L’Italia non è un paese per persone intelligenti

Italia 1Il nostro paese per la libertà di informazione è oltre il quarantanovesimo posto su 180 paesi presi in considerazione per la classifica mondiale. Manipolazione dell’informazione, censura e distorsione della realtà la fanno da padrone nel nostro paese.
Oltre a ciò come non considerare il fatto che riguardo a cinema e televisione viene importato quasi tutto dagli USA o da altri paesi: naturalmente solo tutto ciò che può essere importato con una selezione “fine ed intelligente”: tanto è quello che non arriva alla distribuzione nel nostro paese, tanto non arriva nelle case degli italiani, tutto quello che arriva sembra sottoposto ad un rigido controllo-filtro che fa giungere nel nostro paese solo tutto ciò che è commerciale e pop bistrattando tutto il resto.
Per quanto riguarda quello che si produce in Italia in ambito televisivo e cinematografico è tutto fiction su personaggi del passato, santi, suore, criminalità organizzata, sbirri etc per quanto riguarda la tv e per quanto riguarda il cinema commedia e tragicommedia fatta eccezione per “l’eroe” di turno che riesce a meritare un premio internazionale una volta ogni tanto.
Anche per la musica sarebbe da ripetere lo stesso discorso.
Informazione condizionata, opinione pubblica condizionata, televisione, cinema e musica filtrate all’inverosimile: tutto ciò fa si che l’italiano medio sia “vittima” di un condizionamento culturale e sociale non da poco e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: nel nostro paese vige “l’elogio alla mediocrità”, il demerito, risaltano mali come corruzione, nepotismo, favoritismi vari, familismo, evasione fiscale etc.
Come dimenticare poi nel nostro discorso la bassa scolarizzazione, il numero esiguo di laureati, la fuga dei cervelli verso l’estero, i pochi soldi spesi per la ricerca etc.
Il nostro paese mai come adesso sembra essere la “periferia” culturale e non solo di un mondo globalizzato: una periferia dove si assiste a tutto quello che si produce di innovativo all’estero con occhi meravigliati, allibiti, stupefatti.
Insomma il nostro paese non è un paese per persone intelligenti e tocca a tutti gli italiani convivere con tutto ciò in modo consapevole o inconsapevole.

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Ratzinger, un anno fa la grande rinuncia

ratzingerL’11 febbraio del 2013 l’annuncio choc di Papa Benedetto XVI.
Esattamente un anno fa il mondo subì uno choc: l’allora Benedetto XVI annunciò le “dimissioni” da Papa. Non era mai accaduto nella storia della Chiesa che il rappresentante di Dio in terra abbandonasse il suo mandato con un gesto così clamoroso e dirompente, quasi rivoluzionario.
Troppe le delusioni e i dolori per una serie di scandali (pedofilia, Ior) che avevano minato la sua salute e il suo equilibrio psicofisico. Josef Ratzinger aveva maturato la decisione da tempo, almeno dalla metà del 2012. Era solo questione di tempi e modi per l’incredibile annuncio.
La mattina dell’11 febbraio 2013, l’agenzia stampa Ansa fece lo storico scoop: annunciò per prima l’incredibile notizia. L’ultimo film di Nanni Moretti, “Habemus Papam” (2011) era stato profetico. La pellicola del regista aveva infatti raccontato la drammatica vicenda personale e umana di un Papa che, eletto, rinunciava perché consapevole di non essere in grado di ricoprire il gravoso ruolo. A distanza di un anno com’è cambiata la vita del filosofo e intellettuale Josef Ratzinger?
Ne parla Padre Federico Lombardi, dal 2006 direttore della Sala Stampa della Santa Sede.
Tra gli elementi della vita odierna del Papa Emerito nel convento Mater Ecclesiae che lo ospita in Vaticano “c’è il rapporto con il suo successore: il rapporto con Papa Francesco che, come sappiamo, ha dei momenti anche di incontro personale, di dialogo… uno è andato a casa dell’altro e viceversa. E poi ci sono le altre forme di contatto che possono essere il telefono o i messaggi che vengono mandati: una situazione di rapporto del tutto normale, direi, e di solidarietà”. Lo afferma il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, intervistato dalla Radio Vaticana in occasione del primo anniversario dell’annuncio della rinuncia di Benedetto XVI. “Mi pare – confida Lombardi – che sia molto bello per noi, quando abbiamo quelle rare immagini dei due Papi insieme, il Papa attuale e il Papa emerito: è un segno molto bello e incoraggiante, della continuità del ministero petrino nel servizio della Chiesa”.
Per il resto, “il Papa Emerito vive in un modo discreto, senza una dimensione pubblica; ma questo non vuol dire che viva isolato, chiuso come in una clausura stretta”. Joseph Ratzinger, informa infatti il portavoce vaticano, “svolge un’attività normale per una persona anziana religiosa: quindi una vita di preghiera, di riflessione, di lettura, di scrittura nel senso che risponde alla corrispondenza che riceve; di colloqui, di incontri con persone che gli sono vicine, che incontra volentieri, con cui ritiene utile avere un dialogo, che gli chiedono consiglio o vicinanza spirituale”. “La vita – dunque – di una persona ricca spiritualmente, di grande esperienza, in un rapporto discreto con gli altri”. “Quello che non c’è – precisa padre Lombardi – è la dimensione pubblica a cui eravamo abituati, essendo il Papa, e quindi era sempre sui teleschermi, davanti all’attenzione di tutto il mondo: questo non c’è; ma per il resto, è una vita normale di rapporti”.
Personalmente, confessa infine padre Lombardi, “sento molto la presenza di Papa Benedetto XVI, come una presenza spirituale forte che accompagna, che rasserena: penso alle grandi figure degli anziani della Storia della Chiesa e della Storia sacra; in particolare, per esempio, a Simeone, che accoglie nel Tempio Gesù e che guarda con gioia anche al suo destino eterno e anche al futuro della comunità che continua a camminare su questa terra”. “Tutti noi – aggiunge – sappiamo il grandissimo valore di avere con noi gli anziani, anziani ricchi di saggezza, ricchi di fede, sereni: sono veramente un grandissimo aiuto per chi è più giovane, per andare avanti guardando con fiducia e con speranza al futuro. Questo è per me, e credo per la Chiesa, Benedetto XVI: il Grande Anziano, saggio, diciamo pure: santo, che ci invita con serenità – perché è anche bello, quando lo si vede: da’ veramente un’impressione di grande serenità spirituale.
Ha conservato il suo sorriso che ci era abituale, nei momenti belli in cui lo incontravamo, e che ci invita quindi ad andare avanti nel cammino, con fiducia e con speranza”. Nell’intervista, padre Lombardi torna infine a definire la rinuncia di Benedetto XVI come “un atto di governo”, e sottolinea “la chiarezza con cui Benedetto XVI si era preparato a questo gesto”. Ed anche, conclude, “la fede che gli ha dato la serenità e la forza necessaria per attuarla, andando con coraggio e con serenità, con una visione veramente di fede e di attesa del Signore che accompagna continuamente la sua Chiesa, incontro a questa situazione nuova che egli ha vissuto in prima persona, per diverse settimane, e poi la Chiesa ha vissuto con l’avvicendamento e l’elezione del nuovo Papa, come tutti sappiamo”.

