Inventa lampadina che dura 100 anni e viene minacciato di morte

Lampadina di Benito MurosNell’immagine qui a sinistra, è evidenziata apparentemente una semplice e comune lampadina.
Ma questa lampadina ha una particolarità che la rende praticamente “immortale: “è stata sviluppata con una tecnologia (per il momento non nota) che, al contrario delle normali
lampadine, non è sottoposta al fenomeno dell’obsolescenza programmata”.
Cosa significa questo termine? Solitamente tutto ciò che troviamo in commercio ha una scadenza propria, una fine “programmata” che permette alle industrie di immettere sul mercato mondiale prodotti tecnologicamente sempre più avanzati e di livello superiore, a scapito di quelli già presenti.
Questo avviene nell’economia industriale, soprattutto per prodotti di origine elettrica (come appunto le lampadine) o elettronica.
In pratica le industrie produttrici utilizzano appositamente materiali di qualità inferiore o componenti facilmente deteriorabili che accorciano la vita del prodotto rendendolo obsoleto o inutilizzabile dopo un certo periodo di tempo, spesso in prossimità dell’uscita sul mercato di prodotti simili ma tecnologicamente più aggiornati.
Lampadina di Benito Muros Tutto questo, ovviamente, serve esclusivamente ad aumentare i fatturati commerciali.
Ora però questa torbida tattica industriale sta per essere messa a rischio dall’invenzione di un giovane impiegato, Benito Muros, che lavora presso l’OEP Electrics come responsabile di un programma appositamente ideato per combattere l’obsolescenza pianificata.
In pratica l’uomo ha ideato un tipo di lampadina che arriva a risparmiare dal 70% al 95% dell’energia normalmente utilizzata da una normale lampadina.
Ciò vuol dire che sei voi utilizzaste una di queste lampadine per la vostra camera da letto essa sopravvivrebbe anche alla vostra dipartita, continuando a funzionare nel tempo.
In più (e non è cosa da poco) essa possiede anche la caratteristica di non scottare al tatto e di non bruciarsi se sottoposta a ripetute accensioni.
Guarda l’intervista a Benito Muros:

Vi siete mai chiesti perché certi giocattoli si rompono subito? Perché è così faticoso trovare pezzi di ricambio per un elettrodomestico? Perché il computer che avete in casa dopo pochi mesi è già diventato un pezzo da museo?
La risposta è più semplice di quanto, forse, immaginate e si racchiude in appena due parole: obsolescenza programmata. Significa che vi sono prodotti che vengono progettati e costruiti per durare poco, rompersi in fretta ed essere così continuamente sostituiti.
Il ragionamento è impietoso ma chiaro: sembra che il sistema economico-monetario che regola la nostra società stia in piedi solo se si continua a “consumare” senza sosta e per avere la certezza che ciò avvenga occorre creare il “bisogno”, la “necessità”.
Quindi, cosa c’è di più efficace del mettere a disposizione dei consumatori oggetti pensati e realizzati per durare poco, in modo che vengano costantemente ricomprati? Un video che tratta l’argomento:

Fonte 1Fonte 2
Per completezza d’informazione, vi informiamo che esiste anche un’intervista a tale Leon, un presunto ex socio di Muros che cerca di denigrare l’invenzione in questione spiegando che la lampadina ideata da Muros non sarebbe “infinita” ma facilmente riparabile a basso costo. Inoltre si allude a spostamenti finanziari non poco chiari da parte dell’ideatore del progetto. Non sappiamo se queste dichiarazioni corrispondano al vero ma la cosa curiosa è che questa seconda intervista è stata fatta dallo stesso sito web che ha intervistato Muros circa un mese prima. Ecco il link.

Sito ufficiale del prodotto

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La mela OGM canadese potrebbe arrivare in Italia

Mela OGM canadeseL’accordo con il Canada prevede l’abbattimento delle barriere sull’agroalimentare.
Il trattato CETA tra Canada e UE attende solo l’ok del Parlamento. Dopodiché, diversi prodotti, tra cui la mela OGM, potranno entrare in Europa.
Ricordate la mela OGM che non imbrunisce mai? Beh, quella mela potrebbe presto arrivare anche in Europa, e di conseguenza in Italia.
Le barriere all’ingresso degli organismi geneticamente modificati possono essere aggirate da una clausola contenuta nel trattato CETA, un accordo bilaterale di libero scambio firmato da Canada e Commissione Europea, che per entrare in vigore attende soltanto il via libera del’Europarlamento.
La votazione non si prevede prima di inizio 2016, ma questo ad oggi non esclude affatto l’accesso degli OGM nordamericani ai mercati europei.

OGM in Europa: è davvero possibile?
Queste notizie spesso contengono una buona dose di allarmismo e di sensazionalismo, ma in questo caso esistono fatti incontrovertibili.
È un fatto, ad esempio, che il governo Harper abbia dichiarato che l’accordo CETA sul commercio e gli investimenti «migliorerà l’attuale forum Canada-UE per la discussione sulle biotecnologie, e sottolinea la promozione di efficaci processi di approvazione basati sulla scienza e la cooperazione in presenza di basso livello di colture geneticamente modificate.
Il CETA comprende anche disposizioni per affrontare le barriere non tariffarie dell’UE, come quelle relative alla sicurezza alimentare degli animali e la salute delle piante.
Inoltre, il CETA istituisce un meccanismo in base al quale il Canada e l’UE coopereranno per discutere e cercare di prevenire o eliminare le barriere non tariffarie che possono sorgere per le esportazioni agricole».
Il linguaggio politichese si traduce dipanando due costrutti tipici della retorica americana: le “barriere non tariffarie” e i “processi di approvazione basati sulla scienza”. Le prime sono nient’altro che regolamenti e standard di qualità che tutelano prodotti o servizi. Il contratto nazionale di lavoro è una barriera non tariffaria, allo stesso modo della normativa sulle acque, così come il tetto ai pesticidi nei prodotti agricoli.
Mela OGM canadeseDa noi, queste “barriere”, sono più alte rispetto al Canada. Lo dimostra il fatto che una mela OGM non può essere venduta. Queste soglie sono figlie del principio di precauzione che dovrebbe regolare la politica europea dal Trattato di Lisbona.
La massima che il principio esprime è: “better safe than sorry”. Gli americani, canadesi compresi, utilizzano invece procedure contrarie: le autorità di regolamentazione, in Nord America, assumono che gli organismi geneticamente modificati siano “sostanzialmente equivalenti” rispetto agli altri.
Le verifiche si fanno ex post, non prima di commercializzare il prodotto, che raggiunge il mercato molto più in fretta.
Il principio di precauzione allunga il processo, perché serve allo scopo di salvaguardare il più possibile la salute dei consumatori. Ma questa pratica è osteggiata dalle aziende americane, e se lo scopo dei trattati come il CETA è creare una corsia preferenziale per il libero scambio tra Europa e Canada, tutto ciò che rallenta il flusso di merci rappresenta un ostacolo da rimuovere.
L’accordo va esattamente in questa direzione, perché contiene al suo interno tutte le mine per far saltare le barriere non tariffarie e promuovere l’armonizzazione dei regolamenti: un’armonizzazione che prevede di tarare gli standard europei su quelli canadesi, più bassi e meno d’intralcio al libero commercio.

Chi non si adegua finisce in tribunale
Un altro fatto, è l’imminente aumento delle mele del Canada sui mercati europei. Se il CETA verrà ratificato ed entrerà in vigore fra meno di un anno, il 9% delle tariffe stagionali che l’UE applica sulle mele canadesi sarà ridotto a zero. È previsto dallo stesso trattato.
Questa ondata di frutta americana potrebbe tranquillamente portare con sé anche la mela OGM tanto discussa.
E agli Stati membri dell’Unione Europea non conviene mostrarsi troppo recalcitranti. All’interno del CETA, così come del TTIP (analogo accordo commerciale che la Commissione negozia con gli Stati Uniti), è stata inserita la clausola ISDS. Si tratta di un meccanismo che permette agli investitori esteri di fare causa ai governi che ne minano i profitti, anche solo potenziali.
Le udienze si svolgono a porte chiuse, dinanzi a corti di arbitrato sovranazionali che surclassano la giurisdizione statale, senza possibilità di ricorrere in appello. Sono centinaia i casi in cui uno Stato sovrano ha dovuto rinunciare a normative stringenti su ambiente o salute dei cittadini perché minacciato da una richiesta di risarcimento davanti alle corti arbitrali (leggi di più su ISDS: l’arma delle multinazionali contro l’ambiente).

Stando così le cose, potrebbe verificarsi la stessa situazione con la normativa italiana sugli OGM. Ma se vi alletta l’idea di una mela che non imbrunisce mai, non avete di che preoccuparvi.

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Piramidi Giappone

Piramide Yonaguni GiapponeAnche il Giappone, come altri paesi (Azzorre, Cina, Bermude), vanta le sue piramidi sommerse.
La scoperta è stata fatta al largo del sud dell’isola di Yonaguni (la più occidentale delle isole del Giappone), nel 1987 dal subacqueo giapponese Kihachiro Aratake mentre con un team di ricercatori, stava effettuando delle riprese subacquee per studiare gli squali martello presenti in queste acque.
In una di queste immersioni, scoprì la presunta piramide in questione che ha una lunghezza di circa m. 120, per un’ampiezza di circa m. 40 ed è alta m. 20-25 circa.
Essa è formata da blocchi di roccia, lavorata a terrazzamenti con una base in cima che gli attribuisce la forma di una piramide a gradoni.
Molti scienziati hanno studiato questa presunta piramide insieme ai fondali circostanti dove sono state scoperte le rovine di un’antica civiltà formatasi alla fine dell’ultima era glaciale.
Gli studi ed i rilevamenti effettuati finora fanno supporre che la presunta piramide risalga a circa 8.000 – 10.000 anni fa quando questo tratto di mare ancora non era sommerso dalle acque.
Molte stalattiti ritrovate in alcune grotte subacquee della zona circostante, confermerebbero proprio che in epoca antica questa zona si trovava sopra il livello del mare.
Il professor Masaaki Kimura, direttore di un gruppo di scienziati che studiò la presunta piramide, affermò di aver scoperto nella zona al largo di Yonaguni almeno 15 edifici oltre ad alcune rocce con impresse figure di uomini e di animali.
Piramide Yonaguni GiapponeMa tutto ciò ad oggi è ancora da verificare con certezza.
Secondo altre teorie, questo ritrovamento potrebbe anche essere la conferma dell’esistenza del leggendario Continente di Mu che, secondo la leggenda sprofondò negli abissi dell’Oceano Pacifico migliaia di anni fa lasciando come sua unica testimonianza le numerose isole della Polinesia e che non fu mai ritrovato.
Altri studiosi affermano invece che questa piramide sia una formazione naturale dovuta alle forti correnti che si trovano in queste acque.
Oltre alle piramidi sommerse di Yonaguni, il Giappone conta circa 10.000 altre piramidi (chiamate Kofun), costituite costruiti con pietre e terra e con una particolare forma a buco della serratura, edificati all’incirca tra il 300 e il 710 D.C. come tombe funerarie per imperatori.
Questo periodo viene infatti chiamato di Kofun proprio per la grandissima diffusione di queste costruzioni che ne caratterizzano il periodo stesso.
Ne citiamo alcuni in quanto sono veramente tantissimi.
Il più grande di questi kofun, chiamato Kofun Nintoku è situato nella città di Sakai, nella prefettura di Osaka, ed è alto m. 35 circa con una lunghezza di più di m. 480. Intorno a questo, nel raggio di circa sei miglia quadrate, è possibile trovare più di 90 altre piramidi a tumulo.
Altre di queste le troviamo nel complesso di Saitobaru Kofun, nella città di Saito, nella prefettura di Miyazaki, che comprende più di 300 tumuli.
Kofun GiapponeLa costruzione di questa città risale al V e VI secolo. Qui se ne contano più di 300 circa.
Molti di questi tumuli sono ancora da scavare e restano ancora sepolti coi loro misteri.
Qui i Kofun non hanno tutti la forma a buco della serratura, ci sono anche molti tumuli di altre forme, alcuni con base rotonda e altri anche con base rettangolare.
Quest’area dal 1952 è stata dichiarata dal governo giapponese sito storico nazionale.
Un’altro interessante ritrovamento in Giappone è stato fatto per caso da un contadino nel 1960, nei pressi del villaggio di Asuka, nella prefettura di Nara, successivamente esaminato da un team di archeologi giapponesi.
Sepolta sotto un grande tumulo di terra alto circa m. 7, il team ha infatti ritrovato una presunta piramide a gradoni.
Dai primi rilevamenti sembra che risalga all’incirca al 6° secolo D.C.
Alcuni ipotizzano che fosse adibita a tomba, altri ad osservatorio astronomico ma per ora restano solo teorie.
Già in passato nel villaggio di Asuka erano stati trovati misteriosi megaliti di granito.
Finora della presunta piramide sono stati portati alla luce solo i gradoni esterni.
Segnaliamo anche che, sulle colline delle zone circostanti il villaggio di Asuka si trovano alcuni monumenti di pietra che poco hanno a che vedere con lo stile della cultura della zona e di cui fino ad oggi ancora nessuno sembra sapere chi li abbia costruiti, quando e a quale scopo.
Un’altro ritrovamento in Giappone è stato fatto nel 1996, ad Hang sul monte Kasagi, nell’isola di Honsu nel nord del Giappone.
Qui è stata scoperta una piccola piramide monolitica e simmetrica delle dimensioni di circa m. 4,70 di larghezza e m. 2,20 di altezza.
La piramide è formata da un unico blocco di granito con le facce levigate.

