Recensione Bioshock

bioshock 1.1

Titolo: Bioshock
Sviluppatore: Irrational Games
Pubblicazione: 2K
Data di pubblicazione: Microsoft: Agosto 2007 –  PS3: ottobre 2008
Genere: FPS – Action\Adventure
Piattaforma: Microsoft Windows – PlayStation 3 – Xbox 360 – Mac OS X
Numero giocatori: 1
PEGI: 18

Il Trailer

Rapture:

bioshock 1.2Rapture è un’immensa città sottomarina segretamente costruita nel 1946 nelle profondità dell’Atlantico, totalmente alimentata dall’inesauribile energia termica di un complesso di vulcani sottomarini e rifornita di ossigeno dalle migliaia di piante cresciute in enormi serre.
Fondata dal magnate Andrew Ryan, Rapture era stata pensata come la soluzione all’oppressione delle autorità politiche e religiose a favore della libera iniziativa dell’individuo che, slegato da confini etici, religiosi o politici, avrebbe potuto dare il meglio delle proprie capacità esplorando così i confini della mente umana. La città è popolata da coloro che Ryan riteneva essere il meglio dell’umanità.

Tutto ha inizio…

bioshock 1.2L’impianto ferocemente capitalista dell’economia di Rapture diede vita ad un’ampia schiera di disperati che, non essendo riusciti ad arrivare all’apice di questa società, caddero in miseria ed iniziarono a riversare il loro rancore su Ryan. Ormai paranoico, Ryan confinò tutti i possibili rivoltosi nei bassifondi di Apollo Square, creando così altro malcontento fra i cittadini. In questo scenario piuttosto precario emerse la figura di Frank Fontaine, criminale ossessionato da Rapture e dalle sue potenzialità. Fontaine si calò nel ruolo del benefattore, costruendo dei dormitori gratuiti per i disperati di Apollo Square, potendoli così controllare ed alimentando in loro il disprezzo per la figura di Ryan ed un certo fervore religioso.
Fontaine si trovò a capo di una seconda Rapture ed iniziò a mettere in piedi delle spedizioni di contrabbando ed un team di ricerca scientifico. La svolta si ebbe quando un gruppo di scienziati di Fontaine scoprì un batterio proveniente da alcune lumache degli abissi e battezzato “Adam”; L’Adam era capace di modificare il patrimonio genetico umano, permettendo la sua ricombinazione in mille modi. Il criminale diede quindi inizio al business di Adam, plasmidi e tonici, utili per acquisire forza e capacità psichiche e fisiche sovrumane.
Per trovare il materiale, Fontaine commissionò alla sua migliore ricercatrice, la dottoressa Tenenbaum, la creazione delle “sorelline”: piccole ed innocenti bambine alle quali venne impiantato il parassita sottomarino nello stomaco, facendole diventare così dei radar per l’Adam e completamente invulnerabili. Il fondatore della città, che inizialmente ammirava Fontaine, si accorse che stava perdendo il controllo di Rapture e decise di fermare Fontaine con la scusa del contrabbando.
Dopo un violento scontro venne portato alla luce il cadavere del criminale Frank Fontaine, Ryan acquisì il mercato dell’Adam che portò ad un ulteriore conflitto fra la parti più povere della popolazione, che chiedevano condizioni migliori ed invece si ritrovarono con un’oppressore nazionalizzatore. A capo di questo dissenso emerse Atlas, un semplice pescatore che abitava in uno degli Ostelli di Fontaine. Atlas era visto come un eroe e giorno dopo giorno acquisiva seguaci per spodestare il padrone di Rapture. Nel frattempo Ryan divenne sempre più fanatico ed autoritario, proibendo le assemblee pubbliche ed istituendo la pena di morte. Questa situazione esplose del tutto al ballo in maschera per festeggiare l’anno nuovo (1959) quando i disperati di Atlas aggredirono l’alta società di Rapture. Orde di deformi ricombinanti si massacravano con cadenza quasi giornaliera per le strade della città, sempre più forti e bisognosi di Adam, sempre meno umani. I cittadini sani iniziarono a ricombinarsi sempre di più per tentare di sopravvivere, così Ryan decise di creare i Big Daddy, per proteggere le sorelline mentre riciclavano Adam dai corpi dei morti per le strade.
Ad un certo punto Ryan trovò il modo di inserire nei suoi plasmidi un gene che gli permise di controllare i ricombinanti grazie ad un feromone speciale, ma non riuscì comunque a uccidere Atlas. Quest’ultimo era praticamente svanito assieme ai suoi collaboratori ancora sani, e questo portò ad un blocco del conflitto. La paranoia di Ryan divenne presto follia e spinse il magnate a segregarsi nel suo palazzo ad Haephestus ed a fare strage dei suoi collaboratori, indignati dalle atrocità che stava commettendo e dalla sua decisione di sigillare tutte le uscite a Rapture.
Un anno dopo, nel 1960, entra in scena il giocatore impersonando Jack, un sopravvissuto ad un terribile incidente aereo che capita nei paraggi dell’entrata per la città sommersa.
Il resto? Beh.. Sta a voi scoprirlo!

Il gioco:

bioshock 1.3Il gioco si presenta su vari fronti; Alcuni di questi sono: La strategia, l’azione e la logica (quando andiamo a raggirare le torrette, per esempio). La possibilità di dare piena libertà al giocatore nello scegliere tonici, plasmidi e armi, con i vari potenziamenti, fa in modo da poter usare strategie sempre differenti a seconda della situazione o del nemico che si deve affrontare.
Bioshock dispone di un ottimo, ma classico, gameplay sparatutto; La tendenza ad un gioco d’avventura e un tema così macabro, fa modo che sia una miscela eccezionale, in grado di trasmettere tantissime emozioni totalmente diverse l’una dall’altra, momenti di tensione, ma anche momenti d’adrenalina se non commoventi.

In conclusione:

In un luogo come Rapture, dove si lotta per l’Adam, rende il gioco molto avvincente. Bioshock ha una colonna sonora a dir poco fantastica, un gameplay unico nel suo genere, un’atmosfera incantevole e tutto ciò va a suo favore facendo appassionare giocatori sia di vecchio che nuovo stampo, rendendolo così aperto a tutti senza esclusioni.
Godetevi questo fantastico trailer!

Mattia Puglielli

Recensione Assassin’s Creed II

assassin screed IINel secondo capitolo di Assassin’s Creed impersoneremo Ezio Auditore, un nobile fiorentino nonché antenato di Desmond Miles.
Ci ritroveremo nell’epoca del Rinascimento Italiano (1400) e la storia si svolgerà lungo 23 anni, in cui vedremo crescere Ezio.
In Assassin’s Creed 2 vedremo che Ezio sarà a stretto contatto con personaggi storici, quali Macchiavelli, Caterina Sforza e Lorenzo de Medici.
Durante questo lasso di tempo il protagonista avrà una crescita sia fisica che intellettiva, questa crescita influenzerà anche e soprattutto sulle tecniche di assassinio, che diventeranno meno appariscenti e più silenziose.

Il gioco:

assassin screed IIIn questo nuovo capitolo saremo in grado di vedere ed esplorare a fondo Firenze, San Gimignano, Forlì e Venezia e in più potremo esplorare, anche se poco, zone della Romagna, degli Appennini e di Roma.
Una delle cose che differenzia il secondo capitolo dal primo è che qui saremo in grado di poter “tutelare” Monteriggioni, luogo in cui è sede la villa di famiglia, dove spendendo i propri soldi, Ezio potrà restaurare vari servizi e varie strutture all’interno del paese.
Il sistema di combattimento è stato rivisto e migliorato, infatti l’A è migliorata e attualmente possiamo accedere ad un vasto inventario che comprende armi ad una e due mani, ferri corti, da lancio e, cosa più fondamentale e caratteristica, la lama celata che, avanzando nel gioco, apporterà degli “upgrade” che permetterà di inserire del veleno all’interno di una scanalatura e aggiungere una pistola e, proseguendo con la storia di Ezio, entreremo in possesso di una seconda lama celata grazie a Leonardo da Vinci.

In conclusione:

Prima cosa da dire e da mettere in rilievo è che in Assassin’s Creed 2, a differenza del primo, c’è il vero Assassin’s Creed.
Il secondo capitolo non è lineare e statico come il primo, ma lascia molta più libertà e molta più strategia al giocatore.
Inutile parlare del gameplay, dal momento che è simile al precedente, quindi, anche in questo, il suo punto forte è la trama, ma ad essa si aggiunge la personalità di Ezio e vederlo crescere rende tutto più interessante.

