorevole alla Nato, ma sono ancor più favorevole al fatto che si possa essere contro la Nato. Sono favorevole all’Europa, ma sono ancor più favorevole al fatto che si possa essere contro l’Europa….. (il rifiuto del presidente) è come dire: avete diritto ad eleggere i vostri rappresentanti, ma può governare solo chi ha delle entrature ad alti livelli internazionali”. Josè Socrates ha detto chiaramente che le indagini forzate sul suo conto non sono state altro che uno strumento di lotta politica.
I tre partiti di sinistra hanno affermato che non daranno la fiducia al governo di minoranza di centrodestra, ma, naturalmente, ci saranno pressioni affinché nasca l’Alfano in salsa lusitana. Se così non sarà la palla tornerà al presidente della repubblica, e vedremo se giungerà sino allo scioglimento delle camere.
Quindi Democrazia, Euro ed Unione Europea sono in rotta di collisione. Il Portogallo appariva come il “Successo” delle politiche europee, ma queste politiche sono possibili solo dismettendo il volere popolare, per ora in modo pacifico. Però non passerà molto prima che dalle violazioni costituzionali si passi all’uso della violenza. Il tutto nell’assordante silenzio dei nostri media, per cui, dal prossimo anno, pagherete il conto nella bolletta elettrica, dando i soldi ai vari Fazio, Litizzetto etc….
Buona Europa a tutti!

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Mele nei supermercati italiani: 9 su 10 contengono pesiticidi

mele contaminateGreenpeace ha analizzato le mele delle catene Auchan, Carrefour, Lidl, e la scoperta non è confortante.
Nell’ultimo rapporto di Greenpeace ha analizzato le mele: l’83% di quelle prodotte in modo convenzionale è contaminato da residui di pesticidi.
Oggi abbiamo i risultati di un’analisi sulle mele acquistate nei supermercati di 11 Paesi europei, Italia compresa, in 23 catene di supermercati: abbiamo preso 126 campioni di mele, 109 prodotte convenzionalmente, le rimanenti biologiche, e le abbiamo analizzate in un laboratorio indipendente per verificare la presenza di pesticidi.
La notizia cattiva è che oltre all’alto tasso di contaminazione, l’83% dei campioni contenevano almeno un residuo, nel 60% di questi campioni sono state trovate due o più sostanze chimiche. Quella buona è che i test sulle mele biologiche non hanno evidenziato tracce di pesticidi.
Metà dei pesticidi rilevati nelle mele convenzionali hanno effetti tossici noti per organismi acquatici come i pesci, ma anche per le api e altri insetti utili. Molte di queste sostanze chimiche sono bioaccumulabili, hanno impatti negativi sulla riproduzione o altre proprietà pericolose.
A causa dell’incompletezza di dati e conoscenze disponibili su diverse sostanze e sulle loro miscele, non si possono neanche escludere rischi per la salute umana.
In Italia le mele finite al microscopio sono state acquistate presso le catene Auchan, Carrefour, Lidl e un campione di mele biologiche presso Naturasì. Nella maggior parte dei campioni era presente almeno il residuo di un pesticida: in un campione acquistato presso Lidl sono stati trovati residui di tre pesticidi. La sostanza trovata più frequentemente è il THPI, un metabolita del fungicida captano.
Anche se tutti i residui individuati rientrano nei limiti stabiliti dalle normative, la varietà di sostanze chimiche trovate mostra che, dai campi al piatto, i pesticidi chimici sono una presenza troppo frequente nei nostri alimenti.
È ora di chiudere con questo sistema industriale, che fa acqua da tutte le parti.

Leggi il rapporto

Scopri come fare per cambiare le cose

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Teschi alieni in Vaticano

teschi in VaticanoÈ il segno che la fine è vicina. Qualunque cosa quei resti rappresentino, c’è una ragione perché i Buoni Padri li seppellirono per essere dimenticati. E c’è un’altra buiona ragione perché adesso ce li ha fatti ritrovare“.
(Madre Judy Mebosa – St. John’s Cathedral di Londra).
La leggenda
Nelle catacombe al di sotto del Vaticano, a Roma, si celano decine se non centinaia di segreti tra cui, da sempre, quello di un’enorme biblioteca segreta contenente alcuni dei più rari e antichi manoscritti di tutto il mondo. Quella che esiste veramente, senza intrighi e misteri, è la Biblioteca Vaticana recentemente riaperta agli studiosi religiosi dopo tre anni di lavori di sostengo e ammodernamento delle fondamenta per una spesa di oltre 9 milioni di euro, lavori dovuti per evitare che quella debolezza strutturale scoperta alla base dell’edificio del XVI secolo potesse metterla a rischio. Sono stati installati anche apparecchi che permettono il controllo del clima delle sale al fine di proteggere gli antichi scritti e con l’occasione è stato ammodernato anche il sistema di sicurezza elettronico.
Proprio durante questi lavori scavando nella roccia sotto la biblioteca si è scoperto un luogo di sepoltura con dei resti che, se la storia è vera, hanno scioccato il Papa e gli alti cardinali. Sarebbero stati ritrovati infatti ossa e teschi umanoidi ma chiaramente di origine non umana. È circolato persino un video su youtube di questi teschi anche se il filmato è molto confuso e non si può escludere che si tratti di un falso.
È probabile che questi teschi alieni, nel senso usato dallo stesso Papa Francesco, siano appartenuti ad alieni e che in un lontano passato siano stati considerati degli abomini e siano stati uccisi? O forse questi alieni, se di alieni, in senso comune, si tratta, vivevano in Vaticano?

La vicenda
È successo veramente negli anni ’90 dello scorso millennio che, a seguito di alcuni lavori di ristrutturazione della Biblioteca Vaticana, sarebbero stati ritrovati in un locale in cui da oltre cinquecento anni nessuno vi metteva piede, tre teschi dalle fattezze aliene inconfondibili.
La prima domanda che ci si pone in merito è: quando sono stati fatti esattamente questi scavi per ampliare la Biblioteca Vaticana?
Questa domanda purtroppo rimane senza risposta se non che sembra che la data del ritrovamento degli strani teschi sia il 1998.