Alessandro Ceccarelli

Le rivelazioni di Alan Friedman

alan friedmanAlan Friedman nel suo libro “Ammazziamo il Gattopardo” ricostruisce gli eventi dei mesi che precedettero la nomina di Mario Monti a presidente del consiglio.
Secondo le rivelazioni di Friedman i contatti tra Mario Monti e il quirinale erano avvenuti già nell’estate precedente alla caduta di Berlusconi “per colpa” dello spread verificatosi nel novembre del 2011. Giorgio Napolitano quindi cominciava nell’estate del 2011 con le sue manovre extraparlamentari, manovre che avrebbero portato poi alla nomina di Monti prima a senatore a vita e poi a presidente del consiglio.
Immediate le reazioni di FI e del Movimento 5 Stelle: FI per uno dei diretti interessati alla vicenda ossia Silvio Berlusconi, il quale aveva già più volte annunciato o il “complotto” o il “colpo di stato” da parte del quirinale e il M5S per la richiesta di impeachment del presidente della repubblica.
Di certo le rivelazioni di Friedman “gettano una luce alquanto sinistra” sui mesi che precedettero la “caduta” del governo Berlusconi però pensare all’ipotesi di complotto e colpo di stato sembra alquanto eccessivo e strumentale soprattutto, come anche alla richiesta di messa in stato di accusa avanzata dal Movimento 5 Stelle.
Il giudizio su Napolitano e sugli avvenimenti “dovrebbe” essere di tipo politico e dovrebbe comunque considerare la particolare condizione in cui versa la politica italiana da un pò di anni, una situazione di “vuoto” della politica, di allontanamento abissale della casta dal mondo reale, condizione di vuoto della politica a cui Napolitano ha cercato di porre rimedio con varie manovre, sbagliate o no, da un po di tempo.
Le manovre di Napolitano, siano state esse sbagliate o no, hanno cercato di rispondere ad una forte situazione di emergenza in cui la politica italiana versa da un pò di anni: allo stesso tempo però non si può negare che l’ingerenza del quirinale sia stata oltremodo eccessiva e prevaricante dei poteri concessi dalla costituzione al presidente della repubblica.
Commentatori ed analisti, giornalisti e politici, sono in tanti che da tanto tempo “attaccano” il ruolo svolto dal quirinale negli ultimi due anni circa: la “repubblica presidenziale di fatto”, come spesso è stata appellata, è una situazione che risponde ad una emergenza e forse è durata un po troppo tempo.
Le rivelazioni di Friedman sono da considerare importanti perché mostrano con chiarezza le manovre del presidente Napolitano, in modo nitido e lampante, senza ombra di dubbio.
Questa dimostrazione degli eventi in modo così cristallino mostra a sua volta il processo di svuotamento della politica a favore dell’economia, processo già presente in altri paesi del mondo, processo che da un paio di anni sta avvenendo anche in Italia, processo che porta sempre più ad una condizione di post-democrazia già avanzata in altre parti del mondo, condizione in cui ai cittadini vengono sottratti diritti e negati servizi, condizione in cui andare a votare sembra un atto inutile, condizione in cui la democrazia di rappresentanza viene svuotata del suo valore, condizione in cui la democrazia risulta sospesa o addirittura mutilata e bistrattata.

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Attenti ai supermarket

Carrello supermarketAttenti ai supermarket – Una sorprendente indagine americana mostra come al supermercato i bambini sono spesso coinvolti in incidenti. Le cadute dal carrello, veicolo sul quale tanti bambini amano salire, hanno il triste primato.
Il supermercato, per i bambini, è un luogo collegato soprattutto all’idea del divertimento: si passeggia con la mamma tra scaffali colorati, in mezzo a corridoi così simili ai quartieri di una città in miniatura. In arrivo quasi sempre un dolce o un piccolo gioco e, soprattutto, si può passeggiare seduti sul carrello, postazione privilegiata dalla quale godere di tutto quel divertimento. Ebbene, proprio il carrello è spesso il primo responsabile di incidenti che si possono verificare nei supermercati.
Indagine Usa evidenzia incidenti frequenti.
Gli incidenti con il carrello della spesa con un bambino a bordo sono molto più frequenti di quanto si pensi. Lo ha dimostrato un’indagine americana, condotta presso il Nationwide Children’s Hospital di Columbus, Ohio, secondo il quale ogni anno più di 24.000 bimbi finiscono al pronto soccorso a seguito di questi incidenti.
Un altro studio appena pubblicato sulla rivista Clinical Pediatrics ha scoperto che la frequenza di questo tipo di incidenti è aumentata nelle ultime due decadi. Per il dottor Gary Smith, direttore del Nationwide’s Center for Injury Research and Policy, il numero di traumi legati al carrello della spesa nei ragazzini è quasi raddoppiato dal 1990 al 2011. Gli incidenti riguardano ovviamente soprattutto i bambini più piccoli, dai neonati ai bimbi di 4 anni in quasi l’85% dei casi. Si va dalle cadute mentre si cerca di salire senza essere visti dai genitori, agli investimenti all’interno del supermercato stesso, all’incidente più frequente: mentre il genitore è momentaneamente distratto alla ricerca di un prodotto, l’attenzione del bambino è attirata da qualche scatola colorata su uno scaffale. Il piccolo si protende e il suo baricentro lo trascina fuori dal carrello.

Piccole regole di sicurezza al supermercato:

I supermercati più moderni si sono attrezzati in tal senso, prevedendo carrelli colorati e decisamente accattivanti a forma di macchinina: pur dotati di un cestello ampio per ospitare la spesa, hanno un vano in cui il bambino può sedersi in posizione molto bassa, che rende qualsiasi caduta quasi innocua. Questi carrelli-automobili hanno anche protezioni laterali e non solo: dotati di clacson e manopole colorate, catalizzano l’attenzione del bambino all’interno, limitando il rischio che si sporga all’esterno. Per i bambini più grandicelli, ma non ancora del tutto fuori dal rischio, esistono perfino mini carrelli della spesa, da spingere contemporaneamente a quello dei genitori, possono quindi perfino essere di aiuto nella scelta. In mancanza di tutto questo, se nel nostro supermercato mancano tali veicoli, è bene come sempre ricorrere all’attenzione e al buon senso, evitando di sedere sui carrelli bambini troppo piccoli che possono facilmente scivolare fuori. Durante la spesa, è essenziale non perdere mai di vista il bambino. Gli si può anche offrire un libretto o un piccolo giocattolo che attiri la sua attenzione, limitando così le incursioni all’esterno.

Giusy Marsiglia

Nixon, quarant’anni fa il Watergate

Nixon
Fu il primo presidente Usa ad essere costretto alle dimissioni nel 1974

E’ necessario imparare a sopravvivere alle sconfitte. E’ in quei momenti che si forma il carattere”