Il Trailer

Mattia Puglielli

Recensione Assassin’s Creed

assassin screedIl primo capitolo di Assassin’s Creed è ambientato nel 1191, periodo storico nel quale la Terra Santa è depredata dalla Terza Crociata. La campagna in Terra Santa di Riccardo Cuor di Leone fece dimenticare una parte delle sconfitte di alcuni anni prima e attraverso una saggia tregua i pellegrini cristiani ebbero il permesso di visitare Gerusalemme, anche se restava in territorio musulmano. Questo fu uno degli eventi che più contribuirono a innalzare la fama di Saladino come comandante leale e onesto. Nascosto nella segretezza dei loro rifugi un gruppo di guerrieri appartenenti alla setta degli Assassini intendono riportare la pace in Terra Santa eliminando i capi corrotti delle due fazioni. Il giocatore assume il ruolo di Altaïr Ibn La-Ahad, uno dei priori della setta ed il più abile a padroneggiare le arti degli assassini che, nonostante la sua arroganza ed i suoi errori, è il prescelto per diventare un giorno il capo della setta. Egli viene incaricato dal Gran Maestro Al Mualim di far finire la guerra nelle città della Terra Santa per riacquisire il suo onore e il suo rango.

Il gioco:

Il gioco si svilupperà in due modi distinti. Quando impersoneremo Desmond Miles, ci muoveremo all’ultimo piano dell’Abstergo. Quando impersoneremo Altair, ci muoveremo per le strade di: Masyaf (sede degli Assassini); Gerusalemme; Acri; Damasco.

assassin screedIn questi luoghi potremo combattere per le strade per liberare i cittadini dalle ingiustizie delle guardie e farci strada tra i cittadini spingendoli o scostandoli. In base alle azioni che faremo, ci saranno determinate conseguenze. Le missioni non sono lineari, quindi il giocatore può decidere se seguire la storia principale o svolgere le svariate missioni secondarie che gli faranno ricevere informazioni dai passanti. Le missioni principali, ovvero quelle che seguono la storia del gioco, dal momento che Altair, per vari motivi, ha perso il suo “potere”, deve dipendere dai fratelli assassini, per questo saranno divise in quattro parti. Prima di commettere l’omicidio, dovremmo raccogliere delle informazioni e poi avere un approccio. Solo dopo aver scoperto dove si trova il nostro obiettivo e averlo ucciso, potremmo darci alla fuga per poi finire la missione a passare alla prossima persona da uccidere. Il protagonista potrà interagire sia con la gente che con l’ambiente. Salvando i cittadini dai soldati, questi faranno modo di semplificarci la fuga; se invece salveremo gli eruditi questi si presteranno come dei nascondigli mobili facendoci raggiungere certi luoghi. L’altra parte con cui poter interagire è l’ambiente. Altair, grazie alla sua abilità nello spostarsi, ogni appiglio, sporgenza o tetto diventa fondamentale per permettergli di spostarsi e per farlo arrampicare nei punti più alti della città, i così detti “punti panoramici”. Da questi punti panoramici Altair può vedere la città dall’alto permettendogli di vedere dove si trovano informatori, persone da derubare o interrogare. Inoltre, con l’utilizzo dell’occhio dell’acquila, è in grado di distinguere tra la folla alleati, informatori, nemici e gli obbiettivi da assassinare e/o pedinare.

In conclusione:

Nel complesso possiamo dire che in Assassin’s Creed qualcosa di nuovo c’è, anche se ricorda vagamente Prince of Persia. Forse troppo ripetitivo e noioso, questo a causa del modo in cui si svolgono le missioni principali, ma il suo punto forte è la storia, i suoi contenuti presentano personaggi realmente esistiti e questo è un punto a suo favore. Graficamente è ottimo, la storia viene narrata in modo che il giocatore non si annoi e il gameplay è piuttosto buono. Non c’è altro da dire se non che è un gioco da provare almeno una volta.

Il Trailer

Mattia Puglielli

Il nuovo trend – Lo yoga dei vip

Yoga1Lo yoga è una disciplina antica indiana, molto complessa, una via verso la conoscenza di se stessi che coinvolge corpo, mente e spiritualità e li mette in relazione per creare armonia. Molto apprezzato in Occidente, lo yoga ha raggiunto una notevole diffusione per la spinta mediatica dovuta alla pratica da parte dei vip e celebrities, perché porta dei notevoli benefici fisici e psichici. Lo yoga è di grande aiuto anche contro la stanchezza cronica e lo stress, nel caso delle donne con un tumore al seno curate con la radioterapia. Ci sono diversi tipi di yoga, con diversi tipi di tradizioni e caratteristiche. Tra questi c’è il Bikram Yoga: si tratta di esercizi di respirazione e di 26 posizioni (asana) da eseguire in successione per riscaldare e allungare i muscoli, e consiste nell’eseguire le posizioni in una stanza riscaldata a 40 gradi, per accentuare i benefici della disciplina, ossia l’aumento di elasticità dei muscoli e dei legamenti. Soprannominato “Hot Yoga” o “lo Yoga dei Vip”, questa disciplina è arrivata negli States e viene praticata da numerose star come Madonna, Jennifer Aniston, Lady Gaga, Demi Moore, Jude Law o George Clooney.Yoga2
In Italia, lo Yoga dei Vip si può momentaneamente praticare solo a Bologna, nella palestra la Bikram Hot Yoga, in via Gerolamo Rainaldi 4, dove insegna Fiona Greene che arriva dalle Hawaii. Questa pratica ha tanti benefici, come spiega Fiona, perché il calore “è uno strumento terapeutico, protegge i muscoli, aumenta la flessibilità, elimina le tossine, stimola i sistemi circolatorio e nervoso, e ti permette di bruciare più calorie”. Tutti possono praticare la Bikram Hot Yoga: “va bene per le donne in gravidanza, per chi ha subito operazioni, per chi ha problemi di digestione. Età, flessibilità o peso non sono importanti”, continua Fiona Greene.
Ma come vestirsi meglio per fare lo yoga: consigliamo l’abbigliamento realizzato con fibre naturali come il cotone, il bamboo e la canapa, i pantaloni morbidi, ma non troppo larghi, e T-shirt comode, non aderenti. Da indossare anche mantelle o copri spalle, che aiutino a raggiungere la temperatura corporea ottimale. Per le gambe, servono scaldamuscoli di lana. E’ consigliabile fare lo yoga a piedi nudi, o indossando calze che lasciano libere le dita, soprattutto l’alluce. Come colori, vanno meglio le tonalità neutre, dalla carta da zucchero al bianco, dal beige al rosa antico. Gli attrezzi necessari sono il tappetino di gomma piuma, che facilita l’aderenza al pavimento ed evita di scivolare e le mattonelle, che servono per raggiungere le posizioni di allungamento. E non dimenticate l’incenso, per creare un’ atmosfera adatta per lo spirito e la musica da meditazione.

Fabiana Nan

Fango mediatico: il turno del Movimento 5 stelle

foto1tommasogOgni evento, soggetto, movimento o partito è buono per la stampa generalista per scatenarsi in pratiche divenute ormai ordinarie. Gogna mediatica, fango mediatico, scomunica violenta a livello mediatico: questo ed altro si manifesta periodicamente grazie a tv, giornali ed internet.
Prendiamo per esempio le “spese pazze” nelle regioni Piemonte e Lombardia, oppure il solito “fango” giusto o sbagliato che sia su Berlusconi, il fango “passato” su Renzi accanto a quello attuale che sembra più attenuato, il fango sui ministri dell’ ex-governo Letta Cancellieri e De Girolamo e per ultimo esempio il fango mediatico sul Movimento 5 stelle per il caso dell’espulsione dei senatori “dissidenti”. Il fango mediatico o la gogna mediatica, giusta o sbagliata, motivata o no, sembra comunque una pratica “medievale” attuata con tecnologie moderne.
Inoltre sul Movimento 5 Stelle riguardo al caso suddetto, come abbiamo visto già in altri casi in passato che ora non stiamo a citare, si sta scatenando un fango mediatico, una gogna quotidiana dalle proporzioni immani e sconcertanti.
Certo le elezioni europee sono vicine e si sa, per indebolire il Movimento 5 Stelle, come spesso si è fatto in passato con altri, non c’è pratica migliore che denigrarlo, sminuirlo, ridicolizzarlo, distorcere la realtà al fine di favorire i suoi avversari.
E’ risaputo che il nostro paese riguardo a libertà di stampa è classificato oltre il 40mo posto e purtroppo si vede! Un informazione collusa, di parte, distorta, censurata, manipolata e dire questo non significa essere “complottisti” ma semplicemente “realisti” dato che abbiamo avuto tantissime dimostrazioni e il caso dei senatori dissidenti 5 stelle è solo l’ennesimo caso di una lunga serie.
La verità nell’informazione dovrebbe essere basilare, essenziale, prioritaria: spesso succede il contrario e l’informazione diventa adulterata, contraffatta, falsificata.
Manipolazione dell’informazione, distorsione della realtà, censura sono manifestazioni e fenomeni che impoveriscono una comunità e accentuano il controllo sociale, la repressione e la coercizione.