Sabrina Stoppa

William d’Inghilterra e la leggenda dell’Anticristo

William d'InghilterraPrendete questa per quella che è, semplicemente una storia, dove fantasia, mito e profezie si fondono per diventare un intricato e suggestivo mistero.
Tutto comincia da una supposizione fantastica: il mondo, da sempre, è governato da poche persone, una stirpe, una grande famiglia, diciamo; una famiglia nata dall’ibrido di essere umani e Rettiliani, la vera razza originaria del Pianeta Terra (cfr. La storia di Lacerta).
Di questa famiglia farebbe parte anche la Regina Elisabetta e i suoi eredi.
Quando il 29 Luglio del 1981 Diana Spencer sposò l’erede al trono Carlo Principe di Galles, come ben sappiamo, alla base del matrimonio c’era tutt’altro che una storia d’amore. Carlo, già all’epoca era fidanzato con Camilla Parker Bowles sua coetanea e il matrimonio con Diana non era altro che lo ‘strumento’ per avere degli eredi.
Diana stessa, una volta separata dal marito, ha più volte dichiarato che temeva per la propria incolumità dal momento che era a conoscenza di un ‘enorme’ segreto che avrebbe stravolto la storia della famiglia reale inglese, e non solo.
E forse proprio in virtù della conservazione quel segreto venne lasciata libera di muoversi, per appena un anno, fuori dal controllo della ex coronata suocera.
Diana e Carlo divorziarono il 28 Agosto del 1996; Diana morì nell’incidente automobilistico di Parigi del 31 agosto 1997. Ma torniamo al segreto.
Il mondo del gossip ha sempre spifferato in merito con imprecisati riferimenti ad una sessualità ambigua del Principe Carlo, riducendo il fatto ad una chiacchiera da cortile; ma l’ipotesi che riportiamo è assai più oltraggiosa e scioccante.

  • William d'InghilterraNegli esami fatti sulla Sacra Sindone nel 1978 venne evidenziata presenza di emoglobina (sangue umano) sul tessuto;
  • Da un campione di questo sangue è stato ricavato un tracciato di DNA con cui è stata fecondata Diana;
  • La Principessa di Cambrige ha dato alla luce il 21 Giugno del 1982 il Principe William, praticamente un clone di Cristo;
  • Il progetto è quello di sovvertire l’ordine delle religioni con una sorta di Anticristo che abbia le stesse caratteristiche genetiche di Gesù Cristo.

Ora qualche dato di natura profetica. La ricorrenza della nascita di Cristo è stata posizionata il 24 Dicembre in quanto si rifà al culto pagano del Dio Sole che proprio in occasione del Solstizio d’Inverno (il 21 Dicembre) comincia la sua ascesa verso giornate più lunghe e clima più mite; quindi la fase di rinascita e crescita.
Il Principe William è nato invece il 21 Giugno, giorno del Solstizio d’Estate, in perfetta opposizione con il 21 Dicembre. Il Solstizio d’Estate è la giornata più lunga e l’ultima…da qui il sole comincia la sua ascesa verso il freddo, il buio…la morte.
E’ nato alle h.09:03, in concomitanza con una eclissi di sole.
Secondo i documenti pagani l’Anticristo sarebbe nato da una vergine di 19 anni; precisamente l’età di Diana al momento del concepimento.
La Principessa Diana si è più volte espressa, in alcune interviste, nei confronti dei Windsor utilizzando il soprannome di “lucertole” oppure “rettili”.
Come Gesù, anche il principe William, all’età di 12 anni ha avuto la conferma pubblica del suo futuro da Re dei Re; nel 1994 è stato realizzato e pubblicato dalla Disney il Re Leone, esplicitamente dedicato proprio al Principe William. Il coinvolgimento della Disney nel Satanismo è oramai storia nota ed accertata.
William d'InghilterraAd oggi, per quanto ci è dato sapere, il Principe William non ha avuto mai comportamenti che facciano presagire la sua natura maligna; c’è da dire che Gesù fino all’età di trent’anni è stato un uomo comune. La sua attività di predicatore è cominciata dopo il trentesimo anno d’età. Il Principe William ha compiuto 31 anni nel 2013 e per quanto sappiamo è stato educato alle armi, ama il combattimento e il volo.
Un film del 2004 americano dal titolo Godsand con Robert De Niro affronta proprio la questione della clonazione; ipotizza che il clone di una persona morta prematuramente comincia a rivelare la sua ‘indole’ innaturale una volta superato il giorno della morte del soggetto clonato. Il Principe William compirà 33 anni nel 2015.
Ed ora un grande classico: Nostradamus che profetizza l’arrivo del terzo Anticristo. (i primi due sarebbero Napoleone e Hitler)

Quartina 76
Più Macellaio che Re in Inghilterra,
Luogo oscuro nato per (con) forza avrà l’impero:
Vile senza fede senza legge insanguinerà terra,
Suo tempo s’approssima si vicino che io sospiro.

Quartina 77
L’anticristo tre ben presto annichilirà,
Ventisette anni sangue durerà sua guerra:
Gli eretici morti, prigionieri esiliati,
Sangue corpi umani acqua rossa grandinerà (sulla) terra.

Come sempre sono possibili decine di interpretazioni e quindi non avventuriamoci. Ci basta insinuare il dubbio.
Concludiamo con una nota di colore che riguarderebbe la sposa di questo fantomatico Anticristo: Kate Middleton…Middleton…9 lettere e una strana assonanza che ricorda un altro nome biblico.
Quindi, anche per William, c’è una ‘Maddalena’…o Middleton che dir si voglia!

Leggi anche: La famiglia reale britannica e le sue connessioni con Vlad l’Impalatore ed i Rettiliani ET

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Studio Shock: metalli pesanti tossici anche nei cosmetici più noti

Metalli pesanti nei cosmetici Non abbiamo fatto in tempo a segnalarvi una notizia positiva, relativa alla possibilità di segnalare eventuali controindicazioni sull’utilizzo dei diversi prodotti cosmetici in commercio (l’articolo completo QUI), che da una ricerca shock effettuata in Canada dall’Environmental Defence, arrivano dati davvero poco confortanti. Secondo uno studio dell’Environmental Defence – realizzato insieme alla campagna Safe Cosmetics – in numerosi cosmetici esaminati (anche di marche note) e comunemente utilizzati, sono stati trovati diversi metalli pesanti tossici, come piombo, arsenico e cadmio.
Lo studio ha testato 49 differenti prodotti cosmetici di marche più o meno note (Sephora, Maybelline, Clinique, L’Oreal, Laura Mercier, MAC, Mary Kay, Avon..) e ha riscontrato che il 100% dei prodotti conteneva Nickel (vedere tabella qui sotto con tutte le percentuali,  qui invece è possibile scaricare il report completo), il 96% Piombo, il 90% Berillio e il 51% Cadmio..
Metalli pesanti nei cosmetici Su 49 prodotti cosmetici analizzati, solo la Mineral Pigment Dus di Annabelle, è stato trovato privo di metalli pericolosi.
Nello studio ‘shock’, viene fatto presente come su nessuno di questi prodotti vi fosse indicazione in etichetta di tali metalli.
Il peggior prodotto analizzato è stato il gloss Benefit Benetint che conteneva il più alto livello di piombo (110ppm): ovvero 10 volte superiore al limite fissato dalla sanità canadese.
Le case produttrici si difendono dichiarando che i metalli pesanti presenti nei prodotti testati sono stati classificati come “sostanze contaminanti involontarie” per cui non sono tenuti a indicarle sulle etichette. Secondo i responsabili della Campagna Safe Cosmetics, il rischio è nell’utilizzo continuativo di prodotti che contengono queste sostanze, che con il tempo possono accumularsi nel corpo e portare a diversi problemi di salute.