La controversa vicenda politica e umana di Richard Nixon si consuma nelle drammatiche fasi delle sue dimissioni avvenute quarant’anni fa. Per la prima volta nella storia, la Corta Suprema “inchiodava” un presidente degli Stati Uniti in carica e gli poneva un ultimatum: la consegna dei nastri oppure la conseguente incriminazione per le intercettazioni abusive nei confronti del partito Democratico ordinate dallo stesso inquilino della Casa Bianca.
Dal 1972 al 1974 Nixon fu “braccato” dalla stampa, soprattutto dal Washington Post che portò alla luce la vicenda dello spionaggio politico che fu definito scandalo Watergate perché era il nome dell’edificio dove il partito Democratico aveva il suo quartier Generale.
Cerchiamo di ripercorrere le fasi salienti di questo celeberrimo scontro di poteri all’interno della più grande potenza del XX Secolo.
La notte del 17 giugno 1972 Frank Wills, una guardia di sicurezza che lavorava nel complesso di uffici del Watergate Hotel a Washington, notò un pezzo di nastro adesivo sulla porta fra il pozzo delle scale e il parcheggio sotterraneo.
Stava mantenendo la porta socchiusa, così Wills lo rimosse, presumendo che l’avesse messo lì l’impresa di pulizia. Più tardi ritornò e scoprì che il nastro era di nuovo al suo posto. Così Wills contattò la polizia di Washington. Dopo che la polizia arrivò, cinque uomini – Bernard Barker, Virgilio González, Eugenio Martínez, James W. McCord Jr. e Frank Sturgis – furono scoperti ed arrestati per essere entrati illegalmente nel quartier generale del Comitato nazionale democratico, la principale organizzazione per la campagna e la raccolta fondi del Partito democratico.
Gli uomini erano entrati nello stesso ufficio anche tre settimane prima, ed erano tornati per riparare alcune microspie telefoniche che non funzionavano e, secondo alcuni, per fare delle fotografie. L’addetto stampa di Nixon – Ron Ziegler – rigettò l’affare come un “furto di terz’ordine”.
Sebbene lo scasso fosse avvenuto in un momento sensibile, con la campagna elettorale che appariva all’orizzonte, molti americani inizialmente credettero che nessun presidente col vantaggio che Nixon aveva nei sondaggi sarebbe stato così sconsiderato e privo di etica da rischiare la sua associazione in un affare del genere. Una volta accusato, lo scassinatore McCord si identificò come un agente della Cia in pensione.
I giornalisti del “Washington Post”, Bob Woodward e Carl Bernstein, iniziarono un’investigazione sullo scasso. Molto di quello che pubblicavano era noto alla Fbi e ad altri investigatori governativi – questi erano spesso le fonti di Woodward e Bernstein – ma in tal modo il Watergate si mantenne sotto la luce dei riflettori. Il rapporto di Woodward con una fonte segreta di altissimo livello aggiungeva un livello di mistero in più alla questione. Il nome in codice di questa fonte era “Gola profonda” e la sua identità fu tenuta nascosta al pubblico.
L’8 gennaio 1973 gli scassinatori originali, insieme a Liddy e Hunt, subirono il processo. Tutti eccetto McCord e Liddy si dichiararono colpevoli, e tutti furono condannati per cospirazione, furto con scasso e intercettazioni telefoniche.
A questo punto iniziava la “lenta agonia” di Richard Nixon disposto tutto pur di rimanere saldamente sulla sua poltrona. Questo suo atteggiamento “ottuso” lo portò alla rovina totale.
Il 13 luglio 1973, il vice consigliere del Comitato Watergate, Donald Sanders chiese ad Alexander Butterfield, vice assistente al presidente, se ci fosse un qualche tipo di sistema di registrazione alla Casa Bianca. Butterfield rispose che sebbene fosse riluttante a dirlo, c’era un sistema che automaticamente registrava ogni cosa nello Studio Ovale. La rivelazione scioccante  per l’opinione pubblica americana, trasformò radicalmente le indagini sul Watergate. I nastri furono subito citati contemporaneamente dal procuratore speciale (special prosecutor colui che si occupa delle indagini) Archibald Cox e dal senato, perché potevano provare se Nixon o Dean stavano dicendo la verità sugli incontri chiave. Il presidente negò sempre con ostinazione la presenza di nastri e la vicenda, ormai enorme ed imbarazzante, finì sui banchi della Corte Suprema, il massimo organo della giustizia americana.
La Corte suprema il 24 luglio del 1974, con un atto senza precedenti, ordinò al presidente degli Stati Uniti di consegnare i nastri incriminati.
Richard Nixon, trincerato nello Studio Ovale, come un moderno Riccardo III, si sentiva invincibile e invulnerabile. Non si accorgeva invece che tutto il suo “apparato illegale di potere” si stava sgretolando. Tutti i componenti del suo staff elettorale furono condannati per aver ostacolato le indagini sullo scandalo Watergate. Si dimise il vice presidente Spiro Agnew e i principali consiglieri politici di Nixon: Hildeman e Hunt.
Il presidente era praticamente solo contro il Paese che chiedeva giustizia e soprattutto la verità. Gli Stati Uniti si chiedevano: Nixon ha mentito alla nazione?
A causa di queste accuse a molti dei suoi collaboratori, la posizione di Nixon era sempre più compromessa e fu così che la Camera dei rappresentanti decise di intraprendere un’inchiesta formale per un possibile impeachment (messa in stato di accusa) del Presidente.
Per la prima volta nella storia degli Stati Uniti, il “comandante in capo” è accusato di reati molto gravi. Il 27 luglio 1974, la Commissione Giudicante per la Camera dei Rappresentanti votò a favore dell’impeachment di Nixon (27 voti favorevoli e 11 contrari) con l’accusa di aver ostacolato il corso delle indagini. Il 29 luglio e il 30 luglio 1974, la stessa Commissione Giudicante imputò al Presidente Nixon altre due accuse, abuso di potere e ostacolo al Congresso. Ormai il destino del capo della Casa Bianca era segnato. Nulla poteva salvarlo. Il “leone indomito” si arrese l’otto agosto del 1974.
Richard Nixon annunciò le sue dimissioni per non essere incriminato. La forza della democrazia aveva vinto. Richard Nixon morì a New York l’8 aprile del 1994. Hollywood ha dedicato due film all’uomo politico: il memorabile “Tutti gli uomini del presidente” (1976) con Dustin Hoffman e Robert Redford” e “Frost-Nixon” (2008) di Ron Howard, su quello che rimane come il più controverso e contestato presidente della storia degli Stati Uniti d’America.

Alessandro Ceccarelli

A proposito di Davis, Joel e Ethan Coen – 2013

A proposito di Davis Il film, che prende spunto dalle vicende del chitarrista folk Dave Van Ronk, viene spacciato, sbagliando, come spesso capita di sbagliare quando si prova a catalogare ed etichettare i film dei fratelli Coen, per uno dei film del duo appartenente ad una fantomatica filmografia minore. Niente di più falso.
Come in “A serious man” (2009), le vicende narrate non sono, come di consueto, corali e caotiche, ma più intime e legate alla vicenda momentanea, ma A proposito di Davis 1.2simbolicamente/allegoricamente abbraccianti un’intera vita, anzi intere vite; una panoramica di ampio respiro per descrivere la Vita (la maiuscola non è certo un refuso) immersa nell’ambiente pre-folk degli anni ’60 (il film è ambientato nel 1961) al Greenwich Village di New York.
La caratterizzazione “pre-folk” è fondamentale. Il contrasto tra quello che noi conosciamo del genere folk (amandolo o non sopportandolo, perché non lo si può reggere, ok, ma davvero non lo si può odiare) e l’anonimato e la poca A proposito di Davis 1.3rilevanza che aveva, ancora per poco, in quel periodo, sono il motore delle azioni che muovono il protagonista Llewyn Davis (Oscar Isaac) tra le strade di una letargica New York invernale e una innevata e gelida Chicago, gelida fino alle parole di Bud Grossman (F. Murray Abraham), dopo il provino al cantante: “Non ci vedo molti soldi qui”.
Essere dei pionieri non è facile. Può dare immenso successo se si fa la cosa nuova nel momento esatto in cui va fatta, sto ovviamente parlando di Bob Dylan lasciato intravedere per qualche istante sul palco; ma cosa accade se si arriva prima di quel momento esatto? Si va incontro alla derisione dei mostri sacri dell’era precedente, seppur morente, del Jazz (Roland Turner, John Goodman), al fallimento, all’indifferenza del pubblico e, di conseguenza, dei produttori delle case discografiche, in una parola: alla frustrazione. Arrendersi o continuare a provare, cocciuto e libero, come un gatto tigrato arancione?

Nardino d’Angelo

Fiat lascia l’Italia

FiatE’ ufficiale, dopo la fusione con Chrysler, che la Fiat lascerà l’Italia.
La Fiat Chrysler Automobiles (nome del nuovo gruppo), che nasce appunto dalla fusione tra Fiat e Chrysler, avrà la sua sede legale in Olanda, la sede fiscale a Londra e le azioni ordinarie del nuovo gruppo saranno quotate nelle Borse di New York e Milano.
Dopo aver preso più di 7,6 miliardi di euro dallo stato italiano a partire dal 1977 fino ad oggi, ora, senza restituire un’euro, ringrazia saluta e se ne va.
Prima di tutto, Fiat dovrebbe pagare il debito che ha con il nostro paese e poi andare all’estero.
E’ stata per anni mantenuta e tenuta in piede dal sudore di tutti gli italiani e ora se ne va con i soldi che gli italiani hanno investito in essa come se a questo paese, al popolo italiano, non dovesse nulla.
Come mai dispone di tanti capitale da poter mettere in piedi una fusione, trasferirsi, come mai i grandi azionisti, proprietari di Fiat hanno sempre avuto a disposizione grandi capitali (portati anche all’Estero nei grandi paradisi fiscali), ora se ne va senza dovere al paese che l’ha tenuta in piedi per anni un’euro?
Per tutto questo, noi italiani dobbiamo ringraziare i governi che negli anni si sono susseguiti e che hanno sempre abbassato la testa davanti ai poteri forti delle grandi lobby industriali incluso quello attuale.
Ci indorano la pillola, ci descrivono La nuova Fiat Chrysler Automobiles come una grande azienda, un nuovissimo marchio all’avanguardia che si farà riconoscere all’estero, che sarà competitiva, all’avanguardia, rilancerà il marchio Alfa Romeo… Tante belle parole ma dove andrà ora a pagare le tasse la nostra grande Industria italiana?
La Fiat a pensarci bene, dovrebbe prima di tutto essere di quegli stessi italiani che l’hanno mantenuta per tutti questi anni.
E soprattutto, che fine faranno tutti quegli italiani che hanno per anni lavorato negli stabilimenti Fiat, che sempre noi italiani abbiamo contribuito a tenere in piedi? Molti hanno già chiuso nel corso degli anni, trasferiti per esempio in Polonia, in  Spagna, alcuni rischiano di chiudere altri pare resteranno aperti, ma c’è da chiedersi: per quanto?
Ecco quello che una grossa industria può permettersi di fare nel nostro “bel paese”, con i soldi degli italiani, grazie ai consenzienti, accomodanti e complici governi che nemmeno hanno mai chiesto a Fiat di pagare il grosso debito che ha con gli italiani e la lasciano andare senza batter ciglio, anzi, nel elogiano il lustro.