I lavori
Leggiamo dal sito del Vaticano la conferenza stampa tenutasi in occasione della riapertura della Biblioteca Apostolica Vaticana al termine dei lavori di restauro, 13.09.2010 nello specifico l’intervento dell’em.mo card., s.d.b.

cari amici,
il mio compito è introduttivo e consiste nel collocare i lavori di tre anni di ristrutturazione della biblioteca vaticana in un progetto che ha preso forma circa dieci anni fa e che si è realizzato in alcuni capitoli, diciamo così, a biblioteca aperta, e si è concluso, ma non del tutto, in questo inizio di settembre 2010, come previsto e annunciato tre anni fa nel mese di aprile del 2007.
Negli ultimi dieci anni, dal 1997 in avanti, sono stati realizzati dei progetti che in qualche maniera preludono a quelli attuali e fanno parte di un progetto più generale di razionalizzazione degli spazi, rivolto alla realizzazione di un modello di Biblioteca storico-umanistica che intende conservare e tramandare, scegliendo e affinando tecniche moderne compatibili, il modello dei Fondatori della Biblioteca Vaticana, accogliendo il meglio delle integrazioni avvenute nei cinque e più secoli di storia.
Nel 1999 è stato costituito, nei locali sottostanti gli Uffici della Prefettura debitamente ristrutturati e adeguati, l’Ufficio del Protocollo e l’Archivio della Prefettura, che custodisce i documenti riguardanti la storia della Biblioteca e dei fondi da essa acquisiti nel corso dei secoli, nonché la documentazione relativa all’amministrazione e al personale, dal 1451 ad oggi…[] …Nel 2002 si sono conclusi i lavori della Nuova Sala delle Riviste. I lavori, sospesi nel 1995 per mancanza di fondi, furono ripresi nel 1998 e condotti a termine con il contributo della Segreteria di Stato. I periodici consultabili direttamente dagli studiosi sono circa un migliaio. Il nuovo grande ambiente sottostante la Sala di consultazione degli Stampati e di pari superficie è dotato di tavoli di lavoro con possibilità d’impiego delle attrezzature elettroniche.

teschi in VaticanoQuesti lavori sono confermati anche dal sito dell’ansa che scrive: “Lavori che, ha spiegato il cardinale bibliotecario Raffaele Farina, rientrano in un più ampio progetto di ammodernamento iniziato nel ’97 e che proseguiranno, anche dopo la riapertura, per almeno due anni con la collaborazione dell’architetto Paolo Portoghesi, per adibire a ulteriore sala di consultazione lo splendido Salone Sistino, sede della Biblioteca tra fine del ‘500 e fine ‘800, poi in uso ai Musei Vaticani e solo dal 2009 tornato sotto la direzione della Biblioteca Vaticana.

La seconda domanda da porsi è perché si seppe dei lavori ma non si seppe nulla del presunto ritrovamento almeno in Italia?
Qui siamo in grado di rispondere in quanto sembrerebbe che l’allora papa Giovanni Paolo II, su richiesta di molte organizzazioni di sicurezza mondiali, tenne tutto a tacere e negò qualsiasi tentativo di analisi sui teschi stessi. Qualcuno sostiene che vietò l’ingresso a tutti, persino ad altri prelati, con il supporto delle guardie svizzere. Certo la notizia è così dirompente che sembrerebbe una bufala ma andando a indagare e a passare in rassegna ciò che rimane oggi a distanza di così tanto tempo, e cioè le affermazioni di molteplici testimoni o persone informate sui fatti. Così unendo tasselli scopriremo se la suddetta notizia sia vera.
Cominciamo con il dire che qualcosa accadde proprio nel 1998.

Articolo, apparso sull’Espresso del 10 dicembre 1998:
I più interdetti sono i turisti giapponesi. A metà del tragitto obbligato verso la Cappella Sistina gli si apre davanti incantevole la Biblioteca vaticana, col suo Salone di Sisto V. Ma è sbarrata. L’affresco cinquecentesco di cui parlano le loro guide, con i cinque dignitari del Sol Levante in vesti esotiche, in processione a piazza San Pietro per l’incoronazione di quel papa, lo intravvedono appena, lontano lontano. Addio foto ricordo. E nessun addetto ai musei gli dice il perché di quelle transenne. Che sembrano così provvisorie. E invece sono lì da venti mesi, dal 3 maggio del 1997.
Quel giorno la polizia pontificia, con ufficiali e gendarmi, fece irruzione nella Biblioteca. Senza preavviso. Con gran sconcerto di bibliotecari e studiosi. I gendarmi sbarrarono il Salone Sistino, misero i sigilli al banco di souvenir che era lì al suo imbocco, chiusero il bar del cortiletto tra l’Archivio segreto e la Biblioteca, incastonato tra uno scalone del Bernini e un ninfeo barocco, sigillarono con nastri, ceralacca e timbri anche un locale al piano terra della Biblioteca, sul lato nord del Cortile del Belvedere. Un blitz che in Vaticano non si ricordava a memoria d’uomo. E infatti dal vicino Archivio monsignor Aldo Martini si precipitò lì di volata con la macchina fotografica. Come specialista e docente del ramo non voleva perdersi quelle inedite sigillature. Per arricchire d’un nuovo capitolo il suo corso alla rinomata Scuola vaticana di paleografia, diplomatica e archivistica.
Oggi il locale a piano terra preso di mira dai gendarmi è sempre chiuso, con ancora sulla porta le tracce sbiadite dei sigilli. Era l’ufficio di una società che si chiamava Cortile del Belvedere. La stessa che gestiva il banco di souvenir all’imbocco del Salone Sistino. Ne erano titolari il prefetto della Biblioteca, il domenicano irlandese Leonard Boyle, e una esuberante donna d’affari californiana, Elaine Peconi. Oggi padre Boyle in Vaticano non mette più piede: s’è ritirato nel convento di San Clemente. Quanto a Elaine Peconi, anche lei è fuori. Ma contro il Vaticano ha aperto una causa giudiziaria del valore di molti milioni di dollari, che la Corte federale degli Stati Uniti dirimerà l’anno venturo.

Questo incredibile avvenimento è da mettere in relazione con la storia accennata e sussurrata dei tre teschi alieni ritrovati proprio in quello stesso anno? Va messa in relazione con la voce che papa Giovanni paolo II fece chiudere la biblioteca in fretta e furia per mezzo della milizia vaticana?

