Set 30
Le 15 banche commissariate da Bankitalia a rischio Bail In
Sono 15 le banche commissariate da Bankitalia a rischio Bail In: in sostanza, se uno di questi istituti fallisce verrà imposto un contributo ad azionisti, obbligazionisti e correntisti con depositi superiori a 100.000 euro. Ecco quali sono e come proteggere i propri risparmi.
Con un comunicato del 21 settembre 2015 la Banca d’Italia, in qualità di Autorità nazionale di risoluzione delle crisi nell’ambito del Meccanismo di risoluzione unico europeo, ha istituito al suo interno l’Unità di Risoluzione e gestione delle crisi. L’Unità coopererà, oltre che con il Dipartimento Vigilanza bancaria e finanziaria della Banca d’Italia, con il Single Resolution Board e il Single Resolution Fund.
Le procedure di amministrazione straordinaria in essere al 21 settembre 2015 e quelle di liquidazione volontaria e di liquidazione coatta amministrativa saranno da oggi gestite dall’Unità neo-istituita. Direttore dell’Unità di Risoluzione e gestione delle crisi è il dott. Stefano De Polis, coadiuvato dal vice direttore dott. Pierluigi Conti.
Questa Unità di Crisi, come riporta Francesco De Dominicis per “Libero Quotidiano”, “è stata appena istituita sulla base della direttiva dell’Unione europea che ha introdotto il meccanismo del bail in, vale a dire il principio che, in caso di crac di un istituto, impone un contributo di azionisti, obbligazionisti e (in ultima istanza) dei correntisti con depositi superiori a 100.000 euro”.
Le banche a rischio Bail In
Nell’elenco, pubblicato sul sito di Bankitalia, risultano:
- Istituto per il credito sportivo
- Cassa di risparmio di Ferrara
- Banca delle Marche
- Bcc Irpinia
- Cassa di risparmio di Loreto
- Banca popolare dell’Etna
- Banca padovana credito cooperativo
- Cru di Folgaria
- Credito trevigiano
- Banca popolare delle provincie calabre
- Cassa di risparmio della provincia di Chieti
- Banca di Cascina
- Bcc banca brutia
- Bcc di Terra d’Otranto
- Banca popolare dell’Etruria e del Lazio
Gli intermediari a rischio
Oltre ai quindici istituti ci sono anche quattro intermediari non bancari a rischio Bail In:
- Medioleasing SPA
- Commercio e finanza SPA
- EstCapital sgr
- Prisma sgr
Cosa fare?
Secondo la task force guidata da De Polis “non risulterebbero, al momento, pericoli imminenti” ma resta il fatto che con il Bail In in vigore da gennaio 2016 questi sono gli istituti e gli intermediari più esposti e, quindi, più deboli finanziariamente.
In ogni caso, prima che tutto crolli e che i debiti degli istituti finiscano sulle spalle dei correntisti, l’Unità di Crisi avrà a disposizione tre strumenti: “vendere una parte dell’attività a un acquirente privato; trasferire temporaneamente le attività e passività a un’entità (bridge bank) costituita e gestita dalle autorità per proseguire le funzioni più importanti, in vista di una successiva vendita sul mercato; trasferire le attività deteriorate a un veicolo (bad bank) che ne gestisca la liquidazione in tempi ragionevoli”.
Solo in extrema ratio si arriverà al Bail In. Ma è del tutto evidente che i correntisti degli istituti commissariati non possono certo dormire sonni tranquilli.
Set 23
La Danimarca convertirà tutta l’agricoltura del Paese in agricoltura biologica
La Danimarca risulta essere il paese più sviluppato al mondo per quanto riguarda il commercio di prodotti biologici, ma questo non è ancora sufficiente: il governo danese, infatti, ha messo a punto un piano, di oltre €53.000.000 solo nel 2015, davvero all’avanguardia e innovativo! Il piano servirà per convertire l’agricoltura di tutto il paese in agricoltura biologica e sostenibile.
In questo modo la Danimarca si assicurerà il primato di essere il primo paese al mondo in termini di produzione biologica.
Ma i numeri in Danimarca sono tutti a favore. Il marchio biologico nazionale, infatti, ha già 25 anni, il 97% dei cittadini conosce il significato di “biologico” e la spesa alimentare complessiva del paese è dell’8% composta da prodotti biologici, senza contare che l’esportazione di prodotti biologici danesi è aumentato del 200% dal 2007.
Oggi il governo sta lavorando su due fronti diversi: uno è dare un impulso per trasformare terreni agricoli tradizionali in terreni a coltivazione biologica, mentre l’altro è quello di stimolare una maggiore domanda di questi prodotti.
Per quanto riguarda il primo punto, l’obiettivo è quello di raddoppiare la superficie agricola coltivata con metodo biologico entro il 2020 (rispetto al 2007), mentre il documento in 67 punti, elaborato da Økologiplan Danmark (qui in danese), spiega il piano d’azione organico per la Danimarca.
Non solo il terreno di proprietà del governo potrà essere coltivato con metodi biologici e biodinamici ma il governo stesso sosterrà e finanzierà coloro che vorranno lavorare e investire in questo settore, per sviluppare nuove tecnologie e idee che aiutino a promuovere la crescita. E non stiamo parlando solo di frutta e verdura, ma anche gli animali – in particolare maiali.
Passiamo al secondo aspetto: la promozione. Il cambiamento verrà guidato dalle autorità pubbliche come il Ministero, le regioni e le città: il primo obiettivo biologico è il 60% del cibo servito al pubblico. Le scuole – a partire dalle scuole materne – così come gli ospedali e le mense non privatizzate dovranno rispettarlo.
Le istituzioni pubbliche nazionali servono circa 800.000 pasti al giorno, che saranno sempre più “verdi”.
Nonostante sia un progetto imposto quasi con forza dal Ministero dell’alimentazione, dell’agricoltura e della pesca, altri reparti si sono allineati con entusiasmo: il Dipartimento della Difesa ha detto che si muoverà per regolare i 1,1 milioni di chilogrammi di cibo ogni anno servito a basi e nelle altre mense correlate (anche se nella parte occidentale del paese, il 40% del cibo che i militari mangia è già organico).
Il Ministero dell’Ambiente si è impegnata a trasformare molte delle aree che gestisce in agricoltura biologica, il che significa che lavoreranno in modo proattivo per cercare produttori biologici ai quali affittare terre, rendendo più facile per gli agricoltori e allevatori per rendere la transizione al biologico – e questo significa, tra le altre misure, l’aumento della durata dei contratti di locazione per la terra, e rendendo le procedure di approvazione di stalle e sistemi di allevamento speciali, ecc più snella.
Il Ministero della Pubblica Istruzione farà decisamente la sua parte, e agirà soprattutto nelle scuole, ma anche affrontando le istituzioni agricole e associazioni di agricoltori professionali. Bambini e ragazzi potranno conoscere l’importanza dell’agricoltura biologica nella scuola, e la riforma del sistema educativo agirà sull’educazione basata nutrizione, con corsi specifici dedicati al cibo e l’agricoltura biologica, e verrà studiato durante le lezioni di scienze.