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La Russia ha costruito massivi rifugi sotterranei in previsione della guerra nucleare

Rifugi sotterranei russiSapevate che i russi hanno un enorme complesso sotterraneo negli Urali, nelle profondità del monte Yamantau e grande quanto l’area interna della tangenziale di Washington DC?
Sapevate che i russi hanno un enorme complesso di rifugi sotterraneo negli Urali, che si stima essere di circa 400 miglia quadrate? In altre parole, è circa grande quanto l’area interna della tangenziale di Washington DC. Negli anni 90 l’amministrazione Clinton era molto preoccupata per la costruzione dell’enorme complesso nelle profondità del monte Yamantau, ma sembra che non abbiano mai potuto avere risposte dirette da parte dei Russi. Il centro di comando di questo complesso si dice che sia A 3000 piedi di profondità del vertice di questa gigantesca montagna di quarzo. E ovviamente gli ufficiali militari americani direbbero che ce ne sono dozzina di in tutta la Russia, anche se la più parte di questi si pensa che siano molto più piccoli.
Ma questo non è tutto ciò che si sono messi a fare i russi. Per esempio la tv russa ha detto che circa 5000 nuovi bunker di emergenza antinucleari, sono stati programmati per essere completati nella città di Mosca per la fine del 2012. La maggior parte degli americani non si rendono conto, ma i russi non hanno mai smesso di fare i preparativi per la guerra nucleare. Nel frattempo, il governo degli Stati Uniti non ha sostanzialmente fatto nulla per preparare i cittadini ad un attacco. L’ipotesi sembra essere che un attacco nucleare probabilmente succederà mai e che se ci fosse, probabilmente significherà la fine della nostra civiltà in ogni caso.
Inutile dire che i russi sono molto riservati circa la loro massiccia struttura sotterraneo a Yamantau montagna, e nessun americano è mai stato la dentro. Quanto segue è ciò che Wikipedia ha da dire in proposito …

I grandi progetti di scavo sono stati osservati da immagini satellitari degli Stati Uniti di recente, alla fine del 1990, durante il periodo del governo di Boris Eltsin dopo la caduta dell’Unione Sovietica. Due presidi, Beloretsk-15 e Beloretsk-16, sono stati costruiti in cima alla struttura, ed eventualmente un terzo, Alkino-2, ma che divenne la città chiusa di Mezhgorye nel 1995. Si dice per ospitare 30.000 lavoratori ciascuno. Continue domande USA hanno avuto diverse risposte da parte del governo russo per quanto riguarda il Monte Yamantaw. Essi hanno detto che è un sito minerario, un deposito per i tesori russi, una zona di conservazione degli alimenti, e un bunker per i leader, in caso di guerra nucleare. Rispondendo alle domande riguardanti Yamantaw nel 1996, Ministero della Difesa della Russia ha dichiarato: “Non esiste nessuna pratica nel Ministero della Difesa Russa di cui informare i mass media stranieri sui servizi, qualunque essi siano, che sono in costruzione nell’interesse di rafforzare la sicurezza della Russia” .  Le grandi linee ferroviarie servono l’impianto.

Già nel 1996, il New York Times ha riportato la costruzione continua di questo sito. Funzionari degli Stati Uniti erano piuttosto perplessi che i russi continuavano a costruire, anche se la guerra fredda era presumibilmente oltre a quel punto …

In un progetto segreto che ricorda i giorni più gelidi della guerra fredda, la Russia sta costruendo un complesso militare sotterraneo nei monti Urali, lo dicono funzionari occidentali e testimoni russi.
Nascosto all’interno montagna Yamantau nell’area Beloretsk degli Urali meridionali, il progetto prevede la costruzione di un enorme complesso servito da una ferrovia, un’autostrada e migliaia di lavoratori.

All’interno della comunità di intelligence degli Stati Uniti, ci fu una enorme dibattito a quel tempo in ordine alle finalità di questa struttura, ma quello su cui tutti hanno concordato era che si trattava di qualcosa di assolutamente enorme …

In un articolo, Sovetskaya Rossiya, ha detto che il progetto prevede la costruzione di una ferrovia, una moderna autostrada e città per decine di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie.
Il complesso è grande come la zona di Washington all’interno della Beltway“, ha detto un funzionario americano a conoscenza dei rapporti di intelligence.

Rifugi sotterranei russiUn paio di anni più tardi, uno dei massimi generali degli Stati Uniti ha detto che credeva che il complesso a Yamantau avesse “milioni di metri quadrati disponibili per impianti sotterranei” …
Pochi anni dopo, nel 2003, c’era un articolo del Washington Post da Bruce G. Blair in cui Yamantau è stato menzionato come un potenziale bersaglio chiave per noi pianificatori di guerra nucleare …

Die-hard [US] pianificatori di guerra nucleare che in realtà hanno gli occhi su obiettivi in ​​Russia e in Cina, tra cui silos missilistici e i bunker di leadership. Per questi progettisti, la guerra fredda non è mai finita. I loro primi due candidati come obiettivi in ​​Russia si trovano all’interno delle montagne Yamantau e Kosvinsky negli Urali centrali e meridionali.
Entrambi erano enormi progetti di costruzione iniziati alla fine del 1970, quando la potenza di fuoco nucleare statunitense faceva sentire la sua pressione alla leadership del Partito Comunista. Temendo uno sciopero, i sovietici hanno inviato decine di migliaia di lavoratori in questi siti remoti, dove i satelliti spia US hanno individuato alla fine del 1990 dei lavoratori che lavoravano ancora duramente.

Ma i russi non solo stanno costruendo profonde strutture giganti sotterranee negli Urali. Sono stati anche costruiti migliaia di nuovi rifugi sotterranei in grandi città come Mosca.
Quanto segue è un estratto da un articolo RT nel 2010 …

Quasi 5.000 nuovi rifugi di emergenza saranno costruiti a Mosca entro il 2012 per salvare le persone in caso di potenziali attacchi.
Le autorità di Mosca dicono che il provvedimento è urgente perché i rifugi attualmente disponibili nella città non possono più ospitare più della metà della sua popolazione.
Negli ultimi 20 anni, l’area di difesa antiaerea è stato sviluppata poco, e le pensiline esistenti sono diventate obsoleti. Inoltre, si trovano per lo più nel centro della città, il che rende, le periferie di Mosca, densamente popolate, particolarmente vulnerabili in caso di un attacco nucleare.
Per risolvere il problema, la città ha dato agli architetti il compito di costruire un modello tipico di un rifugio di facilmente costruibile, che sarà poi costruito in tutta la città da 10 a 15 metri sotto condomini, centri commerciali, impianti sportivi e parchi, in modo che, in caso di attacco, le persone avranno modo di raggiungere i rifugi in un minuto.

Naturalmente tutto queste costruzioni costano ai russi un sacco di soldi.
Secondo una stima, il costo va “da mezzo miliardo ad un miliardo di dollari” …

Anche se i bunker dovrebbero essere progettati per ospitare la popolazione in caso di attacco nucleare, i funzionari del governo dicono che è solo una precauzione e non si aspettano che si ferifichi un attacco o un’epidemia nucleare (per esempio Chernobyl). Né RT o il governo russo hanno fornito stime per il costo degli impianti. In un articolo, il Popular Mechanics, che ha esaminato una serie di diversi tipi di bunker e pratiche edilizie aveva dato diversi prezzi a seconda del tipo di ricovero. Dal momento che i bunker russi sono preposti a contenere circa 1000 persone ciascuno (in base al conteggio della popolazione e altri dettagli), si può stimare che la base più bassa di prezzo per un bunker di queste dimensioni, con beni di prima necessità come bagni e cibo di riserva per un giorno o due, può essere eseguito nella zona ad un costo di circa 100.000 $ – $ 200.000. Questo stimerebbe un prezzo per 5000 ricoveri da mezzo miliardo per un miliardo di dollari. Un investimento significativo.

Rifugi sotterranei russiI russi hanno recentemente finito di lavorare su un nuovo centro della difesa nazionale a Mosca che contiene ampie strutture sotterranee …

La Russia sta lanciando una nuova struttura di difesa nazionale, che ha lo scopo di monitorare le minacce alla sicurezza nazionale in tempo di pace, ma avrebbe preso il controllo di tutto il paese in caso di guerra.
La nuova top-sicurezza, struttura fortificata a Mosca comprende diverse sale da guerra di grandi dimensioni, un nuovo super computer, nel cuore di un centro di elaborazione dati “state-of-the-art”, strutture sotterranee, le vie di trasporto segrete per un’evacuazione di emergenza e un elicottero, che è stato schierato per la prima volta il 24 novembre sul fiume Mosca. Il Ministero della Difesa non divulgare il prezzo pagato per il sito, ma si stima l’equivalente di diversi miliardi di dollari.

Inoltre, i russi stanno anche sviluppando un nuovo sistema anti-missili balistici che è stato progettato per impedire in primo luogo ai missili nucleari degli stati Uniti di raggiungere i loro obiettivi.
Gli Stati Uniti non hanno nulla di simile alla S-500, che è attualmente in fase di sviluppo dai russi. Al più tardi, si è previsto per essere pronto nel 2017, ma ci sono voci che sta già iniziando a essere distribuito oggi. Di seguito scrive il military-today.com

L’S-500 non è un aggiornamento della S-400, ma un nuovo design. Esso utilizza un sacco di nuove tecnologie ed è superiore alla S-400. E ‘stato progettato per intercettare i missili balistici. Si prevede di avere una gamma di 500-600 km e colpire bersagli a quote alte come 40 chilometri. Alcune fonti sostengono che questo sistema è in grado di tracciare 5-20 obiettivi balistici e intercettare fino a 5-10 obiettivi balistici contemporaneamente. Può sconfiggere i missili balistici che viaggiano a 5-7 chilometri al secondo. E ‘stato riportato che il sistema di difesa aerea può anche indirizzare bassi satelliti orbitali. Si prevede che l’S-500 farà scudo a Mosca e nelle regioni circostanti. Esso sostituirà l’attuale sistema anti-missili balistici A-135. L’S-500 missili saranno utilizzati solo contro gli obiettivi più importanti, come i missili balistici intercontinentali, AWACS e aerei disturbo.

Purtroppo, la maggior parte degli americani non sono interessati a queste cose.
In questi giorni, la maggior parte degli americani può solo supporre che i russi sono “nostri amici” e che una guerra con la Russia non potrebbe mai accadere.
Quello che non capiscono è che il popolo russo vede le cose in modo, molto diverso. Oggi, l’l’81 per cento dei russi hanno un’opinione negativa degli Stati Uniti. La nostra interferenza nel conflitto in Ucraina ha reso il popolo russo molto arrabbiato, e ci sono molti che ora credono che una guerra di tiro con gli Stati Uniti è inevitabile.
E questa settimana le cose tra gli Stati Uniti e la Russia si sono ancora più tesa. Barack Obama ha già annunciato che ci sarà l’invio di “non-letale” aiuti militari agli ucraini, ma ora la Camera dei Rappresentanti ha a larga maggioranza approvato una risoluzione che chiede ad Obama di inviare aiuti militari “letali” per il governo di Kiev …

Ieri, con un voto, la Camera dei Rappresentanti ha approvato una risoluzione che invita Obama a inviare aiuti letale per l’Ucraina e che fornisca offensiva, non solo armi “difensive” per l’esercito Ucraino – lo stesso insolvente, super inflazionato paese Ucraino che, con un rating Caa3 / CC, la scorsa settimana ha iniziato i preparativi per emettere debito sovrano con una garanzia degli Stati Uniti, in sostanza che lo rende una parte degli Stati Uniti (qualcosa che gli USA hanno già fatto come favore all’Egitto prima che il regime fantoccio dei Fratelli Musulmani fu spazzato dal potere dall’esercito locale).
La risoluzione e stata approvata con ampio sostegno bipartisan per un conteggio di 348-48.
Secondo DW, tale misura esorta Obama a fornire all’Ucraina “sistemi di armi difensive letali” per consentire all’Ucraina di difendere al meglio il suo territorio dalla “aggressione non provocata e continua della Federazione russa”.
Una politica del genere non dovrebbe essere di parte“, ha detto Eliot Engel, alla Casa dei democratici, sponsor principale della risoluzione. “È per questo che oggi sia come Democratici che come Repubblicani, ma in realtà come americani,  diciamo basta in Ucraina.”