Strane dichiarazioni
Mary Peterson presidente del SART (Space Aliens are Real and a Threat) ha dichiarato “ciò che giace sotto il Vaticano appartiene alle università e andrebbe studiato. Questo atteggiamento prova che alcuni governi sanno degli alieni da tempo e il vaticano è uno di questi.”
Madre Judy Mebosa, della St. John’s Cathedral di Londra ha detto al riguardo: “Qualunque cosa quei resti rappresentino, c’è un ragione perché i Buoni Padri li seppellirono lì per essere dimenticati. E c’è una ragione perchè Dio ha permesso che venissero ritrovati.
Michael Mareggi, pastore luterano ha affermato: “gli ufologi speculano da molti anni sul fatto che gli alieni possano essere quelli che i nostri antenati chiamavano Angeli. Se questo fosse vero perché degli Angeli sarebbero stati seppelliti in Vaticano per essere dimenticati?
Padre Edward Muldoon alla domanda, se gli alieni siano gli angeli biblici rispose: “Forse loro (gli alieni) sono Angeli, ma ricordate che esistevano due gruppi di Angeli, quelli fedeli al Signore e quelli ribelli capeggiati da Lucifero.
Monsignor Corrado Balducci, della congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, teologo molto stimato in Vaticano e amico personale di Papa Giovanni Paolo II, ammise senza alcun dubbio l’esistenza degli alieni, precisando però che non c’è alcun contrasto né teologico, né morale, né di alcun tipo tra il fatto di credere negli extraterrestri e la fede in Cristo. Sono insomma realtà che si possono integrare, anche perché, fa notare il teologo del Vaticano, nel Nuovo Testamento c’è un passo con scritto che Cristo è il re dell’Universo, non solamente del mondo. Balducci sostiene che “È ragionevole credere e affermare che gli alieni esistono, le loro esistenze non possono essere negate più a lungo, perché ci sono troppe evidenze dell’esistenza degli extraterrestri e dei dischi volanti.
L’inviato degli Stati Uniti James D. Arnold, affermò sul ritrovamento dei teschi: “Bisogna calmarsi un po’. L’area del Vaticano una volta era una palude e credo che le persone abbiano visto gli effetti che i gas di plaude possono avere sul corpo umano.

teschi in VaticanoÈ dunque probabile che questi teschi siano stati effettivamente ritrovati. Che siano appartenuti ad alieni e che in un lontano passato siano stati considerati degli abomini e siano stati uccisi? O forse questi alieni, se di alieni si tratta, vivevano in Vaticano?
Tutte domande che non hanno risposta ma che si collegano incredibilmente con quanto affermato da Karen Hudes, laureata in legge, che ha lavorato nel dipartimento legale della Banca Mondiale per più di venti anni con la carica di Senior Counsel che, in un intervista per Future Money Trends, ha rivelato che gli alieni si nascondono in Vaticano.
Ecco cosa ha detto esattamente Karen Hudes il 7 marzo 2014 nell’intervista:

Il loro DNA è così diverso che se le due specie si accoppiassero, la loro prole sarebbe sterile. Sappiamo questo perché il loro DNA è stato appena testato. I loro teschi sono stati trovati dappertutto perché sono stati sulla Terra sempre insieme a noi, ma dopo l’era glaciale non ce ne sono molti di loro. E così sono stati nascosti e uno dei luoghi dove si nascondono è in Vaticano. Ecco perché in Vaticano s’indossano quei mitra. Si scopre che i sommi sacerdoti già li portavano nei primi inizi del giudaismo..[]… quello che abbiamo scoperto, e questo suona inverosimile ma assolutamente corretto e anche se tenuto segreto non vuol dire che non sia vero, vi è una seconda specie intelligente che vive su questo pianeta. Essi non sono extraterrestri e sono da molto insieme a noi. Hanno fatto le mappe nella precedente era glaciale. I resti della loro civiltà si trovano ovunque. Un sacco di volte trovate sommerse lungo la costa perché umm … il livello del mare è salito di 400 metri. Questo gruppo ha grandi cervelli. Sono molto diversi dall’homo sapiens.

Non c’è spazio per approfondire la questione sollevata dalla Hudes, potrete trovare sul web anche il filmato originale dell’intervista, ma certo i suoi teschi alieni si intrecciano paurosamente con quelli scoperti in Vaticano nel 1998.
Si tratta solo di coincidenze o c’è un fil rouge che collega tutta la vicenda?

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Invenzione auto ad acqua

auto ad acquaAuto ad acqua – L’ingegnere italiano Lorenzo Errico rifacendosi ai progetti di Stanley Meyer ha costruito un’auto eccezionale ibrida che dopo l’avvio riesce a fare un kilometro per un millilitro d’acqua usata.
Ecco il comunicato stampa dell’ingegnere che annuncia l’imminente uscita sul mercato e i risultati straordinari.
Iniziati i test del KIT Low cost per i Diesel e Turbodiesel con risultati veramente impressionanti. Vetture in test: BMW 525 Touring, BMW X5 , Golf 1.9 Tdi 110 cv, Chroma 1.900 Tdi 150 cv.
I Test in urbano e autostradali hanno confermato la veridicità e la validità del sistema Hydromoving anche nei Kit Low cost con medesima Tecnologia hydromoving.
il sistema composto da tre celle, una centralina con dispaly ed un mono/doppio iniettore è stato sottoposto a long run Test. La tecnologia Hydromoving anche se Low cost è sinonimo di prestazioni certificate.
Per il momento, sarà applicabile su tutti i motori Diesel, provvisti di Filtro Antiparticolato, DPF o FAP, Filtro SCR, ecc. Per i motori Benzina è in preparazione e sarà pronto per Marzo 2015.
Fra i primi 1000 Clienti …, disponibili a fare da Tester e redigere un report settimanale sui consumi, riserveremo uno sconto speciale sull’eventuale installazione del più sofisticato Sistema Hydromoving.
Tutti coloro che hanno già inviato l’adesione per i motori Diesel o TDI saranno informati dei costi e della data d’installazione via mail. Le installazioni avranno inizio entro Febbraio 2015.
Per approfondire la tecnologia ed essere informati per l’istallazione sul proprio veicolo vedi il sito hydromoving.com