Sabrina Stoppa

Olive verdi o nere amiche della linea

Olive verdi e nereContrariamente a quello che si crede, verdi o nere possono diventare preziose alleate anche per perdere peso o non accumulare.

Ecco perché:

Negli ultimi anni il consumo di olive in Europa è in aumento non solo perché da esse si ricava l’olio, ma anche perché si consumano come aperitivo, negli antipasti e come ingredienti nelle insalate, nei primi, nei secondi e nei prodotti da forno (pane, focaccia, pizza, crackers ecc..). È quindi quanto mai opportuno saper valutare l’apporto nutrizionale, calorico e salutistico delle olive per inserirle in modo equilibrato nel menu giornaliero. Evitando di considerarle un “extra” si farà a meno di consumarle in dosi eccessive.
Sono una miniera di grassi “buoni”.
Il valore nutrizionale delle olive è di tutto rispetto, soprattutto per il loro contenuto di grassi monoinsaturi. La percentuale di grasso nelle olive varia mediamente dal 15 per cento delle olive verdi al 25 per cento delle olive nere. Le olive contengono inoltre apprezzabili quantità di antiossidanti (polifenoli, betacarotene, vitamina E) oltre a ferro, calcio, potassio, magnesio e sodio). La percentuale di sodio (“sorvegliato speciale” per chi soffre di ritenzione idrica e cellulite ma anche di ipertensione) varia in funzione al tipo di lavorazione: è maggiore nelle olive conservate in salamoia o sotto sale rispetto a quelle cotte al forno. Le olive contengono inoltre apprezzabili quantità di fibre (3-4%) e modeste quantità di proteine (1-2%) e di zuccheri.
Rassodano e riducono i grassi circolanti.
I grassi monoinsaturi (75% circa del totale) e i polinsaturi (10% del totale) presenti nelle olive tendono ad abbassare il colesterolo totale e a innalzarne la frazione buona (HDL), prevenendo così la formazione delle placche aterosclerotiche e più in generale le malattie cardiovascolari. Grazie al loro contenuto di antiossidanti le olive svolgono un’azione protettiva nei confronti dei danni causati dei radicali liberi e sono pertanto un valido aiuto nella prevenzione dell’invecchiamento, in particolare a carico della pelle: grazie al betacarotene (precursore della vitamina A) sono ottime contro cedimenti e smagliature. Infine, migliorano la funzione detossificante del fegato e promuovono la motilità.

Come usarle in una dieta:

In una razione giornaliera da 1500 calorie l’apporto equilibrato di olio extravergine di oliva è di 3 cucchiaini (150 kcal). È utile “barattare” le 50 kcal di un cucchiaino d’olio con un analogo valore calorico fornito però da olive: ad esempio 8 olive verdi medie oppure 6 medie nere. Ovviamente, se le inseriste tutte in un pasto non dovete mangiarle in altri momenti della giornata. Se scegliete olive verdi, ad esempio in un’insalata, evitate l’aggiunta di sale, che è già contenuto nelle olive stesse.

Giusy Marsiglia

Depositi nucleari in Italia

depositi nucleari in ItaliaDepositi nucleari in Italia – Dalla rimozione in Italia del nucleare nel 1988, esistono ancora, nel nostro paese circa 1.880mc di rifiuti radioattivi da smaltire (quelli che conosciamo).
Esistono due tipi di scorie radioattive, il primo (il 90%) che ha un tasso di radioattività del 10% viene rinchiusa in depositi di superficie, il secondo (il 5%-10%), con un tasso di radioattività del 90% per il quale non esiste ancora soluzione.
Oltretutto, dopo il Referendum del 12-13 giugno 2011 che sanciva il no al nucleare in Italia, il 24 gennaio 2012, il Governo Monti ha approvato un Decreto Legge (diventato poi legge) in barba a tutti, con il quale i depositi provvisori di scorie radioattive sono diventati stabili, permettendo così, la nascita di nuovi siti di stoccaggio che possono essere autorizzati senza il consenso delle Amministrazioni Comunali. La maggior parte delle problematiche legate alla radioattività in Italia, non è certo legata alle vecchie centrali atomiche, ma è per lo più taciuta, ed in parte è legata anche all’uso medicale e industriale delle radiazioni.

Facciamo un elenco dei depositi più conosciuti:

Saluggia (Vercelli): l’impianto Eurex e il deposito di Avogadro contengono l’85% delle scorie radioattive italiane. Per lo più si tratta di scorie liquide che si trovano a due passi dalla Dora Baltea e ad 1,5Km dal più grande acquedotto del Piemonte. Se a causa di un’alluvione, dovesse straripare, sarebbe un disastro planetario.

Trino Vercellese (Vercelli): è gestito dall’ Enea e contiene circa 780mc di scorie radioattive da smaltire e 14,3 tonnellate di combustibile irrigato. E’ gestito dall’Enel.

Latina: dove il reattore Nucleare, fermo dal 1.986, contiene circa 900mc di scorie radioattive da smaltire.

Roma: L’impianto nucleare della casaccia è ancora attivo.

Garigliano (Caserta): fermato nel 1.988, il reattore contiene circa 2.200mc di scorie radioattive da smaltire.

Legnano (Mi): reattore attivo e destinato alla ricerca universitaria, Contiene poche decine di mc di scorie da smaltire.

Ispra (Varese): è un centro di ricerche Europeo dipende direttamente da Bruxelles e per questo non risulta censito come sito italiano. Il reattore contiene circa 3.000 mc di scorie radioattive da smaltire.

Caorso (Piacenza): reattore fermato nel 1.988 per effetto del referendum sul nucleare. Qui ci sono 1.880mc di rifiuti radioattivi da smaltire e 187 tonnellate di combustibile irrigato.

Tortona: E’ un deposito dove ci sono circa 1.000mc di rifiuti radioattivi da smaltire (circa 3.500 fusti).

Casaccia (Roma): è formato da 5 impianti qui troviamo i due maggiori sono: l’impianto per il trattamento e il deposito dei rifiuti attualmente attivo (stoccati 6.300mc di rifiuti radioattivi) e l’impianto di plutonio, attualmente fermo. Nel 2006 a causa di una fuga radioattiva dai laboratori 7 dipendenti sono stati contaminati dal plutonio. Contiene circo 6.300mc di rifiuti da smaltire.

Bosco Marengo (Alessandria): è in fase di disattivazione e contiene circa 250mc di rifiuti radioattivi da smaltire.

Pisa: E’ in fase di disattivazione, contiene pochi mc di scorie radioattive da smaltire.

Milano: il reattore “Cesnev” usato per la ricerca è ancora in funzione anche se produce poche decine di mc di materiale radioattivo da smaltire.

Milano: Deposito di Campoverde.

Voghera (Pavia): Dove il reattore è in funzione per la ricerca con stoccate 4 barre di Uranio e si stima che produca poche decine di mc di scorie.

Trisaia Rotondella (Matera): l’impianto è stato arrestato nel 1968, ora è utilizzato come deposito di “gestione rifiuti radioattivi”. Qui vi sono circa 2.700mc di scorie radioattive e 1,7 tonnellate di elementi di combustibile irrigato provenienti da una centrale nucleare americana.

Montecuccolino (Bologna): reattore destinato alla ricerca ora è in fase di disattivazione.

Aviano (Pordenone): Sono stoccate 50 bombe radioattive

Ghedi (Brescia): Dove sono stoccate 40 bombe radioattive

Poligono militare Salto di Quirra (Sardegna): Poligono aperto nel 1956 dove sono state effettuate numerose esercitazioni con missili e armi anche radioattive e nocive per la salute. Una decina di pastori della zona sono malati di leucemia, 3761 i soldati militari che hanno contratto il cancro e 79 i decessi.
Le autorità militari hanno sempre negato l’utilizzo di armi nocive per la salute ma, dopo numerose indagini, lo scorso luglio 2013, presso il tribunale di Lanusei, si è dato il via al processo che vede imputati alcuni Generali delle nostre Forze Armate che avrebbero taciuto la pericolosità delle armi utilizzate per le esercitazioni.

