Letta e il San Valentino “decollato”
Enrico Letta sta per salire al quirinale per rassegnare le dimissioni. Il suo “governo del nulla”, come spesso è stato definito, sta per cessare di esistere rimpiazzato probabilmente dal governo Renzi1.
Dopo le tante promesse della scorsa primavera, dopo i tanti proponimenti di quel discorso memorabile poi risultato “vuoto e vano”, dopo i tanti annunci, i tanti slogan e in ultimo le 50 pagine e più di “Impegno Italia” “ci risiamo”, siamo di nuovo al punto di partenza, come se un anno non fosse mai passato.
Grillo e Forza Italia intanto se la ridono per l’ennesimo “scivolone” del PD e il cavaliere è più fiammante che mai nonostante i tanti processi, le tante condanne e soprattutto le tante cose “non fatte” alla guida del nostro paese.
Il Letta delle belle parole, dei “voli pindarici”, dell’astrazione verbale parossistica e insana, il Letta “nipote” si appresta a vivere il suo S. Valentino “decollato” dal suo giovane “rivale” di Firenze.
Dopo le rivelazioni di Friedman, dopo l’ennesimo attacco a “Re Giorgio” arrivato anche dalle colonne del Corriere della Sera, dopo tutto ciò il “secondo progetto” del presidente della repubblica si arena sulla spiaggia deserta della nullità e della vacuità.
Dopo il fallimento di Monti ecco il fallimento di Letta. Dopo il “governo dei tecnici” schiantatosi contro un treno “inaspettato” e proveniente dal fondo del tunnel ecco il governo dei politici “zen”, “sereno”, “galleggiante” e ora “naufragato” dopo una navigazione solo apparente e tediosa.
Fino all’ultimo giorno di governo sia Letta che Alfano che Lupi stavano a rimembrare i loro “successi”, le loro “mirabolanti conquiste” che sembrano a tanti italiani solo innumerevoli “pochezze”.
Fino all’ultimo giorno Letta, Alfano e Lupi hanno difeso il loro operato criticato aspramente da tanti operai italiani in cassa integrazione, da tanti disoccupati, da tanti esodati, da tanti imprenditori ridotti sull’astrico etc.
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