Un intero paese e tutte le sue istituzioni stanno marciando insieme per costruire un futuro biologico. Un esempio da seguire!
Set 21
Ma quale celiachia. Chiamatela Roundup
Celiachia – Sono almeno 12 mila anni che l’umanità mediterranea si nutre di frumento, senza problemi. E di colpo, ecco sorgere la “intolleranza al glutine”, con relativo ipersviluppo degli affari relativi a questa “malattia”: paste senza glutine a 5 volte il prezzo delle normali, prodotti bio dove l’etichetta dichiara “senza glutine”, cibi spesso a carico del servizio sanitario nazionale… Il glutine è un veleno? Si deve sospettare del grano geneticamente modificato?
Per una volta no. Anche se c’entra il Roundup, il diserbante della Monsanto, specificamente concepito dalla multinazionale per essere usato in abbondanza coi suoi semi geneticamente modificati (modificati appunto per resistere al diserbante, che uccide tutte le erbacce).
Come ha scoperto la dottoressa Stephanie Seneff, ricercatrice senior al Massachusetts Institute of Technology (MIT), da una quindicina d’anni gli agricoltori americani, nelle loro vastissime estensioni, hanno preso l’abitudine di irrorarle di Roundup immediatamente prima della mietitura.
In questo caso, profittano delle qualità disseccanti del prodotto, con il suo agente attivo, glifosato. Hanno scoperto che, spargendo tonnellate di glifosato, la resa per ettaro aumenta.
Perché? Perché, prova a spiegare la Seneff, “le brattee protettive si frantumano, la spiga muore, e con l’ultimo sospiro, rilascia i chicchi” che altrimenti resterebbero attaccati nel resto della spiga ancor umida.
L’aumento di resa non è enorme, ma è importante per coltivatori stra-indebitati con le banche. Inoltre, il disseccamento facilita la battitura condotta coi giganteschi macchinari industriali (spesso affittati, quindi se li si può usare per meno giorni, si risparmia) e consente di anticipare l’operazione di mietitura.
“Un campo di grano matura di solito in modo ineguale; una irrorata di Roundup consente di disseccare ugualmente le zone ancor verdi e quelle già gialle, e procedere alla mietitura nello stesso tempo”, ha spiegato un coltivatore di nome Keith Lewis.
E’ dunque l’estrema manifestazione della industrializzazione totale dell’agricoltura americana, nel quadro della violenza generale sulla natura (hanno abolito la rotazione agricola, coltivano sempre le stesse colture da denaro sullo stesso campo, compensando l’impoverimento del terreno con tonnellate di fertilizzanti chimici), hubrys che resterà sempre come lo stigma dell’americanismo quando avrà condotto all’estinzione di questa civiltà.
Lo stesso ministero americano dell’agricoltura ha reso noto che, dal 2012, il 99% del grano duro, il 97% del frumento prinaverile, e il 61 % di quello invernale subisce il trattamento al glisofato: il che costituisce un aumento dell’88% per il grano duro, e del 91% per il primaverile rispetto a quanto si faceva nel 1998.
Piccolo particolare, l’industria della birra non accetta l’orzo da trasformare in malto, se è irrorato di Roundup; i piselli e le lenticchie, se irrorate, non hanno parimenti mercato. Invece il grano si può vendere, e dar da mangiare agli esseri umani, oltre che agli animali allevati per la carne e il latte.
Che esista una relazione diretta fra il consumo di grano così trattato e la misteriosa “intolleranza al glutine” non è dubbio. E’ stato comprovato da uno studio della dottoressa Senef e del suo collega Anthony Samsel, pubblicato già nel 2013 sulla rivista “Interdisciplinary Toxicology”.
Chi è interessato può trovare i particolari (molto allarmanti) dell’interferenza patologica del glisofato nei processi di malassorbilento di minerali, inibizione dei citocromi, nella distruzione dei bio-batteri intestinali e persino nella sintesi della serotonina, senza dire che la celiachia quadruplica il rischio di cancro.
Leggi i dati
A noi profani basterà la tabella qui sotto, del tutto eloquente:
Ora, è noto che quando in Sicilia il frumento è vicino al raccolto, arrivano nei nostri porti navi granarie delle sei “sorelle”, le multinazionali oligopoliste globali del grani, con i loro carichi: a prezzi stracciati.
E’ grano americano, canadese, australiano – probabilmente conservato da più stagioni in quelle navi, dove controlli occasionali hanno rivelato grumi di muffa. Il mistero è come mai queste navi non vengano sistematicamente sottoposte ai controlli dei NAS e della Finanza, per procedere al sequestro, alla distruzione delle granaglie tossiche o muffite. Ciò che farebbe bene alla salute dei celiaci, e punirebbe il trasparente dumping che danneggia i nostri produttori.
Il video-giornalista francese (origine portoghese) Paul Moreira ha completato un reportage esplosivo sulle coltivazioni OGM (e il conseguente spargimento dell’erbicida Roundup) nelle pianure argentine, dove ormai la coltivazione di soya e mais sono tutte geneticamente modificate.
“mi ha messo sull’avviso – racconta – un lancio della Asociated Press che segnalava che un numero crescente di bambini nelle zone agricole argentine nasceva malformato. Sul posto, telecamera a spalla, ho trovato cose indicibili.
Si continua a ripetere che la cultura estensiva di OGM non presenta rischi per gli uomini? Ma non si dice che il Roundup e simili erbicidi sono sempre meno efficaci, e quindi gli agricoltori ne raddoppiano, o triplicano, la disseminazione per continuare a produrre le stesse quantità di mais e soia. Le sostanze restano durevolmente nelle falde freatiche.
“In un villaggio di venticinque case, nel mezzo della pampa, ho visto cinque casi di bambini deformi e malati. Non ho avuto il coraggio di mostrarli tutti, ho ripreso le immagini della bambina relativamente più bella che abbraccia la mamma. In queste famiglie nascondono i loro bambini, se ne vergognano come fosse colpa loro.
Le autorità hanno cercato di dire che si tratta dei frutti di unioni fra consanguinei, poi hanno ammesso – davanti alla mia telecamera – la vera causa.
Il gironalusta ha prodotto il documentario Bientôt dans votre assiette (de gré ou de force)” (presto nei vostri piatti, che lo vogliate o no) visibile su youtube.
Anche la dottoressa Seneff ha segnalato l’abnorme comparsa di neonati malformati nello stato di Washington, 20 casi negli ultimi tre anni. “Hanno cercato le cause, hanno pesnato a tutto, tranne al glifosato. Non ci hanno pensato, ritenendolo innocuo. Ma ne gettano a tonnellate, e finisce nei corsi d’acqua.
Ci sono studi pubblicati che il glifosato causa l’anencefalia nelle rane (rane nascono senza cervello, ndr.): c’è una chiara connessione, e io ho anche appurato il motivo. Il glisofato blocca la degradazione naturale della’cido retinoico, che si accumula nel feto e è notoriamente la causa dell’anencefalia. …inoltre interrompe gli enzimi citocromo p450, che si accumulano nel fegato… è l’enzima che decompone l’acido retinoico”.