Se Obama decide di inviare aiuti militari letali per gli ucraini, i russi inizieranno a “flippare”.
Purtroppo, a questo punto nessuna delle due parti sembra molto interessata alla pace.
Dobbiamo solo continuare a intraprendere sempre più passi verso la strada della terza guerra mondiale, ed è una guerra che gli Stati Uniti sono completamente e assolutamente impreparato.

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Rapporto OMS: il Glifosato causa di cancro

GlifosatoRapporto OMS: il Glifosato causa di cancro.
Finalmente fine all’insabbiamento.
Dopo 30 anni la Organizzazione Mondiale Sanità rimette in luce il potenziale cancerogeno del glifosato.
Ma l’Europa potrebbe riapprovarlo… I soliti fallimenti dei poteri forti a sostenere vita e salute del pianeta e suoi abitanti…
Il 1° febbraio 1985, il potenziale cancerogeno del glifosato veniva preso in considerazione per la prima volta da un comitato della americana EPA (Environmental Protection Agency- Ente di Protezione Ambientale) che si chiamava Toxicology Branch Ad Hoc Committee (comitato del ramo tossicologico ad hoc).
Il comitato in una esamina di consenso del 4 marzo 1985, aveva classifcato il glifosato come un carcinogeno di classe C.
Un carcinogeno di classe C ha ”Suggestive evidence of carcinogenic potential”: evidenza allusiva a potenziale cancerogeno (la lingua orwelliana del sistema di controllo è fatta apposta per arrotolare le menti e confonderle, in qualsiasi idioma essa si esprima… ndt] )
Questa classificazione C, fu cambiata dall’EPA 6 anni dopo e divenne classe E, categoria che suggerisce “evidence of non-carcinogenicity for humans” : evidenza non cancerogena per gli umani.
Misteriosamente questo cambio nella classificazione del glifosato avvenne durante lo stesso periodo in cui la Monsanto stava sviluppando il suo raccolto OGM al Roundup-Ready (resistente al glifosato).’
Quando si dice le coincidenze bizzarre della vita…, ndt
Ora siamo al 2015 e la OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO in inglese) ha rimesso in luce la potenzialità del glifosato di provocare il cancro. Ora la questione è: di chi è la colpa per questa shockante mancanza di protezione per la salute pubblica? La risposta è il governo americano, che ha spinto il glifosato nel mondo come parte della sua campagna a sostegno della industria americana del biotech, nel suo tentativo di dominare globalmente l’agricoltura
Ora cala il trentennale insabbiamento del glifosato come causa di cancro ma c’è un altro fallimento che si evidenzia: quello del governo USA, dell’EPA e dei regolatori mondiali, che non mettono la salute del pubblico al primo posto, mentre invece proteggono ed espandono il bisogno di profitto delle aziende.
L’OMS ha dichiarato che lì’erbicida piu’ usato al mondo, il GLIFOSATO, è un “probabile cancerogeno”: una mossa che allarmerà (magari… ndt) l’industria agrochimica e anche i giardinieri amatoriali
Oltre l’80% dei raccolti OGM sono stati ingegnerizzati per crescere con questo erbicida.
La stima dell’Ente Americano per la Ricerca sul Cancro (IARC) dei 5 pesticici è pubblicata nell’ultimo numero (l’articolo originale è del 21 marzo 2015) del The Lancet Oncology.

L’Europa a data da destinarsi potrebbe riapprovare il glifosato quest’anno.

La stima dello IARC è qui.

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Antico rimedio di mille anni fa più efficace dei moderni antibiotici

Antico rimedioAffascinante (ri)scoperta scientifica! Trovato in uno dei libri più antichi di medicina inglese un rimedio in grado di distruggere il 90% dei batteri, resistenti ai moderni antibiotici, MRSA. La pozione è stata scoperta in un polveroso manoscritto del medioevo, conservato alla British Library, e i ricercatori dell’Università di Nottingham l’hanno tradotta, riprodotta e testata. Il medicinale vecchio di mille anni, tutt’ora efficace come antibatterico, è stato presentato al congresso annuale della ‘Society for General Microbiology’ a Birmingham.
La pozione veniva usata nel Medioevo contro le infezioni agli occhi, una sorta di collirio ‘ante litteram’ a base di aglio, cipolla, vino e bile di stomaco di mucca, può oggi sconfiggere il Mrsa, lo Stafilococco aureo resistente alla meticillina. Un nemico invisibile che senza un opportuno trattamento può diventare molto pericolo. Questi gli ingredienti, da far macerare insieme per 9 giorni a 4°C. Il rimedio è risultato efficace solamente se preparato in modo completo, al di là dei singoli componenti.
Il manoscritto è il Bald’s Leechbook ed è considerato uno dei primi testi di medicina conosciuti: un giacimento prezioso di antichi rimedi, unguenti e trattamenti. Nel libro – riporta il ‘Telegraph‘ – c’erano tutte le istruzioni per riprodurre il ‘mix’ e farne una soluzione topica da applicare sull’occhio. Si consiglia di lasciare il rimedio a purificare per 9 giorni, in infusione in un vaso d’ottone, prima del suo utilizzo. Nessuno dei ricercatori si aspettava che la pozione potesse funzionare anche nel 21esimo secolo. E sono rimasti davvero stupiti nello scoprire durante i test sui topi che non solo l’unguento può curare l’orzaiolo, un’infiammazione delle ghiandole sebacee alla base delle ciglia, ma soprattutto combattere il super batterio.
Eravamo davvero meravigliati dei nostri risultati – spiegano – Visto quello che accadeva negli esperimenti in laboratorio, crediamo che la ricerca medica moderna possa beneficiare anche della conoscenza del passato in gran parte contenuta negli scritti antichi anche non scientifici”.
Gli scienziati dell’Università di Nottingham hanno ricreato quattro lotti separati della pozione, ribattezzata il ‘collirio di Bald’ dal nome del manoscritto, utilizzando ogni volta gli ingredienti freschi suggeriti dalla ricetta medioevale. Nessuno dei singoli elementi (aglio, cipolla, vino e bile di stomaco di mucca) ha avuto un effetto misurabile sul batterio Mrsa, ma se combinati secondo la ricetta ne hanno cancellato sui topi usati nell’esperimento.
I ricercatori ritengono che l’effetto antibatterico della pozione medioevale sia dovuto appunto “alla combinazione” dei vari ingresienti e “al metodo di fermentazione. Ma sono necessarie ulteriori ricerche per indagare come e perché funziona”, concludono.

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Dieci cose da sapere sugli Stati Uniti

Stati UnitiDieci cose scioccanti che si devono sapere sugli Stati Uniti:

1) Gli Stati Uniti hanno la maggiore popolazione carceraria del mondo, rappresentando meno del 5% dell’umanità e più del 25% dell’umanità prigioniera.
Su 100 americani uno è prigioniero. Con una crescita vertiginosa dagli anni 80, il surreale tasso delle carcerazioni negli USA è un affare e uno strumento di controllo sociale: nella misura in cui l’affare delle prigioni si espande, una nuova categoria di milionari consolida il suo potere politico.
I regali di queste carceri sono anche i regali degli schiavi che lavorano in fabbriche all’interno delle prigioni per salari inferiori ai 50 centesimi all’ora. Una manodopera così competitiva che molti municipi oggi sopravvivono finanziariamente con le loro prigioni e grazie a leggi che comminano sentenze fino a 15 anni di prigione per crimini come rubare gomme.
Gli obiettivi di tali leggi sono sempre i più poveri, ma soprattutto i neri, che pur rappresentando solo il 13% della popolazione americana, costituiscono il 40% della popolazione carceraria del paese.

2) Il 22% dei bambini americani vive sotto il limite della povertà.
Si calcola che circa 16 milioni di bambini americani vivano senza “sicurezza alimentare”, famiglie senza la capacità economica di soddisfare i requisiti nutrizionali minimi di una dieta salutare.
Le statistiche provano che questi bambini hanno i peggiori risultati scolastici, accettano i peggiori impieghi, non frequentano l’università e hanno la maggiore probabilità di essere prigionieri, quando diventeranno adulti.

3) Tra il 1890 e il 2014 gli USA hanno invaso e bombardato 150 paesi.
Sono più i paesi del mondo in cui gli USA sono intervenuti militarmente di quelli in cui ancora non l’hanno fatto. Numerosi storici calcolano in più di otto milioni le morti causate dalle guerre imperiali degli USA solo nel secolo XX.
E dietro questa lista si nascondono centinaia di altre operazioni segrete, colpi di stato e protezioni a dittatori e gruppi terroristi. Secondo Obama, insignito del Nobel della Pace, gli USA conducono in questo momento più di 70 operazioni segrete in diversi paesi del mondo.
Lo stesso presidente ha creato il maggiore bilancio militare di qualsiasi paese del mondo dalla Seconda Guerra Mondiale, distanziando George Bush.

4) Gli USA sono l’unico paese dell’OCSE senza diritto a qualsiasi tipo di sussidio alla maternità.
Sebbene i numeri varino a seconda dello Stato e dipendano dai contratti redatti dall’impresa, è pratica corrente che le donne americane non abbiano diritto a nessun giorno pagato né prima né dopo aver dato alla luce un figlio.
In molti casi, non esiste alcuna possibilità di essere pagate. Quasi tutti i paesi del mondo prevedono tra le 12 e le 50 settimane pagate di licenza di maternità.
Gli Stati Uniti fanno compagnia a Papua Nuova Guinea e allo Swaziland con zero settimane.

5) 125 americani muoiono ogni giorno per non non poter pagare l’accesso alla sanità.
Chi non possiede assicurazione sanitaria (e 50 milioni di americani non la possiedono) ha delle buone ragioni per temere di più l’ambulanza che un innocente attacco cardiaco.
Con viaggi dell’ambulanza che costano in media 500 euro, la degenza in un ospedale pubblico più di 200 euro a notte e la maggior parte delle operazioni chirurgiche che ne costano decine di migliaia, è bene che ci si possa permettere un’assicurazione sanitaria privata.

6) Gli USA sono stati fondati sul genocidio di 10 milioni di nativi.
Solo tra il 1940 e il 1980, il 40% di tutte le donne nelle riserve indiane sono state sterilizzate contro la loro volontà dal governo.
Si dimentichi la storia del Giorno del Ringraziamento, con indiani e coloni a dividere pacificamente un tacchino.
La storia degli Stati Uniti inizia nel programma di sradicamento degli indiani: per due secoli, i nativi sono stati perseguitati e assassinati, spogliati di tutto e rinchiusi in minuscole riserve di terre infertili, in discariche di rifiuti nucleari e e su terreni contaminati.
In pieno secolo XX, gli USA hanno messo in marcia un piano di sterilizzazione forzata delle donne native, chiedendo loro di firmare formulari scritti in una lingua che non comprendevano, minacciandole del taglio dei sussidi o, semplicemente, impedendo loro l’accesso ai servizi sanitari.

7) Ogni immigrato è obbligato a giurare di non essere comunista per poter vivere negli USA.
Oltre a dover giurare che non è un agente segreto né un criminale di guerra nazista, gli si chiede se in passato è stato membro del “Partito Comunista”, o se difende intellettualmente qualche organizzazione considerata “terrorista”.
Se risponderà si a una qualsiasi di queste domande, gli potrebbe essere negato il diritto di vivere e lavorare negli USA per aver dato “prova di debolezza di carattere morale”.