Longare (Vicenza): Qui si trova il più grande deposito di armi nucleari italiano dove stoccate, la maggior parte delle armi nucleari statunitensi.

Tormeno (Vicenza): Anche qui è situato un deposito di armi nucleari ancora attivo.

Chiarano (Treviso): Qui abbiamo un piccolo deposito di armi radioattive.

Rimini: Anche qui abbiamo un piccolo deposito di armi nucleari.

Sabrina Stoppa

La posizione giusta per far dormire i bambini

Fare dormire i bambiniQual’è la posizione giusta per far dormire i bambini più piccoli? E quali gli accorgimenti necessari per una nanna sicura? Ecco le indicazioni del Ministero della Salute, finalizzate principalmente a scongiurare il rischio SIDS, la sindrome della morte in culla che può colpire i neonati nei primi mesi di vita
di Angela Bisceglia
A pancia in su. È ormai ampiamente dimostrato che è questa la posizione migliore e la più sicura per far dormire il bebè, che consente al bambino di respirare in modo ottimale riduce il rischio SIDS del 50%: se anche rigurgita, non c’è rischio di soffocamento, perché il bambino da solo girerà la testa a destra o a sinistra.
Meglio nella sua culla. Soprattutto nelle prime settimane di vita è preferibile che il bambino non dorma nel lettone, proprio per il pericolo di soffocarlo durante il sonno. L’ideale è farlo dormire da subito in culla o nel lettino, ma nella stanza con mamma e papà.
Su misura per lui. La culla deve essere della misura giusta per il bebè: un lettino troppo grande potrebbe farlo scivolare verso il fondo sotto le coperte, con rischio soffocamento. Se il lettino è più lungo, allora, sistema il bambino (e le coperte) più in basso, in modo che i suoi piedini tocchino il fondo del letto e non possa infilare la testa sotto le coperte.
Cuscini e materassi. Il cuscino nei primi mesi non è necessario, se lo si vuole usare deve essere di spessore minimo ed antisoffoco; quanto al materasso, non deve essere troppo soffice e non si devono creare spazi vuoti tra materasso e spondine del letto.
No sul divano. Evita di far dormire il bambino su divano (anche per il pericolo di cadute), cuscini imbottiti e trapunte ed allontana peluche e giocattoli, che potrebbero impedirgli di respirare correttamente.
Caldo ma non troppo. La temperatura della stanza dove il bebè dorme non dovrebbe superare i 20 gradi. Per lo stesso motivo, non coprire eccessivamente il bebè con vestiti o coperte pesanti (neanche quando ha la febbre!) e fai arieggiare spesso la sua cameretta.
Ok al ciuccio. È stato dimostrato che l’uso del succhiotto durante il sonno può ridurre il rischio SIDS. Per evitare interferenze con il buon avvio dell’allattamento al seno, è consigliabile però introdurlo solo dopo il primo mese di vita.
Divieto di fumo. Non bisogna assolutamente fumare negli ambienti dove il bambino dorme (e neanche dove soggiorna).
(Fonte: ministero della salute)

Giusy Marsiglia

Le quattro volte: filosofia al cinema

le quattro volte 1Frammartino parte dal cuore della Calabria fino alla scoperta dell’uomo e della natura.
“Abbiamo in noi quattro vite successive, incastrate l’una dentro l’altra: l’uomo è un minerale perché formato da sali, acqua e da sostanze minerali; l’uomo è un vegetale perché come le piante si nutre, respira e si riproduce; è un animale, in quanto dotato di conoscenza del mondo esterno, di immaginazione e di memoria; infine è un essere razionale perché possiede volontà e ragione. Abbiamo in noi quattro vite distinte e dobbiamo quindi conoscerci quattro volte.”
‘Le quattro volte’ è un documentario antropologico-etnografico che ha concorso al Festival di Cannes, per la regia di Michelangelo Frammartino.
La citazione che ho inserito ad inizio articolo non è una citazione del film, ma bensì sul film tratto del trailer che bene introduce all’opera e al modo in cui il documentario deve essere guardato. Altrimenti si rischia di ritenerlo un film “sulle capre”, come ha ingenuamente riassunto lo spettatore davanti a me durante la proiezione.le quattro volte 3
‘Le quattro volte’ è una panoramica senza dialoghi e musiche, ma pieno di suoni in presa diretta, di Caulonia (RC) e Alessandria del Carretto (CS). Si seguono le vicende di un pastore malato legato alle vecchie tradizioni popolari, la breve vita di una capretta smarrita e la maestosità di un abete, albero della cuccagna e carbone. Il film è metafisico, non solamente si guarda la natura, ma si prende anche posizione, cercando di interpretarla e di darle un senso. La natura diviene un Tutto perfetto, equilibrato e a-morale, dove il bene e il male sono parole vuote, senza significato. Non hanno senso di esistere. E’ la natura che esiste, che è. E noi ne facciamo parte. Ne facciamo parte sempre, noi e la natura siamo la stessa cosa. Non solo, ma noi siamo nella natura e la natura è in noi e nelle tante sfaccettature, nelle tante singolarità noi ci siamo ancora. Va da sé, dunque, che in noi vi è un po’ di tutte quelle particolarità (boschi, laghi, animali, pietre). Il tutto procedendo in maniera metempsicotica, passando da una vita ad un’altra vita, mediante la morte,  da un soggetto ad un altro della narrazione/osservazione.le quattro volte 2
Non si deve essere d’accordo con Frammartino. La sua è solo una posizione tra le tante legittime che possono esserci. Il merito però del regista è quello di farci riscoprire che è il particolare, il fulcro di qualsiasi narrazione e che nelle esperienze particolari, dei paesini calabri e dei singoli soggetti del documentario, si posso trarre conclusioni generali, meritevoli di essere insegnate e dunque ricordate. Perché quello che Frammartino ci narra della Calabria, in fondo potremmo dirlo, in maniera diversa e simile, allo stesso modo, del nostro Abruzzo. E che ne verrebbe fuori se lo facessimo dell’Italia? Che bellissimo mosaico di esperienze particolari e tutte incastrate l’una dentro l’altra verrebbe fuori? Si uscirebbe dal piattume di una standardizzazione, nella vita e nel cinema, che seppur dà sicurezza, alla fine non porta a nulla di buono se non alla paralisi.

Nardino D’Angelo

La moria delle api

apiA partire dagli anni ’90 molti apicoltori soprattutto in Europa e Nord America hanno iniziato a segnalare una notevole diminuzione delle api.
La responsabilità, sarebbe da ricercarsi principalmente nella diffusione dell’utilizzo di pesticidi per le coltivazioni e nella crescente diffusione di onde elettromagnetiche.
L’80% di frutta, verdura, piante fiori… necessità delle api per essere impollinato e potersi riprodurre, se ciò non dovesse più avvenire, l’intero ecosistema sarebbe a rischio estinzione.
Scienziati di tutto il mondo attribuiscono le maggiori responsabilità alle aziende che producono pesticidi (Bayer, Syngenta, Basf, Dow, DuPon e Monsanto sono le maggiori).
Nel polline delle api secondo degli studi effettuati, sono state trovate tracce di almeno 150 diversi pesticidi chimici e questo secondo Eric Mussen, apicoltore della University of California, provoca la moria di massa delle api.
Molte le petizioni che sono state fatte negli ultimi anni dalle popolazioni di tutto il mondo a favore della salvaguardia delle api e contro i grandi colossi industriali che producono i pesticidi.
In Europa per esempio, la Commissione Europea ha proibito l’utilizzo per due anni dei neonicotinoidi (pesticidi utilizzati per la concia dei semi). Otto paesi Europei hanno persino vietato le colture OGM e l’Ungheria ha addirittura bruciato più di mille acri di granoturco OGM coltivato nel paese.
Anche in Messico è stata vietata la produzione di colture OGM prodotte, tra l’altro, dagli stessi colossi industriali che producono poi anche i pesticidi per le rispettive colture, un vero e proprio monopolio del settore.
Molto diversa invece la situazione negli Stati Uniti, dove, il presidente Americano Obana ha invece firmato un atto “Monsanto Protection Act” che, garantisce alle Multinazionali come Monsanto e Bayer l’immunità nelle corti federali degli Stati Uniti per i danni causati alle persone e all’ambiente dai loro pesticidi e quindi dai loro interessi commerciali.
Ma, fra due anni che succederà se tutto ciò non sarà fermato definitivamente? Che fine faranno le nostre api, le api di tutto il mondo e le nostre piante?
La battaglia per fermare i grandi colossi dell’Industria procede.