Fonte

La “Festa della Donna”: non solo una tradizione

Festa della donnaL’8 marzo di ogni anno, ricorre la Giornata Internazionale della Donna da tutti oggi chiamata semplicemente “La festa della Donna”.
In questa giornata si ricordano le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, conquiste ottenute a fatica con lotte e manifestazioni nei secoli passati.
Già nel 200 A.C. le donne dell’antica Roma reclamarono i loro diritti quando fu votata una legge che vietava loro di passeggiare in carrozza, indossare abiti multicolori e possedere più di un’oncia d’oro.
Le donne romane fin da allora si riunirono in una protesta di piazza subito però sedata grazie alla forte opposizione di Catone che sosteneva che gli uomini non dovessero farsi calpestare dalle donne.
Anche nel Medioevo la donna era riconosciuta inferiore rispetto agli uomini.
Nel rinascimento poi, ci furono finalmente, le prime donne che riuscirono ad ottenere un elevato grado di istruzione e ad affermarsi in vari campi: arte, politica, letteratura; ma furono solo un eccezione.
I primi movimenti per l’uguaglianza delle donne, nacquero in Francia durante la Rivoluzione Francese (1789), in questo periodo, il movimento per il riconoscimento del diritto di voto alle donne, presentò formale richiesta all’Assemblea rivoluzionaria.
Olympe de Gouges, pubblicò anche un romanzo “Le prince philosophe” dove rivendicava i diritti delle donne ma a causa delle sue forti critiche a Robespierre, venne poi brutalmente ghigliottinata nel 1793.Festa della Donna
In contemporanea con quanto stava avvenendo in Francia, anche in Inghilterra si iniziava a combattere per i diritti delle donne che fino ad allora erano considerate esclusivamente responsabili del focolaio domestico e della casa e completamente sottomesse all’uomo.
In Inghilterra, vennero pubblicati libri a sostegno dei diritti delle donne e iniziarono a formarsi i primi comitati femminili, fino alla riforma del 1832 e della successiva legge del 1835 che permise finalmente alle donne Inglesi di votare limitatamente alle sole elezioni locali.
In america nel frattempo, nel 1869, nello stato del Wyoming venne riconosciuto il diritto al voto delle donne.
Nel 1872, in Inghilterra, venne istituito il movimento delle suffragette, movimento che chiedeva il diritto di voto a livello nazionale per tutte le donne.
Nel 1897, venne fondata la Società Nazionale per il suffragio femminile (National Union of Women’s Suffrage), la fondatrice, Millicent Fawcett cercò anche di fare aderire al movimento gli uomini ma con scarsi risultati.
Nel frattempo la rivoluzione industriale in Inghilterra, cambiò via via radicalmente la vita delle donne.
Fino al 1903, in cui Emmeline Pankhurst fondò l’Unione sociale e politica delle donne (Women’s Social and Political Union), movimento le cui intenzioni erano di fare avere il diritto di voto alle donne.
Le donne iniziarono a fare manifestazioni di protesta, che spesso sfociavano anche in atti di rabbia (davano fuoco alle cassette delle poste, rompevano le vetrine dei negozi). Molte furono imprigionate e Marion Dunlop, fu la prima ad adottare come forma di protesta in carcere lo sciopero della fame. Festa della donna Finalmente nel 1918 le donne inglesi ottennero il diritto al voto.
In concomitanza con le lotte inglesi, anche in quasi tutti i paesi d’Europa e non solo, le donne lottavano in quel periodo, per il riconoscimento dei loro diritti. Negli Stati uniti le donne dell’epoca, lottavano in modo più pacato e pacifico: fiaccolate, manifestazioni, parate cortei era alla base della loro lotta.
Tuttavia, l’8 marzo è riconosciuto festa della donna proprio per un terribile fatto accaduto proprio negli Stati Uniti l’8 marzo 1908 quando in un terribile incendio in un’industria tessile di New York morirono 129 operaie che erano riunite all’interno della fabbrica per uno sciopero.
In Italia con l’avvento della prima Guerra Mondiale, le donne dovettero sostituire gli uomini, partiti per il fronte, in molte attività e ottennero così i primi successi assumendo ruoli chiave nella società e nel 1923, ottennero anche il diritto di voto alle elezioni amministrative ma tale diritto non fu applicato a causa della riforma fascista degli enti locali. Solo nel 1945 fu sancito in Italia il suffragio Universale garantendo così il diritto di voto anche alle donne.
Ancora oggi, non dimentichiamoci però che, in molti paesi, le donne sono ancora sottomesse al volere maschile e devono ancora lottare per avere i loro diritti.
Spendiamo qualche riga anche per spiegare come mai fiore simbolo di questa festa è proprio la mimosa.
Secondo la leggende metropolitane si dice che, nei pressi della fabbrica di New York dove morirono nell’incendio le 129 donne scioperanti, cresceva un albero di mimosa.
In Italia invece la scelta della mimosa è in realtà da attribuirsi ad un associazione di donne (l’Unione delle Donne Italiane) che, dopo la Guerra Mondiale decise di affiancare un fiore alla festa delle donna per festeggiarne la ricorrenza. I fiori proposti oltre alla mimosa furono anemoni e garofani. La scelta venne messa ai voti dalle appartenenti all’associazione e la spunto la mimosa, fiore molto forte e resistente, che fiorisce nei primi giorni di marzo, che ha un profumo intenso ed è accessibile alle tasche di tutti perché poco costoso.

Sabrina Stoppa

Il caffè sospeso

Caffe sospesoIl caffè è da sempre una tradizione, una cultura nelle famiglie italiane.
Il nostro è considerato in tutto il mondo il caffè per eccellenza, non esiste posto al mondo in cui si beva un caffè migliore del tradizionale e rinnomato caffè italiano.
Quella del caffè sospeso è sempre stata un’abitudine dei Napoletani.
L’usanza risale a metà ottocento, periodo in cui, si usava lasciare il così chiamato “sospeso”. Una persona entrava in un bar e ordinava un caffè, ne prendeva uno e ne paga due o tre. Quelli in più, pagati e non bevuti, erano per coloro che non avevano la possibilità di pagarselo e che così facendo, usufruendo del sospeso, potevano comunque gustarsi un’espresso della famosa tradizione partenopea.
Poi, con il boom economico la tradizione del sospeso venne quasi dimenticata. Fino però ad arrivare ai giorni nostri dove, a causa della forte crisi economica in cui versa il nostro bel paese, sta piano piano riprendendo considerevolmente piega in tantissimi bar di tutta Italia permettendo così a coloro che non possono permettersi di pagarsi il caffè, di berlo comunque.
Nel 2008 lo scrittore Luciano de Crescenzo ha raccolto in un suo libro una serie di articoli di giornale e di considerazioni, proprio sul tema del caffè sospeso.
Oggi, in epoca moderna, questa pratica, conta parecchie associazioni, bar, festival che ne hanno abbracciato la causa in tutta la penisola italiana e via via, anche molti paesi quali Belgio, Spagna, Svezia, Brasile, stanno aderendo al caffè sospeso per mettere a tutti in tempi di crisi di poter bere un caffè.
Molti gestori che aderiscono al caffè sospeso scrivono su una lavagnetta esposta il numero di caffè sospesi disponibili cancellandoli mano a mano che vengono consumati.
Quello del caffè sospeso non è soltanto un semplice caffè ma anche una pratica di altruismo e generosità verso chi è meno fortunato e andrebbe ampliata anche ad altri campi includendo magari anche beni di prima necessità come per esempio il pane, la frutta.

Sabrina Stoppa

Pet therapy

pettherapySarà perché ho una bimba di 13 mesi che impazzisce per gli animali domestici, sarà forse che siamo tutti un po’ “british” ma oggi più che mai la Pet therapy, letteralmente terapia con gli animali domestici, è in voga più che mai. In realtà tale termine non sarebbe neanche troppo corretto la definizione più giusta sarebbe quella di “Interventi assistiti dagli animali” (I.A.A.). In Italia questa definizione non è ancora stata riconosciuta e si utilizza la terminologia “british”.
Le prime forme di cura adoperando gli animali risalgono al 1792 dove in Inghilterra W. Tuke incoraggia i pazienti con disturbi mentali a prendersi cura degli animali, individuando in questi ultimi ottime capacità di incentivarne l’autocontrollo. Inizialmente gli animali domestici erano coinvolti principalmente nella cura di pazienti affetti da epilessia, sarà poi lo psicoterapeuta Boris Levinson nel 1953 a valutare gli effetti positivi che gli animali domestici potevano avere su bambini autistici. E proprio a Levinson si deve il termine “Pet Therapy” che appare per la prima volta nel suo libro “The dog as Co-therapist”. Questo psicoterapeuta scoprì proprio i benefici positivi che questi animali avevano per la cura di alcuni disturbi.
È stato infatti rilevato da studi condotti già negli scorsi decenni e oggi comprovati da sempre più numerose esperienze che, il contatto con un animale, oltre a garantire la sostituzione di affetti mancanti o carenti, è particolarmente adatto a favorire i contatti interpersonali offrendo spunti di conversazione, di ilarità e di gioco, l’animale diventa l’intermediario nell’interazione con gli altri, può svolgere la funzione di ammortizzatore in particolari condizioni di stress e di conflittualità e può rappresentare un valido aiuto per pazienti con problemi di comportamento sociale e di comunicazione, specie se bambini o anziani, ma anche per chi soffre di alcune forme di disabilità e di ritardo mentale e per pazienti psichiatrici.
Ipertesi e cardiopatici possono trarre vantaggio dalla vicinanza di un animale: è stato, infatti, dimostrato che, accarezzare un animale, oltre ad aumentare la coscienza della propria corporalità, essenziale nello sviluppo della personalità, serve anche nella riduzione della pressione arteriosa e contribuisce a regolare la frequenza cardiaca.