8) Il prezzo medio di una laurea in un’università pubblica è 80.000 dollari.
L’Insegnamento Superiore è un’autentica miniera d’oro per i banchieri. Praticamente tutti gli studenti hanno debiti astronomici, maggiorati di interessi, che richiedono in media 15 anni per essere saldati.
In questo periodo, gli alunni diventano schiavi delle banche e dei debiti, essendo spesso costretti a contrarre nuovi prestiti per pagare quelli vecchi.
Tra il 1999 e il 2014, il debito totale degli studenti Usa ha raggiunto 1,5 trilioni di dollari, con un aumento vertiginoso del 500%.

9) Gli USA sono il paese del mondo con più armi: su 10 americani, si contano nove armi da fuoco.
Non stupisce il fatto che gli Stati Uniti occupino il primo posto nella lista dei paesi con il più grande numero di armi.
Ciò che sorprende è il paragone con il resto del mondo: nel resto del pianeta c’è un arma ogni 10 persone. Negli Stati Uniti, nove ogni 10. Negli USA si trova il 5% di tutta l’umanità e il 30% di tutte le armi, qualcosa come 275 milioni.

10) Sono più gli americani che credono nel Diavolo di quelli che credono in Darwin.
La maggioranza degli americani è scettica, almeno per quanto riguarda la teoria dell’evoluzione, a cui crede solo il 40% della popolazione.
Mentre l’esistenza di Satana e dell’inferno risulta perfettamente plausibile per oltre il 60% degli americani. Questo radicalismo religioso spiega le “conversazioni quotidiane” di Bush con Dio e anche le diatribe infinite sulla natura teologica della fede di Obama.

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Sequestrato il Muos, carabinieri nella base Usa

Muos ItaliaSequestrato il Muos, carabinieri nella base Usa. Il Pentagono sull’orlo di una crisi di nervi – Procuratore: «Ho fatto solo il mio dovere»
La Procura di Caltagirone ha chiesto e ottenuto di porre i sigilli all’impianto militare di telecomunicazione degli USA. Sembrava un pesce d’aprile, ma la conferma arriva dal procuratore capo Giuseppe Verzera: «La decisione del Tar di Palermo cambia radicalmente la situazione, ho ritenuto fondato chiedere il sequestro preventivo che il gip ha confermato»
La procura di Caltagirone ha ordinato il sequestro dell’impianto satellitare Usa Muos nella riserva di Niscemi. Il provvedimento fa seguito alla decisione del Tar di Palermo che aveva accolto i ricorsi dei No-Muos contro la prosecuzione dei lavori di realizzazione dell’impianto di telecomunicazioni nella base americana. Proprio in questi minuti i carabinieri e la polizia municipale stanno apponendo i sigilli al cantiere.
La decisione, inaspettata e dagli effetti rivoluzionari, è stata presa dal Gip su richiesta del procuratore capo di Caltagirone Giuseppe Verzera che spiega a MeridioNews: «La sentenza del Tar ha annullato i provvedimenti autorizzativi, cambiando radicalmente la situazione. Quindi ho ritenuto assolutamente fondato chiedere il sequestro preventivo che il gip ha confermato».
Verzera ricorda che un sequestro già c’era stato in passato. «Il mio predecessore (Paolo Giordano ndr) aveva ottenuto il sequestro, poi annullato dal tribunale delle Libertà, decisione confermata infine dalla Cassazione. Ma adesso questa situazione cambia completamente con la sentenza del Tar».
Il riferimento del procuratore capo è a quanto successo il 6 ottobre del 2012, in concomitanza con una grande manifestazione nazionale. L’entusiasmo degli attivisti quella volta, però, era stato spento qualche settimana dopo con il dissequestro.
Muos ItaliaStavolta le conseguenze potrebbero essere rivoluzionarie. A cominciare dai risvolti politici della decisione. Paura delle pressioni? «Non ci penso – risponde il procuratore – ho fatto solo il mio dovere». Il provvedimento è stato già notificato al comandante del contingente militare statunitense presente nella base di Sigonella.
Il provvedimento di oggi affonda le basi nella sentenza del tribunale amministrativo di Palermo che ha accolto i ricorsi del movimento No Muos, presentati dai legali Nello Papandrea, Paola Ottaviano e Nicola Giudice. In sedici pagine i giudici smontano tutti i presupposti su cui si è basata la realizzazione del Muos nella base statunitense di Niscemi. Secondo il Tari lavori per l’impianto satellitare di comunicazioni militari sono «abusivi», perché privi delle necessarie autorizzazioni paesaggistiche e «viziati da difetto di istruttoria». Anche sul piano dei rischi per la salute causati dalle onde elettromagnetiche, il Tar si esprime, seppur indirettamente, facendo propria la relazione del perito Marcello D’Amore, ingegnere e docente all’università La Sapienza di Roma, dallo stesso Tar nominato.
«Lo studio dell’Istituto superiore di sanità si è basato su procedure di calcolo semplificate che non forniscono accettabili indicazioni nell’ottica del caso peggiore». Di conseguenza, il provvedimento della Regione Sicilia – la cosiddetta revoca delle revoche basata proprio sulla relazione dell’Iss – che ha sostanzialmente dato il via libera all’ultimazione del Muos, «è contrassegnata da contraddittorietà fra atti, erroneità dei presupposti e difetto di motivazione».
A seguito della sentenza del Tar, l’associazione Rita Atria, tramite il suo legale Goffredo D’Antona, aveva chiesto il sequestro alla procura di Caltagirone. Già nel luglio del 2013, era stato presentato il primo esposto denunciando il «grave illecito edilizio e ambientale, nonché la consequenziale «omissione degli enti preposti ai controlli». Una nuova denuncia si è aggiunta nel marzo del 2014 ed evidenziava la mancanza della concessione edilizia, ritenuta dalla legge non necessaria solo se le opere destinate alla difesa nazionale siano realizzate dallo stesso ministero della Difesa. Invece in questo caso si tratta di uno Stato estero, gli Usa.
Nelle ultime settimane, i due esposti erano stati ulteriormente integrati da documenti che dimostravano come, nonostante la decisione del Tar, i lavori nel cantiere del Muos ItaliaMuos continuassero. Si tratta dell’articolo di MeridioNews con le dichiarazioni del’ambasciata statunitense a Roma, che spiegava come fossero in corso delle prove di trasmissione, e di un video degli attivisti No Muos in cui sono visibili, all’interno della base Usa di Niscemi, operai al lavoro e mezzi pesanti per il movimento terra. Infine l’associazione aveva anche denunciato la polizia di Caltanissetta per la scorta a operai e militari dentro la base Usa di Niscemi. «Siamo soddisfatti e contenti nel vedere che le tesi dell’associazione siano state ritenute valide dalla Procura», commenta l’avvocato D’Antona.
«Prendiamo atto della decisione della Procura di Caltagirone di ordinare il sequestro dell’impianto satellitare Muos a seguito della decisione del Tar di Palermo», fa sapere l’ufficio stampa della stazione aeronavale della marina Usa di Sigonella. «Ogni nostra azione avviene nel pieno rispetto della normativa italiana, ci auguriamo una rapida risoluzione del contenzioso al fine di garantire un efficace sistema di comunicazione finalizzato alla difesa». E, conclude, «l’occasione ci è utile per sottolineare la nostra piena disponibilità alle autorità e al territorio per qualunque chiarimento e per ricordare che ripetuti studi effettuati dalle autorità sanitarie italiane competenti hanno dimostrato l’assenza di rischi ambientali e alla salute collegati a questa installazione».
Nota: questi i fatti e la cronaca di una vicenda ottimamente descritta dal quotidiano on line Meridionews.
Bisogna però fare alcune considerazioni.
Questo del sequestro dell’impianto del MUOS potrebbe essere, da quello che ci risulta, il primo caso di un conflitto tra l’interesse militare di un Stato estero, gli Stati Uniti, che dispongono in Italia di una serie di basi (113 secondo le stime) ,considerate di fatto extraterritoriali, e l’interesse legittimo di una collettività italiana (Niscemi e zone limitrofe) che reclama giustamente il rispetto delle norme e delle garanzie previste per qualsiasi tipo di installazione che possa recare potenzialmente danno alla salute degli abitanti, con l’intervento della magistratura che si vede costretta ad intervenire d a sanzionare il mancato rispetto di normative di carattere amministrativo e sanitario da parte delle autorità statunitensi.
Muos ItaliaFacile prevedere che potranno esserci problemi per il coraggioso giudice che ha attuato il sequestro del cantiere della base militare, un giudice che ha osato da solo sfidare il potere atlantista interessato ad utilizzare la Sicilia come la più grande portaerei nel Mediterraneo per i propri fini geopolitici.
Le autorità del Pentagono sono state colte di sorpresa dalla decisione del giudice: avevano sottovalutato la complessità delle procedure giudiziarie italiane e non si aspettavano un provvedimento di sequestro. C’è del nervosismo al Pentagono, considerata l’importanza che viene attribuita a questa base.
Tuttavia possiamo ipotizzare che saranno allo studio delle autorità USA alcune possibili contromisure. Se ci trovassimo in un paese del Medio Oriente o dell’Asia centrale, la soluzione per il Pentagono sarebbe quella di inviare un drone senza pilota che fissi come obiettivo l’ufficio del procuratore di Caltagirone e provveda ad eliminarlo ma, trovandoci in Europa, la cosa presenta dei rischi e potrebbe rivelarsi controproducente. Le autorità del Pentagono dovranno agire in modo cautelativo. Si suppone che in questo momento gli esperti della CIA o della NSA stiano studiando il fascicolo del giudice di Caltagirone per verificare quali potrebbero essere i suoi punti deboli: una prassi abituale dell’intelligence USA per sbarazzarsi degli avversari, montare uno scandalo, inscenare un tentativo di corruzione, implicare la persona in giri oscuri con possibili testimonianze pilotate, ecc.. Un copione già visto in altri casi di esponenti politici che hanno calpestato gli interessi USA in qualsiasi parte del mondo.
In alternativa, trattandosi di un magistrato, non si può escludere che vengano esercitate pressioni sul CSM per richiedere l’avocazione del fascicolo e farlo arrivare sulla scrivania di un altro magistrato più “sensibile” agli interessi del Pentagono. Tutto è possibile, di sicuro il procuratore di Caltagirone dovrà essere molto accorto nel prossimo futuro poichè si troverà nell’occhio di un ciclone.

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Reumatismi? Usa l’olio di peperoncino

Olio al peperoncinoSeguire un’alimentazione corretta è il primo passo per tutelare bene la nostra salute, specialmente nella stagione invernale: le spezie, ad esempio sono ottimi additivi energetici contro l’arrivo dei primi freddi, e in particolare il peperoncino.
Da spolverare sui cibi o sotto forma di olio, aiuta le digestioni un pò laboriose grazie ad un’azione stimolante sui succhi gastrici.
Non solo: secondo alcuni studi, consumare il peperoncino con regolarità stimola il cervello a rilasciare endorfine, ormoni che danno un senso di benessere e hanno effetto antidolorifico.
Per queste sue caratteristiche, insieme al fatto di migliorare la circolazione sanguigna, incrementare il metabolismo delle vitamine e attivare i processi rigenerativi, il peperoncino è indicato nella prevenzione di artriti e reumatismi.