Sabrina Stoppa

Lost: vittoria del mercato

lost 1A maggio 2010 precisamente il 23, a partire dalle ore 6:00 (in Italia) e contemporaneamente in tutto il resto del mondo è andato in onda l’ultimo episodio della serie televisiva ‘Lost’, serie di culto degli ultimi sei anni.
La storia dei naufraghi del volo 815 della Oceanic Airlines è giunta a conclusione ed è quindi giunto il momento di tirare le somme su quella che, a torto o a ragione, è stata considerata come la serie televisiva più interessante degli ultimi anni.
Per quanto Lost sia apparsa fin dai primi episodi qualcosa di sorprendente, in grado di tenere lo spettatore incollato davanti allo schermo, bisogna dire che di nuovo non presenta assolutamente nulla. L’idea brillante degli ideatori J.J. Abrams, Lindelof e Lieber è stata quella di ottimizzare l’uso di tecniche ben note: il flashback e il flashforward. Alternando queste due tecniche, ponendole in parallelo, si  è riusciti ad attirare in maniera egregia l’attenzione del pubblico, a tenere alta la  suspense e a provocare lo sbigottimento di fronte ai numerosissimi colpi di scena. (E quindi a vendere ad un prezzo alto gli spazi pubblicitari, ma ne parlerò tra poco).lost 2
Ma Lost non è stato solo questo. Volutamente o meno, Lost ha fatto perno sulle paure ancestrali dell’uomo come le catastrofi, una terra, un’isola con tutto il senso di solitudine che ne deriva,  sconosciuta e misteriosa, la possibilità (o meno) di determinare il proprio destino e quindi il peso della responsabilità della scelta, i conti con il passato, l’angoscia del futuro, soprattutto di un futuro che appare già determinato.
Poi i tanti riferimenti culturali, volutamente ribaltati. Molti personaggi di Lost hanno il nome di personaggi famosi della cultura mondiale, ma il personaggio sembra essere un’antitesi del personaggio storico: abbiamo così una giovane Austen ricercata dalla legge, un John Locke che fa i conti con la fede, con Dio e i miracoli, un Bakunin che si rivela essere un fedele servitore, un Faraday che sembra parlare più di magia che di scienza, uno Hume tutt’altro che scettico e in grado di sapere con esattezza cosa accadrà nel futuro.
Gli ammiccamenti al pubblico (colto e meno colto, sono presenti infatti anche molti riferimenti alla cultura così detta pop) sono molteplici. Forse troppi.
L’impressione che si ha, dopo aver visto l’ultima puntata, è che Lost abbia fallito nel suo intento di essere un’opera completa, nel suo tentativo di far sognare, anche facendo ricorso alla costruzione di una mitologia alternativa (lo scontro, per esempio tra Jacob e la sua Nemesi, che richiama i due fratelli, Giacobbe e Esaù, biblici).Lost 3
Ma perché Lost ha fallito, se di fallimento vogliamo parlare?
Si potrebbe pensare che Lost sia collassata su se stessa: troppi misteri, troppe sottotrame, troppi spunti di trama lasciati morire. E questo sarebbe da imputare agli sceneggiatori, che hanno perso il controllo della loro opera, un errore fatale. Ma poco credibile in uno scenario di cinema e serial industriali come quello Hollywoodiano collaudato e a prova di bomba. Bisogna guardare a Lost come ad un fallimento, senz’altro, ma solo apparente.
Se oggi a dominare il panorama televisivo non è (più) la qualità ma l’indice d’ascolto e l’unico obiettivo è quello di piazzare più occhi possibili davanti a ciò che un determinato canale trasmette pur di poter vendere a prezzi alti gli spazi pubblicitari, si può dire davvero che Lost sia stato un prodotto scadente?
Non si deve piuttosto dire che Lost si è rivelato essere il frutto (malato di un albero malato) di un certo tipo di televisione: di quella televisione che ricorre a qualsiasi mezzo per attirare la nostra attenzione con solo scopo di attirare la nostra attenzione? E’ del resto significativo il fatto che per la prima volta ad essere trasmessa in contemporanea mondiale non è un avvenimento sportivo o il discorso di un politico o un evento di portata storica, ma un episodio di una serie televisiva.
Abbiamo incassato, “well done!”.
E’ stato un peccato, è stata un’occasione persa.
Poteva essere una serie davvero di culto, si è dimostrata invece solo uno specchietto per allodole.
Certo ci siamo emozionati, ma tutte le emozioni degli anni precedenti non ripagano certamente della delusione finale. E’ mancato il terreno sotto i piedi.
Appaiono dunque fuori luogo, con il senno di poi, i vari accostamenti di chi paragona Lost a Twin Peacks di David Lynch.
Non scherziamo.
Twin Peaks era un’opera completa, organica, che stava in piedi da sola: come un’opera d’arte; e  l’alto gradimento è stato solo un’ovvia conseguenza. La televisione solo un mezzo.
Lost è risultato un trucco vuoto, uno stratagemma per avere molto ascolto, e al diavolo il prodotto.

Nardino D’Angelo

Disastro di Fukushima

fukushimaL’11/03/11 il nord-est del Giappone è stato colpito da una forte scossa di terremoto di magnitudo 8,9. Questo terremoto e il conseguente maremoto scaturito da questo evento, hanno avuto gravi conseguenze sulla centrale nucleare di Fukushima di cui 4 reattori su 6 sono stati fortemente danneggiati.
Mentre ancora si stava cercando di porre rimedio ai danni causati alla centrale di Fukushima dal terremoto del marzo 2011, il 29/06/12 venerdì sera, nella stessa centrale nucleare di Fukushima, ci sono stati nuovi problemi al reattore n° 4.
Mentre veniva riattivato il reattore n° 3 nella centrale di Oi, a Fukushima si sono spenti i sistemi di raffreddamento della piscina del combustibile esausto del reattore n° 4 e si sono spenti per 27 ore.
L’arresto è avvenuto sia per il sistema principale di raffreddamento, sia per quello di emergenza.
Altre 20 ore e sarebbe successo un disastro.
La società che gestisce l’impianto, la Tepco, ha specificato in una nota che, ci vogliono 47 ore prima che la temperatura interna raggiunga i 65 gradi (soglia prevista dagli standard di sicurezza, ma è anche vero che dopo 27 ore, la temperatura era arrivata a 42 gradi.
Nonostante ci fossero stati già dei problemi con il sistema di raffreddamento della piscina del reattore n° 4,
La Tepco ha anche ricevuto il via libera, sia dalle autorità locali che dal governo di Tokio a riattivare i reattori n° 3 e n° 4 della centrale di Oi.
Questo nonostante le perplessità dei sismologhi, soprattutto in considerazione del fatto che i lavori per la messa in sicurezza degli impianti contro terremoti e tsunami  sarebbero stati ultimati dopo circa 3 anni.
A fronte di tutto ciò, il 22/03/12 l’ex ambasciatore giapponese in Svizzera, Mitsuhei Murata (invitato a parlare all’udienza pubblica del comitato di bilancio della camera dei consiglieri del Giappone), aveva dichiarato che, se l’edificio danneggiato del reattore n° 4 (con 1.535 blocchi d combustibile stivati), fosse crollato (magari a seguito di terremoto o maremoto), oltre allo spegnimento di tutti e 6 i reattori, intaccherebbe la vasca comune con 6.375 blocchi.
In nessun caso esiste una vasca di contenimento e i blocchi esposti all’aria causerebbero una catastrofe che nemmeno siamo in grado di immaginarci e che colpirebbe tutto il mondo per molti secoli.
L’intera civiltà sarebbe distrutta.
Secondo Murata, la  il Giappone, ha una responsabilità enorme nei confronti dell’intera umanità.
Il disastro di Fukushima dell’ 11 marzo 2011 e il terremoto del 20 maggio 2011, potrebbe aver già causato la contaminazione di tutto il pianeta.
Le maggiori fonti ufficiali di stampa tacciono, pochi i servizi dedicati a questa catastrofe, e alle sue effettive conseguenze.
L’ex ministro dell’industria Giapponese Barni Kaieda, ha ammesso di aver mentito quando nel 2011 aveva detto che la centrale era sicura, e, nel frattempo, sulle coste americane hanno trovato tonni contaminati da sostanze radioattive e i terremoti nella zona di Fukishima (considerata peraltro zona ad alto rischio sismico), continuano a minacciare l’integrità della centrale.
Il disastro di Fukushima è stato classificato nella scala INES (International Nuclear and radiological Event Scale) a livello 7, il più alto, quello che indica cioè un disastro catastrofico.
La maggior parte delle radiazioni fuoriuscite dalla centrale di Fulushima, è finita in mare ed è per questo che quello appunto di Fukushima viene considerato il più grande incidente nucleare nella storia dei mari. Il livello radioattivo nei nostri mari è aumentato ma forse non sapremo mai quanti milioni di animali marini sono realmente morti o contaminati a causa di questo e quanto veramente gravi sono le conseguenze per noi tutti.
L’OMS (Organizzazione Mondiale della Salute), ha rilasciato il 28/03/13 un rapporto nel quale sostiene che, effetti sanitari derivanti dalla catastrofe di Fukushima sono stati rlevati solo nelle zone vicino alla centrale Aumenti dal 4% al 7% per vari tipi di tumori fino ad arrivare ad un aumento del 70% per il cancro alla tiroide nei bambini e nelle donne.
Greenpeace sostiene invece che gli effetti sono stati sottostimati.
I funzionari della Tepco, tra cui il suo Presidente Naomi Hirose, hanno dichiarato nell’aprile 2013 che, non sarebbe escluso il rilascio in mare dell’acqua contaminata in quanto le vasche di contenimento non sarebbero state in grado di contenerla tutta.
Ricordiamoci comunque che, già nel 2011, nel tonno rosso pescato a San Diego, fu rilevata una quantità di cesio radioattivo 10 volte superiore a quella trovata negli anni precedenti Il danno ecologico ambientale sarebbe immenso.
Ad oggi, quasi 3 anni dopo il disastro, le fuoriuscite nella centrale continuano ancora, anzi, non si sono mai fermate e si continua a parlare di catastrofe. Ma la domanda è: catastrofe in atto o già avvenuta?
Le notizie che ci arrivano continuano ad essere poco chiare e a volte incomplete.
nei mesi scorsi il Governo Giapponese ha ammesso che, da mesi è in atto uno sversamento delle acque contaminate in mare e gli esperti a riguardo parlano di catastrofe annunciata.
Ma quali saranno le reali conseguenze di tutto ciò per noi, ancora non ci è dato saperlo.