La speranza, conclude la dottoressa, “viene da Cina e Russia. La Russia ha preso una posizione fortissima contro gli Ogm. Putin ha detto: mangiate puro i vostri Ogm, noi non li vogliamo.
E vengo adesso da una conferenza a Pechino organizzata dal professor Gu: ha raccolto tutti gli scienziati che hanno compiuto studi su Ogm e Roundup, ed hanno suonato l’allarme; Don Huber, Mae-Wan Ho, Jeffrey Smith, Judy Carman dall’Australia….i cinesi hanno visto che, in rapporto diretto con l’aumento della importazione di soya Ogm al Roundup, sono cresciuti infertilità, autismo, Parkinson. I cinesi possono fare la differenza, se cominciano a rifiutare le importazioni”.
Set 19
Trovata sulla Luna statuetta di 200.000 anni

Data della scoperta: 1969
Data dell’annuncio: Maggio 2009
Luogo della scoperta: Luna
Si tratta di una statuetta di un angelo trovata sulla luna nel 1969, ma la notizia è stata rilasciata al pubblico solo nel 2009, quando il dottor ha rivelato le immagini e la storia ai media. Dr. Charles Morris.
Qui a destra la sua foto dal sito della NASA.

Notizia 2009
WASHINGTON, DC – Un noto scienziato ha appena fornito la prova che la superficie lunare era abitata da vita intelligente: una scultura di un angelo di 10 pollici incastonata in una roccia lunare.
Il Geologo Dr. Charles Morris ha rivelato la scorsa settimana che i lavoratori del laboratorio NASA scheggiando una roccia lunare portata sulla Terra dagli astronauti dell’Apollo 11 – 40 anni fa, nel 1969.hanno trovato una statuetta di un angelo. Il Dr. Charles è stato uno scienziato della NASA per 23 anni, ha lasciato l’agenzia nel 1987. Egli sostiene di avere ancora dei legami stretti con molti dei suoi ex colleghi.
“Le implicazioni di questa statuetta sono assolutamente sbalorditive”, ha detto il dottor Charles ai giornalisti. “Vuol dire che un tempo la luna aveva un clima favorevole alla vita.”
La statuetta è costituita da un composto di ferro, questo composto si trova esclusivamente negli altopiani della luna. Questo esclude la possibilità che è stata abbandonata da alieni provenienti da un altro pianeta.
E’ stata lucidata a mano. Sulla base di analisi chimica del metallo, i geologi stimano che abbia 200.000 anni ciò significa che è stata fatta 170.000 anni prima che la specie umana apparve sulla Terra. E’ stato esaminato da esperti d’arte che concorrono con la perizia del dottor Charles’. “Chiaramente questi esseri avevano un senso religioso che mette in parallelo il nostro cristianesimo. Forse hanno avuto un loro Gesù, dimostrando che i più importanti principi spirituali sono, in un certo senso, universali “, ha detto un antropologo Washington. Altri non sono così sicuri del suo significato religioso.
Il Dottor Miles Fredericks della New York University ha replicato, “Questa è solo propaganda cristiana. I Sumeri raccontato storie del Annunaki, divinità alate, nel lontano 18 ° secolo aC. Forse i Sumeri sono stati visitati da questi esseri lunari.” Mentre molti stanno ponderando l’importanza della figura, altri sono curiosi di sapere il motivo per cui è rimasto un segreto per così tanto tempo.
“Il manufatto è stato di conoscenza comune tra gli addetti della NASA per anni”, ha detto il dottor Charles. “Ma l’agenzia spaziale ha mantenuto le informazioni altamente classificate.”
La NASA nega ufficialmente le accuse dottor Charles’. La statua è stata esposta a fotografi e giornalisti, ma è attualmente detenuto per ulteriori studi in un luogo segreto.
Set 19
In banca pochi prestiti e tanti inganni
Ottenere un prestito in banca è un’impresa anche se sei un lavoratore affidabile: lo dimostra la nostra inchiesta in 280 filiali. Tanti gli inganni smascherati: poca trasparenza e privacy, niente soldi se non accetti certe condizioni, spesso illegali. Abbiamo denunciato tutto alle autorità, ma ci serve anche il tuo aiuto: raccontaci il tuo caso per far sentire meglio la nostra voce.
Secondo la nostra inchiesta in 280 filiali più di una banca (o finanziaria) su tre obbliga il cliente, che vuole un prestito o un mutuo, a comprare anche una polizza che loro stesse vendono: altrimenti niente finanziamento.
Abbiamo denunciato tutto all’Antitrust perché metta fine a questa pratica commerciale scorretta. Ci serve però anche il tuo aiuto: raccontaci se è capitato anche a te.
Il tuo caso, e quello di tanti altri, ci aiuternno a dimostrare all’Autorità che quello che abbiamo denunciato è tutto vero e deve finire.
I primi casi raccolti sono già stati inviati all’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni che è intenzionata ad avviare un’indagine sul campo e lo stesso farà l’Antitrust. Cosa aspetti? Più siamo e più forza abbiamo: segnalaci il tuo caso.
Prestiti e mutui: difficile ottenerli
“La banca non fa prestiti”, “Diamo finanziamenti solo a chi ha già un conto corrente da noi”, “Serve un garante”… sono solo alcune delle risposte che ci siamo sentiti dare chiedendo informazioni per un prestito di 10mila euro in 280 filiali di banche, finanziarie e uffici postali di 9 città italiane.
E pensare che, in questa nostra ultima inchiesta, ci siamo presentati nei panni di un cittadino con un lavoro a tempo indeterminato e 1.500 euro di stipendio mensile: eppure, nonostante la nostra “stabilità” la risposta è stata negativa 2 volte su 10.
E non solo, in molti casi, sono uscite fuori diverse irregolarità da parte delle filiali (tra mancata trasparenza e non rispetto della privacy): le abbiamo segnalate alle autorità garanti.
Ecco quali sono queste “magagne”, da tenere bene a mente nel caso in cui avessi bisogno di un prestito. E ricorda che, per scegliere quello più adatto alle tue esigenze, c’è il nostro servizio online pronto a darti una mano.
Le magagne smascherate e denunciate
Sono così tante le pratiche scorrette emerse che per denunciarle tutte abbiamo dovuto rivolgerci a ben quattro autorità diverse (Banca d’Italia, AGCM, Ivass e Garante della Privacy). Ecco quali sono le irregolarità denunciate.
- Niente SECCI: nel 63% dei casi non ci è mai stato consegnato il SECCI (Standard european consumer credit information), un modulo standard europeo di cui si ha diritto e che contiene tutte le informazioni necessarie sul prestito che ci è stato presentato, in modo da poterlo confrontare facilmente con altre offerte presenti sul mercato. Ma, naturalmente, a molti istituti di credito non conviene che i potenziali clienti ne capiscano troppo.
- Richiesta di dati illegittima: altra irregolarità riscontrata è stata la richiesta di dati reddituali e personali in fase precontrattuale, quando non sono necessari. In molti casi, ci è stato anche richiesto di firmare l’autorizzazione per accedere alle centrali di rischio, che raccolgono i dati sulla nostra affidabilità di debitori. In pratica si fa una preistruttoria, quando il cliente ha solo chiesto informazioni.