Debora Leanza

Come un coriandolo … al Carnevale di Viareggio

carnevaleviareggioCarnevale di Viareggio – Riprendendo le parole di una celebre canzone Viareggina: “Come un coriandolo vorrei poter volare insieme a te …”, la città di Viareggio in questo periodo, come ogni anno, si colora di allegria e dà il benvenuto al Re Carnevale. Per l’esattezza, in questo 2014 si sono già svolti i quattro corsi mascherati e l’ultimo si svolgerà Domenica 9 Marzo, segnando la chiusura della manifestazione. Occorrerà attendere un altro anno prima di poter vedere sfilare nuovamente i carri allegorici sui viali a mare. Al carnevale di Viareggio accorrono persone da qualsiasi parte d’Italia, ma anche dall’estero, tanto è vero che le danze del 2014 sono state aperte da bande arrivate persino dalla Germania!
Tuttavia occorre fare qualche premessa per chi non conoscesse ancora molto bene questa importante festa: tutto ebbe inizio nel 1873, quando alcuni ricchi borghesi sfilarono con le carrozze addobbate per protestare contro le tasse troppo gravose. Da quel giorno questa festa è cresciuta sempre più, costretta solo a prendersi una “pausa” di sei anni nel periodo bellico che vide la prima guerra mondiale come protagonista e successivamente anche durante la seconda guerra mondiale. Nel 1921 la festa riprese, più forte che mai, crescendo negli anni ed arrivando ad essere come oggi la conosciamo, con i famosi carri in cartapesta. C’è da meravigliarsi a pensare che da elementi così semplici, quali acqua, colla, gesso e carta si riesca a costruire delle maschere così imponenti, colorate ed ogni anno sempre più ricche di movimenti. I corsi, che si tengono ogni Domenica ed il Martedì grasso, iniziano generalmente a Gennaio-Febbraio e si dilungano per un mese, accompagnati da veglioni e feste rionali serali. Per i più curiosi e appassionati, il carnevale non si svolge solo in questo periodo, ma c’è la possibilità di assistere ai lavori in corso, nella così denominata, Cittadella del carnevale: una struttura enorme, con molto spazio all’aperto e tanti hangars che ospitano i lavori in cartapesta, una sorta di città nella città, visitabile singolarmente o in gruppi, quando lo si desidera e senza alcun biglietto d’ingresso.
Inoltre non si può dimenticare “Burlamacco”: la maschera ufficiale del carnevale viareggino, un simpatico personaggio vestito di bianco e rosso, sempre accompagnato da un mantello nero. Il suo nome è già una premessa, deriva infatti da “Burla” e “smacco”, cioè uno scherzo, come si suole dire: “A carnevale ogni scherzo vale.” Il medesimo, nato solo nel 1930, è sempre accompagnato da Ondina: una fanciulla solare di celeste e rosso vestita, il suo nome richiama probabilmente il mare, altro protagonista di questa piccola, ma preziosa, cittadina. In suo onore viene celebrato il “Festival di Burlamacco”, dove vengono selezionate le canzoni che accompagneranno il Carnevale dell’anno in corso. Questo 2014 il festival ha visto la sua ottava edizione, dal titolo “Il Carnevale ha bisogno di eroi!” Lo spettacolo si è tenuto per due sere consecutive, i primi giorni del mese di Febbraio al teatro Jenco della città e ha visto in gara ben quattordici canzoni. Un grande lavoro, portato avanti da un gruppo di persone innamorate della loro città, ma che, soprattutto, merita dirlo, donano il ricavato dei biglietti in beneficenza ad associazioni del posto che si occupano di anziani o malati.
La bandiera Burlamacca, ideata nel 1961 da Giulio Bonetti e Giorgio Bini, è il distintivo di queste persone, che si fanno chiamare “Carnevalari” e lo sono, di nome e di fatto, lavorando gratuitamente dietro a questi progetti. Il movimento dei Carnevalari è di tipo culturale e nasce con l’intento di diffondere “il manifesto dei carnevalari”, cioè una serie di principi che rendono, chi li mette in pratica, un vero carnevalaro. (Per info: www.carnevalari.it). Per chi ancora non avesse avuto modo di “imbattersi” nella “Marameo”, o più comunemente conosciuta Burlamacca, si tratta di una simpatica bandiera, rappresentante il volto di Burlamacco, ideata in modo tale che, sventolando, sembra fare un simpatico sberleffo a chi la guarda, per l’appunto definito “Marameo”. La Burlamacca ha fatto il giro del mondo, arrivando persino in Australia e Cina. Con la medesima rappresentazione realizzati gadgets come le Burla-cover, per i più tecnologici.
Certo qualcuno ha tentato di ricopiare la Burlamacca, con scarso successo, mettendone in giro false copie ritoccate. Nulla di preoccupante, basta fare solo un poco di attenzione quando si decide di acquistarla, anche perché, inutile dirlo, il ricavato delle vendite è, ancora una volta, devoluto in beneficenza.
E allora non ci resta che augurare a questi ragazzi buon lavoro e, a tutti voi, buon carnevale!

Katia Pellegrinetti

Socialismo 2.0 ovvero le imprese Boss-Less

bosslessIl “socialismo” 2.0 è attuabile oggi e l’insegnamento viene dal capitalismo. Gli esempi di aziende strutturate sull’organizzazione boss-free vengono dagli Stati Uniti, dove la Valve Corp, azienda di software, che dal 1996 si dichiara boss-free, ha il suo unico fondamento in un un manuale iper-democratico di 50 pagine che descrive “le modalità per centrare gli obiettivi aziendali e quelle su come stare in ufficio” (uffici nei quali tra l’altro le scrivanie montano delle rotelle per azzerare la concezione gerarchica del lavoro).
Alla Valve lo stipendio di ogni dipendente, compreso il CEO, è calcolato in base ad un ranking stabilito dai colleghi (non ci si può auto-votare), il cui punteggio è il risultato della capacità di singoli di apportare valore aggiunto all’azienda. Valve vanta una produttività pari a quella dei colossi come Google, Apple o Microsoft ma con la caratteristica della notevole libertà dei suoi collaboratori.
Il modello di Valve è incentrato sul successo aziendale attribuito proprio alla mancanza di figure manageriali (sottolineata tra l’altro dalle rotelle montate sotto le scrivanie), considerate un ostacolo alla forza creativa.
E’ facile pensare che questo tipo di organizzazione possa limitare la sua sfera di attuazione appunto alle nicchie creative del mercato, ma prendendo in esame un altro successo del modello boss-less, resteremo piacevolmente stupiti nel sapere che l’applicazione della tipologia di impresa senza-capi è attuabile anche nell’industria della trasformazione alimentare.
E’ questo il caso della Morning Star che, in California si occupa della trasformazione e distribuzione all’ingrosso di pomodori in scatola a ristoranti, supermercati e aziende. Alla Morning Star ogni dipendente ha un ruolo determinato ma ogni anno è tenuto a stabilire la propria mission, ovvero il modo in cui intende dare il proprio apporto alla mission aziendale e quindi autonomamente, attingere alle competenze, le risorse, i contributi necessari per farlo.
Una volta definita la mission ogni dipendente è tenuto a redigere una lettera d’intesa indirizzata ai collaboratori più stretti, un esempio di lettera d’intesa può essere: mi impegno a produrre ogni ora 100 kg di polpa di pomodoro senza ritardi in modo che il collega del reparto vendita possa provvedere alla consegna. Tutti i dipendenti possono spendere i soldi dell’impresa, previa consultazione con i colleghi e stesura di un business case che dimostri il rendimento dell’investimento.
In sostituzione al modello gerarchico presso la Morning Star si è affermato un modello basato sulla reputazione delle figure professionali, alla fine dell’anno avviene una valutazione generale basata sull’effettivo raggiungimento degli obiettivi unita ad una peer-evaluation, e lo stipendio viene determinato di conseguenza.
I vantaggi del modello boss-less sono riscontrabili quindi tanto nelle specificità aziendali apparentemente così lontane di questi due colossi americani, tanto quanto nei risultati che le accomunano, ovvero costi di gestione più bassi, come conseguenza della soppressione dei vertiginosi compensi manageriali, maggiore iniziativa personale, maggior collegialità, in assenza di corse alla promozione e quindi di concorrenza sfrenata tra i dipendenti, maggiori competenze, dovute all’affidamento di mission al singolo individuo, che non più legato ad un solo compito tenderà a cercare di essere preparato in più ambiti, miglior gestione, essendo ogni dipendente al tempo stesso decisore ed attuatore di ogni decisione si prenderanno nel complesso scelte più intelligenti, maggior lealtà all’azienda in regime di un bassissimo turnover dovuto al modello più distensivo e flessibile rispetto alle aziende tradizionali.
In un simile contesto lavorativo va da se che l’assenteismo e il malcontento dei dipendenti si traducono quindi in maggior produttività aziendale, con un aumento dei profitti e forse anche degli stipendi medi.
Il modello c’è, è attuabile e funziona, e sembra ricalcare un’utopia socialista del secolo scorso, forse occorreva solo la tecnologia del XXI° secolo per renderlo effettivo.