Sabrina Stoppa

Leggere ad alta voce fa bene ai bambini

Leggere ai bambiniLa lettura ad alta voce dovrebbe essere un (normale) rito quotidiano della famiglia a partire dai sei mesi, quando il piccolo riesce a stare seduto e a seguire con gli occhi un discorso. All’inizio, è opportuno proporre semplici filastrocche per pochi minuti: il bimbo, in questa fascia di età (sei-otto mesi), è già in grado di ascoltare (pur se per un tempo assai limitato) ed è ricettivo. La voce ha un effetto calmante e rassicurante già per i neonati (che riconoscono quella materna); a pochi mesi i piccoli percepiscono il ritmo delle parole, il tono e le pause (anche se non colgono il significato).
Pediatri, Associazione Italiana Biblioteche e Centro per la Salute del Bambino) – che promuove la lettura ad alta voce in età prescolare (tra i sei mesi e i sei anni).
Sulla stessa linea d’onda Renata Gorgani, presidente delle Librerie dei Ragazzi di Milano, Monza e Brescia: “Leggere un libro a un bambino piccolissimo tenendolo in braccio e guardando le pagine insieme a lui è una delle esperienze più gratificanti per entrambi: è insieme coccola e gioco, narrazione e musica”.
“In questo modo, il bimbo imparerà a leggere già da piccolissimo senza neppure accorgersene e senza che nemmeno il genitore se ne renda conto!”
Perché fa bene leggere ad alta voce fin da piccolissimi:
favorisce l’acquisizione del linguaggio e un vocabolario molto più ricco;
un bimbo che vive in un ambiente familiare ricco di letture probabilmente sarà più bravo a scuola di chi non lo è.
Il cervello comincia a svilupparsi alla nascita e “reagisce” a ogni stimolo esterno: nei primi 12 mesi di vita si formano connessioni cruciali tra neuroni che vanno sprecate se non vengono utilizzate.
L’esperienza della lettura a voce alta allena comprensione, memoria e creatività e le connessioni cerebrali associate a queste competenze.
L’abitudine alla lettura aiuta a sviluppare la capacità di ascolto e di concentrazione, l’attenzione e favorisce un atteggiamento vivace e curioso.
Il momento della lettura già nel primo anno di vita crea un più stretto legame tra l’adulto e il piccolo e contribuisce a un sereno sviluppo emotivo. In fondo, leggere insieme a voce alta è un’attività piuttosto semplice (non occorre un attore per essere coinvolgenti!) che richiede solo un po’ di tempo e calma da parte del genitore ma è un dono importantissimo da fare al proprio bimbo per il suo sviluppo cognitivo e affettivo.
(Fonte ricerche dell’American Academy of Pediatrics e Nati per leggere).

Giusy Marsiglia

Dormi e ti pagano: la Nasa offre 5000 dollari a chi rimarrà a letto 70 giorni

Dormi e ti paganoSe adori startene tutto il giorno sul divano e rimarresti per ore sdraiato davanti al pc, allora la Nasa potrebbe avere bisogno di te per un importante progetto.
Il nuovo studio della Nasa, prevederebbe infatti il reclutamento di soggetti disposti a stare a letto per una durata di 70 giorni per una retribuzione di circa 5000 dollari al mese. L’esperimento si tiene al Johnson Space Centre di Houston, dove ogni aspirante soggetto rimane per due settimane, svolgendo le attività di ogni giorno, lasciando che gli scienziati possano monitorare le funzioni del corpo in condizioni normali. Al termine di questa prima fase i 70 giorni successivi verranno trascorsi in un letto dove la luce verrà tenuta accesa per 16 ore al giorno e per le restanti otto ore verrà lasciata spenta. Sarà garantito accesso libero a giochi per il pc, TV, libri, internet e saranno concesse visite, e tutto il cibo verrà fornito per mantenere il peso costante. Sarà possibile anche farsi la doccia rimanendo a letto.
Il solo momento in cui sarà consentito muoversi, sarà quando gli scienziati porteranno avanti i test per riscontrare eventuali cambiamenti all’interno di ossa, muscoli, circolazione, nutrizione e sistema immunitario. Oppure durante un esercizio recentemente introdotto e chiamato “test delle contromisure e delle funzioni”, che eseguirà un monitoraggio riguardante i diversi movimenti che possono riguardare la forza e la grandezza del muscolo, la salute delle ossa e le funzioni cardiovascolari. Anche in questo caso i soggetti rimarranno a letto e si eserciteranno con un equipaggiamento realizzato appositamente. Al termine dei 70 giorni, ci sarà una riabilitazione lunga 14 giorni per rimettere il corpo in forma. La microgravità, oggetto dell’intero esperimento, è un problema che può avere serie ripercussioni sul corpo umano. Infatti quando non sussiste l’azione della normale gravità, il sangue non fluisce come al solito, raggiungendo estremità come la faccia, le mani, e i piedi. Questo si traduce inoltre in una perdita di tessuto muscolare, indebolimento diffuso degli arti, anemia, e perdita di calcio nelle ossa. Per questa ragione negli ultimi 25 anni la Nasa ha intensificato gli studi in merito, continuando con nuovi esperimenti, e questo non è che uno dei tanti attualmente in fase di sviluppo.

Giusy Marsiglia

Coincidenze e natura

Sfere di ghiaccioCoincidenze e natura – Nelle acque dei grandi laghi americani, d’inverno a volte, grazie anche al vortice polare, si vanno formando delle autentiche sfere di ghiaccio che hanno del sorprendente. Ma trovarle addirittura in Polonia diventa un fatto più unico che raro!
A sentire i metereologi queste formazioni (15 cm circa di diametro) si creano quando l’acqua di mari e laghi si trova a temperature lievemente al di sotto dello zero. Grazie al moto ondoso, il ghiaccio si aggrega in strati fino a creare solidi di forma sferica. In questo caso poi il vento molto forte che ha soffiato su Jastarni ha contribuito a increspare il mare facendo muovere le onde in diverse direzioni: le mega-biglie appaiono così perfettamente rotonde proprio per questo motivo.
Un volta trasportate sulla spiaggia sono state ancora più levigate dallo sciabordio delle onde, che hanno completato il lavoro di levigatura.