Biografia di Lorenzo Errico
Lorenzo Errico, nato nel 1950, mostra sin da giovane una profonda passione per le materie scientifiche ed in particolar modo per l’Elettronica.
A dodici anni, da autodidatta, comincia ad applicare le proprie conoscenze pratiche di elettronica, lavorando attivamente alla realizzazione di un sistema salvavita, molto artigianale. Nel 1974/75, terminato il ciclo naturale degli studi, sviluppando in maniera esponenziale la sua passione e le sue conoscenze cominciò a metterle in pratica, ottenendo riconoscimenti molto importanti, relativi alle sue sperimentazioni nell’ambito dell’Elettronica e della Meccanica.
Nel 1975, comincia a progettare e costruire impianti e apparecchiature per trasmissioni via radio ad Alta frequenza, riuscendo a divenire in breve un riferimento per qualità e affidabilità in tutta Europa, che in maniera molto silenziosa iniziava il suo cammino verso la liberalizzazione delle frequenze radio e televisive, già avvenuta in Italia. Seguono in maniera cronologica, impianti radio e televisivi all’avanguardia, apparecchiature ricetrasmittenti per il servizio radiomobile sulle frequenze indicate dalla legge, per le grosse aziende con grandi flotte di automezzi, telefoni a largo raggio ed impianti satellitari, i primi in Italia con parabole da 4,5 metri di diametro.
Nel 1981 realizza il primo impianto a controllo elettronico d’Iniezione d’acqua su una vettura Saab 9000 Turbo Sport, incrementando notevolmente potenza e fluidità al motore della stessa vettura, dando inizio ad una distribuzione capillare di una centralina modificata per vetture Saab Turbo che rimodulava la potenza da 185 cv a circa 250 cv, senza alcun effetto collaterale per la vettura.
Dal 1984 fino all’anno 2001, una bellissima fabbrica di UPS, ha coronato la passione di progettista elettronico a 360 Gradi.
Il progetto, allo stato embrionale a partire dall’anno 2005 ”matura” nel 2007, dopo avere approfondito, sperimentato e replicato tutto ciò che di Elettrolisi era stato sperimentato in tutto il mondo, in primis, seguendo e imparando a memoria tutti i Patent (Brevetti) del grande Stanley Meyer, e di tutti gli americani che si erano cimentati in questa bellissima branca della Chimica / Fisica.
Nell’anno 2009, fu interpellato dalla Marangoni, in persona del suo referente per i progetti di Tuning il Signor Simone Neri della TRC ITALIA, che credendo fortemente, in questa innovazione, si adoperò tantissimo per l’installazione di un Kit HH-O su una vettura Nissan 370 Z, fino ad allora a Lorenzo sconosciuta.
Il successo a livello internazionale è stato acquisito con un nuovo sistema poi denominato ”HYDROMOVING“, e realizzato per Nissan Europe su una vettura Ufficiale Nissan 370 Z -Hydromoving system.
Lorenzo Errico è lo Stan Meyer italiano, l’inventore del motore ad acqua morto in circostanze misteriose.

L’elettrolisi avviene a bordo dell’auto, senza la necessità di accumulare l’idrogeno in bomboloni, quindi evitare di avere una bomba sotto il sedere. La macchina percorre 184 Km circa con 4 litri d’acqua.
Stan Meyer è considerato tra i migliori inventori del secolo, dopo Tesla.
Questo video, è un segmento della programma Equinox di Stanley, trasmesso nel dicembre 1995 (approssimativamente). Guarda l’intero programma, intitolato “It Runs on Water”, raccontato da Artur C. Clarke.
Stan, riceveva delle minacce. Inoltre, non voleva vendere la sua invenzione all’Arab Oil Corp.s. I militari volevano usare la sua invenzione per i loro mezzi.
Fu avvelenato nel marzo del 1998: fu ritrovato in un parcheggio, nei pressi di un ristorante, nella sua città natale, di Grove City, Ohio.
Dopo una settimana, gli squali si erano appropriati dell’auto e tutti gli strumenti di sperimentazione, secondo quanto racconta suo fratello Steve.
Ottenne i brevetti, per la sua invenzione, ed era pronto per la produzione. Con 1500$, avrebbe trasformato la nostra auto, in una water car. A Stan, venne offerto un milione di dollari, da un arabo, per archiviare la sua invenzione. Ma Stan rifiutò: “la tecnologia è al servizio delle persone”.
Chi avrà avvelenato Stan? A chi la sua invenzione ha rovinato gli affari? Perché i media non ne parlano?
Le nuove proposte, per risolvere i problemi di inquinamento, prendono in considerazione l’idrogeno, ottenuto dagli idrocarburi e delle relative pompe di distribuzione: ma quanto ci costerà?
Nessuno parla della sua invenzione e pure, se fosse applicata, molti problemi, a livello mondiale, potrebbero essere risolti.
Purtroppo, gli interessi politici ed economici sono indirizzati altrove. Per maggiori informazioni, visita il sito waterpoweredcar (in inglese): qui, vengono menzionati i casi di progetti di ricerca e di applicazione delle invenzioni, che ci renderebbero indipendenti dal petrolio, bloccati dalle autorità.



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Vedi anche:

Mondostrano

Tuttomotoriweb

Il servizio delle Iene

 