Federica Vecchietti

Paris Fashion Week Autunno/Inverno 2014-2015: le ultime tre giornate

pfw3.1Si è conclusa la Settimana della Moda a Parigi. La stilista britannica Stella McCartney, ha sfillato con la collezione di moda femminile a/i 2014-2015. Lo stile sporty chic, femminile, per una donna che ama indossare capi di abbigliamento comodi, con una prevalenza per le forme oversize, dai cappotti, ai giubbotti, alle maglie, in stile anni’80. Molto bello l’abito di maglia dal taglio asimmetrico indossato da Cara Delevingne. Vediamo tailleur con pantaloni, robe manteau, abiti impreziositi da dettagli floreali, tutto glamour.
Giambattista Valli ha presentato dei meravigliosi tessuti, eleganti abiti e cappotti nella forma a clessidra di pizzo elaborato, che crea l‘effetto vedo-non-vedo. Le fantasie sono fiorite e romantiche, barocche o melange sale-e-pepe. Come colori, il rosa chiaro abbinato al rosso porpora, il vinaccia, il nero e il bianco.
Una moda selvaggia per Fausto Puglisi, creativo siciliano americano, della maison Emanuel Ungaro, che porta in scena vari tessuti e stampe mischiate insieme. Nero e rosa, rosso e giallo, pelle nera, pellicce intarsiate, i pull effetto nudo e gonne di piume.
Eleganza, raffinatezza, femminilità e colori scuri per Elie Saab: tanto nero, blu scuro, bordeaux, rosso, e dettagli sparkling.
La sfilata di Yves Saint Laurent è spettacolare: troviamo diverse texture come voile e pelliccia abbinate tra loro, il lurex, il velluto, il tweed, la pelle nera trasformati in abitini a trapezio, minigonne e stivali di vernice. Utilizza motivi come i pois grandi, l’animalier e lo scozzese. I colori sono il nero, l’oro, il verde militare, il grigio, il bianco, il rosso e il fucsia.pfw3.2
La donna Chanel si reca al supermercato con l’abito giusto, molto casual. Karl Lagerfeld ha allestito un immenso supermercato all’interno del Grand Palais, e le modelle hanno sfilato tra i banchi. Cara Delevingne, testimonial della maison, indossa una tuta fucsia, scarpe da ginnastica, e un cappotto lungo in tweed. Vediamo giacconi matelassé in colori pastello o metallizzate e abiti in lamé. Anche Rihanna era presente alla sfilata.
Gli stilisti Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli per la maison Valentino, mandano in passerella abiti eleganti, chic e femminili: vediamo stampe di fiori con trasparenze e ricami, cappotti di pelle, l’originale abito Arlecchino di chiffon o la cappa con uccelli ricamati a filo. Come accessori, scarpe con tacco alto, tracolline, pochette, e cinture alte in vita.
L’eredità dello stilista scomparso Alexander McQueen è passata alle creative Sarah Burton e Iris Van Herpen, che presentano una collezione molto originale, dedicata ad una fanciulla dell’epoca della Regina Vittoria d’Ingliterra, che indossa abiti con forma ad A e pellicce selvagge. Vediamo degli outfit lavorati con dettagli ed intarsi e rouches, per una linea moderna e femminile.pfw3.3
Debutto ufficiale per lo stilista Nicolas Ghesquiere alla maison Louis Vuitton: uno stile semplice e lineare che ritroviamo nei capi di abbigliamento e negli accessori, per una donna elegante, moderna e contemporanea. Vediamo cappotti di pelle corti, abiti con gonne svasate, maglioni, giubbotti di pelle in stile biker, abiti in jacquard con cinture strette in vita e pantaloni stile rock. Come accessori, gli stivali e stivaletti lucidi, sandali eleganti e borse piccolissime.
Il brand Moncler Gamme Rouge ha portato in scena una linea molto sportiva, con stampe metalliche effetto camouflage, per un nuovo stile militare. Vediamo cappelli in stile colbacco e parka abbondanti, sneakers e scarpe da ginnastica abbinate a leggings e maglioni ampi.
Per la sfilata di Miu Miu, la stilista Miuccia Prada propone la giacca a vento imbottita color confetto, con tessuti damascati o al lamé, gonne a pieghe di raso, impermeabili trasparenti, stivali da pioggia con tacchi simili ai chiodi industriali. In prima fila c’erano Lupita Nyong’O e Jared Leto, freschi di premio Oscar 2014, e la cantante Rihanna.
Il direttore creativo Christophe Lemaire ha presentato un’elegante collezione Hermès. Gli abiti sono minimalisti, con linee semplici, asimmetriche e volumi ampi che assomigliano ai caftani. Il cappotto oversize è protagonista. Utilizza la pelle di coccodrillo per le gonne longuette, giacconi e cinture portate in vita. Molto belle le stampe foulard.

Fabiana Nan

Nuova scoperta in Egitto: la Tomba del Faraone Senebkay

tombafaraoneSenebkayUn gruppo di archeologi americani della University of Pennssylvania e del Ministero Egiziano delle Antichità, recentemente, ha scoperto nei pressi della città di Abydos, a circa km. 1000 dal Cairo, la tomba di un faraone ancora sconosciuto risalente a circa 3650 anni fa.
Secondo gli studiosi si tratterebbe di un faraone che regnò all’incirca nel 1650 A.C. nel secondo periodo intermedio, tra il Medio Regno e il Nuovo Regno, periodo in cui l’Egitto non era politicamente unito. Sembrerebbe il Faraone Senebkay. tombafaraoneSenebkay1Tracce di questo Faraone si riscontrano nel “Papiro dei Re” (testo scritto durante il Regno di Ramesse II all’incirca tra il 1279 e il 1213 A.C. che contiene i nomi dei faraoni egiziani che hanno regnato fino a quel momento) conservato al Museo Egizio di Torino. Il corpo, custodito all’interno di un sarcofago molto danneggiato, risulta essere mal conservato. Sicuramente era stato mummificato ma le successive razzie dei tombaroli dell’epoca, hanno fatto in modo che si conservasse e arrivasse a noi in pessime condizioni.
Nella tomba non si è trovato nessun mobilio funerario proprio a causa delle depradazioni avvenute all’epoca. tombafaraonesenebkay2La Tomba, che presenta infatti evidenti segni di trafugazione, è costituita da quattro camere sepolcrali, una delle quali decorata con le immagini delle dee Nut, Nefti, Selket e Iside.
Altri testi si riferiscono agli dei figli di Horus e indicano il faraone come il “sovrano dell’Alto e del Basso Egitto”. All’interno della tomba sono stati ritrovati anche diversi vasi canopi che una volta contenevano le viscere del faraone in modo da permettergli nell’aldilà di riunirsi al defunto.
Sono stati anche ritrovati molti oggetti d’oro che secondo gli esperti potrebbero rivelare altre informazioni utili sul misterioso Faraone. Tale scoperta, sottolinea il ministro dell’antichità Egizia, Mohamed Ibrahim, risulta molto importante perché fino ad oggi è la prima prova tangibile dell’esistenza del faraone Senebkay.