Risultato? Da un lato, si scoraggia il cliente a girare più agenzie perché ogni volta deve dare tutte queste informazioni; dall’altro, accumulare più interrogazioni alle centrali rischi private coincide con richieste di prestito non rilasciate o non andate a buon fine, quindi il richiedente potrebbe essere considerato in futuro un cattivo candidato (così ci hanno dichiarato molti consulenti in banca, forse per scoraggiarci). - Se vuoi il prestito, devi comprare la nostra polizza: in ben il 35% dei casi gli operatori danno il prestito solo se si sottoscrive una polizza da loro venduta.
Ma la legge afferma che se la banca o finanziaria obbliga il cliente a comprare una sua polizza per avere il finanziamento fa una pratica scorretta. La si può denunciare all’Antitrust. - Polizza obbligatoria, ma senza confronto: nessuna banca o finanziaria che chiede una copertura assicurativa obbligatoria per rilasciare il prestito, ci ha consegnato i preventivi di altre due compagnie con cui non ha legami, come vuole la legge proprio per garantire la migliore scelta al cliente: tieni conto che la polizza costa in media 771 euro, ma c’è chi ci ha chiesto più di 1.800 euro (a Verona) e oltre 1500 (a Genova).
Quindi confrontare diverse offerte serve.
Set 18
La Chiesa Cattolica è la più grande multinazonale economico-finanziaria del mondo
Duemila miliardi di dollari: questo è il valore solo del patrimonio immobiliare della Chiesa Cattolica in tutto il mondo.
Poi ci sono le riserve di oro (c’è chi parla di oltrer 60.000 tonnellate in depositi situati in varie parti del mondo) e, non ultimo lo IOR, la famigerata Banca Vaticana.
Inoltre le riserve finanziarie del Vaticano sono composte anche da azioni ed obbligazioni di società di tutto il mondo, con la partecipazione alle attività economiche più svariate, industriali, agricole e del terziario.
In particolare l’APSA (Amministrazione Patrimonio Sede Apostolica), che, almeno in teoria, dovrebbe gestire solo il mantenimento della Curia Romana, ha mediamente disponibile una liquidità immediata di circa un miliardo di euro, oltre ad azioni, oro ed obbligazioni varie.
Incalcolabile poi il valore delle opere d’arte custodite in chiese, cappelle, conventi e monasteri.
Ma poi c’è un universo di ordini religiosi, confraternite, congregazioni, fondazioni, enti morali che possiedono imperi economici sparsi in tutto il mondo, il cui immenso valore nessuno è in grado di valutare.
Solo come esempio, il patrimonio di Propaganda Fide (il ministero delle missioni) è stimato in 10 miliardi di euro.
Il patrimonio immobiliare della Chiesa Cattolica è costituito da interi fabbricati, singoli appartamenti, terreni, scuole private ed università a pagamento, alberghi, case di accoglienza per pellegrini a pagamento, musei con ingresso a pagamento, negozi, supermercati, centri commerciali, case di riposo a pagamento, ospedali etc ….
Solo in Italia, circa il 22% del patrimonio immobiliare è di proprietà della Chiesa Cattolica !
Innumerevoli poi sono le società finanziarie e commerciali controllate soprattutto da ordini religiosi e fondazioni cattoliche.
A questo patrimonio vanno poi aggiunti ovviamente chiese, cattedrali, conventi, monasteri, case generalizie, missioni e seminari che però non danno reddito.
E ancora ci sono le donazioni, alcune anche molto consistenti, le offerte ed elemosine che i fedeli danno in tutto il mondo nelle chiese e, non ultime, le “offerte” richieste per messe di suffragio, cerimonie funebri, cerimonie nuziali etc …. i cui proventi in tutto il mondo sono tutt’altro che da sottovalutare.
In alcuni santuari famosi, le cassette dell’elemosina si trovano perfino nei bagni ….
Nel caso particolare dell’Italia, non si può poi trascurare che la Chiesa Cattolica incassa circa un miliardo e duecento milioni di euro all’anno grazie all’otto per mille dell’IRPEF.
Istituzioni simili al nostro otto per mille esistono anche in Spagna ed in qualche altro paese nel mondo.
Un altro grande affare per la Chiesa sono le migliaia di istituzioni disseminate in tutto il mondo che affittano camere per il cosiddetto “turismo religioso” nei più famosi luoghi di pellegrinaggio. Queste “case di accoglienza” fatturano circa 4 miliardi di euro all’anno.
Un discorso particolare merita infine lo IOR, la Banca Vaticana, che gestisce un patrimonio di circa sei miliardi di euro, implicato in decine di casi di riciclaggio di denaro sporco, scandali finanziari, episodi oscuri e perfino omicidi.
Ricordiamo soltanto lo scandalo del Banco Ambrosiano al quale sono collegate le misteriose morti del finanziere Roberto Calvi e della sua segretaria, la scoperta dei fondi neri amministrati dall’arcivescovo Marcinkus, i rapporti col finanziere Sindona, strettamente legato ad ambienti della mafia siciliana, anch’egli morto misteriosamente, l’omicidio del finanziere Giorgio Ambrosoli, lo scandalo Enimont all’epoca di tangentopoli, lo scandalo “calciopoli” nel quale si è appurato che i fondi neri della Gea World di Alessandro Moggi erano depositati presso lo IOR, lo scandalo “grandi opere” nel quale si è appurato che Angelo Balducci avesse i suoi fondi neri depositati presso lo I.O.R, i rapporti non chiari dello IOR con decine di Banche Italiane.
Chiudiamo con un passo del Vangelo:
“Gesù entrò poi nel tempio e scacciò tutti quelli che vi trovò a comprare e a vendere; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe e disse loro: La Scrittura dice: la mia casa sarà chiamata casa di preghiera ma voi ne fate una spelonca di ladri” ( Vangelo di Matteo 21,12-13).
Set 17
Bimbi schiavi in Thailandia, sotto accusa la Nestlé
Bimbi schiavi in Thailandia, sotto accusa la Nestlé. La denuncia è stata inoltrata negli Stati Uniti.
imbi schiavi, sotto accusa la multinazionale Nestlé. Il colosso alimentare vodese è accusato di complicità in schiavitù in Thailandia. Stando a una denuncia inoltrata negli Stati Uniti, la Nestlè avrebbe consapevolmente sostenuto lo sfruttamento del lavoro degli schiavi nell’ambiente della pesca del Paese asiatico per le scatolette di cibo per gatti a base di pesce. Uno studio di avvocati ha avviato un procedimento collettivo.
“Acquirenti di prodotti per animali hanno sporto denuncia contro Nestlé, accusandola di sostenere un sistema di schiavitù e di tratta di esseri umani per produrre alimenti per gatti, e di nascondere la sua complicità con violazioni dei diritti umani”, ha annunciato lo studio d’avvocatura Hagens Berman in una nota. La denuncia è stata inoltrata a un tribunale federale del centro della California.