Record, giovani senza lavoro: accetteranno salari da schiavi

Lavoro giovanileMai così alto il tasso di disoccupazione giovanile: nell’ultima rilevazione Istat di giugno è al 44,2%, in aumento dell’1,9% rispetto al mese precedente. E’ il livello più alto dal primo anno di stima, il 1977, e la rilevazione esclude i giovani “inattivi”, che non cercano lavoro. «L’attuazione di politiche di contrasto alla drammatica crescita della disoccupazione giovanile, in particolare nel Mezzogiorno, non sembra essere oggi fra le priorità di questo governo», scrive Guglielmo Forges Davanzati. «La propaganda governativa è prevalentemente concentrata nel vantare il merito di aver contribuito, tramite il Jobs Act, alla trasformazione di contratti precari in contratti a tempo indeterminato. Ma anche se ciò è accaduto, si fa riferimento a lavoratori già occupati e, dunque, prevalentemente adulti».
Inoltre, la trasformazione di contratti precari in contratti a tempo indeterminato è semmai da imputare agli sgravi fiscali attribuiti alle imprese, non alla “riforma” in quanto tale. Scaduto il periodo di decontribuzione, molti contratti verranno ri-trasformati a tempo determinato.
L’aumento della disoccupazione giovanile, scrive Davanzati su “Keynes Blog”, è imputabile al fatto che, come registrato da Banca d’Italia, fin dal 2010 la riduzione dell’occupazione si è manifestata più sotto forma di riduzione delle assunzioni che di aumento dei licenziamenti.
Il fenomeno viene imputato a effetti di “labour hoarding”, ovvero alla convenienza – da parte delle imprese – a non licenziare lavoratori altamente specializzati in fasi recessive, dal momento che, se dovessero farlo, nelle successive fasi espansive si troverebbero costrette ad assumere individui da formare. La relativa tenuta dell’occupazione di lavoratori adulti?
Dipende anche «da fenomeni di disoccupazione nascosta, ovvero dal fatto che – in imprese di piccole dimensioni, spesso a conduzione familiare – il livello di occupazione viene mantenuto stabile per il semplice fatto che i lavoratori dipendenti appartengono al nucleo familiare». In più, l’aumento della disoccupazione giovanile si registra in un contesto di drastica riduzione del potere contrattuale dei sindacati e della sostanziale assenza, almeno in Italia, di nuove forme di conflittualità.
«Le giovani generazioni non percepiscono il sindacato come un soggetto che possa rappresentarle e, al tempo stesso, il sindacato incontra difficoltà nel reclutarle», scrive Davanzati. «Le politiche di precarizzazione del lavoro messe in atto negli ultimi anni, ponendo i lavoratori in competizione fra loro, hanno esercitato un effetto rilevante nello spezzare i legami di solidarietà fra lavoratori, che sono alla base dell’azione sindacale».
Così, ha buon gioco il governo nel suo obiettivo di delegittimare il sindacato: «La proposta di un sindacato unico e l’introduzione di nuovi vincoli al diritto di sciopero rientrano in questa strategia».
Un recente studio del Fmi mostra che la riduzione della “union density” nel corso degli ultimi decenni è stata la principale causa delle crescenti diseguaglianze distributive, a loro volta alla base dei bassi tassi di crescita registrati dai paesi industrializzati negli ultimi decenni. «La spirale perversa che si è così generata è quindi riassumibile nella sequenza: riduzione del potere contrattuale dei sindacati – aumento delle diseguaglianze – riduzione del tasso di crescita – aumento del tasso di disoccupazione, in particolare giovanile».
Le imprese italiane, nella gran parte dei casi sono poco propense a innovare, continua Davanzati, anche perché, essendo di piccole dimensioni, non possono sfruttare economie di scala e in più sono fortemente dipendenti dal settore bancario: in una fase come questa, di restrizione del credito, gli investimenti si riducono, abbattendo il tasso di crescita.
Poi c’è l’invecchiamento della popolazione, che frena la crescita della produttività. «In generale, economie nelle quali il bacino degli occupati è formato prevalentemente da individui giovani sono economie con elevato tasso di crescita: ciò a ragione dell’obsolescenza intellettuale che riguarda lavoratori con età più elevata, della maggiore propensione al consumo dei giovani (e dunque della più alta domanda interna), della maggiore “creatività” (e dunque, della maggiore propensione a innovare)». Gli annunciati tagli alla sanità? «Non potranno che esercitare ulteriori effetti di segno negativo sul tasso di crescita della produttività del lavoro, dal momento che incideranno negativamente sul potenziale produttivo della forza-lavoro».
Quindi i salari: quelli percepiti dai lavoratori italiani sono al di sotto della media europea, nonostante il numero di ore lavorate superiore alla media Ue. «Laddove i salari sono maggiori, è maggiore la produttività del lavoro».
L’aumento dei salari, combinato con minore flessibilità in uscita, «incentiva le imprese a introdurre innovazioni per non perdere quote di mercato». E l’aumento dei salari «incentiva l’aumento degli investimenti netti, con un duplice effetto di segno positivo, dal lato della domanda (essendo gli investimenti una componente della domanda) e dal lato dell’offerta, dal momento che l’ammodernamento degli impianti è una fondamentale pre-condizione per l’aumento della produttività del lavoro».
La precarizzazione del lavoro è un freno alla crescita della produttività, sia perché incentiva le imprese a competere riducendo i costi di produzione (e dunque non innovando), sia perché, «accrescendo la concorrenza fra lavoratori, rende necessario un maggior impegno del management in attività di controllo e sorveglianza, per loro natura improduttive, disincentivando l’impegno per la produzione di innovazioni».
I governi che si sono succeduti negli ultimi anni, continua Davanzati, hanno provato a contrastare il continuo aumento della disoccupazione giovanile con misure inadeguate, come l’alternanza scuola-lavoro, che «risponde all’esigenza di dequalificare la forza-lavoro, assecondando la domanda di lavoro poco qualificato espressa dalla gran parte delle nostre imprese», specie nei settori “maturi”, agroalimentare e “made in Italy”. Poi, le incentivazioni offerte alle imprese che assumono giovani: «Non è uno strumento efficace per accrescere l’occupazione giovanile», annota Davanzati, dal momento che «le imprese assumono se le loro aspettative in ordine alla realizzazione di profitti sono ottimistiche», ovvero «quando ci si aspetta un aumento della domanda», e non certo in piena crisi.
Altra leva, la promozione dell’auto-imprenditorialità: «In questo caso, è possibile riscontrare un duplice problema: la difficoltà di accesso a finanziamenti per l’avvio dell’impresa (pure a fronte di incentivi pubblici nella fase iniziale) e verosimilmente i bassi profitti che una nuova impresa può aspettarsi di ottenere in una fase di intensa e prolungata recessione».
Per l’analista, si tratta di provvedimenti «la cui ratio risiede, in ultima analisi, nel dequalificare la forza-lavoro e renderla disponibile a bassi salari». Affinché ciò si renda pienamente possibile, «è necessario ridurre ulteriormente il potere contrattuale del sindacato». La riduzione del potere contrattuale del sindacato si è tradotta, nei paesi Ocse, in un significativo aumento dei redditi percepiti dal 10% delle famiglie con più alto reddito. «L’Italia è ovviamente all’interno di questa dinamica, ma con una propria specificità, ovvero il fatto che, rispetto alla media europea, il numero di iscritti al sindacato è ancora relativamente elevato. Letto in questa chiave, il fondamentale compito del governo Renzi consiste nell’impedire qualunque forma di conflittualità sociale e di resistenza organizzata, incentivando i giovani disoccupati all’autoimprenditorialità», escludendo il sindacato. Tutto questo serve a redistribuire del reddito a vantaggio dei più ricchi, percettori di rendite finanziarie e di redditi da capitale (fenomeno già intensamente in atto in altri paesi). «Un processo di redistribuzione della ricchezza che sembra prioritario rispetto all’obiettivo della crescita e che si rende possibile per l’accresciuto potere politico delle nuove classi agiate».