Sabrina Stoppa

Berlusconismo, società dell’immagine, spettacolarizzazione

berlusconismo1Il “Grande Fratello” con il suo essere reality show forse ha influenzato tante trasmissioni che vediamo oggi.
Tanti talk show politici fanno grande uso di “spettacolarizzazione dei drammi sociali” invitando platee di disoccupati, cassintegrati, precari etc. e dando un “canale di sfogo” al loro dissenso, alla loro rabbia, al loro malcontento e così facendo inscenano anche una sorta di reality momentaneo al di fuori degli studi in cui viene realizzata la trasmissione e talvolta anche all’interno dei luoghi dove è realizzato il programma.
L’eccessiva spettacolarizzazione che ricorda tanto il grande fratello è presente in tanti programmi sotto forma di spettacolarizzazione della notizia e dei drammi sociali come già detto. La spettacolarizzazione si accompagna spesso con grandi dosi di demagogia e populismo e talvolta anche con un “pizzico” di giustizialismo “che non guasta”.
Inoltre il “Grande Fratello” come tanti altri programmi è stato degno testimone di anni di berlusconismo: un berlusconismo che ha tradotto in Italia in forma cafona e pacchiana “la società dell’immagine” caratterizzante la società postmoderna contemporanea, una società del’immagine che propone mitologie, icone pop, divi, supereroi, sottoculture etc, una società dell’immagine che fonda sulla logica dell’apparire la sua forza, una società dell’immagine che genera desertificazione culturale, massificazione, appiattimento sociale etc.
Forse è stato ereditato dal Grande Fratello anche il registro linguistico “basso” talvolta presente in alcuni programmi anche se in minima misura.
Il berlusconismo e i “suoi” programmi, la società dell’immagine, la spettacolarizzazione, questi elementi sono ben presenti in tanti programmi che vediamo oggi alla televisione: programmi che “plasmano” le masse, programmi che “educano il popolino”, programmi che strumentalizzano il dolore, programmi che mercificano tutto ciò che può essere mercificabile, programmi che vendono idee e concetti in un immenso marketing multimediale interrotto da altri messaggi pubblicitari.
Il tutto in una narratologia di “verità molteplici” che si sostituiscono continuamente le une con le altre.

Fonte

Cellule staminali per la cura del mal di schiena

Scienziati convertono cellule tumoraliLe patologie della colonna vertebrale affliggono approssimativamente il 60% della popolazione adulta mondiale, in Italia a soffrire del più comunemente chiamato “mal di schiena” sono circa 15 milioni di adulti.
Stando alle cifre, allibisce venire a conoscenza del fatto che non esista attualmente una vera e propria cura per un dolore che sembra affliggere un’alta percentuale della popolazione adulta mondiale.
Le comuni terapie per combattere questa patologia spaziano dalla chirurgia alla riabilitazione fisioterapica, la somministrazione di farmaci anti-infiammatori o narcotici, l’agopuntura, l’ozonoterapia oltre a tutta la gamma di rimedi alternativi e naturali che all’attivo non sembrano fornire una definitiva cura per il dolore cronico bensì una pratica quasi quotidiana per evitare manifestazioni acute di dolore.
La recente notizia di uno studio clinico internazionale di fase II eseguito su 100 pazienti presso la Emory Ortopedia e Spine Centre di Atlanta rivela che una singola iniezione di cellule staminali in dischi degenerativi riduce la lombalgia per almeno 12 mesi (lasso di tempo sino ad ora sorprendente se paragonato a qualunque altra terapia).
A seguito delle iniezioni di cellule staminali del midollo osseo, chiamate cellule precursori mesenchimali (PPM), i ricercatori hanno osservato una riduzione del dolore superiore al 50% durata per ben 12 mesi, inoltre è stata riscontrata una minore necessità di farmaci anti-dolorifici, un deciso miglioramento della funzionalità e minor necessità di interventi chirurgici e non della colonna vertebrale. I risultati sono stati osservati in pazienti con dolore discogenico alla schiena che andava da moderato a grave.
“Questi risultati sono molto interessanti” spiega l’assistente professore di Ortopedia e Medicina della Riabilitazione W. Jeremy Beckworth, che ha preso parte al progetto “poiché forniscono significative speranze per una patologia molto difficile da trattare: il mal di schiena discogenico, che è attualmente la causa più comune di lombalgia cronica”.
Il trial clinico di fase II si basa su uno studio effettuato in precedenza che ha mostrato come le PPM altamente purificate fossero in grado di riparare e ripristinare la struttura del disco. Tutti i risultati rilevati nello studio sono stati statisticamente migliori rispetto a quelli osservati nel gruppo di controllo (trattato con palliativi).
Beckworth ricorda che attualmente non esistono trattamenti adeguati per la lombalgia cronica, e che sia l’approccio chirurgico che quello conservativo non sembrano raggiungere aspettative di miglioramento. I dati dello studio relativo alle iniezioni di staminali aprono invece la strada ad una successiva fase di sperimentazione, che potrà essere iniziata a fine anno e dona una speranza per la cura di milioni di pazienti afflitti da questa patologia.

Federica Vecchietti

Cina: i Bai e la cerimonia del tè

cinabaiNella provincia cinese dello Yunnan, situata nella parte sud-occidentale della nazione, c’è una splendida e romantica cittadina di nome Dali: un gioiello antico di giada contornato da montagne e picchi innevati, immense risaie e campi di frumento.
A Dali vive il popolo dei Bai, che si dedica alla pesca, alla lavorazione del marmo e alla creazione di oggetti artigianali come tovaglie, borse e costumi tradizionali, tutti realizzati in canapa grezza e tinti del tipico colore blu, ricavato dal succo di un’erba particolare chiamata “Banlangen”. Un tempo Dali, il cui nome significa appunto “marmo”, è stata fulcro importantissimo dell’ antica “Via del Tè e dei Cavalli”, pendice della Via della Seta, che collegava la regione dello Yunnan al Buthan, al Nepal, al Sikkim e all’India. Durante la Dinastia Tang, l’epoca di maggiore apertura alla religione buddista, questa città era chiamata “Terra di Buddha” e ancora oggi la sua fede è una mescolanza di religione indiana, tibetana, cultura tribale Bai, taoismo e sciamanismo. Dell’epoca Tang rimangono molti templi e le tre pagode color avorio che sorgono nel cuore della città vecchia e che si specchiano nell’enorme lago salato Erhai.
Il lago è di origine marina e ha la forma di un orecchio; ogni giorno i pescatori, spostandosi con giunche di bambù, pescano carpe fresche e gamberi servendosi dei cormorani. Le campagne verdissime sono disseminate delle tipiche fattorie e delle locande per turisti: tutti cottage bianchi e solidi, con tetti ricurvi di pietra, portoni di legno intarsiato con motivi di draghi e di fenici, e, appesi alle pareti, tanti azulejos di ceramica colorata raffiguranti paesaggi naif di monti e fiumi. I cortili interni alle abitazioni, di forma quadrata e decorati con vasi di camelie, piante grasse e alti ficus, sono caratteristici luoghi di ritrovo per scambiare due chiacchiere e improvvisare concerti di musica con strumenti tradizionali a corda. Su di essi si affacciano tutte le stanze della casa, disposte su due piani e collegate da scale strette e ripide che conducono ai ballatoi di legno laccato.
I Bai sono un popolo elegante, ospitale e discreto. Amano molto il bianco, colore dominante che caratterizza i costumi, i turbanti e le mura delle case. Il costume tipico delle ragazze giovani in età da marito ha dei ricami preziosi e un grembiulino rosso o rosa, mentre quello delle donne sposate e anziane è blu o verde. Il cappello è sempre bianco, perché simboleggia la neve perenne sul monte Cangshan; ha tante azalee rosse ricamate e specchietti tondi e lucidi inseriti nel tessuto, che riflettono una luce argentata e rappresentano la luna che di notte si specchia nel grande lago salato. Il cappello delle giovani ha inserita nel cappello una lunga criniera di fili bianchi di seta, che cade dolcemente sulla spalla e indica a tutti il loro nubilato.
Oltre alla luna, i Bai venerano la farfalla. Questo insetto è il simbolo dell’amore e del romanticismo; di solito le ragazze ricamano un centrino di pizzo con motivi di farfalle e lo regalano al fidanzato. La famosa Fonte delle Farfalle è meta turistica e luogo di ritrovo di tutti gli innamorati della zona, che, vicino all’acqua, esprimono desideri gettando sassolini nella fonte. Se la ragazza pensa all’amato e lancia il sasso nella direzione giusta, il giovane le si avvicinerà, ma, se sbaglia a lanciarlo, potrebbe avvicinarsi all’improvviso un altro ragazzo! Il nome tipico delle ragazze è Jinhua o “Fiore d’Oro” , in ricordo di una bellissima principessa che, insieme al suo sposo, fondò il glorioso impero di Nanzhao o Regno del Sud, contemporaneo alla dinastia cinese Tang e all’alto Medioevo europeo. I ragazzi si chiamano quasi tutti Ah Peng, oppure Chuga, che significa “forte”.
Visitando una fattoria Bai si nota subito l’ospitalità dei contadini. Durante un rituale molto accurato, i padroni di casa offrono all’ospite tre tazze di tè, che simboleggiano le tre età della vita. Sono preparate e offerte nel giusto ordine e rifiutarne una è indice di maleducazione. La prima tazza contiene tè verde amaro e intenso, e rappresenta la giovinezza, caratterizzata da stenti, fatiche e duro lavoro; la seconda contiene tè rosso pregiato, con aggiunta di latte, zucchero di canna, scaglie di mandorle e, a volte, di formaggio: ha un gusto dolciastro come la mezza età, il periodo di maggiore benessere e agiatezza. La terza tazza è tè allo zenzero e rappresenta la vecchiaia; il sapore dello zenzero, pungente e aromatico, rimane a lungo nel palato, come un’ombra delicata di nostalgia. I Bai sostengono che, bevendo questo tè dal gusto insolito, i ricordi del passato affiorino alla mente come le ninfee sulle acque del Lago Erhai. Si possono assaggiare le tre tazze di tè anche sul battello che dalla spiaggia porta alle piccole isole in mezzo al lago, su cui sorgono graziosi templi buddisti. Quando si approda su un’isola, i pescatori del luogo offrono ai turisti cartocci colmi di gamberetti fritti.
La cucina Bai si basa soprattutto sul riso e sul pesce fresco del lago, ma anche sulla carne di pollo e di maiale. La carpa viene prima saltata nel wok e poi cotta in una terrina di coccio insieme a tofu, carote, cavolo e formaggio di capra. Anche la terrina di maiale, pollo e prosciutto salato è deliziosa con l’aggiunta di funghi saporiti e di petali di magnolia. A Dali ci sono tantissime specialità gastronomiche, tra cui le nuvole di drago fatte con farina di piselli, le cavallette fritte, le fettuccine di riso fredde e condite con salsa agro piccante e i sottili e croccanti ventagli di formaggio , tipici di questa zona, e introvabili in altre province della Cina.
La festa più importante dei Bai è la fiera di marzo, anche chiamata “Festa di Guanyin”, durante la quale si ringrazia la divinità femminile protettrice della famiglia e del raccolto. Cade il quindicesimo giorno del terzo mese del calendario lunare e coincide con la prima decade di aprile. In questi giorni si svolge un grande mercato: artigiani e contadini del luogo espongono tantissimi prodotti tipici come piante ed erbe medicinali, funghi, pelli di animali, statuette di terracotta, tessuti variopinti, batik, scarpe di stoffa ricamata, sandali di paglia intrecciata, spezie, bacche saporite, snack piccanti e succulenti. Ci sono canti e balli tradizionali, musiche di tamburelli, ocarine, mandolini a tre corde e flauti ricavati da zucche svuotate e lasciate seccare al sole… e poi si può assistere all’opera folcloristica, a recite teatrali con animali fatti di bambù e di cartapesta, a sfilate di vecchietti che saltano e ballano impugnando grandi ventagli di carta di riso. È un’occasione per stare insieme e fare nuove conoscenze. In particolar modo gli anziani vedovi approfittano di questo evento per andare alla ricerca del primo amore, con l’intenzione di rivivere il rapporto e risposarsi presto.