Nestlé importerebbe via un fornitore thailandese, Thai Union Frozen Products PCL, oltre 12’000 tonnellate di alimenti per animali a base di frutti di mare per grandi marche vendute in America, di cui una parte sono prodotti in condizioni di schiavitù.
L’accusa è di quelle gravi: uomini e bambini venuti da Paesi più poveri della Thailandia, quali la Cambogia e la Birmania, sono venduti a capitani di battelli da pesca, che esigono da loro un lavoro pericoloso e massacrante della durata di 20 ore giornaliere, e pagato poco o nulla; in caso contrario sono picchiati o addirittura uccisi.
Lo studio Hagens Berman, citato nella nota, invita i consumatori delle marche sopracitate a unirsi alla denuncia collettiva.
Non è la prima volta che la Nestlé viene accusata di avvalersi dei servizi di aziende che fanno uso di schiavi.
Qualche anno fa era esploso il caso dei bambini ridotti in schiavitù e costretti a raccogliere il cacao per la Nestlé. Accuse che avevano costretto la multinazionale a pubblicare una dichiarazione nella quale negava ogni addebito a proposito del ricorso al lavoro minorile nelle sue piantagioni.
Nel testo del comunicato l’azienda diceva che il ricorso a certe forme di sfruttamento era “contrario a tutto quello in cui crede”.
Nel 2014 però una sentenza aveva stabilito che la Nestlé (assieme a Cargill e ADM) può essere ritenuta responsabile dello sfruttamento del lavoro minorile nelle piantagioni di cacao in Costa d’Avorio. Grazie a questa sentenza le cause intentate contro le tre multinazionali possono procedere.
Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, quello dello sfruttamento dei minori e’ un vergognoso segreto che sembra stare dietro molti altri prodotti. Parliamo di centinaia di migliaia di bambini.
E’ chiaro che qualcosa occorre fare. E se nemmeno il Congresso americano è riuscito a fermare questo immondo traffico di schiavi, forse a riuscirci potrebbero essere i consumatori boicottando questi prodotti.
Set 17
Siria: 12 cose da sapere
Un Paese molto diverso dagli altri Stati arabi e che prima del 2011 era un luogo ricco e di grande cultura, dove cristiani e musulmani convivevano e si rispettavano.
La Siria, ufficialmente Repubblica Araba di Siria, impantanata in una guerra da oltre quattro anni fa, è oggi una terra devastata e distrutta e, nel migliore dei casi, impiegherà un paio di decenni per risollevarsi. RT, attraverso 12 immagini, presenta un lato diverso, meno conosciuto, di questo paese molto diverso dagli altri Stati arabi, che prima del 2011 era un luogo ricco e di grande cultura, dove cristiani e musulmani convivevano e si rispettavano.
- La Siria ha una apertura alla società e alla cultura occidentale come nessun altro paese arabo.
- La Siria è l’unico paese arabo con una costituzione laica. La legge islamica è incostituzionale.
- Prima del 2011, la Siria era l’unico paese della regione senza guerre o conflitti interni.
- La Siria è l’unico paese che ha ammesso i rifugiati iracheni senza nessuna discriminazione politica, religiosa o sociale.
- La famiglia del presidente siriano Bashar corrente Al Assad appartiene agli alawiti, ramo dell’Islam sciita.
- Ci sono stati cinque papi di origine siriana. La tolleranza religiosa è unica nella zona.
- Circa il 10% della popolazione siriana appartiene ad una delle molte denominazioni cristiane. In altri paesi arabi, la popolazione cristiana è inferiore all’1%.
- In Siria, le donne non hanno l’obbligo di coprirsi il volto con un velo, il burqa o indossare chador.
- Le donne siriane hanno gli stessi diritti degli uomini in materia di salute e istruzione.
- La Siria è l’unico paese del Mediterraneo che ancora possiede la compagnia petrolifera, il governo del paese non ha voluto privatizzarla.
- La Siria ha riserve di petrolio per 2.500 milioni di barili, il cui sfruttamento è riservato alle imprese statali.
- La Siria è l’unico paese arabo che non ha debiti con il Fondo monetario internazionale.
Set 16
Off Grid Box: ecco la scatola che permette di vivere gratis
Vuoi eliminare per sempre contratti e bollette? Con Off Grid Box non c’è bisogno di allacci e non si inquina: ecco il primo sistema che rende indipendente qualsiasi casa.
“Zero allacci, zero inquinamento, soddisfazione infinita”: si legge sul sito di Off Grid Box, la prima scatola domestica capace di rendere indipendente da allacci e bollette qualsiasi abitazione.
Niente più contratti per la luce, acqua, rifiuti o gas, vivere senza bollette, in autonomia totale, può sembrare un’utopia, ma con Off Grid Box è realtà.
Da oggi è possibile vivere completamente gratis con Off Grid Box, un dispositivo di ultima generazione ideato dalla Fabbrica del Sole di Arezzo e presentato in tutta la sua efficienza ad Expo Milano 2015, in collaborazione con Oxfam, fino al 6 settembre 2015 in Cascina Triulza.
Che cos’è Off Grid Box?
Il modulo brevettato dalla Fabbrica del Sole è un dispositivo costituito da un piccolo container che può rendere indipendente qualsiasi unità abitativa.
Off Grid Box è un modulo di autosufficenza in grado di produrre energia elettrica, raccogliere e trattare l’acqua piovana per usi domestici e l’irrigazione, produrre acqua calda sanitaria, riscaldare l’aria e altre numerose funzioni.
Come funziona Off Grid Box?
Il dispositivo Off-grid, che significa “disconnesso dalle reti”, contiene al suo interno un pacchetto di pannelli solari fotovoltaici che si estraggono e si montano sul tetto del container per produrre energia.
“L’Off Grid Box ci permette di produrne fino a 20 kWp, stoccarla in sicurezza in robusti accumulatori e convertirla in corrente alternata da usare proprio come quella della rete elettrica ma gratis!”, spiegano gli ideatori di questo rivoluzionario dispositivo.
“Il tetto fotovoltaico convoglia l’acqua piovana con una grondaia nella cisterna interna da 1500 litri. Una pompa ad alta efficienza con dei filtri meccanici ed UV (Ultra-Violetto) la debatterizzano per poterla usare in casa, nel giardino o nell’orto”.
E se ci si trova in posti dove non c’è molto sole, Off Grid Box è capace di usare anche la potenza del vento grazie ad una turbina che produce energia necessaria per rendere autosufficiente ogni abitazione.
Quanto spazio occupa Off Grid Box?
Il modulo ideato è un piccolo container di 2 metri di altezza per 2 metri di larghezza e 2 di lunghezza.
È stato scelto un container per contenere tutto il necessario perché facilmente reperibile, robusto, facile da trasportare e costituisce un’ottima base per creare un locale tecnico aggiuntivo; si può anche parzialmente interrare, colorare o rivestire di legname e verde rampicante.
Può essere installato fuori la propria abitazione singola da staccare da qualsiasi allaccio, o in un cortile di un palazzo, semmai a gruppi di moduli, per rendere autosufficiente anche un condominio.
Quanto costa Off Grid Box?