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Il reattore nucleare vecchio due miliardi di anni

Reattore nucleare GabonLo chiamavano il ‘mostro atomico’. In tutto il pianeta non è mai esistito un generatore di energia così grande e così efficiente: pareti ad angolo inclinato, isolamento per i residui nucleari e il miglior sistema di raffreddamento che l’ingegneria abbia mai potuto sviluppare. Ma è vecchio di due miliardi di anni.
Il reattore nucleare della Repubblica del Gabon ha una struttura talmente ben progettata che avrebbe potuto funzionare per sempre. C’è chi dice che sia appartenuto a un’antica civiltà super avanzata, citando la suggestiva teoria che vede la storia umana come un susseguirsi di estinzioni di massa e ritorno della civiltà. Dopo il periodo della ‘grande distruzione’, molte civiltà successive avrebbero provato ad approfittare dei resti del ‘mostro’, per ritornare ai tempi di gloria.
Nel corso degli anni, la struttura del reattore originale potrebbe essere divenuta troppo traballante e il sistema di riciclaggio dell’uranio potrebbe aver smesso di funzionare. Alla fine, con il passare dei millenni, le pareti e i canali di raffreddamento, arrugginiti, avrebbero finito per confondersi con la montagna che un tempo li aveva ospitati. Miliardi di anni dopo, l’unico resto di quel possibile sito ‘tecnologico’ era l’uranio impoverito: il resto del reattore era irriconoscibile.
Questo scenario fittizio potrebbe non esser molto lontano da quello reale, se teniamo in considerazione che per molti scienziati l’esistenza del ‘reattore nucleare del Gabon’ ‒ un gigantesco deposito di uranio scoperto in Africa nei primi anni 70 ‒ è un fenomeno che non si sarebbe mai potuto verificare naturalmente. Con un’età approssimativa di due miliardi di anni, le, nella Repubblica del Gabon, sono state scoperte quando i tecnici di una società francese si sono accorti che l’uranio del luogo era già stato estratto e utilizzato.
Dopo aver analizzato i campioni della miniera, i tecnici della Centrale Nucleare di Tricastin si sono resi conto che il minerale non poteva essere utilizzato a fini industriali. Sospettando una possibile frode da parte della società che lo esportava, i responsabili della centrale di Tricastin hanno deciso di indagare sul motivo per cui, mentre i normali campioni di uranio possedevano circa lo 0,7 per cento di materiale utilizzabile, quelli di Oklo ne avevano solo lo 0,3 per cento. Una volta confermato che il materiale era quel che rimaneva di una vecchia reazione nucleare, i ricercatori di tutto il mondo sono accorsi sul luogo per studiare il fenomeno.
Dopo approfondite analisi chimiche e geologiche, la comunità scientifica arriva a una sorprendente conclusione unanime: la miniera di uranio del Gabon era stata un reattore di 35 mila chilometri quadrati, entrato in funzione 2 miliardi di anni fa e rimasta funzionante per 500 mila anni.
Queste enormi cifre hanno spinto molti specialisti a impegnarsi per trovare una spiegazione plausibile. Ma ancora oggi il caso del Gabon suscita gli stessi e scomodi interrogativi di quaranta anni fa. Cosa o chi aveva usato il nucleare prima che qualsiasi civiltà mettesse piede sulla Terra? Come riuscirono a progettare un complesso di reattori così grandi? Come hanno potuto mantenerlo in funzione per cosi tanto tempo?

La spiegazione improbabile:
Nel tentativo di spiegare l’origine del reattore, gli scienziati si sono rivolti a una vecchia teoria del chimico giapponese Kazuo Kuroda, che anni prima era stato ridicolizzato dopo averla divulgata.
Kuroda aveva sostenuto che una reazione nucleare potesse aver luogo anche senza l’intervento dell’uomo, se esistevano in natura un certo numero di condizioni essenziali: un deposito di uranio della giusta dimensione, un minerale con un’alta percentuale di uranio fissile, un elemento che agisse come moderatore, e l’assenza di particelle disciolte, poiché ostacolano la reazione.
Nonostante ben tre di queste condizioni fossero altamente improbabili, ancora più difficile da spiegare era come una reazione nucleare naturale potesse essersi mantenuta in equilibrio senza che il nucleo di uranio scomparisse o si fondesse durante un periodo stimato di 500 mila anni. Per questo motivo, gli scienziati hanno aggiunto all’ipotesi di Kuroda un ultimo fattore: un sistema geologico casuale che permetteva l’entrata di acqua nei depositi e l’uscita del vapore di reazione.
Si stima che milioni di anni fa, la percentuale di uranio fissile presente in natura fosse molto più alta (circa il 3 per cento del minerale), un fatto chiave perché la supposta reazione potesse avvenire. In base a questo fattore, gli scienziati proposero che ogni tre ore i depositi di uranio potevano essersi attivati spontaneamente quando venivano inondati dall’acqua filtrata dalle fessure, generando calore e raffreddandosi, quando l’acqua, che funzionava da moderatore, evaporava completamente.
Tuttavia, secondo la teoria di Kuroda, l’acqua doveva avere una buona percentuale di deuterio (acqua pesante), e doveva essere priva di qualsiasi particella che potesse impedire ai neutroni di innescare la reazione. Poteva l’acqua filtrata dalla rocce avere caratteristiche così eccezionali? Potrebbe esistere in natura un liquido che anche oggi richiede un così elaborato processo produttivo?