Per preparare l’olio di peperoncino:

  • 10 peperoncini rossi freschi 
  • 2 tazze di olio extravergine di oliva spremuto a freddo 
  • contenitore di vetro
  • ml. 150  di acqua distillata 

Per preparare l’olio di peperoncino:

  • Lavate i peperoncini e asciugateli bene, tagliate via il picciolo e macinate in un tritacarne (se non lo avete potete tagliarli fini fini).
  • Otterrete circa una tazza di miscela finemente in polvere.
  • Mettere il composto nel barattolo di vetro pulito e versare l’olio.
  • Riponetelo in un luogo buio.
  • Dopo sette giorni, filtrare il contenuto del barattolo attraverso una garza o un colino.
  • La miscela in polvere può essere lasciata in frigorifero e utilizzata come additivo alimentare, mentre l’olio rossastro può essere usato per strofinare la pelle.
  • Conservarlo in un luogo buio.
  • In un primo momento, massaggiare con l’olio più volte al giorno, quando si hanno dolori articolari o in altre parti del corpo.
  • Dopo lo sfregamento indossare una calza o un indumento caldo.
  • Applicare su altre parti del corpo, a seconda della posizione del dolore – mani, collo, schiena 

Dopo aver applicato l’olio, vi sentirete un calore sulla pelle, ma sarà sopportabile, anche piacevole, dato che l’olio si riscalda in profondità nella pelle, ma senza bruciare.
Poi è possibile ridurre il numero di applicazioni di questo olio. Dopo un mese o due, si può fare la procedura una volta alla settimana, se non vi è a volte il dolore alle articolazioni a causa di cambiamenti delle condizioni atmosferiche.
Questo rimedio naturale è molto efficace e il suo potere si basa su quell’antica legge, alla base dell’omeopatia, osservata migliaia di anni fa per cui guarisce dalla malattia quella sostanza, presa in piccole dosi, che ne produce gli stessi sintomi. Quindi nel caso del peperoncino che infiamma e brucia produce gli stessi sintomi dell’infiammazione.
Hahnemann 200 anni fa notò che il chinino usato come rimedio nei malati di malaria, provocava, nelle persone addette alla produzione della sostanza, gli stessi sintomi della malaria. Dopo numerose prove che confermarono questa intuizione lo chiamo “Il Principio di Similitudine”, nel quale si afferma che “le malattie guariscono con i rimedi che provocano in un individuo sano i sintomi della malattia stessa”.

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Uova tuorlo e albume: 8 modi per riciclarli quando scadono

uovaLe uova scadute che restano in frigorifero possono essere interamente riciclate. Dalla cosmesi alla pittura ecco come riciclare il tuorlo delle uova, l’albume e persino il loro guscio
Le uova che avanzano nel frigorifero posso essere interamente riciclate anche dopo la data di scadenza. Le uova sono utili in cosmetica, come maschere naturali sia per il viso che per i capelli o come antinfiammatorio in caso di lievi contusioni. Un modo divertente per utilizzare le uova può essere quello di utilizzare il tuorlo per realizzare colori a tempera naturali o sbriciolando il guscio per realizzare divertenti mosaici tutti da colorare.

1) Le uova sono un valido alleato nella cosmesi
Riciclare le uova in cosmetica, è cosa nota sin dall’antichità, e i rimedi della nonna insegnano che realizzare una maschera di bellezza con il tuorlo dell’uovo riciclato è un toccasana nutriente per la pelle. Con l’aiuto di un panno caldo, preparare il viso aprendone i pori. Separare il tuorlo dall’albume delle uova in due ciotole diverse. Passare sul viso l’albume come fosse una crema, grazie alle sostanze colloidali contenute al suo interno, alle proteine, ai lipidi e ai sali minerali l’albume aiuta in caso di pelle grassa. Grazie alle sue proprietà astringenti l’albume dell’uovo dona al viso un aspetto più luminoso.

2) Il tuorlo delle uova: un apporto vitaminico e uno scrub naturale
Ecco come riciclare il tuorlo delle uova per realizzare una maschera tutta naturale. Il tuorlo è ricco di amminoacidi essenziali e di numerose vitamine. Per realizzare una maschera riciclando il tuorlo delle uova, mescolare in una ciotola il tuorlo con qualche goccia di limone e un filo di olio d’oliva o volendo anche mezzo cucchiaino di miele. Emulsionare il composto e applicare sul viso. Una valida alternativa è quella di massaggiare il viso direttamente con il tuorlo dell’uovo all’interno del quale potrete sminuzzare finemente anche il guscio dell’uovo per un effetto scrub.

3) Capelli di fata per una serata speciale? Bastano le uova
Volete avere dei capelli di fata? Riciclando il tuorlo delle uova si può realizzare una maschera per capelli in modo semplice e naturale. Il tuorlo infatti è ricco di proteine e grassi buoni che nutrono il cuoio capelluto, per un vero effetto capelli di fata. Capelli lucenti, forti e sani grazie al tuorlo e a un modo tutto naturale di riciclare le uova.

4) Contro le lumache in giardino
Il guscio dell’uovo chi l’avrebbe mai detto che non piace alle lumache? Se in giardino avete una invasione di lumache per il troppo umido, consigliamo di tritare il guscio dell’uovo finemente disponendolo intorno alle piante più aggredibili dai molluschi. La consistenza del guscio e le schegge prodotte allontaneranno le lumache dalle foglie.

5) I rimedi della nonna: la chiarata d’uovo
Riciclare l’albume in caso di traumi contusivi. Tra i rimedi della nonna per riciclare le uova, e in particolare l’albume, c’è la famosa “chaiarata d’uovo”. Grazie alle sue proprietà antiinfiammatorie, l’albume delle uova può essere applicato su distorsioni o traumi sportivi da contusione. Sbattere a neve la chiara d’uovo e applicarla sulla caviglia o sulla parte dolorante e fasciare. Riciclare l’albume è un modo naturale contro le infiammazioni.

6) Le uova su punture d’insetto e scottature solari
Punture d’insetti? Ecco un altro modo naturale di riciclare l’albume delle uova. D’estate le punture d’insetti possono creare non pochi problemi, zanzare, ma anche vespe e api possono rovinare un pomeriggio trascorso in mezzo alla natura. Bastano le uova e il gioco è fatto: applicate sulle punture d’insetti l’albume delle uova e grazie alle sue proprietà sfiammanti, calmerà subito il fastidio legato alla puntura. Un rimedio naturale utile anche per i bambini piccoli: applicate l’albume sulle scottature solari, grazie alle sue proprietà sfiammanti, allevierà il fastidio. Come fare? Montare a neve l’albume e applicarlo sulla zona arrossata. Lasciarlo agire e il risultato sarà di sicuro sollievo.

7) Riciclo creativo: le uova nell’orto e in pittura
E adesso spazio al riciclo creativo delle uova. Tante idee per riciclarle e – adesso è chiaro – delle uova non si butta via proprio niente. Ecco alcuni suggerimenti veloci per non smettere di riciclare le uova: dal guscio, al tuorlo, all’albume. L’albume grazie alla sua caratteristica collosa può essere infatti utilizzato al posto della colla in creazioni realizzate con carta e cartone. L’albume per pulire il cuoio: riciclare l’albume anche sulle scarpe o sulle borse di cuoio. Con l’aiuto di uno strofinaccio passare la superficie di cuoio con l’albume delle uova. L’albume proteggerà il cuoio e lo renderà più luminoso. Riciclate il guscio delle uova utilizzandolo come fertilizzante naturale. Il guscio apporta calcio e aiuterà le piante a crescere sane.

8) Uova colorate e divertenti: spazio ai bambini
Ancora un riciclo creativo con le uova: spezzettate il guscio e fate divertire i bambini a creare un mosaico realizzato con il guscio delle uova riciclato e poi magari coloratelo realizzando il colore proprio dal tuorlo. La tempera veniva realizzata grazie al tuorlo già nel Medioevo e più tardi nel Rinascimento, ma si può farla anche oggi grazie al riciclo creativo delle uova. Di seguito la ricetta per realizzare una tempera naturale e realizzata riciclando il tuorlo: mescolare un tuorlo d’uovo con 25 grammi di gomma arabica e 2/3 di un bicchiere d’acqua. Per conservarli più a lungo aggiungere anche un cucchiaino di alcool o di aceto bianco. adesso mischiare i colori che si desidera utilizzare, e spazio al riciclo creativo delle uova.

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University of California: scienziati confermano la ricezione di un segnale radio extraterrestre

Ricezione segnale radio extraterrestreUn team di astrofisici legati alla University of California, ha annunciato il 23 marzo 2015, che uno dei radiotelescopi che utilizzano per la ricerca di intelligenze extraterrestri ha intercettato una trasmissione che credono potrebbe essere un messaggio da una forma di vita aliena.
Gli scienziati, diretti dal professor Dan Werthimer, fanno parte del SERENDIP (Search for Extraterrestrial Radio emissione da popolazioni intelligenti nelle vicinanze Sviluppato) progetto, un programma che tenta di intercettare e decodificare le trasmissioni radio provenienti dallo spazio.
Hanno annunciato che il radiotelescopio di Arecibo, a Puerto Rico, ha ricevuto nel pomeriggio del 19 marzo, un forte segnale radio a banda stretta che porta le caratteristiche attese di una comunicazione non-terrestre, proveniente da fuori del sistema solare. Il messaggio è durato un totale di 134 secondi ed era costituito da un segnale di varia intensità, che gli scienziati hanno convertito in un codice alfanumerico strano, ortografia: 9HY9HY-H1C6N7O8P15-KT61L5-PKT6H9HY8F3.
Gli scienziati dicono che il segnale non assomiglia ad alcun forma di comunicazione utilizzata sulla Terra, ma credono che potrebbe essere una sorta di un codice Morse extraterrestre estremamente complesso.
Alcuni segmenti del segnale sono ricorrenti, e riteniamo che potrebbero essere parole o lettere“, dice il professor Werthimer. “Non sappiamo ancora, che cosa significa il messaggio, ma siamo quasi certi che è stato inviato da una qualche forma di extraterrestre intelligenza. Un segmento, che spiegaH1C6N7O8P15“, sembra anche far riferimento ai numeri atomici di idrogeno (H), carbonio (C), azoto (N), ossigeno (O), e fosforo (P), le componenti di DNA. Credo che sia non solo un messaggio da una forma di vita extraterrestre … ma è stato mandato appositamente per noi!
Questo non è la prima volta che un progetto SETI riceve un messaggio di forma spazio, ma questo è di gran lunga il messaggio più lungo e più chiaro mai ricevuto. I vari programmi SETI hanno trovato un totale di circa 400 segnali sospetti nel corso degli anni, ma non ci sono dati sufficienti per dimostrare che essi provengono da intelligenza extraterrestre.
Il più interessante caso è stato il “Wow segnale”, che è stato un forte segnale radio a banda stretta rilevato da Jerry R. Ehman il 15 agosto del 1977, mentre stava lavorando ad un progetto SETI al Big Ear Radio telescopio dell’università Statale dell’Ohio, si trova a Perkins Observatory Ohio Wesleyan University in Delaware, Ohio. Purtroppo, si è osservato solo per un tempo molto breve e scomparso prima che fu stato identificato.
Gli scienziati ora stanno cercando di identificare la fonte del segnale, per rispondere finalmente al messaggio, ma ci potrebbero volere mesi o anche anni, prima di essere in grado di individuarla.