Il piccolo container di autosufficienza parte da un modello base di 15000 euro fino ai 30000 euro per il modello full optional che comprende anche un sistema di connessione internet e la caldaia a pellet o a legna in base al luogo di installazione dell’Off Grid Box.
Una spesa iniziale impegnativa ma che vi permetterà di vivere completamente gratis in futuro. E in Italia il costo è finanziato al 100% determinando un risparmio netto dal primo giorno di utilizzo.
Come usare Off Grid Box?
Off Grid Box consente di eliminare per sempre contratti e bollette perché alimentato solo da pioggia, vento e sole, protegge l’ambiente perché usa fonti di energia rinnovabile e quindi ha un impatto zero sull’ecosistema; è perfetto per chi ha una casa indipendente e un piccolo spazio esterno in cui collocare il dispositivo, ma anche per chi vive in condominio.
Off Grid Box può essere inoltre usato in caso di emergenze e crisi come è stato fatto nel nord della regione filippina del Cebu, duramente colpita dal passaggio del tifone Hayan nel 2013.
Off Grid Box è stato usato per far fronte alle necessità primarie di una popolazione, come quella delle Filippine, rimasta del tutto priva di beni e servizi essenziali: oltre a fornire energia elettrica, Off Grid Box è stato utilizzato per produrre 6.000 litri d’acqua al giorno grazie anche ad un dissalatore ad osmosi inversa, completamente autosufficiente, contenuto all’interno del dispositivo, che rende l’acqua di mare potabile.
Oltre 2.000 persone oggi nelle Filippine si servono dell’acqua e dell’energia fornite dai tre dispositivi Off Grid installati, gratuitamente e senza alcun impatto sull’ambiente.
Dalle Filippine a Milano, passando per Arezzo, il lavoro realizzato a fianco della popolazione delle Filippine grazie all’Off Grid Box, e tutte le sue rivoluzionarie possibilità, è presentato in questi giorni ad Expo Milano 2015 fino al 6 settembre. Il futuro è Off-Grid.
Set 16
La California è il primo stato Usa ad etichettare il Roundup della Monsanto come cancerogeno
Roundup – La sostanza alla base dell’erbicida è sospettata di provocare tumori e danni al Dna.
La California ha appena assestato un duro colpo alla Monsanto, la multinazionale americana dell’agribusiness.
L’agenzia di Protezione Ambientale dello stato Usa ha inserito il glifosato – l’ingrediente tossico principale del diserbante più venduto negli Stati Uniti, Roundup, tra le sostanze cancerogene.
Secondo il ‘Safe Drinking Water and Toxic Enforcement Act’ del 1986 – di solito indicato come Proposition 65 – le sostanze chimiche che provocano cancro, difetti congeniti o altri danni all’apparato riproduttivo devono essere elencati e pubblicate dallo Stato. Le sostanze chimiche riconosciute come cancerogene finoscono anche sull’elenco dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) – un ramo della Organizzazione Mondiale della Sanità.
Nel mese di marzo, la IARC aveva pubblicato un rapporto che indicava il glifosato come un “probabile cancerogeno” e rilevava inoltre una correlazione con la vulnerabilità al linfoma non Hodgkin di molti lavoratori esposti.
La decisione della California di inserire il glifosato nella lista di sostanze chimiche tossiche è la prima del suo genere, ha notato il dottor Nathan Donley del Centro per la diversità biologica in una e-mail a EcoWatch, “Per quanto io sappia, questa è la prima agenzia di regolamentazione all’interno degli Stati Uniti che stabilisce che il glifosato è un agente cancerogeno”.
La classificazione non limita l’uso o la vendita delle sostanze specificate, e il pubblico è autorizzato a presentare osservazioni in merito alla proposta fino al 5 ottobre.
Il Roundup, l’erbicida fiore all’occhiello della Monsanto, viene spruzzato sulle coltivazioni in tutto il mondo ed è il più popolare diserbante negli Stati Uniti.
Giovedì, la corte di appello di Lione ha confermato una sentenza del 2012, che aveva ritenuto la multinazionale americana colpevole di aver avvelenato con i suoi prodotti un contadino francese.
Secondo l’impianto accusatorio il contadino, dopo aver inalato l’erbicida Lasso, avrebbe iniziato a soffrire di problemi neurologici. E’ il primo caso, in Francia, in cui Monsanto è stata considerata “responsabile” per l’intossicazione.
Set 16
Germania: prima causa legale contro la Bayer per le pillole contraccettive
Aumento del rischio di trombosi con le pillole contraccettive. La Coalizione chiede la messa al bando di Yaz, Yasminelle e Yasmin.
Il 5 novembre, al tribunale regionale della città tedesca di Waldshut, inizierà una causa civile contro la compagnia farmaceutica BAYER per l’aumento dei rischi legato alle nuove pillole contraccettive. La parte lesa è Felicitas Rohrer che, dopo l’assunzione di Yasminelle ha sofferto di una grave embolia polmonare alla quale è sopravvissuta solo grazie a circostanze fortunate.
Felicitas Rohrer così commenta:
Sono contenta che finalmente sia iniziata una causa in Germania. In molti altri paesi ci sono denunce pendenti contro la BAYER per le pillole contraccettive contenenti drospirenone e sono state pagate grosse cifre di indennizzo. Una decisione in tribunale è attesa da tempo“.
La Rohrer chiede €200.000 per danni materiali e morali. Il suo legale rappresenta anche altre 8 vittime.
A seguito degli inviti della Coalizione contro i pericoli derivanti dalla BAYER (CBG Germania), Felicitas Rohrer ha presenziato più volte all’Assemblea degli Azionisti della BAYER, ma il Consiglio della Compagnia non ha mai accettato le sue offerte di dialogo né la sua richiesta di bandire i prodotti in questione.
Anche Philipp Mimkes del Consiglio della Coalizione chiede la messa al bando:
Lo scopo dei contraccettivi è di prevenire la gravidanza e le pillole precedenti lo raggiungono con altrettanta efficacia di quelle nuove. La maggior parte dei danni causati da Yasmin, Yaz e Yasminelle si potrebbero evitare. Noi speriamo che il processo porti almeno al bando di questi farmaci“.
La massiccia pubblicità per Yaz e Yasmin è mirata in special modo a ragazze e donne in giovane età con promesse di riduzione di peso e sollievo dall’acne giovanile. La BAYER però non attira mai l’attenzione sul più accentuato profilo di rischio associato ai prodotti che contengono l’ormone drospirenone.
Studi dimostrano che per le pillole contenenti drospirenone, il rischio di embolia o trombosi è dalle due alle tre volte più alto che per le pillole di seconda generazione. In Francia il servizio sanitario nazionale non copre più i costi per le pillole contenenti drospirenone e il numero di trombosi letali nelle donne giovani è fortemente diminuito. Le autorità preposte alla salute in U.K., nei paesi del Benelux, in Danimarca e in Norvegia hanno emesso degli avvertimenti riguardo all’aumento di rischio con l’uso di queste pillole.
Nel 2014 il fatturato di questa famiglia di prodotti è stato di 768 milioni di euro. La BAYER ha già pagato indennizzi per 1,9 miliardi di dollari alle vittime del drospirenone negli Stati Uniti.