Marco Marino

Come perdere fino a 3 kg a settimana con il miele

Miele Si, questo dolce nettare frutto del lavoro instancabile delle api è un vero amico della linea, oltre che della salute, perché sembra essere in grado di far perdere, senza nemmeno troppi sforzi, parte dei chili di troppo. Il miele è un antibiotico naturale, un antiossidante e altro ancora e queste sue virtù sono ormai note da tempo, ma secondo il nutrizionista di Edimburgo Mike Mcinnes, due cucchiaini di miele prima di coricarsi aiutano a rimettersi in forma più velocemente, e questa è sicuramente una buona notizia.
Non si tratta comunque di una novità perché di questo ne ha parlato per la prima volta in nutrizionista nel 2005, ma solo ora la notizia ha preso a circolare in rete con una certa insistenza.
Mike Mcinnes è uno sportivo e’ un farmacista che aiuta, assieme al figlio anch’egli nutrizionista, gli atleti nell’alimentazione per metterli in condizione di potar ottenere le migliori performance possibili anche grazie a quello che si mette nel piatto. Egli sostiene che mangiare due cucchiaini di miele la sera, prima di coricarsi, consente di bruciare i grassi in eccesso, senza quindi dover ricorrere ad una dieta che costringe a fare calcoli tra calorie, peso e quantità.
Secondo il nutrizionista inglese, questa pratica consente di attivare degli ormoni durante il sonno, ormoni che sono alimentati da grassi, per cui l’organismo automaticamente brucia più grassi. Il miele, oltre alle note proprietà, sarebbe anche in grado di determinare dei cambiamenti nel metabolismo, per cui sarebbe possibile bruciare, durante la notte, gli zuccheri, e non solo, perché mangiare miele prima di coricarsi indurrebbe il cervello a fermare il desiderio di zucchero e di altri alimenti a base di carboidrati. Insomma, una sorta di difesa naturale che consentirebbe non solo di perdere i chili di troppo, molto più velocemente che non con la semplice dieta, ma eviterebbe oltre tutto anche di prendere altri chili in eccesso in quanto si tenderebbe a non mangiare gli alimenti maggiormente responsabili dell’aumento di peso corporeo.

Giusy Marsiglia

Le donne formose sono più intelligenti delle magre

Donne formoseLe donne formose non sono solo le preferite dagli uomini. Ma anche le più intelligenti. E’ quanto sostiene uno studio svolto da un team di esperti dell’università di Pittsburgh e Santa Barbara, in California, che ha confrontato i quozienti intellettivi di alcune donne con le loro misure.
La ricerca, che sarà pubblicata sulla rivista “Evolution and human behaviour” di questa settimana, ha preso in considerazione un campione di 16mila donne e ragazze.
Ed è risultato che quelle aventi un maggior distacco fra la misura dei fianchi e quella della vita avevano raggiunto punteggi molto più alti nei test d’intelligenza.
Il rapporto ideale tra la circonferenza dei fianchi e quella della vita è compreso tra 0,6 e 0,7. Quindi la vita dovrebbe essere necessariamente più stretta dei fianchi. Secondo gli scienziati le donne “con le curve” produrrebbero una maggior quantità di Omega3 (gli acidi grassi che rivestono il grasso situato sui fianchi e le cosce femminili). Queste sostanze avrebbero un ruolo fondamentale nello sviluppo del cervello dei figli, durante la gravidanza.
Sempre secondo gli esperti americani, la scarsa produzione di Omega3 spiegherebbe i risultati ottenuti dalle donne giovani e dal fisico poco formoso nei test per misurare il quoziente intellettivo: i punteggi ottenuti dai figli di queste donne sarebbero stati più bassi di quelli delle donne formose. Le donne “con le curve” riscuotono sempre maggior successo tra gli uomini. Lo confermano i sondaggi: su un campione di maschi fra i 25 e i 50 anni, il 45 per cento degli intervistati gradirebbe andare con una ragazza un pò più in carne. Mentre il 31 per cento degli uomini le considera seducenti.
Commenti positivi sullo studio americano sono arrivati da Paula Hall, psicologa e sessuologa di “Relate”: “Una ricerca che riveli che si può essere sexy e intelligenti è sicuramente una gran cosa – ha detto l’esperta al Sunday Times – perché dimostra finalmente che le donne procaci non sono solo migliori a crescere i figli, cucinare e a fare i lavori domestici, ma sono anche dotate di intelletto”.

Giusy Marsiglia

Bere acqua tiepida e limone al mattino fa bene alla salute

Acqua e limoneBere acqua tiepida e limone al mattino offre al corpo 10 benefici che lo aiutano a stare in buona salute.
Il limone  è ormai da un po’ di tempo considerato un eccellente anticancro, tanto è vero che il Prof. Veronesi, per sua stessa ammissione,  ne  fa un largo utilizzo, soprattutto bevendone un bel bicchiere al mattino.  Come è solito dire infatti “un bicchiere di spremuta di limone al mattino allontana il cancro”, e il buon senso consiglia di prendere sul serio questa sua raccomandazione. Contrariamente a quanto si possa credere, l’acidità del limone ha sull’organismo un effetto alcalinizzante.
Questo accade perché durante la fasi di metabolizzazione, l’acido citrico subisce una serie di trasformazioni, per cui si ossida e i Sali che ne derivano danno origine a potassio, carbonati e bicarbonati di calcio, sostanze che determinano quindi l’alcalinità del sangue. Un sangue alcalino sembra essere la condizione ideale per far si che l’organismo riesca a preservarsi da una serie di condizioni negative, non ultime certamente anche le neoplasie che sembrano avare un maggior impulso, si sviluppano anche più velocemente, in condizioni di acidità. Ma vediamo nello specifico quali sono questi benefici.
Innanzi tutto rafforza il sistema immunitario, la sentinella che cerca di mantenere l’organismo ben protetto da attacchi esterni, grazie all’alto contenuto di vitamina C e del potassio cui si accennava prima, che stimola le funzioni cerebrali e quelle nervose, oltre a svolgere una funzione di regolazione della pressione arteriosa.
Ha una spiccata azione di bilanciamento del ph dell’organismo che, come detto in precedenza, si giova di una condizione di alcalinità
Aiuta a controllare il peso corporeo ma anche a perdere quelli di troppo, in quanto essendo il limone ricco di fibre, pectine, aiuta a combattere la fame. Non per nulla, le diete più alcaline consentono di perdere più chili rispetto ad una dieta neutra o acida.
E’ un ottimo digestivo in quanto stimola il fegato a produrre la bile, essenziale nella fase di digestione che risulterà quindi essere più efficiente riducendo anche il rischio di costipazioni e di acidità.
Ha una spiccata azione diuretica, quindi aiuta a depurare  l’organismo che si libera più facilmente delle scorie e delle tossine con evidenti benefici non solo per il tratto urinario, ma per tutto l’organismo in generale.
Aiuta a mantenere pulita la pelle sempre grazie alla sua azione depurativa. La vitamina C consente di ridurre sensibilmente rughe ed imperfezioni, oltre a rendere la pelle più liscia a morbida. Se applicato direttamente sulle ferite, naturalmente quelle cicatrizzate,  il limone ne migliora l’aspetto.
Rinfresca l’alito e allevia dolore e gengiviti ma, attenzione, l’acido citrico può danneggiare seriamente lo smalto dei denti, per cui dopo è necessario sciacquare accuratamente la bocca in modo da evitare che una soluzione benefica possa tramutarsi in un problema.
Aiuta a fermare la tosse e a migliorare i problemi respiratori.
E’ un ottimo coadiuvante contro la disidratazione e quindi contrasta la fatica cronica. Un fisico disidratato non riesce a liberarsi correttamente ed efficacemente delle tossine e delle scorie azotate, per cui  può andare incontro a stress, costipazione ed altri disturbi non di poco conto.
Il limone è quindi un toccasana, uno di quei frutti, doni della terra, che la natura ci ha messo a disposizione ma di cui, troppo spesso, come in tante altre occasioni, ci si dimentica troppo facilmente. Certo, per alcuni potrà sembrare eccessivamente acre, difficile da ingerire, poco appetibile diciamo così, ma come per tante altre cose che all’inizio non sono gradite, è possibile abituarsi un poco alla volta, perché ne varrebbe veramente la pena.

Giusy Marsiglia