Igegneria estrema:
Dopo una serie di analisi geologiche, i ricercatori hanno scoperto che il reattore di Oklo conservava ancora un’ultima sorpresa: i ‘depositi’ dei rifiuti erano disposti in una maniera tale da far rilevare ancora radioattività nella miniera, nonostante fossero passati milioni di anni. Infatti, è stato stimato che l’impatto termico di quei reattori a Oklo non superasse il raggio d’azione di 40 metri. Gli scienziati riconoscono l’impossibilità di emulare un sistema di smaltimento così efficiente, e il reattore ancora viene studiato al fine di progettare nuove tecnologie basate sulla sua struttura.
In poche parole, il reattore gigante nel Gabon era progettato meglio di qualsiasi altro reattore moderno.
Pertanto, anche se la teoria dei ‘reattori naturali’ è oggi la più diffusa a livello accademico, sul sito di Oklo molte domande devono ancora ricevere una risposta. Perché l’uranio è stato rinvenuto in depositi ben definiti e non sparsi in tutto il territorio? Può una reazione avvenire spontaneamente e in forma indipendente in venti luoghi distinti di tutto il giacimento? Perché questo fenomeno è accaduto esclusivamente in Africa e non anche in altre parti del mondo? Possono le pareti di una miniera formare casualmente un disegno tale che non permetta alla radioattività di fuoriuscire? Ma soprattutto, che cosa è accaduto esattamente in Gabon due miliardi di anni fa?

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La Ue autorizza il pericoloso pesticida Sulfaxflor, già vietato negli Stati Uniti

Bee on a flower

Bee on a flower

L’Ue sempre meno attenta alla salute dei cittadini.
Il 12 ottobre scorso il Parlamento europeo ha autorizzato l’uso del pesticida Sulfoxaflor, un prodotto altamente tossico per le api che, secondo molti studi internazionali, può avere effetti pericolosi sull’uomo. Con il voto favorevole di Ppe e S&d, l’assise della Ue non ha accolto le obiezioni di Piernicola Pedicini coordinatore della Commissione ambiente del gruppo Efdd-M5s e di Sylvie Goddyn eurodeputata francese del gruppo Enf.
Durante il suo intervento in aula, l’esponente pentastellato ha invocato il principio di precauzione previsto dai trattati istituzionali, mettendo in evidenza che il rischio di tossicità acuta causato alle api dal Sulfaxflor, è stato già riconosciuto dalla casa produttrice e allo stesso tempo non tutti i rischi legati al possibile impatto sull’uomo sono stati adeguatamente studiati.
Pedicini ha chiesto di rendere obbligatoria la presentazione di studi come parte integrante del processo di autorizzazione del pesticida e di elaborare una strategia ben definita di sperimentazione per valutare prima il potenziale di tossicità della sostanza. Infine, dando pieno appoggio all’obiezione della parlamentare francese dell’Enf, ha chiesto che siano il fabbricante o l’importatore a dover dimostrare l’assenza di pericolo del Sulfaxflor.
Il Sulfoxaflor, che è denominato il killer delle api ed ha un vasto impiego globale in agricoltura, è stato già vietato negli Stati Uniti e ogni anno genera fatturati economici multi miliardari.
Secondo l’associazione indipendente Pollinis, sono state le lobby internazionali agrochimiche a riuscire nell’impresa di far autorizzare il killer delle api dalla Ue, senza prevedere limiti particolari.
In attesa di capire se si potrà approdare alla Corte di giustizia europea, gli apicoltori dei singoli Stati della Ue potranno comunque cercare, a livello nazionale, di far vietare l’uso del Sulfaxflor.
“Le scelte dell’Ue sembrano atti burocratici lontani e insignificanti – ha commentato il portavoce eurodeputato del M5s Pedicini – ma sono sempre di più gli episodi, come questo del pesticida Sulfoxaflor, che mettono in evidenza come la vita dei cittadini europei viene condizionata fortemente dalle decisioni che si prendono negli austeri palazzoni di Bruxelles. Dopo aver consultato le associazioni degli apicoltori italiani e aver letto le ragioni della Corte federale di San Francisco – ha concluso l’esponente del M5s -, ho deciso di occuparmi con attenzione di questa vicenda. Fa rabbia vedere che i parlamentari europei del Pd e del centro destra italiani si disinteressano della salute dei cittadini e si accodano in silenzio al Ppe e all’S&d e alle logiche affaristiche delle multinazionali”.

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Leggi anche la moria delle api