Ancora dati allarmanti sulla pillola contraccettiva di nuova generazione
Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer:
www.cbgnetwork.org (anche in italiano)
Set 15
Assassini in Amazzonia
Amazzonia – Raimundo Santos Rodrigues, noto come José dos Santos, è l’ultima vittima dell’assalto alla foresta nell’assenza delle istituzioni che dovrebbero proteggerla.
José dos Santos è stato ucciso il 25 agosto nella città di Bom Jardim, in Maranhão, per aver denunciato i taglialegna e per aver difeso la propria comunità, anche in qualità di membro del sindacato dei lavoratori rurali (STTR) di Bom Jardim.
José Santos Rodrigues era membro del’Istituto Chico Mendes per la Conservazione delle biodiversità (ICMBio) nella Riserva Biologica Gurupi, ultimo frammento di foresta amazzonica in Maranhão.
Questa infatti è la regione in cui la foresta è più degradata. La riserva di Rebio Gurupi è circondata da tre aree indigene: Alta Turiaçu, Awá e Caru, che, come la foresta, sono preda dei saccheggiatori di legname. José dos Santos era accompagnato da sua moglie, che è stata colpita da armi da fuoco ed è ancora in ospedale.
Nel corso degli anni, José dos Santos, ha denunciato i taglialegna e difeso la sua comunità, anche in qualità di membro del sindacato dei lavoratori rurali (STTR) di Bom Jardim.
Nel vicino paese di Bom Jardim, un altro membro del STTR, Raimundo Borges, è stato assassinato tre anni fa.
José dos Santos lascia la moglie ferita e sei figli.
Le associazioni ambientaliste e per i diritti umani chiedono che la morte di José Santos Rodrigues, Raimundo Borges e diverse altre vittime nei comuni di Bom Jardim e Buriticupu non resti impunità, e gli autori e i mandanti degli omicidi siano perseguiti.
Chiedono inoltre che le autorità assicurino la protezione delle foreste e dei territori indigeni, come richiesto dalla legge.
Copia in una e-mail il testo qui sotto con oggetto, metti la tua firma ed invialo ai seguenti indirizzi:
A: sg@presidencia.gov.br; imprensa@mda.gov.br; imprensa@mj.gov.br;
gm@mma.gov.br; direitoshumanos@sdh.gov.br
CCN: binaridigiustizia@gmail.com
Oggetto: Justiça, terra e defesa da ReBio de Gurupí – Buriticupu (MA)
http://www.justicanostrilhos.org/Nota-Publica-sobre-o-assassinato-de-Jose-Santos-Rodrigues
Testo della mail
Vedi anche
Set 14
Berlusconi suggeritore degli obiettivi delle stragi
“Era Silvio Berlusconi il politico che suggeriva gli obiettivi a Cosa nostra”.
A dichiararlo è stato il collaboratore di giustizia Giovanni Ciaramitaro, alla ripresa del processo sulla trattativa Stato-mafia, in corso a Palermo.
Riferendosi alle stragi del ’93, il pentito ha spiegato come siano state decise “per abolire il 41 bis e modificare la legge sui pentiti. Le bombe servivano per scendere a patti con lo Stato“.
Una versione già conosciuta e riportata da diversi collaboratori. Ma se, per esempio, i più ricordano Paolo Bellini come “suggeritore” degli obiettivi, Ciaramitaro parla di un politico, Berlusconi appunto. Era lui che “dava gli obiettivi da colpire, gli indirizzi giusti“.
Il nome – spiega Ciaramitaro – “lo fece Francesco Giuliano durante il periodo in cui abbiamo trascorso assieme la latitanza, mentre in tv c’era una trasmissione in cui partecipava Berlusconi“.
Ciaramitaro, inoltre, già in passato, riferì quanto appreso da Francesco Giuliano: “come infatti lui (Berlusconi, ndr) – ha confermato oggi davanti alla Corte di assise di Palermo – diventato presidente si è mosso, per fare una legge sulle carceri, che non è stata approvata“.
Secondo il pentito, infine, le stragi del ’93 subirono uno stop per “motivi finanziari. Dopo l’arresto dei fratelli Graviano – ha detto – non c’era più nessuno che sosteneva le trasferte. A Roma è rimasto seppellito l’esplosivo da piazzare nella Torre di Pisa, il resto invece era a Palermo“.
Set 14
I brevetti della Tesla Motors diventano open source
Il testo del comunicato col quale il lungimirante imprenditore alla guida della Tesla Motors, l’azienda californiana che sta rivoluzionando il mondo dell’automobile con le sue straordinarie auto elettriche, ha annunciato che i suoi brevetti d’ora in avanti saranno “open source”, quindi a disposizione di tutti. “Fino a ieri, c’era un muro di brevetti Tesla nella hall del nostro quartier generale di Palo Alto.
Così non è più. Essi sono stati rimossi, nello spirito del movimento open source, per il progresso della tecnologia dei veicoli elettrici.
Tesla Motors è stata creata per accelerare l’avvento del trasporto sostenibile. Se abbiamo chiaro un percorso per la creazione di veicoli elettrici interessanti, ma poi lanciamo mine di proprietà intellettuale dietro di noi per inibire gli altri, stiamo agendo in modo contrario a tale obiettivo.
Tesla non avvierà cause brevettuali contro chiunque, in buona fede, voglia usare la nostra tecnologia. Quando iniziai con la mia prima società, zip2, pensavo che i brevetti fossero una buona cosa e lavorai sodo per ottenerli.
E forse erano buoni all’epoca, ma troppo spesso oggidì servono solo a soffocare il progresso, consolidare le posizioni di corporazioni giganti e arricchire i legali, piuttosto che gli inventori reali. Dopo zip2, quando ho capito che la ricezione di un brevetto in realtà dice solo che hai comprato un biglietto della lotteria per una causa, li ho evitati per quanto possibile.
Alla Tesla, Motors però, ci siamo sentiti in dovere di creare brevetti per timore che le grandi case automobilistiche avrebbero copiato la nostra tecnologia e quindi utilizzato la loro produzione di massa, le vendite e il potere di marketing per sopraffare la Tesla Motors.
Non avremmo potuto essere più in errore. La triste realtà è il contrario: i programmi elettrici per auto (o programmi per qualsiasi veicolo che non brucia gli idrocarburi) presso i principali produttori sono piccoli o inesistenti, costituendo una media di gran lunga inferiore all’1% delle loro vendite di veicoli totali.
Nella migliore delle ipotesi, le grandi case automobilistiche stanno producendo auto elettriche con autonomia limitata in quantità limitate.
Alcuni non producono affatto auto a emissioni zero per tutti. Dato che la produzione annua di veicoli nuovi si avvicina a 100 milioni all’anno e la flotta mondiale è di circa 2 miliardi di auto, è impossibile per Tesla Motors costruire auto elettriche abbastanza velocemente da affrontare la crisi di CO2.
Nel contempo, ciò significa che il mercato è enorme. La nostra vera concorrenza non è il piccolo rivolo di auto elettriche Tesla non in produzione, ma piuttosto l’enorme flusso di auto a benzina che escono fuori dalle fabbriche di tutto il mondo ogni giorno.