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AREA 51: l’incredibile storia degli UFO di Bob Lazar è vera

Bob Lazar e gli UFOIl famoso scienziato Robert Lazar è stata una figura centrale nella discussione sugli Ufo e dei Progetti neri (Black Project) segreti tenuti in cassaforte all’interno dell’Area 51 in Nevada.
Come tutti ricorderanno, Lazar dichiarò di aver lavorato nel sito S4 di Groom Lake, sotto speciale richiesta di Edward Teller, il noto fisico nucleare di origine ungherese.
Nel 1989 Bob affermò di aver lavorato nei Black Project, ovvero nei progetti segreti Ultra Top Secret in cui lavorava con la tecnologia aliena.
Infatti Lazar disse che effettuava studi su alcuni scafi alieni in un processo di retro Tecnologia Aliena, ovvero, doveva scoprire come era stato costruito uno dei velivoli alieni (disco volante) e di farlo volare di conseguenza.
Bob Lazar e gli UFOQueste dichiarazioni scatenarono le polemiche, giudicate prive di ogni fondamento.
25 anni dopo Lazar, insieme al noto giornalista investigativo George Knapp, si sono ritrovati pochi giorni fa, a partecipare alla più grande conferenza annuale sugli Ufo a Fountain Hills in Arizona.
In questa occasione Bob Lazar ha raccontato le sua esperienza nel sito S4, rinominato dallo stesso Lazar, la Terra dei Sogni (Dreamland) e mostrato al pubblico un filmato straordinario dove si possono osservare le evoluzioni di alcuni UFO sopra il lago salato di Groom Lake.
Componenti del “Team Tumbleweed” sostenuto da Bob Lazar e dal giornalista George Knapp, hanno mostrato al pubblico il video dei voli di prova di cinque diversi UFO (ci sono più di 5 UFO a dire la verità) sopra la base S4 (presso l’Area 51).
Bob Lazar e gli UFOQuesto materiale analizzato scientificamente (da un ricercatore forense) mostra che gli UFO sono chiaramente visibili su Dreamland.
Nel video di Bob Lazar registrato durante il convegno UFO del 18 febbraio 2014, George Knapp ha fatto aggiungere alcune immagini spettacolari.
Il Team Tumbleweed è una Squadra di persone, ricercatori e scienziati che sono in cooperazione con altri in tutto il mondo, con un solo obiettivo: dimostrare al mondo che gli UFO esistono e che i nostri governi nascondono questa realtà alla gente, ma crediamo che entro il 2015, cambierà questo scenario. Speriamo sia cosi.

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Dark Net: la parte più misteriosa del Web

DarknetOltre al web che tutti conosciamo, ne esiste un’altro ai più sconosciuto. In questo mondo digitale alternativo vi è una parte davvero inaccessibile che solo in pochissimi conoscono: la Dark Net.
Nel web che tutti quanti noi “frequentiamo”, si possono effettuare una miriade di operazioni; oltre alla rete da tutti conosciuta, ne esiste un altra chiamata Deep Weeb.
Nel Deep Web vi è una parte ai più inaccessibile dove avvengono traffici illeciti di ogni genere.
Questa parte oscura che “vive” nel Profondo del web, prende il nome di: Dark Net.
All’interno della Dark Net si può trovare praticamente di tutto.
Infatti questa rete è utilizzata principalmente da dissidenti politici e religiosi oppressi e perseguiti da governi totalitari e dispotici, da chi non può far sentire la propria voce perché oppresso o censurato, o come veicolo di comunicazione di attivisti con il resto del mondo in occasione di moti rivoluzionari o disordini sociali come quelli avvenuti recentemente in Iran o in Siria.
La Dark Net è una rete parallela, all’interno della quale non ci sono regole e non trovano applicazione le leggi. In parole povere la Dark Net non è altro che un enorme e gigantesco “supermarket” dell’illegale; una zona franca al cui interno, chiunque la frequenti, può liberamente contrabbandare ed acquistare ogni genere di cosa, dalle armi, alle sostanze stupefacenti, ai documenti falsi, a materiale pedo-pornografico. In questo mondo parallelo si può perfino acquistare prestazioni da parte di killer professionisti, o di fanatici che organizzano dei veri e propri attentati.
Il Deep Web, a differenza della rete internet che noi tutti utilizziamo, ha una particolarità, rende i net user che vi accedono non tracciabili e quindi non individuabili, con tutte le conseguenze che ne derivano, rispetto alla consequenziale non applicabilità di alcuna legge. Proprio per questo la
Dark Net è oggi utilizzata dalle massime organizzazioni criminali di tutto il mondo. Entrare nel Deep Web, oggi è diventata un’operazione abbastanza “facile” per i conoscitori dell rete, mentre è davvero impossibile, se non per alcuni bravi programmatori di software, entrare nella Dark Net. La valuta utilizzata in questa rete oscura è il bitcoin, una moneta virtuale inventata da un programmatore giapponese, strutturata su un sistema di crittografia che rende anonime le transazioni.
Quello che sorge spontaneo chiedersi è: ma se questa struttura all’apparenza inaccessibile, è però frequentata dai maggiori esponenti del terrorismo mondiale e dai maggiori narcotrafficanti e contrabbandieri. Sarà mai possibile che tutte le maggiori autorità di spicco nel mondo non riescano a trovare delle contromisure?
Oppure mi sorge spontaneo un dubbio: sarà per caso che l’incredibile aumento del valore dei Bitcoin, la moneta utilizzata per le compravendite nella rete oscura, può consentire un ulteriore arricchimento a chi il mondo lo governa in maniera “lecita”?
Sicuramente è lecito porsi queste domande, anche perché nel mondo conosciamo sempre di più gli interessi e la crescita economica di pochi; influiscono sul destino e le condizioni di vita di molti.

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Dimenticate le bare: la sepoltura in gusci organici trasformerà i vostri cari in alberi

Capsula MundiL’idea del cerchio della vita e tornare da dove siamo venuti piace a molti di noi, a prescindere dalla nostra fede (o dalla assenza di fede) e questo è quello che propone il nuovo metodo di sepoltura sviluppato in Italia.
Il progetto ”Capsula Mundi” dei designer Anna Citelli e Raoul Bretzel ha sviluppato una capsula di sepoltura organica e biodegradabile che trasformerà il corpo del defunto in sostanze nutritive per un albero che crescerà dai suoi resti.
Dopo essere incapsulato in posizione fetale il defunto viene sepolto e un albero viene piantato esattamente sopra alla sua capsula, il sito del progetto ha già un certo numero di alberi tra cui scegliere.
Capsula MundiIl progetto è attualmente solo un concept perché la legge italiana vieta questo tipo di sepoltura se fosse tuttavia permesso di procedere l’obiettivo del progetto sarebbe quello di creare interi parchi commemorativi pieni di alberi al posto delle lapidi.
L’idea che i nostri parenti e discendenti potranno visitare il nostro albero, prendersene cura e riposare sotto la sua ombra è davvero confortante.
Una società italiana ha fornito un’alternativa eco-friendly alle bare.
Al posto di visitare cimiteri in futuro potremmo visitare foreste sacre.
Ogni cliente potrà scegliere il suo albero preferito.
Le persone sepolte all’interno dei baccelli diventeranno il nutrimento per l’albero desiderato.
Info sito: capsulamundi.it
Facebook: Capsula Mundi

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Il “regime” Monsanto: la multinazionale che si permette di dichiarare guerra a IARC e OMS

Protesta MonsantoLo IARC attesta che il glifosato è un probabile cancerogeno e la Monsanto, che il glifosato lo utilizza per produrre l’erbicida RoundUp, dichiara guerra a IARC e OMS mettendo in dubbio il rapporto pubblicato dell’Agenzia per la ricerca sul cancro e lanciando un messaggio che suona minaccioso: «L’Oms ha qualcosa da spiegare».
L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, lo Iarc (agenzia dell’OMS), pubblica da anni periodicamente monografie con le revisioni e gli aggiornamenti sulle sostanze ritenute sicuramente cancerogene e probabilmente cancerogene per l’uomo.
Tali monografie rappresentano l’analisi compiuta dell’evidenza scientifica esistente e sono redatte da quella che viene ritenuta una delle fonti più autorevoli al mondo.
Nel rapporto reso pubblico lo scorso 20 marzo lo IARC ha commesso il “reato di lesa maestà”, secondo la potentissima multinazionale Monsanto.
Ha cioè inserito il glifosato tra le sostanze probabilmente cancerogene per l’uomo e sicuramente cancerogene per gli animali (leggi qui il comunicato stampa diffuso dallo IARC).
Il glifosato è il principio attivo dell’erbicida RoundUp (venduto in 180 paesi) prodotto dalla Monsanto e di centinaia di altri prodotti per l’agricoltura in commercio.
Allora Monsanto ha dichiarato guerra attaccando lo IARC mettendo in discussione la sua autorevolezza.
L’azienda statunitense, ha dichiarato il vicepresidente Philip Miller, chiederà all’OMS di far sedere propri esperti ad un tavolo con gli uomini e i consulenti della multinazionale e le agenzie regolatorie per rimettere tutto in discussione.
Emerge chiaramente l’obiettivo: pretendere di affermare ed esigere che venga riconosciuto il fatto che consulenti pagati dalle aziende o esperti di parte siedano allo stesso tavolo con scienziati dello Iarc e dell’OMS, con pari autorevolezza e pari voce in capitolo. «Mettiamo in dubbio la qualità di questa classificazione – ha affermato Miller durante una conferenza stampa – l’OMS ha qualcosa da spiegare».
Secondo l’azienda, lo IARC nella sua analisi ha ignorato gli studi che dimostravano la sicurezza del glifosato, concentrandosi su quelli che la mettevano in dubbio.
Ora noi chiediamo: chi ha finanziato gli studi che ne attestano la sicurezza e chi ha finanziato gli studi che ne attestano la pericolosità?
Ci sono conflitti di interesse in chi ha fatto parte di gruppi di studio o commissioni piuttosto che di altre? Sapere questo è importantissimo ai fini di un sano esercizio di senso critico.
Tra i primi a chiedere interventi c’è AIAB (Associazione italiana per l’agricoltura biologica).
«L’Italia e l’Unione Europea considerino immediatamente le misure necessarie per proteggere agricoltori e consumatori dal glifosato», ha chiesto AIAB.
«Che il glifosato faccia male alla salute dell’uomo e dell’ambiente, che si accumuli nei cibi e nell’acqua, lo sappiamo da anni e da anni combattiamo contro questo e gli altri pesticidi, spacciati per innocui», dichiara il presidente di AIAB Vincenzo Vizioli. «Ora – aggiunge – anche le agenzie dell’Oms indicano vari principi attivi come potenzialmente lesivi della salute in forma grave. Lo studio dello Iarc non solo riporta la probabile cancerogenicità del glifosato, ma rileva la correlazione fortissima con danni riscontrabili sul Dna umano: molti lavoratori esposti hanno sviluppato una alta vulnerabilità al linfoma non Hodgkin».
«Il governo non può ignorare l’allarme lanciato dallo IARC. Ho presentato un’interrogazione urgente al ministro della salute e a quello delle politiche agricole chiedendo che sia immediatamente recepito il parere dello Iarc e che sia avviata subito un’istruttoria per giungere alla sospensione della distribuzione del pesticida che risulta ampiamente utilizzato nella nostra agricoltura nazionale».
Lo ha affermato, in una nota, Loredana De Petris, presidente del gruppo misto e capogruppo di Sel a palazzo Madama. «Questa è la conferma, qualora ce ne fosse stato bisogno – conclude la senatrice – della necessità di non consentire l’utilizzo di sementi OGM nel nostro paese dato che le stesse sono commercializzate insieme al glifosato per l’impiego congiunto in agricoltura».
Intanto anche il rapporto Ispra fa riflettere e dà l’idea di quanto urgente sia intervenire sull’avvelenamento dell’ambiente a causa dei pesticidi.
«Sono 175 le sostanze trovate nelle acque superficiali e sotterranee italiane nel 2012 – dice l’ultimo rapporto Ispra – in cima alla lista ci sono gli erbicidi: il loro utilizzo diretto sul suolo, spesso concomitante con le intense precipitazioni meteoriche di inizio primavera, ne facilita la migrazione nei corpi idrici.
Rispetto al passato è aumentata significativamente anche la presenza di fungicidi e insetticidi».
Nel biennio 2011-2012 sono stati esaminati 27.995 campioni per un totale di 1.208.671 misure analitiche.
Le informazioni provengono da 19 regioni e province autonome, con una copertura del territorio nazionale incompleta, soprattutto per quanto riguarda le regioni centro-meridionali e in maniera più accentuata per le acque sotterranee. Sono stati trovati pesticidi nel 56,9% dei 1.355 punti di monitoraggio delle acque superficiali e nel 31% dei 2.145 punti di quelle sotterranee.