Fiori Picco

OSCAR 2014 – I look delle Star

Oscar2014.1La magia dell’86° edizione della cerimonia degli Oscar tenutasi al Dolby Theatre di Los Angeles, si è compiuta quest’anno in un modo speciale per l’Italia, perché il regista Paolo Sorrentino, e La grande bellezza, è stato premiato come migliore film straniero. Ma noi ci occupiamo della bellezza dei look delle star presenti sul red carpet degli Oscar 2014.
Iniziamo con la conduttrice della cerimonia, l’attrice Ellen DeGeneres, considerata la meglio vestita della serata: lo smoking blu navy e nero con giacca in velluto paillettata di Yves Saint Laurent. Armani, linea Privé, la scelta di Cate Blanchett, l’Oscar come migliore attrice protagonista, un abito etereo con piccole applicazioni di cristalli Swarowski bianco perla, stile anni’40 e gioielli Chopard: meravigliosa, come sempre! Lupita Nyong’o, l’Oscar come migliore attrice non protagonista, indossava un soffice e morbido abito celeste chiaro, regale come una principessa, con scollatura profonda e gonna vaporosa di Prada. Abito con baschina tono su tono, rosso papavero, maison Dior, per Jennifer Lawrence. Color champagne, invece, per Kate Hudson, in Atelier Versace, con strascico e scollatura profonda. Gucci veste Anne Hathaway, in abito nero, con corpetto, top brillante e magnetico. In nero anche Julia Roberts, che ha sfoggiato un lungo peplum dress con dettagli in pizzo di Givenchy Couture. Per Naomi Watts, un vestito lungo, bianco e minimal, diOscar2014.2 Calvin Klein Collection, impreziosito al collo da un gioiello Bulgari. La bellissima Charlize Theron in Dior, sfoggiava un abito nero a sirena con coda finale in sheer panel. Amy Adams ha indossato un long dress blu royal con pieghette di Gucci Première, clutch e gioielli Tiffany e scarpe di Christian Louboutin. Il blu scuro anche per Sandra Bullock in Alexander McQueen, abito spettacolare, bella acconciatura. Splendida, come sempre, Penelope Cruz, in un vestito drappeggiato, color rosa, di Giambattista Valli. Elegantissimi i Brangelina, con Angelina Jolie in abito morbido nude look di Elie Saab e Brad Pitt in smoking classico impeccabile, e i coniugi Jada Pinketts e Will Smith, vestiti in Atelier Versace.
Styling impeccabile anche per le star maschili: il nostro Paolo Sorrentino ha scelto un tradizionalissimo smoking blu scuro firmato Giorgio Armani. Bradley Cooper e Michael Fassbender indossavano Tom Ford. Matthew McConaughey, l’Oscar come migliore attore protagonista, in Dolce e Gabbana, molto cool, in un coordinato spezzato con giacca bianca e pantalone nero. Jared Leto, l’Oscar come migliore attore non protagonista, si è presentato con uno strano look Yves Saint Laurent: giacca rosa e il papillon rosso, e capelli lunghi che ricordavano la figura di Gesù. Bocciate: Anna Kendrick in J. Mendel, Emma Watson in Vera Wang argentato e nero, Goldie Hawn in Versace color crema, con drappeggi e perline, e Kristen Bell, poco valorizzata, in Cavalli, color argento, seta, ruches e organza, e Lady Gaga, in Atelier Versace. Stasera su Canale 5 di Mediaset, potete vedere in prima televisiva assoluta, La Grande Bellezza di Sorrentino e ammirare lo stile e l’eleganza dei protagonisti, Toni Servillo, Sabrina Ferilli, Carlo Verdone, Serena Grandi ecc. Gli abiti, le camicie e le pochette sono stati realizzati da Cesare Attolini Napoli, azienda emblema della tradizione sartoriale napoletana.

Fabiana Nan

La dieta di Maria Antonietta

Ma.1A distanza di 400 anni, la Regina di Francia Maria Antonietta, ricordata dalla storia per la risposta al popolo ridotto alla fame: “Se non hanno più pane che mangino brioches!”, diventa una vera e propria dieta, grazie alla scrittrice inglese Karen Wheeler. Il suo libro si chiama “Eat cake and still lose weight”, e parla del regime alimentare seguito da Maria Antonietta, secondo le memorie della sua governante, Madame Campan. Considerata equilibrata da nutrizionisti come la dott.ssa Jackie Lynch e dietologi come Mabel Blades, la dieta ispirata alle abitudini alimentare della regina (e anche delle donne francesi note per mangiare molti grassi, ma essendo abbastanza sottili, allo stesso tempo), è abbastanza semplice e permette di mangiare un dolce per colazione, un pranzo normale (tenendo sotto controllo le quantità), e di concluderlo con un pasticcino. A metà pomeriggio, uno snack leggero e poi la cena molto light.
Nel tardo Settecento, Maria Antonietta cominciava le giornate con il caffè o cioccolata calda ed una grande fetta di torta. Il livello calorico del pranzo era invece diverso: un bicchiere di vino rosso, zuppa leggera, filetto di salmone o petto di pollo e verdure miste. Lo spuntino pomeridiano consisteva in una manciata di mandorle, semi di sesamo o girasole. Dopo il tramonto, nel menu eraMa.2 previsto il brodo di osso di carne, un’insalata e un piccolo pezzo formaggio o di pollo. Da notare che il brodo alla maniera di Maria Antonietta era realizzato bollendo un osso di pollo, agnello o vitello per quasi due ore, tempo sufficiente perché rilascino minerali importanti per la salute, aggiungendo cipolla, carote, sedano e cavolo nero, per un pieno di vitamine e fibre di solo 108 calorie.
E la regina sfoggiava con orgoglio una vita di 58 centimetri!
La dieta di Maria Antonietta, nella versione moderna proposta da Karen Wheeler, prevede un menu tipo: a colazione una tazza di tè/caffè/cioccolata calda, con un pasticcino o una brioche. A metà mattina si mangia un frutto (mela, pera, pesca). Per il pranzo sono previsti: 200 grammi di carne (pollo o tacchino), cucinati alla piastra, al forno o al vapore. In alternativa si mangia il pesce (orata o spigola). Contorno a base di verdure condite con un filo d’olio. A metà pomeriggio si può mangiare un altro frutto o un vasetto di yogurt magro. Per la cena, le zuppe: brodo di pollo o verdura, oppure vellutate alla zucca o alle carote. E in questo modo si possono perdere fino a dieci chili in dieci settimane. Essere costante è la chiave del successo di questa dieta.
Il Prof. Michele Carruba, Direttore del centro di studio e ricerche sull’obesità dell’Università degli Studi di Milano, considera la dieta plausibile: “La dieta migliore prevede un’alta percentuale di carboidrati. In realtà altro non è che la nostra dieta mediterranea, nella quale gli zuccheri devono rappresentare almeno il 60% della quota calorica giornaliera. Mentre la parte restante è rappresentata dai grassi, il 30%, e dalle proteine.”
E voi cosa ne pensate?