Vaccino epatite B: obbligatorio dal 1991 a seguito di una tangente

Vaccino epatite bLe vaccinazioni obbligatorie in Italia sono 4: difterite, tetano, poliomelite ed epatite B. Quanto all’epatite B, in Italia questo vaccino è obbligatorio dal maggio 1991, quando l’allora Ministro della Sanità, il poco “onorevole” De Lorenzo e l’allora responsabile del settore farmaceutico del ministero Duilio Poggiolini, intascarono dall’azienda Glaxo -SmithKline, unica produttrice del vaccino Engerix B, ben 600 milioni di lire per renderlo obbligatorio in Italia, nonostante l’assenza di sufficienti sperimentazioni.
Entrambi sono stati condannati in via definitiva con sentenza della Cassazione per questo e per altri reati. Interessante un passaggio ancora attuale: “avendo percepito somme da numerose case farmaceutiche, producendo un danno erariale derivato dalla ingiustificata lievitazione della complessiva spesa farmaceutica, determinata dalla violazione degli obblighi di servizio riferibili a ciascuno“.
Le maggiori imprese farmaceutiche coinvolte – si legge in un articolo del Corriere del 20 luglio 1996sono Glaxo, Inverni Della Beffa, Menarini, Lepetit, Pfizer, Sigma Tau, Poli, Chiesi. Gli imprenditori farmaceutici che hanno patteggiato la pena sono 20 versando complessivamente 14 miliardi e 800 milioni a titolo di risarcimento del danno”. Nulla in confronto a quello che hanno guadagnato.
Nonostante ciò, ancora oggi non si limita l’obbligatorietà di un vaccino per anni somministrato perentoriamente ai neonati a seguito di tangenti e corruzione.
Ciò che ci chiediamo è perché mai si debbano vaccinare i bambini al 3° mese di vita – con richiamo al 5° e 11° mese – (vedi calendario vaccinale 2012-2014 Ministero della Salute) per una malattia che si trasmette esclusivamente per via sanguigna da sangue infetto o per rapporto sessuale.
I bambini nati da madri infette sono invece sottoposti al vaccino anti Epatite B già alla nascita, con i successivi richiami. Non c’è possibilità che un neonato contragga questa malattia per via trasfusionale grazie ai controlli del sangue né, naturalmente per via sessuale! Allora la domanda è ovvia: perché vaccinare i neonati per l’Epatite B??
Andrebbero finalmente considerati i gravissimi rischi derivanti da questa vaccinazione: “100 volte più grande del rischio di epatite B” ha dichiarato, già nel 1999, la dott.ssa Jane Orient, presidente dell’Associazione dei medici e chirurghi americani, che ha testimoniato davanti alla Commissione di riforma del governo ricordando i 4600 dossier che additano la sclerosi a placche, la sindrome di Guillan-Barré, il lupus eritematoso, le nevriti ottiche, le poliartriti, pericarditi, uveiti posteriori, paralisi facciali, il lichen planus, oltre all’aumento inquietante dell’asma e del diabete insulino-dipendente, riferibili alla vaccinazione.
Secondo le linee guida di prevenzione americane CDC: A Guide to Action (1997), scritte da funzionari federali della sanità pubblica presso i Centri governativi degli Stati Uniti per il controllo delle malattie (CDC), “l’infezione da epatite B nella maggior parte dei casi si origina dall’uso di droga per via endovenosa (28%), rapporti eterosessuali con persone infette o partner multipli (22%) e l’attività omosessuale (9%) “. Inoltre secondo Principi di Medicina Interna di Harrison (1994), la trasmissione da madre a figlio del virus dell’epatite B “non è comune in Nord America e Europa occidentale”, e potrebbe essere facilmente diagnosticato senza per forza intossicare tutti i nuovi nati. Fonte
Rischi gravi causati dal vaccino per l’epatite B
Arriva dalla Francia la notizia, poi ripresa dal blog di Eugenio Serravalle che informa del nuovo studio pediatrico francese condotto dall’équipe del prof. Marc Tardieu (servizio di Neuro pediatria, Ospedale di Bicetre al Kremlin-Bicetre), e pubblicato sulla rivista Neurology, che stabilisce il rapporto tra la vaccinazione pediatrica contro l’epatite B per mezzo dell’Engerix B (GlaxoSmithKline) e il rischio di demielinizzazione del sistema nervoso, in particolare di sclerosi a placche (SEP).
Già nel 1994, Lancet (vol 344) aveva denunciato il fatto che la vaccinazione contro l’epatite B potesse produrre il riacutizzarsi o lo scatenarsi di malattie auto-immuni, come la sclerosi multipla o la sindrome di Guillan-Barré.
Un altro studio dal titolo Il Il vaccino contro l’Epatite B induce la morte apoptotica nelle cellule Hepa 1–6 riferisce inoltre risultati paradossali, ossia che questo vaccino – nato presumibilmente allo scopo di proteggere il fegato – è responsabile dell’uccisione delle cellule del fegato. Nello specifico questo studio ha osservato in vivo l’effetto apoptotico (morte cellulare) causato dal vaccino contro l’epatite B nel fegato di topo.
Gli autori dello studio fanno chiaramente notare che la loro preoccupazione è concentrata sull’adiuvante, idrossido di alluminio, con implicazioni di vasta portata, poiché l’alluminio è abitualmente utilizzato nei vaccini dell’infanzia.
Ma gli studi scientifici che dimostrano la gravità di questo vaccino sono tantissimi, di seguito ne riportiamo alcuni altri:

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Ventenne inventa il dispositivo per depurare le acque con la buccia di banana

buccia bananaRiuscire a rendere potabile l’acqua con la buccia di banana.
Che le bucce di banana racchiudessero delle proprietà incredibili, come quella di assorbire metalli pesanti, o essere riutilizzate per trattamenti di bellezza naturali, già era noto, ma ancora nessuno aveva pensato a un campo di applicazione più vasto del semplice fai da te. Fino all’arrivo di Metals-Catchers.
Metals-Catchers è l’invenzione di un giovane pugliese di 20 anni, Alvaro Maggio, premiata nei giorni scorsi nell’ambito del concorso europeo “European Union Contest for Young Scientists”, dedicato a tutti giovani scienziati.
Il progetto, nato mentre Alvaro frequentava ancora la scuola, sfrutta la pectina presente nelle bucce della frutta e nelle verdure, per bonificare e rendere quindi potabile l’acqua contaminata dai metalli pesanti. Nello specifico, la “Metals-Catchers” utilizzerebbe alcuni filtri realizzati con bucce di banana essiccate.
Come spiega il giovane pugliese, “l’idea è venuta quasi per caso circa tre anni fa durante una lezione di biologia; si stava parlando con la mia docente, professoressa Rossana Congedo, delle proprietà della buccia di frutta e verdura di attenuare gli effetti collaterali gastrolesivi di alcuni farmaci: così ho voluto riprodurre ciò che accadeva nello stomaco in provetta.
La buccia di frutta e verdura contiene in abbondanza la pectina, ricca di gruppi chimici carichi negativamente; in generale i metalli (anche quelli pesanti), in soluzione acquosa, si comportano da cationi, cioè da ioni carichi positivamente.
Dunque, attraverso un legame elettrostatico debole, è possibile sequestrare gli ioni metallici dispersi in soluzione attraverso gli stessi scarti di cibo. Ho effettuato varie prove su differenti scarti organici: melanzana, patata, pomodoro, carruba, mela, arancia, limone e banana, rivelatasi, quest’ultima, la più efficace con i metalli testati.
I risultati sono stati straordinari: la buccia di banana permetteva di abbattere la quantità dei metalli disciolti del 98%, poteva essere riutilizzata per nove volte senza perdere il suo potere assorbente ed era 20 volte più efficace rispetto ai metodi convenzionali“.

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