Noi crediamo che Tesla Motors, altre aziende che fanno auto elettriche, e il mondo intero trarrebbero vantaggi da una piattaforma tecnologica in rapida evoluzione comune.
La leadership tecnologica non è definita da brevetti, che la storia ha più volte dimostrato di essere davvero piccola protezione contro un concorrente determinato, ma piuttosto dalla capacità di un’azienda di attrarre e motivare gli ingegneri più talentuosi del mondo. Siamo convinti che l’applicazione della filosofia open source per i nostri brevetti rafforzerà piuttosto che diminuire la posizione della Tesla a questo riguardo.”
Elon Musk
Teslamotors.com
Set 13
Agricoltore francese vince contro Monsanto
Il colosso USA dovrà risarcire un agricoltore di cereali di Bernac. Nel 2004 era rimasto intossicato dal prodotto utilizzato (e poi vietato) per il mais.
Davide contro Golia. Ossia il piccolo agricoltore francese che la spunta contro una multinazionale americana: la corte d’appello di Lione ha condannato il gruppo Monsanto, ritenuto responsabile dei gravi problemi di salute vissuti da Paul François, coltivatore di cereali a Bernac, nella Charente, profondo Ovest agricolo della Francia.
L’uomo è stato intossicato da un erbicida utilizzato per il mais e prodotto dalla società americana. «È un grande sollievo per me. Mi metto alle spalle otto lunghi anni di lott », ha detto François, dopo aver ascoltato la sentenza, che condanna Monsanto a risarcire « totalmente » il contadino per i danni fisici subiti. È la prima vittoria di questo tipo da parte di un agricoltore francese contro la multinzionale.
I fatti risalgono al 2004. François si ritrova a pulire un serbatoio contenente del Lusso, l’erbicida ora nell’occhio del ciclone. Sarebbero le inalazioni del gas tossico emanato da quel prodotto che avrebbero causato al contadino gravi problemi neurologici, classificati ormai dalle autorità francesi come malattia professionale dal 2010. «Vivo permanentemente sotto una spada di Damocle, ho delle lesioni che evolvono lentamente ». È classificato come handicappato parziale.
Nel 2012 in primo grado la giustizia francese gli aveva già dato ragione. Adesso Monsanto potrebbe fare ricorso alla Cassazione ma per il momento l’eventualità appare improbabile. In realtà Monsanto ha ritirato il Lasso dalla vendita in Francia nel 2007. E lo aveva già fatto nel lontano 1985 in Canada e nel 1992 in Belgio e nel Regno Unito. Nonostante questo i rappresentanti dell’azienda hanno continuato a difendersi durante il processo affermando che « il prodotto non era pericoloso ».
Set 12
Torta di pane

Come abbiamo già visto per il budino di pane, sono tante le ricette che si possono prepara con gli avanzi di pane secco invece di buttarlo via. Oggi vediamo come preparare una gustosissima torta di pane.
INGREDIENTI:
- gr. 250 di pane bianco o integrale raffermo
- 1/2 litro di latte
- gr. 125 di zucchero semolato
- gr. 50 di uva sultanina
- gr. 50 di marsala secco (a scelta latte o acqua)
- gr. 12 di cacao amaro
- 2 uova piccole
- Mandorle in granella (o pinoli o altra frutta secca a scelta)
PROCEDIMENTO:
- Tagliamo il pane a tocchetti e lasciamolo a macerare nel latte finché non sarà ben inzuppato.
- Intanto in un altro recipiente mettiamo ad ammorbidire l’uvetta nel marsala (o latte o acqua a seconda della scelta).
- In una ciotola intanto amalgamiamo bene uova zucchero e cacao amaro.
- Aggiungiamo poi al composto il pane inzuppato e magari frulliamo il tutto per ottenere una crema omogenea.
- Aggiungiamo poi l’uvetta ammorbidita, e mescoliamo bene con un cucchiaio da cucina o una frusta a mano.
- Imburriamo e infariniamo una tortiera da forno, versiamo il nostro impasto, cospargiamo di frutta secca a piacimento e cuociamo a 180° per circa 45 minuti facendo poi la prova stuzzicadenti per vedere se è pronta.
- Lasciamo intiepidire e serviamo.
Sabrina Stoppa
Set 11
Caduta di un meteorite a Bangkok, in Thailandia
“Da Roma e fino a Bangkok, cercando te” cantano Baby K e Giusy Ferreri.
E proprio dalla città thailandese virale in Italia per il brano che è fra i più ascoltati da settimane.
Stiamo parlando di una notizia diversa dalle solite, ma che ho deciso lo stesso di descrivervi.
Come avrete capito dal titolo, ci troviamo in una situazione particolare: la caduta di un meteorite.
Bangkok è la capitale della Thailandia nonché la città più popolosa con quasi 8 milioni e mezzo di abitanti, più di Roma, Milano e Torino messe insieme. È stata tappa del reality italiano Pechino Express.
Ma torniamo allo spettacolare avvenimento. Già, perché si tratta di spettacolo quando non si fa male nessuno, come in questo caso. Sono le 08:45 (03:45 italiane), di lunedì 7 settembre 2015.
Per molti pendolari è ora di andare al lavoro, sia in macchina ma anche con i mezzi di superficie. Uno spettacolo tanto singolare quanto inaspettato, che ha colto tutti di stupore.
Le migliaia di testimoni hanno descritto questo oggetto come un bagliore verde e arancione. Per quanto riguarda le dimensioni parliamo di un bolide abbastanza consistente, di grandi dimensioni. Con ogni probabilità si trattava di una meteora, un frammento non piccolo di una cometa, di un asteroide o comunque di un corpo celeste che entrando nell’atmosfera prende fuoco a causa dell’attrito.
Polizia e Vigili del Fuoco stanno cercando eventuali detriti atterrati a Terra ma finora nulla. Niente feriti e niente vittime. Menomale.
“C’è un’alta possibilità che l’oggetto avvistato provenga dallo spazio esterno” ha confermato all’emittente CNN Saran Poshyachinda, del Deputy Director del National Astronomical Research Institute of Thailand. Dato che però non ci sono resti non possiamo parlare di meteorite, ma di meteora. Anche se di grandi dimensioni.
I residenti del quartiere Sisawat, nella provincia di Kanchanaburi a 200 km da Bangkok, hanno confermato l’avvistamento e hanno aggiunto di aver sentito “una fragorosa esplosione dopo l’impatto al suolo”, da quello che dicono i giornali RT e Thai PSB. Ma ripeto che sino ad ora non ci sono danni.
Purtroppo non si vede benissimo dal video, ma menomale che qualcuno è riuscito a riprenderlo nonostante si trattasse di un fenomeno imprevisto e sinceramente anche imprevedibile.
Il video appartiene al canale YouTube Porjai Jaturongkhakun e ha superato i tre milioni di visualizzazioni in pochissimi giorni. Segno di come questi eventi astronomici abbiano ancora molta importanza. Ma ora, godetevi il filmato. Certo, non sarà mai come vederlo dal vivo.
Set 11