Fabiana Nan

La “grande bellezza” del “Grande Fratello”

grandefratelloIeri si è celebrato il ritorno del “Grande Fratello”. Il ritorno di un mondo sempre uguale a se stesso, il ritorno della logica dell’apparenza, il ritorno del trionfo della “società dell’immagine”, il ritorno delle nozze tra sfacciataggine e cafoneria. Il ritorno del “Grande Fratello” non è né casuale né anomalo. C’è un parte dell’Italia che non vuole rinunciare a tutto quello che questa trasmissione rappresenta: un mondo di plastica, un mondo pop che tutti fa sognare e tutti assopisce. La casa del “Grande Fratello” distrae da quello che c’è “fuori”, inebetisce menti ed annulla pensieri e coscienze. Un programma che è testimonianza, trionfo e celebrazione della “grande bellezza della decadenza italiana”, un programma che glorifica il mondo berlusconiano dei bei tempi passati collassato su se stesso e imploso al suo interno.
Spettacolarizzazione, appiattimento sociale, desertificazione culturale, massificazione e tanto altro è generato da una trasmissione come il “Grande Fratello”: un mondo di magia, di incantamento, un mondo di mirabolanti effusioni di chimere irraggiungibili.
Chi è con la mente nella casa del Grande Fratello non pensa ai problemi della crisi economica più grave dal dopoguerra, chi è nella casa del Grande Fratello magari continua a votare gli stessi partiti che hanno portato l’Italia allo sfascio in cambio di posti di lavoro, “garanzie sociali”, vari favori di vario genere etc. in nome di un ricatto sociale che da anni imperversa nel nostro paese.
Il “gattopardo” è difficile da uccidere perché chi detiene il potere vuole continuare a mantenerlo e per mantenere il consenso inebetisce il popolino votante.
Si passa sopra a mali come la corruzione, il peculato, il nepotismo, il familismo, i favoritismi vari etc. per mantenere il proprio ruolo sociale garantito da coloro che te lo assicurano, coloro che hanno portato il nostro paese sull’orlo di un abisso, coloro che hanno sacrificato tutto e di più per mantenere i loro privilegi e il loro potere inalterati.

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Strage di stelle marine

StellemarinemalateGià dalla scorsa estate, gli scienziati hanno iniziato a notare la morte di decine di migliaia di stelle marine negli Stati Uniti.
La prima segnalazione è stata effettuata nell’Olympic Peninsula di Washington, successivamente la segnalazione è arrivata anche dai biologi dell’acquario di Vancouver, nella provincia canadese British Columbia, dopo di che accertamenti più approfonditi hanno rivelato che, la morte di decine di migliaia di stella marine riguardava tutta la costa occidentale del Nord America dall’Alaska fino a San Diego, in California.
Si tratta di una malattia che è stata chiamata Sea star wasting syndrome e i cui sintomi sono davvero orribili: le stelle marine colpite, sviluppano lesioni bianche sulle braccia che si diffondono rapidamente e poi si staccano dal corpo facendo fuoriuscire gli organi interni dell’animale.
Le stelle marine, sono sempre state in grado di perdere le braccia e poi di rigenerarne di nuove ma, questa devastante malattia impedisce agli animali malati di riprodurle e le porta alla morte nel giro di 24 ore.
Laura James, una cineoperatrice subacquea di Puget Sound (Washington) è stata tra i primi ad accorgersi della moria di stelle marine e ad avvisare gli scienziati.
Inizialmente si pensava che solo una specie di stelle marine fosse vittima di questa malattia ma poi, via via che si indagava, gli scienziati si sono accorti che almeno una dozzina di specie ne è stata colpita.
Ancora ignote le cause e, purtroppo, i sintomi non si riconoscono e ci si accorge degli animali malati solo quando la malattia è già in corso.
Tantissime però le ipotesi: dall’inquinamento industriale, al disastro di Fukushima, all’aumento della temperatura delle acque, alla progressiva acidificazione dell’acqua, al cambiamento climatico.
Certo è che le stelle marine rappresentano un elemento importante nell’ecosistema marino, esse si cibano di cozze, molluschi e vari animali marini più piccoli e allo stesso tempo, rappresentano cibo per altre specie animali, come uccelli e lontre marine. Gli scienziati che studiano il fenomeno, sono molto preoccupati per la grande moria di stelle marine in atto perché potrebbe portare gravi e inaspettate conseguenze sull’intero ecosistema marino.
Sabrina Stoppa

Sabrina Stoppa

Paris Fashion Week Autunno/Inverno 2014-2015: il quinto e il sesto giorno

pfw2.1Il duo di designer Victor&Rolf ha presentato la collezione a/i 2014-2015. Un allestimento metropolitano per la donna di V&R che indossa capi quasi maschili: cravatte e giacche stampate, maglioni lunghi dal taglio asimmetrico che si trasformano in abiti dagli spacchi laterali e profondi, minigonne, short o pantaloni alla zuava. Tutta la collezione punta sui toni del grigio, declinati su diversi materiali: lane bouclè lavorate a pelliccia, sete, cachemire e velluti. Come novità, i gioielli Swarovski disegnati da V&R. Le linee firmate dagli stilisti olandesi si chiamano Velvet Rock e Frozen Crystal.
Nell’Oratorio del Louvre, Vivienne Westwood presenta la sua nuova collezione, una sorta di matrimonio tra sacro e profano: ispirazione tratta dal grande sarto Worth, con le influenze Ashaninka, un tribù del Perù. Vediamo stampe tribali e volumi couture, zeppe, creazioni da sera e abiti lunghi drappeggiati.
Alla sfilata di Comme des Garçons disegnata da Rei Kawakubo, Rihanna, indossava uno strano cappellino nero con le orecchie da coniglio, un cappotto di pelle nera e una stola di pelliccia. Sulla passerella vediamo gonne a tutù o lunghe e imbottite, e mutandoni da portare come shorts con calze di lana o leggings stampati a rete, giubbotti imbottiti, cappucci integrati nelle spalle e maniche finte che si intrecciano come sciarpe. I materiali e i tagli si mescolano, creando qualcosa di nuovo e innovativo. I capi spalla sono i protagonisti della stagione.
Jean Paul Gaultier rende omaggio all’Inghilterra con la sua collezione a/i 2014-2015. Anche la bella Rihanna era presente alla sfilata. Vediamo stampe tartan, la tradizionale bandiera e al posto dei cappellini, la corona, tute e completi due pezzi argentati o con riflessi bronzati, sciarpe collane, e il piumino trasparente, la Union Jack, con la bandiera inglese. Come accessori, ci sono gli stivali di diverse altezze, le decolleté con plateau trasparenti e anfibi.pfw2.2
Per la sfilata di Kenzo, la location è stata disegnata dal regista David Lynch. Tra i vip presenti in sala, c’era Jessica Alba con un cappotto giallo intenso con dettagli neri, e sotto un abito a scacchi. Lo stilista ci racconta un pezzettino di America degli anni’50: gonne portate sopra vestiti dal taglio uomo, stampe eccentriche e abiti indossati sopra i top, e molte tute. I colori sono il viola, il rosso, il verde e il giallo.
Il fashion brand Céline e la stilista Phoebe Philo, ci hanno presentato le proposte per la prossima stagione fredda: uno stile minimal, ma sempre sartoriale. I cappotti ricordano le vestaglie, maglie a girocollo in tweed con maniche al gomito, capi elasticizzati e pantaloni a vita alta dal taglio maschile, che diventa femminile grazie alla gamba più svasata. Ai piedi, zeppe vertiginose.
La maison John Galliano e Bill Gaytten, il direttore creativo, propone una collezione disegnata per la donna contemporanea e femminile. Il punto vita viene messo in evidenza da abitini al ginocchio, scollature profonde, pantaloni a vita alta e cinture da portare in vita, anche sopra le giacche. Come tessuti utilizza lana, velluto, voile e pelle. I colori sono naturali: il grigio antracite, il blu, il borgogna, il mattone, il senape, il panna ed il bianco. Gli accessori sono interessanti: borse a mano in pelliccia accostata a pelli pregiate e guanti lunghi in lana.

Fabiana Nan