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Come riutilizzare i vecchi jeans

Riciclare vecchi jeansBasta poco per ridare nuova vita ai vecchi jeans abbandonati da tempo nell’armadio e trasformarli in una borsa, un originale porta-trucchi o in un bavaglino per i bambini.
Date uno sguardo al vostro armadio: magari

scoprirete che avete diversi jeans non utilizzati e non più servibili perché vecchi, fuori moda o fuori taglia.
Potete recuperarli, non sprecarli e riutilizzarli in modo utile e intelligente.
Sapete che il jeans è un tessuto che si presta ad essere riutilizzato facilmente per tanti usi diversi?
Basta infatti qualche semplice nozione di taglio e cucito per trasformarli velocemente in un sottobicchieri, in una borsa o in un originale porta-trucchi da avere sempre con sé in borsa o da regalare alle amiche.
Riciclare vecchi jeansUno dei modi più semplici per riciclare un vecchio paio di jeans consiste nel trasformarlo in una borsa (foto qui a destra).
Per realizzarla, è sufficiente tagliare il capo poco al di sotto del cavallo e applicare una lampo dopo aver imbastito accuratamente il taglio della forma desiderata.
Se non avete a disposizione una macchina da cucire potete lasciare aperta la borsa trasformandola in una shopping bag.
Con gli scarti di stoffa rimanenti divertitevi invece a decorare la vostra borsa.
Per un tocco più raffinato utilizzate una vecchia collana di perle di bigiotteria per creare la tracolla. In alternativa potete anche adoperare una cintura.
Riciclare vecchi jeansE con la stessa tecnica potete realizzare anche un originale porta-computer.
Per il porta-cellulare o porta-ipod potete utilizzare invece la tasca dei jeans (Vedi foto qui a sinistra).
I più esperti di voi con il taglio e cucito potranno inoltre cimentarsi nella realizzazione di una simpaticissima custodia per racchette come nella foto che vedete sotto.
E con lo stesso procedimento potete anche creare un porta-matite o porta-pennelli da trucco.
Un modo molto semplice per riciclare i vecchi jeans consiste nel trasformarli in tanti sotto-bicchieri o in un curioso sotto-pentola.
Il procedimento da seguire è abbastanza rapido: ritagliate gli orli delle gambe e poi arrotolateli incollandoli.
Per un tocco più creativo e particolare, aggiungete qualche dettaglio come ad esempio perline o nastrini colorati.
Infine, ecco un’idea per gli appassionati del taglio e cucito oltre che del riciclo creativo: il bavaglino in jeans per i bambini. Dopo aver ritagliato il jeans dandogli una forma tonda applicate della stoffa colorata.
Per la chiusura del bavaglino potete utilizzare dei bottoncini a clip oppure dei bottoni colorati.

Riciclare vecchi jeans


Riciclare vecchi jeans 1.6

















Riciclare vecchi jeansRiciclare vecchi jeans














Riciclare vecchi jeans















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278 milioni di litri di vino importati in Italia (perfino dagli USA) e trasformati in made in Italy

Truffa vino italianoMa il vino italiano è davvero tutto italiano? Si direbbe proprio di no. Non era mai arrivato cosi’ tanto vino straniero in Italia come nel 2014, anno che fa segnare il record storico delle importazioni con 278 milioni di chili (unità di misura convenzionale pari a litri) in aumento del 46 per cento dall’inizio della crisi nel 2008.
E’ quanto emerge da una analisi su dati Istat presentata al Vinitaly dalla Coldiretti che esprime preoccupazione per il fatto che ben 228 milioni di chili (82 per cento) arriva sfuso in cisterne delle quali non si conosce la reale destinazione.
La provenienza invece – sottolinea la Coldiretti – è soprattutto spagnola con l’arrivo di ben 154 milioni di chili di vino dalla penisola iberica e dagli Usa da dove sono sbarcati in Italia 47 milioni di chili di vino, la quasi totalità sfusi in recipienti superiori a 2 litri“.
Per la Coldiretti, “occorre fare chiarezza sulle destinazioni finali di queste produzioni a chilometro illimitato per evitare il rischio di frodi ed inganni a danno del Made in Italy” come testimonia l’Osservatorio sulla criminalità in agricoltura promosso dalla Coldiretti con l’ex procuratore Giancarlo Caselli alla guida del comitato scientifico che ha più volte puntato il dito sul pericolo di inganni che si nasconde dietro la mancanza di trasparenza nell’importazione massiccia di materie prime agricole.
Il timore è che “un quantitativo elevato venga probabilmente imbottigliato in Italia e senza una adeguata tracciabilità finisca per fare concorrenza sleale ai produttori nazionali e ingannare i consumatori“. Denuncia gravissima!
La Coldiretti sostiene la necessità di “rendere pubblici i nomi delle aziende che importano vino sfuso per consentire ai consumatori piena libertà di scelta. Si tratta di togliere il segreto di Stato sui flussi commerciali delle materie prime provenienti dall’estero al fine di contrastare le aggressioni e salvare il Made in Italy, attaccato anche nel settore d’eccellenza del vino per colpa della lavorazione nel nostro Paese di prodotti alimentari oggetto di importazione o di scambio intracomunitario e la successiva messa in commercio come prodotti autenticamente italiani. In pratica: una truffa bella e buona.
Finora, infatti, una complessa normativa doganale ha impedito l’accessibilità dei dati senza significative ragioni legate alla tutela della riservatezza – come testimoniato dallo scandalo della carne di cavallo – provocando gravi turbative sul mercato ed ansia e preoccupazione dei consumatori, a fronte all’impossibilita’ di fare trasparenza sulla provenienza degli alimenti.
In un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato – conclude il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo – il valore aggiunto della trasparenza e lo stop al segreto sui flussi commerciali“.
Certamente fa molta impressione scoprire che il vino in commercio in Italia per una bella fetta è prodotto all’estero, addirittura negli Stati Uniti, e venduto ad aziende vinicole italiane che poi lo etichettano “Made in Italy”. Che porcata.

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Gli scienziati convertono le cellule tumorali in cellule immunitarie innocue

Scienziati convertono cellule tumorali Gli studi di laboratorio spesso non vanno come previsto, e mentre questo è di solito una fonte di frustrazione infinita fra scienziati, sono state fatte per caso alcune belle scoperte, come in passato, per il pacemaker e la penicillina.
Ora, i ricercatori possono avere successo in qualcosa che potrebbe rivelarsi un agente potente contro un tipo particolarmente aggressiva di cancro.
Dopo aver cercato di trovare il modo per evitare che le cellule cancerose di morissero durante gli esperimenti, gli scienziati di Stanford hanno scoperto che è possibile forzare le cellule leucemiche a maturare in un tipo di cellula immunitaria che, ironia della sorte, può aiutare il corpo di altre cellule tumorali a maturare.
Lo studio è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences.
La leucemia linfocitica acuta (ALL) è un tumore in rapida progressione delle cellule immature che si differenziano in globuli bianchi, o linfociti.
Ce ne sono di diversi tipi, che sono classificati in base al tipo di linfociti (cellule B o cellule T) da cui il cancro ha origine, e come queste cellule sono maturate.
Per questo studio, gli scienziati stavano indagando il tipo più comune di leucemia linfoblastica acuta, noto come come precursori delle cellule B ALL, o B-ALL. Come suggerisce il nome, questo cancro proviene da una cellula B canaglia che si è bloccata in una fase precoce di maturazione.
Queste cellule immature sono in grado di differenziarsi completamente in cellule B normali, in parte perché hanno perso alcune molecole cellulari, noti come fattori di trascrizione, che sono necessari per il loro sviluppo. I fattori di trascrizione sono proteine ​​che si attaccano ai frammenti di DNA e quindi passare alcuni geni on o off.
B-ALL è una forma particolarmente aggressiva di cancro con una prognosi infausta, così gli scienziati di Stanford erano desiderosi di saperne di più, con la speranza di trovare il modo di affrontarlo, ma faticando a mantenere le cellule isolate da un paziente vivo in laboratorio.
Stavamo gettando tutto a loro per aiutarli a sopravvivere“, ha detto il capo ricercatore Ravi Majeti in un comunicato stampa.
Dopo aver esposto le cellule a un certo fattore di trascrizione, gli scienziati hanno osservato che cominciarono a cambiare forma e dimensione, adottando la morfologia caratteristica di un tipo di globuli bianchi responsabile inghiottire le cellule danneggiate o corpi estranei, noto come macrofagi.
Il team ha poi cominciato a caratterizzare queste cellule in laboratorio, hanno rivelato che si esprimono come geni simili a macrofagi normali e sono state in grado di svolgere diverse funzioni dei macrofagi, come quella di invadere i batteri.
Inoltre, quando hanno aggiunto queste cellule riprogrammate in topi senza sistema immunitario, ad essi non hanno causato il cancro.
I ricercatori hanno anche ragione di credere che queste cellule convertite non saranno neutralizzate a causa della loro precedente identità, come una cellula cancerosa, ma possono anche aiutare il corpo a predisporre una risposta immunitaria contro le cellule cancerose persistente nel corpo stesso.
Questo perché i macrofagi raccolgono tag da cellule anomale o materiale estraneo e sono pronti a fermare gli altri componenti del sistema immunitario pronti per l’attacco. Poiché queste cellule provenienti da cellule cancerose, posseggono segnali che li identificano come il cancro.
La prossima fase del progetto sarà quindi un indagine che coinvolgerà vari modi per raggiungere la conversione della cellula in modo clinicamente praticabile, cosa che è già stata fatta per un altro tipo di cancro.

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